Il mio ragazzo usa droghe occasionalmente con gli amici, i compromessi in una relazione

Gentili medici, sono un ragazzo di 25 anni, sono nato e cresiuto in Italia, con un'educazione familiare e scolastica italiana, dove l'utilizzo di sostanze stupefacenti non e' concepibile. Se ti droghi, la societa' ti emargina.
In Gran Bretagna, dove ora vivo, le cose sono diverse. Le droghe non vengono demonizzate quanto in Italia, diventando un fattore sociale e che aiuta a interagire con chi ti sta attorno.
Sono in una relazione da 9 mesi. Lui ha 39 anni ed e' scozzese. Da 10 anni si e' trasferito in Inghilterra e da 10 anni usa sostanze stupefacenti per divertirsi con amici che ha conosciuto "grazie" alle droghe. Sapevo di questa situazione, ma non ho mai espresso disappunto in quanto pensavo che, stando con me, non avrebbe sentito l'esigenza di farlo. Due mesi fa il problema esce. Ne parliamo, mi dice che non mi devo preoccupare perche' non ha mai usato e non usera' nulla di "pesante" (ecstasy), che non e' rischioso (!), che sa quello che fa (?), e che non succede spesso. Io gli dico che per me non e' ammissibile, che mi fa star male. Lui decide che lo fara' comunque, e le cose si complicano: sapere che fara' qualcosa (droga o altro) nonostante sappia mi faccia soffrire, mi devasta. Glielo spiego e lui sembra capire.
Il weekend scorso esce con gli amici e io sono tranquillo. Ieri mi dice che si e' drogato e che non vuole mentirmi. Dice che in questi 9 mesi non ha mai usato nulla, ma ha rifiutato di uscire in 2/3 occasioni con i suoi amici perche' si sarebbero "fatti". Dice che sente sta perdendo la sua vita sociale, che non vuole essere quello che dice sempre di no, che questo era parte della sua vita e io non posso chiedergli di cambiarlo (!?!).
Ci sono stati mille discorsi ribadendo in modo piu' ampio quanto ho scritto fin'ora. Tutto per... non concludere. Lui sa che ha tradito la mia fiducia e che per me, ogni volta che uscira' da solo con gli amici, si stara' drogando e stara' facendo qualcosa che SA mi fa star male. Io so che se lui dice no ai suoi "amici" le probabilita' di un risentimento nei miei confronti sono alte. Lui pensa io dovrei cercare di capire e non farne un problema, io penso che se lui mi ama come dice non farebbe nulla per farmi star male. Il risultato e' una relazione che non sara' mai al 100% felice, non piu'. Non sono mai stato una persona con grandi problemi a stare solo e essere contento, ma i sentimenti che provo nei suoi confronti sono... troppo, troppo per lasciar andare. Capisco, a fatica, che la percezione dell'alcol o della sigaretta in Italia non differisce molto da quella che qui molti (non tutti) hanno per la droga, eppure... lui sa che mi fa soffrire e sceglie di farmi soffrire. E io forse scelgo di non farlo sentire abbastanza libero?
Purtroppo sono abbastanza ansioso e, non vedendo una vera soluzione al problema, ho davvero bisogno di aiuto. E' un "compromesso" fattibile? Una relazione puo' funzionare veramente con queste condizioni?
Nove mesi sono pochi, eppure il male che sento non si puo' descrivere.
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Dr. Carla Maria Brunialti Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 14,4k 448 103
"io penso che se lui mi ama come dice non farebbe nulla per farmi star male."

Non è proprio così, altrimenti le preoccupazioni e le ansie dell'altro diventerebbero il metro di misura dell'amore tra due persone.
Lui ha 39 anni e da tempo fa la propria vita. Credo che chiedergli di cambiare ecludendo totalmente una abitudine che egli relega nel "giocoso" difficilmente possa avere successo.
Il Titolo che Lei ha dato a questo consulto è esplicativo.
Ci chiediamo dunque: fin dove si può spingere la negoziazione in una coppia? Negoziare significa che ognuno dei due fa un passo avanti rinunciando ad una parte del proprio.
Tenga conto che per le "droghe leggere", la percezione sociale e le modalità dell'uso che se ne fa hanno molta influenza sul giudizio che uno ne dà.

Dr. Carla Maria BRUNIALTI
Psicoterapeuta perfezionata in Sessuologa clinica, Psicologa europea.
www.linkedin.com/in/brunialtisessuologaclinica/

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Utente
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Gentile Dottoressa,

la ringrazio per la rapida risposta.
Penso che il proibizionismo non possa dare risultati positivi, e per questo io ho accettato di provare ad accettare la cosa, ma al tempo stesso non posso negare i miei sentimenti: il fatto che lui "scelga", in qualche modo, di farmi soffrire... mi fa soffrire.
Vorrei non fosse cosi', ma sono i fatti. Quindi io sto rinunciando a parte della mia felicita', e lui della sua (non e' felice di farmi star male ma nemmeno di portarmi risentimento), che e' quello che un rapporto, nelle mie idee, dovrebbe dare: felicita'. E mi sento confuso in quanto non so se questo possa effetivamente funzionare.
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Dr. Carla Maria Brunialti Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 14,4k 448 103
"un rapporto, nelle mie idee, dovrebbe dare felicita'"

In realtà questa è una idealizzazione della relazione. La concretezza è fatta del venirsi incontro, capire l'altro e capirsi, cedere su qualcosa mentre l'altro fa altrettanto.
Nei MINFORMA di questo sito troverà certamente un contributo sull'argomento, al fine di poter capire le proprie aspettative, ma anche stereotipi.

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