Come chiudere una psicoterapia dopo 13 anni

Buonasera,chiedo cortesemente un consulto per comprendere meglio la mia situazione.Da 13anni sono in terapia psicodinamica con cadenza settimanale(inizialmente due volte a settimana)a causa di una situazione famigliare gravissima.A 17 anni di mia spontanea volontà decido di intraprendere un percorso analitico da un serio professionista.Dalla situazione disastrosa(il servizio sociale ha definito il mio caso come gravissimo)ho costruito molte cose e molte sono rimaste in sospeso..Restano fortissime lacune da colmare e sono ancora in cammino.Il discorso però è questo.Per 13anni non ho assunto farmaci e ho lavorato seriamente su me stessa e la mia famiglia con grandi risultati, Due anni fa però ho iniziato a soffrire di depressione post traumatica e ansia generalizzata a seguito di un grave problema subentrato.Lo psicoterapeuta mi ha mandata dallo psichiatra che mi ha prescritto sertralina 50g.Questo farmaco è stato per me devastante ho preso 14kg di peso ho avuto dipendenza ecc.La psichiatra mi ha tolto il farmaco dopo 1 anno,intanto i sintomi erano scomparsi e io ho aperto un'impresa.A seguito di disagi economici ho riavuto ansia generalizzata e somatizzata.Lo psicologo voleva riprendessi i farmaci io ho chiesto tempo per cercare di lenire certe ferite ma lui non ne voleva sapere.La sua sentenza è stata:lei sarà soggetta ai farmaci sempre per depressione!Non mi suona la diagnosi entro in crisi,mi reco da uno psichiatra,psicoterapeuta neurologo che dopo accurate visite sostiene che in realtà questa ansia è un processo di guarigione,di integrazione delle mie parti(finalmente sto cedendo il controllo) e non affatto depressione ne tanto meno a vita!mi prescrive solo il lexotan e terapia.Senza voler assolutamente sorpassare il collega mi chiede di spiegargli il suo consulto e di riferire della sua visita.Succede però che nel giorno dell'analisi a causa di un forte attacco di panico non riesco a recarmi dal mio medico.Lo chiamo al telefono e spiegando dell'attacco di panico in corso gli chiedo aiuto. Lui mi risponde che io non voglio andare in analisi perchè sono troppo malata e mi attacca il telefono dicendomi di arrangiarmi io chiedo almeno di concludere l'analisi in modo sereno.Resto basita.Riusciamo a sentirci per telefono per un nuovo appuntamento in cui avremmo deciso il dafarsi.In quella seduta avrei voluto spiegare le mie ragioni e della visita fatta dallo psichiatra ma mi sale l'ansia,ho paura di affrontare quella situazione..Lo chiamo per spiegare che purtroppo non riesco a recarmi ma lui è freddo e glaciale.Chiedo se posso spiegargli quanto sta accadendo via telefono ma non vuole sentire e mi saluta frettolosamente chiudendo l'analisi.Ora la mia domanda è questa:é lecito chiudere cosi un'analisi del genere?ammettendo la mia impossibilità a recarmi da lui è giusto non ascoltare telefonicamente un paziente?Io non so perchè ho manifestato un simile diniego fisico a recarmi all'analisi ma è corretto da parte di un professionista concludere cosi un percorso del genere senza accettare un momento di fragilità?Io mi sento disorientata e vorrei capire meglio.Vi ringrazio anticipatamente
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Dr.ssa Laura Rinella Psicologo, Psicoterapeuta 6,3k 119 7
Gentile Utente,
un ultimo incontro per dare un senso al lavoro fatto è necessario quando si opta per la chiusura di un percorso psicoterapico, quale esso sia come orientamento.
Il comportamento che riferisce da parte del suo curante, mi lascia davvero perplessa.

In ogni caso data la sintomatologia espressa, sarebbe bene che riprendesse un percorso di cura, valuti nuove strade e terapeuti.

Qui trova informazioni su alcuni orientamenti psicoterapeutici
https://www.medicitalia.it/minforma/psicoterapia/533-mini-guida-per-la-scelta-dell-orientamento-psicoterapeutico.html

Restiamo in ascolto

Dr.ssa Laura Rinella
Psicologa Psicoterapeuta
www.psicologiabenessereonline.it

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Dr.ssa Angela Pileci Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 19,6k 493 45
"è giusto non ascoltare telefonicamente un paziente?"

Direi di no, perchè anche nel caso in cui il Collega fosse stato impegnato in altre attività, avrebbe potuto fissare un appuntamento telefonico per capire meglio la Sua situazione.

In ogni caso, può capitare di non riuscire ad andare alla seduta per problemi di qualunque tipo. In casi del genere quali erano i vostri accordi?

Dott.ssa Angela Pileci
Psicologa,Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale
Perfezionata in Sessuologia Clinica

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Dr. Giuseppe Del Signore Psicologo, Psicoterapeuta 4,6k 51
Gentile Utente, 13 anni di psicoterapia sono molti (per qualsiasi diagnosi) e qualche difficoltà legata alla dipendenza è probabilmente presente sia in Lei che nel Collega.

>>Io non so perchè ho manifestato un simile diniego fisico a recarmi all'analisi ma è corretto da parte di un professionista concludere cosi un percorso del genere senza accettare un momento di fragilità?<<
forse la risposta sta nella seconda parte della sua domanda.

La dinamiche che descrive purtroppo indica quantomeno uno stallo, forse il Collega ha difficoltà nell'accettare una separazione.





Dott. Giuseppe Del Signore Psicologo, Psicoterapeuta
Specialista in Psicoterapia Psicodinamica
www.psicologoaviterbo.it

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dopo
Utente
Utente
Grazie infinite per la tempestiva ed esaustiva risposta.In realtà sono io che ho chiesto al medico di vederci per fare il punto della situazione (nella telefonata durante l'attacco di panico voleva di già chiudere l'analisi sostenendo che la vita va avanti lo stesso ).Di contro c'è da dire che non riuscivo a recarmi fisicamente da lui a causa dell'ansia ,speravo cmq di poter telefonicamente almeno spiegare quanto mi stesse avvenendo e della visita fatta dallo psichiatra ma non mi è stato concesso.Forse sentendo un'atteggiamento diverso sarei riuscita a superare tanta angoscia con un pò di pazienza,in questo momento sono fragile ma per lui non volendo assumere farmaci ho decretato la mia volontà di non curarmi,almeno credo io.In realtà volevo solo capire,aspettare e cercare le cause profonde,avere una speranza almeno nella guarigione e poi eventualmente prendere i farmaci.Credo sia anche giusto lasciare il tempo a una persona di elaborare?di essere rispettata se non c'e la fa in un certo momento?in 13 anni ho fatto molto.la sentenza"sei troppo malata per venire in analisi " è una ferita inferta senza ragione visto che lo psichiatra il giorno stesso nella visita ha visto un gran lavoro analitico e un netto miglioramento nella mia persona.Dopo 13anni son rimasta basita.Desidero continuare a curarmi,con la migliore prospettiva di migliorare ancora.Come auspicato dallo psichiatra che mi ha visitata e che è rimasto molto ottimista rispetto a un lavoro analitico ben fatto e non ha prescritto farmaci se non lexotan solo in caso di attacco di panico .Cercherò nuovi metodi di cura anche se mi sento un pò "scottata" e spaventata .La ringrazio ancora tanto per la Sua risposta.
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Attivo dal 2014 al 2015
Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo
Gentile signora,

il suo vissuto è sicuramente importante e degno di attenzione ed è per questo che mi rammarica, così come credo lo sia per i colleghi che l'hanno letta, sentire che non ha potuto trovare uno "spazio di ascolto", almeno per una chiarificazione.

Non possiamo conoscere le motivazioni di tutti questi comportamenti, ma mi permetto solo di sollecitarla a non perdere la fiducia, soprattutto in se stessa.

Possiamo solo soffermarci su di lei e sul suo dolore, sul suo disorientamento..

certo è che solo lei può decidere a quale approccio avvicinarsi e quanto di "irrisolto" ancora può tenersi "dentro"!

Un po' di autonomia, però, sarebbe importante iniziare a perseguirla.


Siamo in suo ascolto, se di bisogno e nel frattempo le auguro di cuore di trovare un po' di luce!


Di cuore
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Dr. Giuseppe Del Signore Psicologo, Psicoterapeuta 4,6k 51
>>..in realtà volevo solo capire,aspettare e cercare le cause profonde..<<
se questo non è stato fatto in 13 anni di terapia dubito che possa essere fatto in seguito.

>>Desidero continuare a curarmi,con la migliore prospettiva di migliorare ancora.<<
dovrebbe a mio avviso consultare un altro professionista ed eventualmente intraprendere un percorso. Anche se a mio avviso emergono in lei delle dinamiche di dipendenza che dovrebbero essere affrontate, altrimenti troverà sempre difficoltà nel distacco.





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dopo
Utente
Utente
Vorrei aggiungere per completare il discorso che la telefonata è stata fatta nell'orario dedicato alla mia visita.Io volevo recarmi di persona ma non sono riuscita.Mi sentivo troppo a disagio ad affrontare questa situazione.Ne ero spaventata.Durante l'attacco di panico il dottore mi ha attaccato il telefono dicendo si arrangi,chiami sua madre o un taxi quando io gli ho chiesto di non lasciarmi sola al telefono.Premetto che non era mai successo prima, se non una volta un simile attacco e una simile mia richiesta.La seduta successiva ero scossa da questo atteggiamento anche se poi il dottore aveva richiamato.Avrei voluto almeno telefonicamente spiegare ma ha attaccato il telefono velocemente senza voler sentire

Durante l'analisi nel caso di mancato appuntamento gli accordi erano semplici:la seduta veniva pagata lo stesso e quando possibile recuperata.

!3 anni sono molti.In tutto quel tempo non ho mai avuto una diagnosi di depressione.Solo ora era stata avanzata con la prospettiva dell'analisi a tempo indeterminato e l'uso dei farmaci.La mia domanda di consultare un'altro medico è sorta proprio per questo:che speranza c'è allora di guarigione?forse con l'analisi non si riesce ad andare oltre ?Il consulto di un'altro specialista mi ha aiutata molto a comprendere ed avere speranza Non riesco a capire cosa sia successo con questo percorso,Grazie infinite ancora a tutti i medici per le Vostre risposte.
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Dr.ssa Angela Pileci Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 19,6k 493 45
Gentile Utente,

io rimango sempre un po' perplessa nel leggere consulti come questo e sinceramente la risposta "Durante l'attacco di panico il dottore mi ha attaccato il telefono dicendo si arrangi" ha poco senso, perchè di solito il professionista invita semmai il pz a recarsi al Pronto Soccorso, in caso di attacco di panico e impossibilità a recarsi in seduta o comunque se sta così male.

Inoltre la psicoterapia non si chiude così, ma il pz. o il terapeuta comunicano, meglio scrivendo, secondo gli accordi contenuti nel contratto terapeutico, il desiderio di chiudere la terapia e le ragioni (es è venuto meno il rapporto di fiducia). Anche lo psicoterapeuta può chiudere il percorso terapeutico, non solo il pz, se ci sono determinate condizioni. In questo caso, se il pz. lo chiede, può indicare altri professionisti cui rivolgersi.

Adesso, però, secondo me ha poco senso capire che cosa sia accaduto in questo percorso e da qui non possiamo ricostruirlo, anche perchè la storia sembra davvero incredibile. Ha molto più senso per Lei affrontare la problematica ansiosa con un altro professionista.

Cordiali saluti,

[#9]
dopo
Utente
Utente
Volevo ringraziare tutti i medici per il sostegno e l'aiuto ricevuto.Grazie alle vostre risposte sto recuperando fiducia in un percorso di analisi e orientandomi verso una nuova cura, comprendendo quanto è avvenuto.Ancora grazie
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Attivo dal 2014 al 2015
Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo
Grazie a lei...

per la condivisione, il confronto e la fiducia.


Continui a lottare!


Un saluto affettuoso.

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