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Distimia, disturbo bipolare, depressione esistenziale?

Buonasera a tutti i gentili dottori.
Circa – anzi esattamente – un anno fa mi è stata diagnosticata una depressione (maggiore) da curare con Cipralex (10 mg). E’ successo finite le superiori, è stato un periodo molto difficile, doloroso, ma che ho saputo interiorizzare al meglio, cercando di cogliere quanto di più prezioso anche un’ esperienza del genere può nascondere …
Dopo circa 6 mesi e poco più, mi sono sentito molto meglio, e ho smesso la cura verso gennaio. Ora, proprio in questi giorni, percepisco il principio di una ricaduta, e stavo pensando di rivolgermi di nuovo allo stesso psichiatra – è l’ unico di cui ho fiducia tra quelli incontrati. Seppure non sto così male come un anno fa, ho il presentimento che non serva a nulla “stringere i denti” e non serva a nulla toccare di nuovo il fondo, perché sento la direzione è quella.
Cerco di venire al punto. Ho letto un articolo pubblicato in questo sito:
https://www.medicitalia.it/minforma/psichiatria/1431-distimia-depressione-esistenziale-e-disturbo-bipolare.html
nel quale mi ritrovo perfettamente: il mio carattere è esattamente quello sopra citato. Sento, in questi giorni, che qualcosa torna a non funzionare: l’ umore è basso, sono irritabile all’ inverosimile, mi è estranea la famiglia, non sopporto il contatto dei familiari, mi è difficile pensare di affrontare una giornata al risveglio. Ho pensato pertanto di tornare dallo psichiatra; so che, col Cipralex, la vita mi sarebbe molto più semplice.
Non capisco da cosa derivi questo malessere: come il protagonista dell’ articolo, tutto in me è legato ad una ben precisa visione del mondo. E’ come se i miei pensieri prendano il sopravvento e provochino sofferenza psichica e pertanto sintomi depressivi (senso di colpa, apatia, pensieri di suicidio, inutilità, impotenza).
Curarmi con dei farmaci mi faceva credere di meno a quello che pensavo e che penso riguardo al mondo e alla sua volgarità e bruttezza, ma è davvero questa la soluzione? Vivevo con più leggerezza, neppure il pensare troppo mi deprimeva. La mia domanda è: esiste una cesura che determini cosa è mal di vivere inteso come visione del mondo, e cosa è malattia? E’ possibile che una depressione sia scaturita unicamente da una visione del mondo?
In me c’è una parte che vuole dolorosamente vivere, ma non sa come, viste le premesse. Il mondo non mi piace, ma non basta questo a buttare qualcuno in una depressione da curare con i farmaci; anche perché, seppure può non sembrare da quel che scrivo, ho sempre preso il meglio dalle persone e dalle cose attorno a me. Una visione del mondo resta sul piano teorico – deve - almeno entro un certo limite; se non altro vedo che per gli altri funziona così. Credo che, per affrontare la vita in generale, mi è necessario essere al 100 per cento, altrimenti il vortice prende il sopravvento. Non ho mezzi termini: o regna l’ euforia e sono leggero, oppure mi richiudo in me stesso e compaiono i sintomi di una depressione (pensieri di suicidio, apatia, incapacità a prendere decisioni, tendenza ad isolarsi, ecc). Non credo di essere clinicamente bipolare (o forse sì? Ho letto anche qualcosa riguardo alla ciclotimia), però il mio umore è spaventosamente altalenante, dipende da cose irrisorie (battute, sguardi di una persona, sentirsi accettati o meno ... pensieri che, anche qualora fossero reali, non giustificano una tale sensibilità reattiva da parte mia).
Questa è una distimia? Cos’è? Potrei intraprendere un percorso diverso, o la mia cura possono essere solo i farmaci? Per quanto posso mi dedico alla scrittura, e ho prodotto qualcosa che a breve tenterò di pubblicare. La mia unica valvola di sfogo è l’ arte, ma ovviamente non può bastare. Il counselling filosofico mi sembra una delle ennesime trovate farlocche.
So che mi aiuterebbe “fare” piuttosto che abbandonarmi sistematicamente all’ introspezione, ma il “fare” per me è concepibile solo se galvanizzato da uno stato d’animo dignitoso – non di certo quello attuale. E’ un circolo vizioso e ora non so come uscirne, se non - ahimè - con gli SSRI...
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Dr.ssa Valeria Randone Psicologo, Sessuologo 17.4k 317 683
Genrile Utente,
siamo online, ed anche lunga e con dovizia di particolari, una consulenza online non è mai sostituibile ad una de visu, di cui lei necessiterebbe


Provo a rispondere ad alcuni suoi quesiti, ma dovrà rivolgersi ad uno psichiatra e ad uno psicologo, congiuntamente

1- Curarmi con dei farmaci mi faceva credere di meno a quello che pensavo e che penso riguardo al mondo e alla sua volgarità e bruttezza, ma è davvero questa la soluzione?

Non è solo questa, oggi si adoperano sempre di più le terapie combinate: farmacologiche e psicoterapiche.

2- Vivevo con più leggerezza, neppure il pensare troppo mi deprimeva. La mia domanda è: esiste una cesura che determini cosa è mal di vivere inteso come visione del mondo, e cosa è malattia?

Si chiama diagnosi e non è fattibile online, non esistono criteri generalizzabili, ma storie di vita uniche

3- E’ possibile che una depressione sia scaturita unicamente da una visione del mondo?

Non credo, ma le ripeto si chiama sempre diagnosi, e non è fattibile online

Cordialmente.
Dr.ssa Valeria Randone,perfezionata in sessuologia clinica.
https://www.valeriarandone.it

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