disturbo ossessivo depressione

Buongiorno dottori. Sono un infermiere di 37 anni. Da quando ne avevo diciassette ho iniziato a soffrire di disturbo ossessivo con ossessioni pure, terrore di non amare la mia prima fidanzata, terrore e panico di essere omosessuale, paura di potermi suicidare (dopo aver pensato al senso di liberazione in seguito al suicidio di un familiare di mia moglie), paura di non amare più il mio preziosissimo cane, paura della depressione, paura di non amare più la mia attuale moglie, con una preponderanza negli anni di quello a tema omosessuale, alternato, ma a volta in contemporanea, alle altre mie "fobie" sopra descritte. Circa tre anni due anni fa ho toccato il fondo a seguito di un forte sentimento di depressione ed agitazione in seguito ad uno dei miei "dubbi" e mi sono rivolto ad un professionista esperto in terapia cognitivo comportamentale. Dopo una lunga cura durata per più di un anno, durante la quale sono arrivato ad assumere anche 60 mg di Citalopram, coadiuvata dalla terapia cognitivo comportamentale, nonostante la mia non completissima aderenza agli esercizi comportamentali e cognitivi (a volte mi sentivo di non avere energie sufficienti per affrontare gli esercizi), ho raggiunto un discreto risultato con periodi di completa remissione dei sintomi ossessivi, fino ad un'alternata sintomatologia di grado più lieve, ma che comunque mi ha consentito di avere una qualità di vita discretamente soddisfacente. Il problema però resta la depressione, o quella che io considero tale. Quando ci sono sintomi ossessivi, la presenza di dubbio sulle varie questioni descritte, la paura e la fobia per aver pensato o provato certi pensieri, pulsioni o sentimenti, mi capita a volte di provare quasi contemporaneamente un sentimento di terrore che sfocia quasi automaticamente in agitazione, a volte anche con tremori, confusione mentale, senso di disperazione, panico per la paura che tali sensazioni non passino mai più, e la presenza di ricordi chiari che mi riportano agli stati depressivi del passato durati per molto tempo, ed in quel momento io li rivivo...cioè basta il ricordo di questi sentimenti per provarli anche nel presente. Più ovviamente la sensazione di non avere voglia di far niente, stanchezza e disturbi del sonno. Queste manifestazioni non capitano spesso, e durano in genere pochi giorni, dal momento che al terrore cerco di non far susseguire tutti i meccanismi di rassicurazione che lo terrebbero in vita. Tutto ciò accade ovviamente quando sono particolarmente stressato o nei cambi repentini di clima (esempio se in un periodo estivo si presenta una o più settimane di temporali e maltempo e freddo da ricordarmi l'inverno o l'autunno). Poche giornate di sole mi rimettono quasi sempre in sesto. Oppure quando, per problemi alla schiena, sono costretto a restare tappato in casa perché sono in malattia dal lavoro. Il problema è che è davvero difficile distinguere se sono le ossessioni a portarmi depressione (e quindi agire contro di esse con le tecniche apprese) o è la depressione a mettermi in uno stato tale da far insorgere le ossessioni. Un fatto è certo, ovvero che in quei momenti di disperazione, terrore, agitazione, nervosismo, paura, tristezza, voglia di piangere (per quanto brevi e saltuari essi siano, a volte per pochi secondi più volte in un giorno alternati ad un po di benessere magari dopo distrazione, a volte per più giorni), un altro terrore si aggiunge, ovvero che quello stato mentale, soprattutto lo stato di confusione, ed emotivo possano diventare permanenti e non passare mai più. Ed io non voglio! sento subito l'esigenza di voler stare bene e non provare più quelle brutte cose. Quindi io vi chiedo se è il caso di riprendere una terapia, considerando che in questi momenti magari non sono le ossessioni a preoccuparmi quanto più tutto questo stato bruttissimo provato. Oppure sono momenti tra virgolette normali con cui poter e dover imparare a convivere, vista la loro saltuarietà (e comunque meno intensi di una volta, ma non vorrei neanche ritornare all'intensità di quei tempi che mia ha fatto sentire di aver toccato il fondo). Premetto una cosa, la terapia farmacologica a suo tempo ha contribuito ad un notevole aumento ponderale (sono alto 180 cm e peso circa 130 kg), a parte per l'effetto sul metabolismo di tali sostanze, data la mia mancata voglia di fare attività sportiva, di muovermi, aggiunta al consumo a volte compulsivo di carboidrati e zuccheri, con tutte le conseguenze del caso, sia dal punto di vista fisico che psicologico, con la conseguenza di un'oggettiva difficoltà attuale nel perdere peso nonostante l'attenzione all'alimentazione (tra l'altro sono vegetariano, ma non vegano) e la ripresa di una, se pur non pesantissima, attività sportiva. All'epoca ne ho dato poca importanza, dovendo agire sulle priorità, e quella del benessere psicologico lo è. Il timore, credo questo fondato, di prendere ancora più peso, mi blocca sul prendere in considerazione una ripresa della terapia farmacologica, qualora ve ne fosse bisogno. Mi scoraggia il fatto che per molti mesi sembrava quasi che tutto ciò fosse andato verso la completa remissione, e invece...Grazie in anticipo
[#1]
Dr.ssa Franca Esposito Psicologo, Psicoterapeuta 7k 154
Caro Signore,
Fra le sue ossessioni io includere una ulteriore:
Non volere trovare una soluzione.
Forse questa e' quella che governa tutte le altre, perche' le ASSICURA che stara' sempre male.
Ecco, io la invito a riflettere su questo.
Lei ha fatto un lungo giro ed e' tornato al punto di partenza.
E' questo il Suo problema. E mi dispiace che un anno di terapia di qualunque tipo si sia trattata non l'abbia aiutata a confrontarsi con questo suo habitat.
Ci rifletta su.
Se Lei non e' interessato a stare meglio nessuno potra' consigliarLe di farlo.
Anzi, forse farlo aumentera' la Sua determinazione!
Mi dispiace!

Dott.a FRANCA ESPOSITO, Roma
Psicoterap dinamic Albo Lazio 15132

[#2]
Dr.ssa Marta Stentella Psicologo 355 5
Gentile utente,
Forse è arrivato il momento di iniziare a reagire senza cercare alibi o scuse che continuino a tenerla bloccata. Per quanto questo stato possa infonderle sicurezza perché è appunto "conosciuto", come vede la sua sofferenza ora sta emergendo con tutta la sua forza.
Anche il peso sicuramente inciderà sulla sua condizione psicofisica e già questo è un comportamento distruttivo.
La scelta sta a lei, spezzare questo circolo vizioso che la tiene intrappolato oppure con la volontà iniziare a reagire?
La terapia combinata, psicoterapica e farmacologica credo sia necessaria.
Cordialmente

Dr.ssa Marta Stentella - Roma e Terni
Psicologa Clinica e Forense, Psicodiagnosta
www.martastentella.it

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