Utente 514XXX
Buongiorno,

Sono una ragazza di 23 anni, cresciuta in una famiglia fortemente religiosa e con una madre molto autoritaria.
La mia intera infanzia e adolescenza è stata costellata da bugie (fino ai 16 anni), mentivo su qualsiasi cosa e senza una ragione: distorcevo la realtà e mi immedesimavo completamente nella bugie, il mio mondo era quello che mi inventavo e non quello che realmente vivevo.
Fino a quando, appunto a 16 anni, un giorno d'estate, ho iniziato a provare dei sensi di colpa pesantissimi per le bugie che avevo raccontato. Anche per quelle raccontate all'asilo. In quel momento ero completamente sola, terrorizzata e ho iniziato ad avere fortissime crisi d'ansia ed attacchi di panico, perché non sapevo come gestire la situazione. Alla fine, ho deciso di raccontare tutto a mia madre e di ammettere tutti gli sbagli commessi.
Subito dopo averlo fatto, ho pensato ''l'incubo è passato, ho ammesso i miei errori, d'ora in poi la mia vita cambierà''. E la mia vita effettivamente è cambiata, io non sono più riuscita a mentire, ma il tutto è diventato un incubo.
Ho iniziato a sviluppare un controllo maniacale della verità: ho iniziato a fare registrazioni e video per assicurarmi di dire la verità e di non commettere nulla di sbagliato. Ho iniziato ad avere paura di riportare i discorsi senza averne delle prove. E tutto questo è andato avanti per anni.
Inoltre, mia madre quando ero piccola mi diceva che se io avessi fatto determinate cose, lei non mi avrebbe più considerata sua figlia. E la mia testa elaborava continuamente quei pensieri. Continuava a creare l'immagine di aver commesso quelle azioni e quindi avevo l'ansia di perderla.
Crescendo pensavo la situazione si potesse risolvere e, effettivamente, prendendo le distanze da lei, la situazione è migliorata notevolmente. Ma, per esempio, i sensi di colpa si sono riversati sull'ex fidanzato, immaginandomi di averlo tradito e quindi di perderlo. Io mandavo via il pensiero, lo riconoscevo come intruso, non lo elaboravo e questo poi, con il tempo, diminuiva.

Il problema è che non riesco a capire come quel senso di colpa sia riuscito ad entrare così tanto in profondità da distruggermi la vita in questo modo. Non riesco a capire come faccia a generare pensieri ossessivi di aver commesso cose sbagliate. Non riesco a capire, soprattutto, come liberarmene.

Io per le bugie raccontate in passato non mi sono MAI perdonata e mia madre me le ha rinfacciate in più circostanze. Quando me le ha tirate fuori davanti ad altre persone, io mi sono sentita morire dalla vergogna. Mi faccio schifo per quello che ho fatto, ma non posso cambiare il passato. Solo che nel futuro è come se avessi sempre il terrore di mentire e non so come liberarmene.

Premetto che quando mia madre non mi rivolgeva la parola per giorni (perché avevo commesso qualcosa di sbagliato), io andavo nel panico e negavo a me stessa il gesto commesso. Io potevo perdere e distruggere me stessa, ma non volevo assolutamente perdere lei.

[#1] dopo  
Dr. Carla Maria Brunialti

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Gentile utente,

queste che ci descrive sono altre facce dei problemi evidenziati dal suo precedente Consulto della scorsa settimana
("Sessualità, sensi di colpa e religione")
e per i quali La avevamo orientata verso un consulto/percorso psicologico *di persona*,
considerata la complessità della situazione e del Suo mondo interiore.

Non ci resta che ripetere l'invito,
auspicando che Lei lo accolga.

La Sua qualità di vita se ne gioverebbe in modo rilevante.

Saluti cordiali.
Dott. Brunialti
Dr. Carla Maria  BRUNIALTI
Psicoterapeuta perfezionata in Sessuologia Clinica, Psicologa europea.
www.webalice.it/centrodipsicologia