"Abbandono"

Buongiorno, vivo ciclicamente una situazione che non comprendo. Sono molto infastidita, al limite quasi dello starci male, quando vengo abbandonata anche da persone che non mi interessano particolarmente, in particolare uomini. Sono single, ho 50 anni e nella mai vita non ho avuto relazioni ufficiali lunghe, anche se poi quelle importanti si sono trascinate per anni in modo ufficioso. Ultimamente ho conosciuto una persona che per alcuni aspetti mi interessava, ma in fondo sapevo che non era la persona per me, però, un po’ per il piacere della sua compagnia, l’ho frequentato per un brevissimo periodo. Ora si è allontanato lui da me, e pur essendo assolutamente consapevole che non è l’uomo che vorrei, continuo a pensarci e mi dà fastidio, mi genera ansia, continuando a controllare, per esempio, i suoi collegamenti a whatsapp., e a chiedermi perché rimuginandoci anche di notte (tanto soffro di insonnia). Addirittura, altro esempio, su un social ho conosciuto virtualmente una persona molto preparata su un argomento a cui mi stavo approcciando. Questa persona, dopo un paio di settimane di messaggi, mi ha lasciato il suo numero e mi ha detto che avrebbe avuto piacere ad incontrarmi, ma io non gli ho lasciato il mio e ho solo continuato uno scambio di messaggi su questo argomento in comune. Quando anche lui si è comprensibilmente allontanato mi ha dato fastidio.
Posso capire starci male per chi mi interessa, ma perché essere così tanto infastidita anche da chi so oggettivamente che non mi interessa particolarmente? Forse perché tutto sommato nella mia vita non mi sono realizzata sentimentalmente, cosa che avrei voluto e vorrei ancora tantissimo? Io sono contenta di dove sono e dove sto andando, anche se ho difetti e ancora tanto da fare, imparare e migliorare, ma penso che poter condividere tutto questo con un’altra persona sia il giusto completamento di ciascuno.
Rifletto sul rapporto con i miei genitori, in particolare sulla mia infanzia e se fino a un po’ di anni fa rimproveravo loro alcune cose (per esempio di aver preferito mia sorella, anche se poi ho scoperto che lei pensa lo stesso di me), ora non ho alcun risentimento perché so, con certezza, che hanno fatto il meglio di quanto potevano fare. Tutti facciamo degli errori e se ne hanno commessi è stato certamente in buona fede. I miei sono stati genitori severi e mi hanno impartito un forte senso del dovere (anche se io ero un po’ la ribelle di casa) e non sono mai stati particolarmente affettuosi con gesti di tenerezza o parole. Ma sono sempre stati estremamente concreti, pratici, mi hanno sempre dimostrato con i fatti, piccoli e grandi, il loro amore per me.
Riflettevo su questa cosa, che si è verificata recentemente con questi due casi che ho descritto, ma che anche in passato (in modi diversi) si è verificata. Dove cercare le risposte? Grazie
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Dr.ssa Sabrina Camplone Psicologo, Psicoterapeuta 4,9k 86 103
Gent.le Sig,ra,
è oramai un dato acclarato che le relazioni interpersonali e in particolare quelle affettive sono condizionate dalle nostre esperienze durante l'infanzia e l'adolescenza, a questa più che la risposta è la premessa, poi si tratta di affrontare l'incontro diretto con lo psicologo-psicoterapeuta che possa offrirle uno spazio d'ascolto che promuova la possibilità di entrare in contatto con sé stessa attraverso la dimensione del "sentire" che segue un percorso diverso da quello orientato dalle convinzioni e dalle riflessioni da lei esposte.
La consulenza in line su questo portale non può sostituire l'esperienza di una relazione d'aiuto finalizzata alla crescita personale.

Dr.ssa SABRINA CAMPLONE
Psicologa-Psicoterapeuta Individuale e di Coppia a Pescara
www.psicologaapescara.it

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