Utente 185XXX
Buongiorno,
scrissi l'ultima volta su questo forum 3 anni e 11 mesi fa, mentre stavo per perdere la mia mamma. Soffro tutt'ora (come penso accada a tutti), ho lottato... Con tutte le mie forze, l'aiuto di una psicologa, le mie passioni, le persone che mi amano per non lasciarmi andare allo sconforto.
Tra una caduta e l'altra sono riuscita a sopravvivere, a vivere. Parte integrante di questo processo sono stati i miei cani, con me ogni giorno, che sono riusciti a strapparmi sorrisi anche nei momenti più bui.
Oggi ho scoperto che la mia cagnolina di 11 anni ha un bruttissimo male, lo stesso di mia mamma, per giunta nello stesso periodo. Trovare la forza di portarla dal veterinario è stato estenuante. Una paura immensa, un blocco che non riesco bene a spiegarmi.
Mia mamma aveva un tumore, che abbiamo scoperto all'ultimo, perché lei si è sempre rifiutata di farsi visitare. Probabilmente questo si collega al mio terrore dei medici (o veterinari).
Mi pare di provare le stesse sensazioni di allora, la responsabilità di dover decidere per una creatura che percepisco più fragile di me, l'ennesimo taglio del cordone ombelicale, la perdita, l'abbandono.
Ho tanta paura :( temo di crollare, di aver esaurito le forze quando se ne è andata la mia mamma. Mi sento a pezzi, apatica, non trovo più interesse da giorni (avevo il presentimento che questa cosa sarebbe finita così). Ho paura di non farcela questa volta, di lasciarmi andare.
Ho addirittura pensato di richiedere degli psicofarmaci (cosa a cui sono sempre stata contraria per timore di divenirne dipendente).
Ora è qui sul letto che dorme con me con il suo respiro affannato ed io non faccio altro che pensare a cose brutte. Vorrei trovare la forza di godermi gli ultimi periodi che possiamo passare insieme, so che soffrirò comunque (e tanto), ma vorrei farlo nel modo "giusto" (per modo di dire). In questo momento mi sento debole, senza armi per affrontare la cosa. Il pensiero di rivivere come in un incubo, di sentire tutto quel dolore, di vedere solo buio, mi fa tremare... Mio papà dice che se abbiamo superato quello accaduto 4 anni fa, siamo in grado di sopravvivere a tutto. In realtà è proprio perché so quanto ho sofferto, che mi sento di dire: "Non voglio farlo una seconda volta, non so se ne sono in grado".
Scusate lo sfogo :(
Grazie a chi mi leggerà.

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Dr.ssa Anna Potenza

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Gentile utente, lei è stata chiarissima nel leggere in sé stessa: teme non solo una perdita che è delle più dolorose, quella della sua cagnetta, ma il replicarsi di un lutto che ancora non ha superato. Le garantisco la mia vicinanza e la mia comprensione, e le raccomando di trovare uno psicologo sensibile al rapporto con gli animali di compagnia per affrontare questo momento. Suo padre può essere un valido sostegno, ma tenga conto che lui forse ha elaborato il lutto di quattro anni fa, e lei ancora no. Per questo le suggerisco senz'altro di affidarsi ad un professionista.
Le faccio gli auguri più affettuosi.
Dr.ssa Anna Potenza (RM)

[#2] dopo  
Utente 185XXX

Grazie Dottoressa,
Purtroppo la mia dolce cagnolina è andata con mia mamma. Mi sento "rotta", vuota.
Spero di trovare la voglia per parlare con uno psicologo, perché per ora ho una sorta di rifiuto.
Quando se ne andò mia mamma lo raccontavo a tutti, anche agli sconosciuti. Ora è l'opposto. Non voglio parlarne, non voglio lo sappiano neanche le amiche. Non so se sia un bene un male. Forse dirlo ad alta voce è troppo doloroso.
Grazie

[#3]  
Dr.ssa Anna Potenza

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Gentile utente, le sono affettuosamente vicina in questo lutto.
Il suo non parlarne con le amiche può essere una forma di tutela: chi non ha condiviso il dialogo intenso che si instaura tra cane e padrone, l'odore, le carezze, lo sguardo, la risposta sempre pronta ad ogni richiamo, l'accorrere festoso quando si rientra a casa, non sa nulla del vuoto incolmabile di questa perdita, per cui la gravità soggettiva del lutto non è proporzionata al giudizio di chi è rimasto estraneo a questo legame.
Non a caso nella mia risposta precedente le raccomandavo di cercare uno psicologo sensibile al rapporto con gli animali di compagnia; anche durante il primo contatto, quello telefonico, dovrebbe segnalare che cerca proprio questo.
Tenga conto inoltre che per quanto ciò appaia paradossale, nell'immediato è più difficile stemperare la sofferenza di una perdita di questo genere che quella di un essere umano. Nel caso di un essere umano ci sentiamo meno responsabili, e soprattutto scattano i complessi meccanismi dell'ambivalenza: fra umani corrono sullo stesso binario amore e fastidio, desiderio di vicinanza e bisogno d'indipendenza, apprezzamento e disapprovazione. Da un animale di compagnia, al contrario, non abbiamo ricevuto mai un rimprovero, mai uno sgarbo, mai un'incomprensione; abbiamo avuto solo bene, e questo affetto incondizionato ci manca in maniera assoluta.
Rievocare i momenti belli che vi siete reciprocamente procurate può aiutarla un pochino. Abbia fiducia nel tempo. Un abbraccio.
Dr.ssa Anna Potenza (RM)