Utente 544XXX
Gentilissimi,
da due anni vivo una relazione con una donna affetta da misofonia.
All'inizio la relazione era perfetta da ogni punto di vista, ma col passare del tempo la mia compagna ha manifestato un sempre maggiore fastidio nei confronti di rumori da me prodotti: masticazione, russore, respiro nasale. Il suo disagio si manifestava con violenti attacchi di ira e parallelamente ho notato un progressivo distanziamento fisico da me al punto ad arrivare anche all'evitamento del contatto passionale che si innesca credo con il bacio romantico; è come se avesse sviluppato una avversione verso tutte le attività connesse con la mia bocca. "Hai una bocca da schifo... Hai una bocca mal funzionante...", le sue affermazione nella fase acuta di reazione al rumore. A questo poi si è aggiunta una forma di ipercriticità nei confronti di alcuni particolari dell'aspetto fisico e di alcune modalità di accoppiamento. È come se avesse scatenato un atteggiamento evitante e "discriminatorio" nei miei confronti (psicosi?) che ovviamente disturba le dinamiche di coppia. La cosa che mi preoccupa è che lei non prende coscienza del problema, in quanto prende atto di quanto accade senza voler approfondire la faccenda, specialmente riguardo cause ed eventuali soluzioni.

[#1]  
Dr.ssa Angela Pileci

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Gentile Utente,

la misofonia può dare luogo anche a reazioni piuttosto violente, quali crisi di rabbia e di ira, persino davanti a suoni bassi, quali masticare, non solo a suoni più "fastidioso" quali il russare.

Ad oggi le terapie che hanno avuto successo nel trattamento della misofonia sono la terapia cognitivo-comportamentale e la terapia del suono.

Se, tuttavia, questa donna non vuole saperne per il momento di sottoporsi ad una terapia perchè non è consapevole del problema, almeno non pienamente, Lei potrebbe iniziare a prendere contatto con uno psicologo specializzato in psicoterapia cognitivo-comportamentale e successivamente coinvolgere la Sua compagna.

Cordiali saluti,
Dott.ssa Angela Pileci
Psicologa,Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale
Perfezionata in Sessuologia Clinica

[#2] dopo  
Utente 544XXX

La ringrazio del pronto riscontro. Tuttavia mi piacerebbe sapere, se le mie osservazioni, relative al meccanismo evitante e di allontanamento, potrebbero avere una linea logica ammissibile dal pugno di vista psicologico. Grazie

[#3] dopo  
Utente 544XXX

Inoltre lei deduce da questo allontanamento di non amarmi, di non essere attratta e di voler chiudere la storia. Io, invece, ritengo che, lei si stia tappando le orecchie per non ascoltare consiglio quasi volendo evitare di mettersi con l'anima nuda davanti allo specchio della serena analisi della situazione. Lei è del parere che io voglia manipolarla con i miei consigli e nei momenti di fastidio manifesta marcatamente la voglia di fuggire anche dalla storia con esternazioni rabbiose "io non devo cambiare per te"... " devi fare di testa mia"... "Io non ti amo"... " maledetta convivenza "... Dal mio punto di vista, e in verità cerco di osservare il tutto il massimo distacco possibile, ritengo che l'ancora della nostra storia ovvero la grande attrazione mentale giustificherebbe almeno il tentativo di comprendere le pecche delle dinamiche relazionali romantiche e i punti critici del disagio manifestatisi; vorrei, in altre parole, che venissero a galla con la massima chiarezza possibile le spiegazioni possibili delle dinamiche ipofenomeniche sottese a quelle fenomeniche, che sinteticamente ho sopra esposte.

P.S. Con questo non voglio dire di essere perfetto, anzi... Tuttavia sono convinto che il dialogo serrato aperto (nudo emotivo) e l'aiuto esterno possano giovare a trovare una strada consapevole e matura, utile alla definizione della questione. Questa mia pervicacia non significa aver la voglia di stare per sempre insieme con lei; semmai, io credo che noi due meritiamo di capire i motivi reali, e non pretestuosi, per cui dovremmo prendere strade diverse.

[#4]  
Dr.ssa Angela Pileci

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Tenga presente che il fastidio eccessivo per un suono o rumore (es essere costretti in qualche modo a sentire il partner che russa) può realmente irritare molto alcune persone, fino a portarle a ritenere di non farcela più e di non amare più il partner.

Ribadisco l'idea di una terapia psicologica, ma senza forzare questa donna. Magari inizi Lei o iniziate insieme, in modo che la signora non si senta in alcun modo giudicata (cosa che peggiorerebbe la situazione).

Cordiali saluti,
Dott.ssa Angela Pileci
Psicologa,Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale
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[#5] dopo  
Utente 544XXX

Gentilissima,
La ringrazio del parere.
Io ovviamente non forzo nessuno, ma è lapalissiano che l'unico tentativo possibile per comprendere le dinamiche disfunzionali createsi nella nostra coppia sia di ricorrere all'aiuto dell'analista cognitivo-comportamentale.

[#6]  
Dr.ssa Angela Pileci

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Sinceramente suggerisco non tanto di comprendere le dinamiche del problema, ma di focalizzarsi sulle SOLUZIONI al problema.

Infatti rischierebbe di perdere tempo ed energie, quando in questo caso mi pare -con i limiti della valutazione a distanza- che sia fondamentale risolvere il problema, anche per non creare tensioni ulteriori nella coppia.

Per esperienza posso dirLe che quando una coppia non si focalizza sulla soluazione al problema, rischia di esasperare il conflitto.

Infine, a scanso di equivoci l'analista non è mai cognitivo-comportamentale, ma è lo psicologo psicoterapeuta specializzato in terapia cognitivo-comportamentale.

Cordiali saluti,
Dott.ssa Angela Pileci
Psicologa,Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale
Perfezionata in Sessuologia Clinica

[#7] dopo  
Utente 544XXX

Gentilissima,
La ringrazio della risposta.
Ma io mi chiedo: per essere convinti a trovare le soluzioni non bisognerebbe comprendere le cause?
Perché per la mia compagna il tutto si risolverebbe con la chiusura del rapporto. Io in verità credo sia la soluzione più abborracciata. D'altra parte, se uno conosce le cause, si rende conto che magari non è il rapporto in sé a non funzionare, ma come il singolo sviluppa le proprie modalità di stare nella coppia.
Io ho notato questo: una certa pervicacia nel non volere trovare soluzioni. Le mie spinte, i miei inviti, anche ad informarsi, sono caduti nel vuoto in una forma poco responsabile, quasi ci fosse la paura di venire a contatto con il problema e magari risolverlo.