Studio, e non ricordo

Gentili dottori,
come da titolo, studio e non ricordo.

Mi vergogno profondamente di questo problema che da sempre mi affligge.
Sono sempre andata bene a scuola (almeno fino al liceo), ma le cose per me si sono fatte più difficili iscrivendomi all'Università, in particolare a giurisprudenza, i cui esami richiedono una grossa mole di informazioni.

Io leggo, sottolineo... e poi puff, dopo alcuni giorni è come se non ricordassi più niente, addirittura tornandoci dopo tempo è come se leggessi quelle informazioni la prima volta.

Nonostante questo grosso problema (che mi portava a leggere i manuali compulsivamente, 10, 20 volte) sono riuscita a laurearmi, anche con il massimo dei voti, ma a costo di aver quasi perso la salute fisica e mentale.
Tuttavia, molto spesso mi abbassavano il voto quando non ricordavo la risposta (per la serie: a parte per due esami, il mio era uno "shampoo" di nozioni, e mi bastava andare fuori dal seminato per non ricordare più nulla, addirittura iniziavo ad esprimermi male).

Direte voi, magari è una problematica legata all'ansia da prestazione.
Invece no.

Dopo la laurea ho continuato a studiare, sempre allo stesso modo, e i risultati sono sempre gli stessi.
Magari ripeto ad alta voce, però poi dimentico lo stesso.
Oppure faccio schemi, però poi mi risultano di difficile interpretazione successivamente.
Ho notato che mi riesce meglio leggere, sottolineare e fare riassunti al pc, però poi mi assale l'ansia di perdere troppo tempo.

Oggi ho avuto una crisi di pianto perchè mi rendo conto di non essere stupida, anzi, ma di avere conoscenze di argomenti solo per grosse linee senza ricordare i contenuti.

Il diritto mi è sempre piaciuto, ma a causa di questa problematica sto iniziando ad odiare lui e me stessa.
Mi paragono agli altri, leggendo i loro elaborati, e mi sento una che ha sempre imparato a pappagallo senza applicarsi forse mai veramente.

Sono in lacrime, perchè mi sento una delusione per me stessa e i miei genitori, e con tutto l'impegno profuso mi sento ancora più tonta.

Che avessi sbagliato tutto nella vita?

Ora sto seguendo un corso, e non riesco a scrivere gli elaborati che mi sottopongono, perchè appunto, ciò che studio non è sedimentato nella mia mente, pur avendo letto le cose decine di volte.
Cosa potrei fare per ovviare a questo problema?
P. S. per il resto, nella vita, ho una memoria piuttosto sviluppata per date, nomi, cognomi, indirizzi, sono molto curiosa in varie branche oltre il diritto (ad esempio storia, geografia, lingua italiana, nutrizione, medicina) e mi piace documentarmi, ma magari se dovessi mettermi a studiarle incontrerei anche in tal caso non pochi problemi...
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Dr.ssa Silvia Greco Psicologo 135 2 9
Carissima Utente
Prima di tutto vorrei dirle che non è assolutissimamente una persona tonta. Ma anzi, sembra essere una ragazza determinata, ambiziosa, ha raggiunto numerosi obiettivi nella sua vita come per esempio laurearsi in Giurisprudenza con il massimo dei voti.
Inoltre penso che il suo essere ambiziosa le abbia fatto sviluppare uno stato di ansia dettato dalla paura del fallimento che a lungo andare é quasi diventato un vero e proprio pensiero ossensivo, caratterizzato dal rileggere in maniera compulsiva, dal fare schemi e riassunti, tutto questo in maniera così ripetitiva da levarle come ha detto lei quasi la salute fisica e mentale.
Un processo di apprendimento, l'acquisizione di nuove informazioni sono influenzate purtroppo da alcune caratteristiche quali una partecipazione mentale attiva, un umore positivo nel momento dello studio, una comprensione efficace e coinvolta. Lei pensa che questi elementi siano presenti quando studia o è più focalizzata sulla paura di fallire e non raggiungere lo studio come lei vorrebbe?
Cordiali Saluti.

Dr. ssa Silvia Greco,
Psicologa Clinica e della Salute.

Dr.ssa Silvia Greco,
Psicologa Clinica e della Salute

[#2]
dopo
Utente
Utente
Gentile Dr.ssa Greco, la ringrazio per la risposta. Credo che lei abbia capito la mia problematica.
Il mio approccio allo studio non è propriamente sereno, forse a causa della mia ossessione del "dover ricordare" per la paura di dimenticare e, quindi, di fallire (come è già accaduto).
Quando mi approccio al manuale lo faccio in maniera meccanica, senza riuscire a provare il piacere di dover apprendere che generalmente caratterizza le mie attività, con il timer alla mano per cercare di raggiungere una quota di 8 ore al giorno (che comunque non raggiungo mai!).
Ho provato mnemotecniche, sottolineature di colore diverso, schemi scritti a mano, al pc, mappe concettuali,riassunti (gli unici che veramente funzionano), ma l'ansia per il tempo che passa e non so di star utilizzando bene mi divora.
Il mio primo periodo universitario fu abbastanza soddisfacente, nel senso che studiavo apprendendo con piacere e ottenevo voti alti!Poi al secondo anno presi un voto basso (24...vabbè) in diritto commerciale, rispetto al quale veramente ero arrivata ad un esaurimento nervoso, ma in famiglia, specialmente mia nonna, mi diedero addosso dicendo che non avevo fatto abbastanza,iniziando anche a dire che magari celavo voti più bassi.
Da quel momento per me è stato un incubo perchè non sono più riuscita a sganciarmi dall'ossessione del voto alto e del risultato (che comunque ho sempre avuto, ma mai con tale intensità), e ora la dimensione del "piacere" dell'imparare è completamente assente a causa dell'ansia, salvo quando mi confronto con qualcuno, in quel caso mi sembra di fare una piacevole chiacchierata.
Secondo lei come potrei riappropriarmi di questa dimensione del piacere di apprendere, che mi appartiene, e che potrebbe indurmi ad apprendere attivamente e non passivamente?
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Dr.ssa Silvia Greco Psicologo 135 2 9
Quindi il suo problema è partito dal "rimprovero" della sua famiglia ?

Dr.ssa Silvia Greco,
Psicologa Clinica e della Salute.

Dr.ssa Silvia Greco,
Psicologa Clinica e della Salute

[#4]
dopo
Utente
Utente
Sì, perchè prima di allora ricordo che tenevo moltissimo ai voti alti (questa purtroppo è sempre stata una costante), ma a questo si accompagnava un atteggiamento grintoso, mi piaceva approcciarmi a libri di grossa mole e impararne il contenuto, ampliare la mia conoscenza. Ad esempio mi svegliavo prestissimo per incominciare a studiare, e mi piaceva ciò che facevo.
Certo, i problemi di metodo di studio c'erano anche allora perchè mi capitava di studiare alcune cose senza capirle davvero, ma un pò sopperiva il fatto che a molti professori piacesse sentire la risposta e basta, insomma, era una preparazione prettamente nozionistica.
Dopo questo accadimento-che è assurdo, ma è coinciso con la perdita di fiducia da parte di mia nonna, che ha iniziato a "complottare" che magari avevo preso un voto molto più basso. che l'avevo delusa etc- il mio approccio allo studio è diventato ansioso-depresso, immaginando scenari catastrofici e affrontando gli esami come se stessi andando al patibolo!
Purtroppo, e questo è un dato oggettivo, molte volte mi sono trovata ad imparare a memoria, senza capire niente, ho cambiato approccio cercando di rielaborare la materia e in due esami ha funzionato (tanto che un professore severo e stimato di una materia difficile e molto tecnica disse "è una ragazza che veramente ha capito la materia"), ma paradossalmente poi ho ricominciato a studiare allo stesso modo dopo la laurea.
Quando studio mi appaiono alla mente scene catastrofiche di non riuscire a mettere la penna sul foglio (l'incubo si è già realizzato, per inciso), e se studio anche bene poi di notte mi sveglio, pensando di non aver fatto abbastanza e che di questo passo non ce la farò mai...
[#5]
dopo
Utente
Utente
La cosa più assurda è che io ho iniziato a stare in ansia per il concorso per cui studio due anni prima di sostenerlo (quindi blocchi nello studio, pensieri catasfrofici, pianti, visione pessimistica).
Io non credo tutto questo sia molto sano...
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Dr.ssa Silvia Greco Psicologo 135 2 9
Carissima Utente
Il suo cambiamento avvenuto dopo il "rimprovero" della sua famiglia mi fa capire che il suo timore più grande è il loro parere, collegato al timore di non raggiungere i risultati sperati. Ma supponto che la sia paura più grande sia quella di deludere le persone a lei vicine ed in un certo senso dare loro ragione con il non raggiungimento dei suoi obiettivi.
Quello che lei ha bisogno di fare é focalizzarsi sulla sua persona e sui suoi obiettivi... Lei sta lavorando tanto per affermare la sua persona o assecondare la sua famiglia?
É più importante il suo benessere o dei rimproveri che non sono veri e gli obiettivi da lei raggiunti lo dimostrano. Provi a riflettere un pochino, prendendo consapevolezza della situazione riuscirà ad avere maggiore lucidità circa la situazione. Lei sceglie gli obiettivi della sua vita, Lei sceglie come raggiungerli... Ed è sempre Lei a decidere cosa considerare importante e su cosa focalizzarsi. Metta da parte le tremila tecniche di studio... Il metodo di studio è soggettivo, ognuna ha il proprio. Chi memorizza leggendo, chi scrivendo, chi sottolieando, chi riassumento etc.. Ognuna ha il proprio metodo di studio ed il suo le ha sempre fatto raggiungere i traguardi migliori.... La cosa importante non è il cosa si studia ma il COME. Provi a studiare senza pensare al tempo o all esame. Ma studi perché ciò che sta studiando ha sempre fatto parte della sua passione.
Cordiali Saluti.

Dr. ssa Silvia Greco,
Psicologa Clinica e della Salute.

Dr.ssa Silvia Greco,
Psicologa Clinica e della Salute

[#7]
dopo
Utente
Utente
Gentile dottoressa,
mi scusi se le scrivo solo ora.
Ho avuto modo di meditare in queste settimane, e sono addivenuta alla conclusione per cui uno degli ostacoli al mio approccio allo studio è una sorta di sfiducia nelle mie capacità.
Mi sono diplomata con il massimo dei voti, laureata con il massimo dei voti e ho accumulato altri titoli, fino a diventare avvocato, eppure ogniqualvolta mi approccio allo studio per questo concorso mi assalgono domande del tipo "e se stessi sbagliando tutto?" "e se in realtà non fossi portata per ciò che faccio?" "e se in realtà stessi studiando dal manuale sbagliato?", e questo mi ha portato a cambiare mille manuali, cambiare mille volte metodo di studio e a cambiare più corsi di preparazione, oltre a frequentare persone iper-critiche che non facevano che confermare il mio senso di inadeguatezza.
Quindi sì, studio (perchè se non mi piacesse avrei mollato anni fa), ma ansiosa e preoccupata, passando da stati di soddisfazione a stati di umore cupo molto repentinamente.
Devo dire che fino al secondo anno di università, invece (fino all'esame di cui ho detto) ero molto sicura di me stessa e studiavo con un senso di fiducia che mi motivava.
Come potrei iniziare a superare questo senso di inadeguatezza mostruoso che mi affligge?
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Dr.ssa Silvia Greco Psicologo 135 2 9
Carissima Utente
Dipende tutto da quale ottica si vuole guardare una situazione.
Io direi che soffermarsi sui risultati raggiunti é un buon punto di partenze per capire che ha delle buone capacità e che può ambire a degli obiettivi importanti, obiettivi che seppur con delle difficoltà piano piano sta raggiungendo.
Se invece ci si vuole focalizzare su questioni ipotetiche si distoglie da quello che è il suo obiettivo. Le faccio un esempio invece di soffermarsi sul libro che potrebbe essere sbagliata, secondo lei non è più importante il concetto da apprendere? Magari può essere scritto diversamente nei libri ma il concetto rimqne il medesimo.
Se si rende conto che questo senso di inadeguatezza inizia ad assumere connotazioni i ossessive-compulsive e ad interferire in maniera incisiva con le aue pratiche quotidiane, le consiglio di incontrare personalmente un collega per intraprendere un percorso insieme.
Qui vengono erogari consulti, e se non sufficienti per alleviare un problema, evidentemente é il caso di intraprendere un percorso.
Mi aggiorni pure se vuole.
Cordiali Saluti.

Dr.ssa Silvia Greco,
Psicologa Clinica e della Salute

[#9]
dopo
Utente
Utente
Dr.ssa Greco,
prima di questo periodo particolare che tutti stiamo vivendo mi ero rivolta ad una psicoterapeuta, però non ho avuto modo di rappresentarle questa problematica.
Ad ogni modo, questa situazione mi crea disagio perchè vivo una situazione costante di ansia, credo, ma somatizzata (con stanchezza, brividi di freddo, mani e piedi freddi) forse perchè, come da diagnosi, sono una persona estremamente funzionante dal punto di vista razionale, ma ho un problema per quanto riguarda il riconoscere e gestire le emozioni.
Credo che volesse dire "alessitimica", però non ne sono sicura.
Nella vita quotidiana prendo il libro, leggo, sottolineo perfettamente, e se non riesco a completare si scatena un'agitazione molto forte.
Mi vergogno a dirlo, però tempo fa tendevo a ri-cancellare le mie sottolineature temendo che potessero ostacolare il mio apprendimento, e a ri-sottolineare (ogniqualvolta mi appaiono alla mente i soliti pensieri ansiosi).
La ringrazio per la sua risposta, spero di poter ricominciare il percorso terapeutico quanto prima.

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