Compagna di un padre separato: i miei genitori non lo accettano

Gentili dottori,

sono la compagna di un padre separato con due figli.

Lui mi ama, io lo amo.
Ci lega un sentimento forte, uno di quelli che ti fa alzare con il sorriso anche nei giorni di pioggia, che ti fa pensare a quello che hai e non a quello che hai perso.
Con i bambini ho instaurato un legame intenso, colmo di piccole attenzioni, in cui avverto una preziosa empatia a far da cornice a tutto.
Mi sento felice, nonostante le difficoltà che una relazione come questa può comportare.
Eppure, mi sento sola.
I miei non hanno accettato la mia relazione e, nonostante siamo insieme da anni, non hanno mai voluto conoscere lui.
Mi sono sentita dimenticata, orfana, messa da parte, disprezzata.
Mi hanno sempre detto che sarei stata al secondo posto, che non avrei mai potuto essere il primo pensiero per il mio compagno, che avrei vissuto una vita di privazioni.
Devo dire che lui non mi fa sentire così: i bambini sono la sua priorità e abbraccia con amore e cura il nostro legame.
Non mi sento al secondo posto, mi sento semplicemente di riservare un posto diverso, a cui non so dare un nome ma so come mi fa sentire.
Entrambi ci siamo confrontati sulle nostre esigenze: lui di padre responsabile, io di donna libera.
Il segreto è stato comprendersi e rispettare le esigenze dell'altro.
Così io comprendo le sue esigenze di padre e lui comprende le mie esigenze di donna che vive questa relazione.
Mi rende triste sapere che i miei non sono interessati a conoscere la persona che è al mio fianco da anni, quella che avrebbero sempre sognato per me ma essendo appartenuto ad un'altra donna ora è visto sotto un'altra luce.
Lui avverte la sofferenza di sentirsi discriminato ma non me lo fa notare per non ferirmi, perché sa quanto ci ho sofferto e continuo a soffrirci.
Io, lato mio, ho sempre agito considerandolo parte di me e della mia vita.
Non ho mai parlato di me al singolare ma ho sempre fatto capire ai miei che c'è una persona accanto a me.
Anni fa ci ho sofferto in maniera importante, oggi il dolore mi ha quasi anestetizzata.
Io, da sempre figlia amata, sono stata dimenticata e informata che il mio compagno non sarebbe mai stato il benvenuto a casa loro.
Il mio compagno è ancora al mio fianco, il rapporto con i miei ha subito una frattura profonda che si è ormai saldata senza che venisse prima curata.
Ho aspettato anni prima di confidare queste mie emozioni.
Se lo faccio oggi è perché tutto il dolore mi ha resa quella che sono oggi: una consapevole figlia senza famiglia.
Io non sono mamma, ma se un giorno lo sarò vorrei che più di ogni altra cosa mio figlio si sentisse amato incondizionatamente, cioè senza condizioni, come quelle imposte a me.


E poi penso, se un giorno avrò un figlio, che cosa faranno i miei genitori?


Grazie per l'ascolto,
una figlia rassegnata.
[#1]
Dr. Andres Rivera Garcia Psicologo, Psicoterapeuta 96 2
Buonasera, grazie per aver scritto.
Comprendo che la situazione che vive, la frattura e la lontananza con i suoi genitori, sia una questione importante. Si è trovata difronte ad una scelta da fare, una scelta che spiazza sempre il soggetto: scegliere tra due amori o meglio, rinunciarne ad uno per tenersi stretto l'altro. Se lei sente che il suo desiderio rispecchia la scelta compiuta allora è sulla strada giusta anche se, elaborare la rabbia, la tristezza e perché no anche la solitudine che trattiene nei confronti dei suoi genitori potrebbe essere una chiave di svolta per la sua vita.

Cordialmente,

Dr Rivera Garcia Andrès,
San Benedetto del Tronto
Psicologo clinico, specializzando in psicoterapia

[#2]
dopo
Utente
Utente
Gentile Dottore,

grazie per la sua risposta.
In che modo potrebbe essere una chiave di svolta per la mia vita?
Sento che non c'è molto che io possa fare perché, con fatica e con il tempo, ho imparato che la ragione del comportamento dei miei genitori ha origine dal loro modo di pensare, dai loro valori e credenze. Quindi, è qualcosa che non dipende da me. Dipende da me difendere la mia vita, perché appartiene a me e devo prendermene cura.

Onestamente credo di aver elaborato molto, ma fatico sempre a darmi una risposta alla domanda "Cos'è più importante della perdita di un figlio?" perché credo sia la domanda a cui i miei genitori hanno dato una risposta.

La ringrazio.
[#3]
Dr. Andres Rivera Garcia Psicologo, Psicoterapeuta 96 2
Buongiorno,
vedo che ha centrato pienamente la domanda rimasta irrisolta.
Cosa c'è di più importante di un figlio, per un genitore?
La declinerei, in questo caso, in un modo più personale: cosa c'è di più importante per loro a tal punto da negarmi l'amore che un figlio si aspetta dai genitori?

Un caro saluto,

Dr Rivera Garcia Andrès,
San Benedetto del Tronto
Psicologo clinico, specializzando in psicoterapia

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