Utente 134XXX
mi chiedevo: ad un malato di fibromialgia in una fase acuta che non riesce a portare a termine nessuna cura medica in quanto intollerante ai medicinali..è giusto "spedirlo" presso un neuro_psicologo a risolvere i suoi problemi motori lavandosene le mani?
non potrebbe invece trattarsi di intossicazione da farmaci?
può davvero un neuro_psicologo aiutare a riprendere la propria vita quando non riesci neanche a fare un piano di scale?
può un neuro_psicologo sostituirsi all'aiuto farmacologico?

Grazie per ogni dubbio che riuscirete a sciogliere.

[#1] dopo  
Dr. Giuseppe Germanò

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direi proprio di si..

La fibromialgia primaria trova numerosi fattori implicati nella sua patogenesi, non ultimo l'aspetto scatenante di un evento traumatico fisico o psichico. L'aiuto di una figura specialistica psichiatrica-psicologica è estremamente valido e non certo motivo di "abbandono" da parte del medico. Il problema è spesso dato dal limite culturale di considerare le cure psicologiche-psichiatriche come diffamanti verso il paziente. Dimenticando che sovente, può essere molto più utile il ricorso a terapie non farmacologiche (come nel caso dello psicologo). Del resto i meccanismi neurofisiologici e l'interazione del corpo-mente con l'ambiente esterno possono andare incontro a disequilibri, allo stesso modo di quanto accade in qualsiasi malattia organica cronica,
nella quale si può innescare un disturbo fibromialgico (allora si parla di fibromialgia secondaria).
Individuare i corretti meccanismi di innesco significa trovare la cura giusta farmacologica (e oggi per la fibromialgia di realmente efficaci ne sono poche, dato che solo il 30-40% dei pazienti ottiene beneficio dai farmaci). Esiste poi una predisposizione "genetica" alla risposta verso un farmaco. Molti individui affetti dalla stessa malattia rispondono diversamente ai farmaci, compreso l'intolleranza (effetto anche del polimorfismo genetico). Quindi la sua intolleranza a farmaci non mi sorprende. Da capire inoltre se l'intolleranza è reale (fisica) o non reale (psicologica, non accettare un farmaco). Inoltre molte malattie croniche, anche maligne, sovente trovano beneficio nell'aiuto di una figura specialistica psicologica. Si immagini una fibromialgia, che di per sè è un disturbo benigno, sebbene invalidante e limitante la qualità della vita. Quasi sempre vi si associa una sindrome depressiva. E' la fibromialgia a dare depressione o la depressione a dare la fibromialgia? un po' entrambi, come una sorta di cane che si morde la coda. Quindi perchè il paziente fibromialgico ha paura di affrontare "l'ostacolo"? Sovente si innescano meccanismi di disagio e frustrazione che inderogabilmente coinvolgono i rapporti familiari e lavorativi, dando luogo ad una vera e propria emarginazione sociale, in quanto il fibromialgico è un malato incompreso, incompreso a tal punto che tuttavia rifiuta di comprendere il primum movens del suo stato. Un enorme paradosso che va analizzato. In tal caso il reumatologo non ha tali risorse. Il fibromialgico va ascolato (20 minuti di visita reumatologica vanno bene per un artritico ma non per un fibromialgico). La visita del fibromialgico necessita di almeno un ora di visita e colloquio, quando la malattia ripeto è primaria. ciò occorre ammetterlo, non certo per senso polemico, anzi, al contrario, per dare maggiore dignità al disagio accusato dal paziente. Ecco perchè riulta di notevole aiuto la psicoterapia.
Perchè dunque non accetta il confronto con il medico e tanto meno i consigli dello stesso?
Nella mia esperienza il malato fibromialgico dilapida sovente giornate lavorative, denaro, tempo, farmaci, ricerca di più pareri, nella forsennata speranza di trovare una soluzione. Ma appena viene loro consigliato un supporto psicologico, quale alternativa al farmaco, si sentono diffamati e offesi, rifiutando cosi paradossalmente l'aiuto. vanno però anche bene le cure fisiatriche e l'educazione all'attività fisica (spesso odiata dal fibromialgico perchè stanco e dolente).

Talvolta sarei tentato di pensare che la fibromialgia sia come uno status di perenne incarceramento ed al contempo rifugio, con inevitabile allontamento dal mondo esterno. Vi è la necessità di urlare un malessere per poi paurosamente rifugiarsi nell'anfratto-carcere, dentro il quale paradossalmente ci si sente rassicurati e al contempo rassegnarsi alla condizione di malato cronico. A differenza però del malato cronico non si accettano le cure. ogni cura rappresenta una ulteriore bastonata che accentua dolori e disagio, quindi sovente pur assumendola la si rifiuta a priori, ecco il perchè di alcuni motivi di intolleranza. Del resto il legame mente-effetti nel nostro organismo è notevole e sovente sottovalutato.
Sappiamo però dell'esistenza di aclune malattie (ad esempio psoriasi e rettocolite ulcerosa) che si esacerbano nel corso di certi stimoli emotivi negativi. perchè ciò non dovrebbe accadere con un farmaco?
Quì forse faccio la felicità dell'omeopata ma non è questo il mio intento.
La fibromialgia è una malattia seria ed ha una sua dignità patologica. cosi come la dignità principale l'ha il paziente che ha diritto alla cura. Ma tale diritto si acquisisce collaborando col medico che vuole aiutare il malato: ergo si fidi di più del consiglio del medico e possibilmente ne scelga uno e basta (questo è un appello rivolto a tutti e la ringrazio per aver concesso lo spunto a questa mia aperta riflessione).

Il reumatologo ha dei limiti, davanti a casi di severa fibromialgia, soprattutto se resistente alle cure farmacologiche, più di ogni altra malattia peggiore e mortale, mi creda. A volte pertanto è costretto ad arrendersi. sentendosi più frustrato del paziente che sommessamente abbandona lo studio deluso e insoddisfatto. Un artritico severo, il più delle volte se va ottimista sulla guarigione, e spesso accetta tutte le cure, anche le più tossiche. Vuole guarire e spesso ottiene risultati. Ciò perchè forse si conosce meglio l'artrite che la fibromialgia...forse perchè l'artritico ha poche scelte e per forza deve accettare le cura: al contrario peggiora e le sue articolazioni si distruggeranno. Nel fibromialgico non si distrugge un organo ma lo spirito (e questo non si vede, forse nemmeno lo vede lo stesso paziente).
Certe intolleranze farmacologiche poi risultano tali solo perchè il paziente non accetta le cure (a maggior ragione se si tratta di antidepressivi, molto usati nella cura della fibromialgia). Paradossalmente sarebbe più facile "abbandonare" un paziente dispensandolo con un farmaco, nella speranza che faccia effetto, piuttosto che soffermarsi ad aiutarlo a comprendere il proprio disturbo. Si legga il mio articolo pubblicato su MinInforma, proprio inerente la sindrome fibromialgica.
Del resto consideri la psicoterapia un farmaco, molto utile e privo di effetti tossici, sebbene non scevro anch'essa di intollanze da parte di alcuni pazienti..

Grazie veramente per avermi concesso uno spunto sincero rivolto a tutti i pazienti fibromialgici che non si fidano del medico e che cercano risposte improbabili e pericolose spesso via Internet.
Quando va bene incontrano medici, a volte cascano nelle mani dei ciarlatani (non medici) con improbabili risultati e portafoglio molto leggero...

aquindi si affidi alla professionalità dei colleghi medici che la seguono, dando per scontato che la sua diagnosi di fibromialgia (primaria) sia corretta, questo si, glielo concedo.

GG

Giuseppe Germanò

[#2] dopo  
Dr. Oreste Pascucci

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Gentile collega,
sono perfettamente d'accordo con te. Oggi è sempre più evidente e fondamentale l'approccio psicologico e neurologico a molte patologie, tant'è che si parla di psico- neuro- endocrino-immunologia e non a caso.
Sono molti,invece, che hanno solo un approccio "materialistico" e settoriale del nostro " corpo" tralasciando l'aspetto "mente". Basti pensare come molte tecniche di rilassamento ed ipnosi giovino a molti pazienti con dolore cronico.Cordiali saluti.
Dr. Oreste Pascucci
orestepascucci@virgilio.it