Utente 157XXX
Ho 75 anni e dall’età di 45 soffro di artrite reumatoide, diagnosticata fin dai primi sintomi grazie agli esami clinici effettuati. Nel primo periodo della malattia mi sono curata con forti dosi di cortisonici perché ho sempre sofferto per gli effetti collaterali legati all’assunzione di antinfiammatori, che me ne hanno impedito l’uso prolungato. Dal 1994, dopo un ricovero per accertamenti, mi è stato prescritto Urbason, in dosi giornaliere di mg. 4; a tutt’oggi continuo con questa cura (anche per il fatto che non sono riuscita a tollerare alcuna medicina alternativa prescrittami dai medici - metatraxate), che è stata efficace fino a circa tre anni fa. Da allora la malattia si è acuita procurandomi danni alle mani (le dita si sono deformate e la funzionalità è notevolmente diminuita) e, attualmente, ho dolori alle ginocchia, alle caviglie e ai piedi che mi rendono difficile anche camminare. Vorrei sapere se è possibile intervenire con nuovi farmaci; faccio presente che soffro di una grave forma di osteoporosi che mi ha provocato, negli ultimi quindici anni, diverse fratture. Grazie

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Dr. Mauro Granata

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L'uso dei cortisonici nel trattamento dell'artrite reumatoide si è andato progressivamente riducendo con l'avvento dei DMARDs tradizionali (methotrexate, leflunomide, salazopirina, ciclosporina, etc) e dei più recenti farmaci biologici (anti TNFalfa, rituximab, abatacept, tocilizumab). Gli effetti collaterali a lungo termine di questa, pur importantissima, classe di farmaci sono all'origine della loro ricollocazione terapeutica. Quindi la risposta alla sua domanda è che pur mantenendo un ruolo fondamentale nel trattamento della artrite reumatoide, specie nell'anziano che in genere risponde a bassissimi dosaggi di steroidi, oggi si tende a preferire il trattamento con gli altri farmaci precedentemente elencati. Al di là di questi concetti di base, il trattamento deve essere poi personalizzato per il singolo paziente. Cordiali saluti.
Mauro Granata