Utente 321XXX
da molti anni (nel '98 i primi dolori) soffro di dolori al rachide dorsolombare, alla gamba sx, secchezza oculare e disturbi del sonno. Ovviamente, ho fatto vari esami per escludere patologie arteriovenose alle gambe, RMN che inizialmente rilevava delle semplici protrusioni le quali, tuttavia, non giustificavano dolori così intensi alla schiena. In quel periodo, mi consigliarono agopuntura, fisioterapia che, per qualche tempo, mi giovarono. Dal 2010 la RMN dorsolombare ha evidenziato delle ernie diffuse ed un disco "disidratato" e la situazione ha avuto una sorta di inter involutivo. Mi hanno prescritto VES, PCR, ANTI CCP, REUMATEST ed altri esami del sangue, nonché RX bacino con visualizzazione delle "creste iliache" (dico bene o no?) - tutto negativo. Ho consultato vari neurochirurghi, alcuni concordi su intervento alle ernie, altri no. Durante questo "pellegrinaggio" medico, sono stata inviata anche da reumatologi che mi hanno diagnosticato FIBROMIALGIA, mi hanno prescritto delle terapie farmacologiche (GABAPENTIN, LYRICA senza alcun effetto sul dolore) ma che non sono più riuscita a sentire neanche telefonicamente. Due anni fà, i dolori sono diventati talmente insopportabili da gestire e sono finita in centro di terapia del dolore e cure palliative, presso il quale mi hanno prescritto TRADONAL (stessa molecola del + noto CONTRAMAL). Mi passò totalmente il dolore lombare, ma non quello alle gambe, e poi mi hanno fatto passare al TARGIN, proponendomi anche l'impianto di un neurostimolatore nell'addome. Dopo qualche mese, si è creata dipendenza dal farmaco e, pian piano, sono riuscita a "disintossicarmi", ma senza star bene, ovviamente. Mi piace tanto viaggiare e più volte sono rimasta bloccata a letto in hotel con sciatalgia perché non riuscivo più a muovere un passo. Anche durante le ultime ferie estive, ho dovuto fare punture di DICLOREUM (con protezione gastrica LANSOPRAZOLO 30), e qualche gg di capsule 150 mg.
I dolori e bruciori (come una sorta di "ustione" che non guarisce) alla gamba, al piede ed alla zona dorsolombare hanno compromesso il mio sistema nervoso e la mia voglia di vivere e divertirmi, foss'anche una passeggiata un po' più lunga del solito. Cosa mi consigliate di fare, senza bollarmi come malata immaginaria? Cordialità.

[#1] dopo  
Dr. Luigi Stella

32% attività
8% attualità
16% socialità
PADERNO DUGNANO (MI)
MILANO (MI)

Rank MI+ 56
Iscritto dal 2012
Buongiorno,
La sua vicenda appare complessa ed anche complicata da troppi pareri dissonanti.
E' evidente che non è possibile a distanza e senza un esame fisico diretto sbroliare la matassa.
Per questo motivo mi limiterò a esporLe alcuni principi e punti fermi sui quali costruire un tentativo concreto di avere un sollievo al suo dolore.
La diagnosi di fibromialgia non mi pare sostenibile da elementi concreti (la fibromialgia è caratterizzata dalla presenza di tender points costituiti da fusi muscolari la cui pressione genera dolore).
Le caratteristiche del dolore, prevalentemente urente, conducono a pensare ad un dolore di tipo neuropatico.
Il fatto che utilizzando analgesici morfinomimentici abbia avuto la risoluzione del dolore lombare ma non quello agli arti inferiori rende probabile che siano dovuti a cause differenti.
I farmaci di prima scelta per il dolore neuropatico appartengono alla categoria degli antiepilettici (gabapentin, pregabalin) e antidepressivi (duloxetina) che vanno assunti a dosi crescenti sino a che il dolore si attenua o compaiono effetti collaterali importanti.
Gli analgesici morfinomimetici a basso dosaggio ben difficilmente danno dipendenza (psichica) in chi è affetto da dolore cronico; danno invece tolleranza e cioè la necessità di aumentare nel tempo il dosaggio per mantenere l'effetto. Anche questo problema è risolvibile con la cosiddetta rotazione degli analgesici da praticare saltuariamente nel tempo, quando la tolleranza al farmaco ha richiesto un aumento importante del dosaggio. Fortunatamente la tolleranza non è solo relativa all'effetto analgesico, ma anche agli effetti collaterali.
In conclusione ad evitare che gli effetti collaterali del dolore cronico le limitino la vita di relazione ed il suo equilibrio psichico, Le consiglio di rivolgersi ad un terapista del dolore di grande esperienza che la prenda in carico per il tempo necessario a alleviare il suo dolore (potrebbe volerci anche qualche mese) perchè il principio essenziale per chi soffre di dolore cronico è ottenere il risultato desiderato con la mininima dose di farmaci, poichè questi dovranno essere assunti cronicamente.
Non passi da uno specialista ad un altro se non ottiene subilto un adeguato sollievo, questo è un errore fatale che Le impedisce di venire a capo del suo problema.
Cordiali saluti
Dr. luigi stella
Specialista in Anestesia e Rianimazione - Terapia del dolore.
www.dolore-e-sollievo.eu
info@sollievo.center