Utente 400XXX
Gentilissimo Dottore, le chiedo un parere sulla evoluzione delle microcalcificazioni nel tempo.
A mia moglie , 45 enne, senza storie familiari di neoplasie al seno, nelle mammografie di controllo, sono state rilevate microcalcificazioni nel QSE ( non meglio descritte nei referti) nel gennaio 2012 , rimaste invariate e stabili ai controlli dell'agosto 2014 e del febbraio 2015.
Nell'ultima mammografia, del dicembre scorso , la radiologa evidenzia un millimetrico incremento dimensionale delle stesse microcalcificazioni, non evidenziate da un suggerito ed immediato controllo ecografico ( inutile , visto che non le rileva mai ?)
A questo punto la radiologa ,valutando tra un controllo mammografico a distanza, un intervento chirurgico ed una biopsia con mammotone, depone per quest'ultima ,evidenziando i rischi che non si riesca ad ottenere un risultato attendibile.
In attesa dei risultati del mammotone , che sara' effettuato a breve, sono a chiederle:
- e' possibile una evoluzione in negativo delle microcalcificazioni dopo cosi' molti anni ? (ho letto che, normalmente, la stabilita' di almeno due anni suggerisce benignità) ;
- questa eventuale evoluzione puo' essere repentina ed indicare la co-presenza di un carcinoma in situ mettendo a rischio il paziente con il ritardo dell'intervento o si rimane nella fase pretumorale con prognosi positiva?
- se il mammotone non fornira' risultati attendibili , e' consigliabile un controllo mammografico a breve od e' proprio indispensabile un intervento chirurgico , che spaventa molto mia moglie , con il rischio che sia inutile, invasivo e mutilante?
La radiologa in questione , molto preparata e gentile, ha la fame di essere scrupolosisssima.
Attendo un suo parere e la ringrazio in anticipo per il suo tempo e l'attenzione.

[#1] dopo  
Dr. Salvo Catania

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Da quanto descrive credo si tratti di un utile approfondimento richiesto solo a scopo precauzionale perchè un incremento delle calcificazioni crea una relativa apprensione solo se si modificano contemporaneamente le caratteristiche delle stesse.

In una mammografia "trasparente" le calcificazioni essendo sostenute da deposito di sali di calcio (fosfati, carbonati, ossalati ecc) sono di facile rilievo soprattutto con la strumentazione moderna.

Esse tuttavia sono talvolta difficili da interpretare (il cosiddetto valore predittivo positivo in alcune casistiche è di appena il 10 %)
e la difficoltà di interpretazione aumenta in rapporto alla evoluzione tecnologica che permette di vederne sempre di più e sempre più piccole.

Sembra quindi più opportuno parlare di calcificazioni, definendole di volta in volta "benigne", "dubbie" e di "tipo maligno" .

Le calcificazioni benigne non richiedono neanche controlli e quelle maligne devono essere sottoposte a intervento chirurgico.

Quelle dubbio-sospette vanno meglio definite tramite un approfondimento diagnostico cioè con un esame istologico, che può essere ottenuto con un intervento bioptico a cielo aperto o con uno strumento chiamato Mammotome, che si basa sull'aspirazione meccanica eseguita da un apposito strumento connesso con una agocannula.
http://www.senosalvo.com/approfondimenti/agobiopsia_della_mammella.htm

Tanti saluti
Salvo Catania
Salvo Catania, MD
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[#2] dopo  
Utente 400XXX

Ringraziandola per la tempestivita' e compiutezza della consulenza , porgo i miei piu cordiali saluti.

[#3] dopo  
Dr. Salvo Catania

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