Utente 481XXX
Buongiorno,
la settimana scorsa per la prima volta nella vita ho avuto due episodi di coliche renali, la prima di lieve entità, o meglio di breve durata, la seconda (il giorno successivo) molto forte e di una durata di più di 4 ore.
Il medico di famiglia ha confermato trattarsi di coliche renali e mi ha prescritto una ecografia reno-vescicale.
L'esito dell'ecografia dice:
Reni in sede, di forma e volume normali, con omogenea ecostruttura del parenchima.
Presenza di una cisti corticale di circa 2 cm in mesorenale sinistra.
Lieve dilatazione delle cavità calico pieliche di sinistra a confronto con le controlaterali.
Presenza di una formazione litiasica di circa 1 cm di lunghezza, ma sottile circa 3mm a livello del meato ureteale di sinistra.
Il calcolo non è mobile nei cambiamenti di decubito ma non è completamente ostruente data la mancata dilatazione ureterale a monte. Non dilatazione delle cavità calicopieliche in assenza di immagini litiasiche.
Vescica ben distesa con pareti regolari e contenuto liquido anecogeno in assenza di aggetti endoluminali.
Assenza di formazioni espansive in sede annessiale.
Sto bevendo 2,5 lt di acqua al giorno e da mercoledì mattina ho cominciato terapia con una compressa di DEFLAN 30mg (5 gg intera e 5 gg metà). Non ho disturbi se non qualche punta alla pancia e alla schiena ma niente di che. Ho fatto lunghe passeggiate a passo sostenuto lunedì e martedì e da mercoledì sera faccio la mia ora di palestra regolare sperando che il calcolo si decida a muoversi.
Sono tornata in ufficio mercoledì ma il mio lavoro, essendo un commerciale, sarebbe quello di spostarmi in giro per il Piemonte ogni giorno ....
Ci sono speranze che, vista la posizione, il calcolo, con annessa colica, si muova da solo oppure la dimensione ne potrebbe inficiare l'uscita?
Oltre al Deflan sto prendendo qualche dose di soluzione Schoum e bevendo qualche spremuta di limone (gli ultimi due sicuramente rimedi casalinghi). Che altro posso fare?
Grazie per la risposta.
GG

[#1] dopo  
Dr. Paolo Piana

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Da come viene descritto, il calcolo è un po' grandicello per attenderne l'espulsione spontanea, d'ogni modo in assenza di sintomi importantì, è lecito tentare una terapia che ne possa favorire il passaggio. Questa terapia è generalmente basata sull'associazione di un farmaco alfa-litico (tamsulosina) con il cortisone, d'ogni modo ogni specialista ha poi le sue preferenze in merito. Il calcolo si sposta solo per la maggiore compiacenza dell'uretere, favorita dalla terapia. La spinta posteriore dell'urina ha invece un'importanza minore. Noi riteniamo che in questi casi non sia opportuno esagerare con l'idratazione, che in alcune situazioni potrebbe addirittura dimostrarsi controproducente, inducendo inutili coliche. In genere il passaggio dello sbocco dell'uretere è caratterizzato dalla comparsa di disturbi irritativi, che specie nella donna possono simulare una cistite. L'avvenuta espulsione corrisponde alla repentina scomparsa di questi disturbi, ma ancora nella donna non è così comune che il calcolo possa essere davvero individuato e raccolto nelle urine. D'ogni modo, se ad una ecografia ripetuta dopo 2-3 settimane il calcolo persiste, bisogna iniziare a pensare ad una risoluzione operativa, in questo caso un semplice intervento endoscopico.
Dr. Paolo Piana
Responsabile Centro Calcolosi Renale A.O. U. Città della Salute e della Scienza - Torino
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