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Variante inglese Covid: cosa bisogna sapere

Dr. Antonio ValassinaData pubblicazione: 22 dicembre 2020

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Di per sé la variante di un virus è una mutazione tanto normale da essere attesa. C'era solo da aspettare per sapere dove, quando e come sarebbe comparsa. Ora lo sappiamo: Sud-Inghilterra, mese di settembre 2020, modifica parziale della proteina "spike", quella superficiale, che aggredisce le cellule dell'ospite, la stessa che viene "riprodotta" dai vaccini per "educare" il nostro organismo a riconoscerla e quindi poterci difendere dal virus, tanto da diventare immuni.

La nuova variante del virus SARS-CoV-2 ceppo "English virus" le sue conseguenze

Da sempre, dunque, tutti i virus cambiano per adattarsi all'ospite, superare le sue difese create dall'infezione precedente (vedi influenze stagionali) e, pertanto, cercano in continuazione di superare le difese immunitarie che il nostro corpo ha costruito in seguito all'incontro con i ceppi precedenti della stessa famiglia di virus. Quindi anche il SARS-CoV-2 ha fatto lo stesso.

Mister SARS-CoV-2, trovatosi in alcuni ospiti nella contea inglese del Kent, evidentemente abbastanza anziani da potergli permettere di replicarsi facilmente (scarse difese), ma comunque abbastanza resistenti da sopravvivere o comunque resistere abbastanza a lungo all'infezione, è riuscito a modificarsi di quel tanto da poter poi migrare (contagiare) più facilmente in altri umani venuti a contatto con il paziente/i pazienti zero di quella contea del Kent ("il famoso paziente inglese" verrebbe da dire) e da lì molto più rapidamente diffondersi in tutto il Sud dell'Inghilterra rispetto alla sua versione precedente.

Covid variante inglese

Vediamo le caratteristiche del ceppo "inglese"

  1. Molto più contagioso: >70% rispetto al ceppo diffuso in Italia. Ne deriva come conseguenza immediata personale che le regole di distanza per evitare il contagio (secondo la regola del triangolo nero = triangolo del Contagio formato da tre lati che chiudono uno spazio definito "tempo": 1° lato: ambiente chiuso, 2° lato: distanza inferiore a 1 metro, 3° lato: nessuna mascherina ---> tre condizioni mantenute per un tempo superiore ai 15 minuti) devono essere applicate in modo molto più rigido; ne deriva anche, come conseguenza sociale, che l'estrema contagiosità di questa variante del virus potrebbe costringerci a lockdown più prolungati del previsto, proprio quando pensavamo di uscire da quest'incubo dell'isolamento ad oltranza.
  2. Letalità invariata: incidenza di decessi rispetto ai contagiati sostanzialmente simile al precedente ceppo, che, per semplicità, chiamerò "italiano". Nota bene: per letalità si intende il valore finale calcolato dividendo il totale dei decessi per il totale delle persone infettate, COMPRESI i casi non confermati da esami di laboratorio o che non mostrano sintomi. Ne deriva, però, che se è vero che la letalità è invariata, è anche vero che, in presenza di una contagiosità aumentata del 70 %, verrà aumentata enormemente la quota di popolazione contagiata e di conseguenza saliranno alle stelle i ricoveri ordinari, quelli in terapia sub-intensiva, quelli in terapia intensiva e soprattutto i decessi totali. Il nostro SSN verrà letteralmente schiantato da una emergenza di questo tipo. Evento che non possiamo assolutamente permettere che avvenga!
  3. Rilevabilità ai test: per ora sostanzialmente confermata, ma potrebbero esserci problemi di alcuni test diagnostici a rilevare correttamente in futuro la nuova variante "English" del virus o successive varianti; sono in corso accertamenti approfonditi in tutti i laboratori del mondo.
  4. Problemi di immunizzazione con gli attuali vaccini: non sembrano esserci problemi particolari in quanto la variazione del virus non è tale da "nasconderlo" agli anticorpi sviluppati in seguito alla risposta agli attuali vaccini preparati sul precedente ceppo del virus; anche questo aspetto viene in queste ore messo sotto osservazione in tutti i Centri di ricerca.
  5. L'unico vero problema è occorrerà vaccinare un numero molto più ampio di individui per ottenere nella popolazione la famosa immunità di gregge. Infatti, quanto più alto è l'R0 (il “numero di riproduzione di base” che rappresenta il numero medio di infezioni secondarie prodotte da ciascun individuo infetto in una popolazione completamente suscettibile cioè mai venuta a contatto con il nuovo patogeno emergente = questo parametro misura la potenziale trasmissibilità di una malattia infettiva.), tanto più alto dovrà essere il numero delle persone vaccinate per ottenere l'effetto dell'immunità di gregge. Ad esempio, l'R0 del morbillo, in base a quanto indica il portale EpiCentro dell'Istituto Superiore della Sanità (ISS), spazia da 12 a 17. Per questo motivo per ottenere l'immunità di gregge nel da morbillo bisogna vaccinare il 100% della popolazione.

L'Istituto Superiore di Sanità insieme alla Fondazione Bruno Kessler ha analizzato le statistiche sui contagi in Italia fino alla data del 24 marzo, al fine di calcolare il fattore R0 nelle regioni più o meno colpite dal contagio. In Lombardia, secondo questo studio riportato sul sito del Ministero della Salute, tra il 17 e il 23 febbraio si è raggiunto un valore di R0 uguale a 3, il massimo durante il periodo analizzato dagli studiosi. A seguito della messa in atto delle misure di contenimento del contagio, il valore di R0 è progressivamente diminuito. Anche in Emilia Romagna il fattore R0 ha raggiunto il valore di 3 nel giro di una settimana, la terza di febbraio.

Rispetto alle regioni del Nord, le aree del Centro e del Sud hanno avuto una minore diffusione del contagio, quindi un valore di R0 inferiore. In Puglia, ad esempio, il valore R0 ha raggiunto la sua acme a ridosso delle misure di contenimento del contagio da Covid-19, dunque è velocemente diminuito.

In breve.

Da una valutazione iniziale della contagiosità del SARS-CoV-2 (R0 = a circa 3), il CTS e il Governo hanno stimato fosse sufficiente vaccinare tra il 60 e il 70% degli italiani (42 milioni di persone). Ripeto: ipotesi iniziale del CTS di fine novembre 2020 fondata su un R0 del SARS-CoV-2 stimato di circa 3.

Ma se si diffonderà il ceppo "inglese" (R0 verosimilmente di 5,5-6 /N.d.A) il numero dei vaccinati per ottenere l'immunità di gregge inevitabilmente dovrà aumentare al 90-95% della popolazione (55-57 milioni di italiani). Il che significa in parole povere: misure individuali di distanziamento e protezione più rigorose, lockdown più prolungati, tempi di vaccinazione più lunghi e immunità di gregge raggiunta in tempi più lunghi.

Non basterà tutto il 2021 per ottenere la sospirata "immunità di gregge" in Italia. Eppure, dobbiamo sapere che se osserveremo con rigore e perseveranza tutte le misure di sicurezza, man mano che la vaccinazione avanzerà, milioni di persone vaccinate saranno restituite ad una vita normale fatta di affetti, di relazioni sociali e di ritorno pieno al lavoro. Ma bisogna essere coscienti che questa battaglia è durissima, affatto breve e che per vincerla dovremo restare uniti!

E, soprattutto, vaccinarci TUTTI!


Autore

antonio.valassina
Dr. Antonio Valassina Ortopedico, Chirurgo vascolare

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1978 presso Università Cattolica del S. Cuore.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Roma tesserino n° 34117.

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