alimentazione

Non c'è dubbio: il caffè ci mantiene in salute!

Dr. Mauro ColangeloData pubblicazione: 19 agosto 2021

Da quando nel ‘700 dall’isola di Malta ne iniziò la diffusione in Europa, il caffè che deve la sua denominazione a Kaffa, la regione abissina dove secoli addietro fu trovato il suo arbusto e da dove si diffuse inizialmente nei paesi arabi, se ne fa oggi largo uso tanto che, nel mondo intero, il caffè è una delle merci più scambiate insieme con petrolio e acciaio.

Per il fatto di essere una delle bevande più comunemente consumate, il caffè ha costituito da tempo argomento di studio nell’ambito della ricerca medica, dando talora conclusioni discordanti sui suoi effetti sulla salute umana.

Walter C. Willett, professore di Epidemiologia e Nutrizione alla Harvard T.H. Chan School of Public Health, nella recente revisione della Letteratura Coffee, Caffeine, and Health, pubblicata su New England Journal of Medicine [N Engl J Med. 2020 Jul 23;383(4):369-378. doi: 10.1056/NEJMra1816604.], giunge alla conclusione che il consumo abituale da 3 a 5 tazze di caffè al giorno sia significativamente legato alla prevenzione di numerose patologie croniche, sia agendo come potente vettore di caffeina per vari organi che come complemento dietetico straordinariamente ricco di benefiche proprietà.

Tazzine di caffè e benefici sulla salute

Willet ha esposto i convincenti dati, derivati da una metanalisi del 2019 su studi effettuati su larga scala di popolazione in Giappone, Regno Unito e Stati Uniti, di una riduzione della mortalità per tutte le cause nei consumatori di caffè fino ad 8 tazze al giorno, indipendentemente che sia con caffeina o decaffeinato, anche tenendo conto di fattori di rischio quali il fumo, l’uso di alcool ed il peso corporeo.

Effetti del caffè sulla salute

L’effetto protettivo del caffè, maggiore quando consumato dopo il pranzo, è stato rilevato nei confronti del diabete tipo 2, il cui rischio si riduce fino al 7%, aggiungendo al consumo quotidiano abituale una tazza di caffè, mentre è più elevato diminuendone il consumo nel giro di 4 anni. Ciò si suppone sia dovuto ad una attenuata resistenza epatica all’insulina e ad un’aumentata tolleranza al glucosio, grazie ai polifenoli, e particolarmente agli acidi clorogenici presenti nel caffè, che sono antiossidanti e agenti ipoglicemici, in quanto inibiscono un'eccessiva produzione degli enzimi α-glucosidasi e glucosio-6-fosfatasi, che attivano la conversione di non-carboidrati e glicogeno in glucosio.

Analogamente, la metanalisi di studi prospettici ha evidenziato che un regolare consumo da 3 a 5 tazze al giorno determina una minore probabilità di contrarre malattia coronarica, insufficienza cardiaca e fibrillazione atriale ed anche ipertensione arteriosa, per l’effetto significativo dell’acido clorogenico sulla diminuzione sia della pressione sistolica che diastolica.

L’azione antiossidante dell’acido clorogenico è evidente anche sul livello del colesterolo a bassa densità (LDL) e si riverbera nel ridurre del 21% il rischio dell’ictus, come ha mostrato una metanalisi del 2014 di indagini prospettiche condotte su 2,4 milioni di partecipanti.

Per quel che attiene al Sistema Nervoso Centrale, nel primo studio a vasto raggio sugli effetti del caffè, gli investigatori hanno rilevato che i consumatori abituali mostrano attitudini funzionali indicative di una aumentata capacità di concentrazione e di controllo motorio rispetto ai non-consumatori e comparativamente una riduzione del 30% dell’incidenza di depressione, per l’impatto della caffeina su serotonina e dopamina.

Inoltre, il consumo del caffè offrirebbe un effetto protettivo contro una varietà di condizioni neurodegenerative. I bevitori di caffè con lieve declino cognitivo si è dimostrato che hanno un diminuito rischio di sviluppare demenza e da anni è oramai accertato che in essi è significativamente ridotto il rischio di sviluppare la malattia di Parkinson.

In conclusione, dobbiamo tenere presente che il caffè è un seme e che la funzione-chiave di un seme è di proteggere l’embrione della pianta in germe che viene esplicata dai molti componenti, particolarmente i polifenoli, con effetto antiossidante ed antiinfiammatorio che sono verosimilmente responsabili dei benefici effetti sulla salute umana.

Autore

maurocolangelo
Dr. Mauro Colangelo Neurologo, Neurochirurgo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1972 presso Università Napoli.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Napoli tesserino n° 11151.

2 commenti

#1
Dr. Antonio Ferraloro
Dr. Antonio Ferraloro

Finalmente una bella notizia soprattutto per gli italiani che sono amanti del caffè, veri buongustai, napoletani in primis, caffè che in passato è stato anche demonizzato.
L'illustre amico Dr. Colangelo non si smentisce e pubblica questa bella news con tanto di dati scientifici che attestano l’azione protettiva della caffeina e non solo su molteplici condizioni patologiche e non (anche a livello di prevenzione).
E allora tutti a bere "Na tazzulella 'e cafè" .. come cantava un altro illustre napoletano, Pino Daniele.

#2
Dr. Mauro Colangelo
Dr. Mauro Colangelo

Il commento del mio valoroso Collega ed amico carissimo puntualizza ciò che è detto all'inizio dell'articolo, ossia le conclusioni discordanti sugli effetti del caffè che si sono succedute nel corso degli anni. Di una cosa eravamo tutti però ben certi, il valore protettivo sul Parkinson esercitato dal caffè. Spero che il parere del Dott. Ferraloro sul valore preventivo esercitato dal caffè trovi sempre più attuazione particolarmente per noi italiani che senza caffè ci sentiamo persi...

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