Utente 457XXX
Salve, sono una ragazza di 23 e il mio problema è che non riesco a lavorare, o meglio ogni volta che trovo un lavoro non dormo la notte, mi faccio venire crisi d'ansia, penso a tutti ciò che il lavoro mi porterà via e mi viene voglia di scappare al primo giorno di prova. Ho lavorato come hostess per 10 giorni (da contratto) e mi sentivo perennemente in ansia ma l'idea di essere libera dopo 10 giorni mi rendeva felice. Ho lavorato come receptionist di hotel per un mese (coprivo i turni delle colleghe che andavano in vacanza) all'inizio mi sentivo davvero fuori luogo e durante il periodo di prova pensavo "tanto io qui non ci rimango". Dopo un mese lascio anche questo lavoro però per motivi collegati al rapporto con il mio datore di lavoro. Ultimamente ho iniziato un periodo di prova come segretaria in un'azienda di verniciatura del ferro, dopo un giorno e mezzo lascio perché inizio a sentirmi male (peso al cuore, insonnia, non sentirmi capace). Dopo un paio di giorni, cioè oggi, ho iniziato un periodo di prova come adetta ai piani in un hotel. Torno a casa e appare di nuovo questo peso sul cuore, ho pianto e voglio già lasciare anche perché è molto demotivante essere passata da receptionist ad addetta ai piani. C'è da dire che prima di iniziare qualunque periodo di prova sono sempre super contentissima, il tempo di un giorno e mi sento davvero male. Ho paura di deludere ancora una volta i miei genitori, ho paura di deludere di nuovo il mio ragazzo. Mi sento come un peso in più sul mondo, come se la vita fosse un'enorme montagna e io una misera formichina e molto spesso affacciata al balcone penso "ora mi butto". Da cosa può derivare questo mio rifiuto del lavoro? Perché non riesco a reagire in niente? Vorrei una vita fatta solo di tempo da passare con la mia famiglia e il mio ragazzo perché l'idea di dover rinunciare a questo tempo mi fa star male.

[#1] dopo  
Dr. Armando De Vincentiis

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(...) l'idea di dover rinunciare a questo tempo mi fa star male.(..)
il problema, probabilmente, non è nel lavoro ma nelle convinzioni di fondo (disfunzionali) che non le consentono di essere serena sul lavoro.
E' su certe credenze radicate che deve lavorare se vuole uscirne. ovviamente con uno specialista.
Dr. Armando De Vincentiis
Psicologo-Psicoterapeuta
www.psicoterapiataranto.it

[#2] dopo  
Dr.ssa Angela Pileci

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Gentile ragazza,

fermo restando che una vita fatta solo di tempo per famiglia, fidanzato e amici è, ahimè, impossibile e che il lavoro fa parte della vita, il problema a mio avviso non è tanto quello che tu hai intercettato e cioè "Da cosa può derivare questo mio rifiuto del lavoro? ", quanto l'ansia.

Più che rifiuto del lavoro a me pare la paura di affrontare la situazione lavorativa e il voler stare a casa con famiglia e fidanzato potrebbe proprio essere un modo per raccontarsela in modo più rassicurante.

Il peso che senti sul cuore quando inizi un nuovo lavoro è proprio un segnale d'ansia. Da qui io non so dirti di più, ma credo che sia molto importante sentire direttamente uno psicologo psicoterapeuta per una valutazione e per un eventuale terapia.

Cordiali saluti,
Dott.ssa Angela Pileci
Psicologa,Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale
Perfezionata in Sessuologia Clinica

[#3] dopo  
Utente 457XXX

Iscritto dal 2017
Vi ringrazio, questo ulteriore star male potrebbe essere dovuto anche anche alla non completa soddisfazione del lavoro trovato? Ad esempio come receptionist (per il quale mi sono diplomata) all'inzio avvertivo questo grande ostacolo interiore ma pian piano l'ho superato. Ho appena finito di finire un'altra giornata di adetta ai piani e non faccio altro che piangere, spesso mi additano come una che non ha voglia di far nulla, se rinuncio ho paura di deludere tutte le persone che mi vogliono bene, inoltre sono una ragazza che crede fortemente nell'indipendenza di ogni persona e questa cosa mi fa sentire ancora più fallita. Se provo a parlarne con qualcuno mi dicono "ti lamenti sempre basta". Inoltre stanotte sono stata svegliata da mia sorella più volte poiché mi lamentano nel sonno. È facile dire "non hai voglia di far niente" ma vorrei farli sentire come mi sento io.