Il primo importante distinguo è nella finalità del collutorio: cosmetica, terapeutica o entrambi?

L’idea del collutorio è nata nel 1632 quando lo scienziato olandese Anton Van Leeuwenhoek mise a punto delle migliorie al microscopio ponendo le basi della microbiologia. Egli scoprì che intorno ai denti cerano dei microorganismi invisibili a occhio nudo: quella che oggi viene chiamata “placca batterica”. Lo scienziato ideò uno strano intruglio di brandy e aceto con l’obiettivo di eliminare – senza successo - questi piccoli organismi viventi dal cavo orale.

La preistoria del collutorio finisce qui, mentre la storia inizia molo tempo dopo, appena qualche decennio fa, nei tardi anni sessanta. Questa volta in Danimarca il prof. Harald Loe scoprì che un preparato a base di Clorexidina era in grado di aderire alla superficie dei denti e contrastare la formazione della “placca batterica”.

Da allora i collutori sono stati oggetto di numerose ricerche portando alla produzione di numerosi prodotti ausiliari della igiene orale domiciliare. Ecco la necessità di comprendere le varie categorie di collutori, nel tentativo di non lasciare la scelta al caso o all’incentivazione pubblicitaria.

Il primo importante distinguo è nella finalità del collutorio: cosmetica, terapeutica o entrambi?

I collutori cosmetici sono in genere dei prodotti da banco, studiati con lo scopo principale di rinfrescare la bocca, contrastare l’alito cattivo e fornire un ausilio in coloro che non dispongono dello spazzolino/dentifricio (o hanno difficoltà nel suo uso). I collutori terapeutici hanno, invece, proprietà antibatteriche e protettive contro la patologie del cavo orale e devono essere assunti solo quando effettivamente indicati. Il collutorio, in questo caso, è parte integrante di una terapia medica e certamente non può essere assunto senza controllo e posologia. Accanto agli effetti benefici di riduzione della infiammazione e sanguinamento gengivale, si possono, infatti, osservare degli effetti collaterali soprattutto nei trattamenti di lunga durata. Le principali conseguenze indesiderate sono proprio un incremento nella formazione del tartaro e la comparsa di pigmentazioni.

I composti a base di Clorexidina e Oli essenziali hanno evidenziato ottime capacità nel prevenire la gengivite e delle parodontopatie. Esistono anche evidenze scientifiche che dimostrano gli effetti positivi del Fluoro e di altri agenti (ad esempio Triclosan, Delmopinolo, Sanguinaria) nel cosiddetto prebrushing, cioè nel controllo della placca prima della rimozione meccanica deòòa placca batterica ad opera dello spazzolino.

In tutti i casi la scelta e l’uso di un collutorio non può essere minimizzato, poiché accertata la sua utilità ed efficacia. Una buona regola è sempre quella di utilizzare il collutorio sotto il controllo dello specialista odontoiatra e/o dell’igienista dentale. Non casuale, infatti, che nel moderno Studio Dentistico il paziente sia sottoposto ad alcune domande sulla sua salute orale (anamnesi odontoiatrica) che prevedono anche di conoscere le sue abitudini alimentari e di igiene orale domiciliare. In questa indagine lo specialista potrà valutare tutti gli ausili per l’igiene orale (dallo spazzolino al collutorio) che il paziente utilizza a casa, verificandone il loro corretto utilizzo (quantità e frequenza), ovvero individuandone altri più idonei al caso specifico.

La più giusta igiene orale domiciliare non potrà prescindere da una valutazione individuale del paziente. Numerose le variabili da considerare: presenza/assenza di restauri/protesi/mal posizioni dentarie; condizioni di salute generali e locali; abitudini alimentari e voluttuarie; attitudini del paziente stesso ad utilizzare nella maniera più efficace gli strumenti per l’igiene orale (dallo spazzolino al filo interdentale). Non lasciate la scelta del collutorio al caso: affidatevi al vostro medico dentista e igienista dentale di fiducia.