alzheimer

Prevenire l'Alzheimer quando c'è una predisposizione genetica

Dr. Mauro ColangeloData pubblicazione: 06 febbraio 2018Ultimo aggiornamento: 02 dicembre 2020

Sondaggio su informazioni sulla salute, servizi online e Medicitalia.it Partecipa

È ormai universalmente riconosciuto che il modo più efficace di combattere l’Alzheimer rimane, a tutt’oggi, la prevenzione fondata particolarmente su stile di vita e fattori dietetici. Ulteriori studi clinici controllati hanno riaffermato il ruolo primario rivestito in tal senso dalla dieta mediterranea, a base principalmente di cereali integrali, olio di oliva, verdura in foglie e frutta. A dare nuovo vigore a questo convincimento, si pone il recente trial condotto dai medici finlandesi Miia Kivipelto e Alina Solomon, denominato Finger e durato due anni [1].

prevenzione demenza

I risultati della prevenzione

Nello studio sono stati arruolati 1.109 pazienti di età compresa fra 60 e 77 anni, cui era stato diagnosticato un disturbo della memoria. La popolazione è stata suddivisa in due gruppi:

  • nel gruppo A sono stati inclusi i soggetti cui sono stati forniti consigli regolari (regular counseling) sullo stile di vita;
  • nel gruppo B quegli stessi consigli sono stati particolarmente rinforzati da un programma più intenso di esercizi fisici e cognitivi (enhanced counseling), a cui si è aggiunta un'intensa sorveglianza per la prevenzione di rischi cardio-vascolari.

Dalle prime risultanze del trial Finger è emerso che i soggetti inclusi nel gruppo A hanno mostrato un incremento maggiore e statisticamente significativo del rischio di declino cognitivo e funzionale comparativamente ai soggetti che avevano ricevuto l’enhanced counseling, quindi con particolare attenzione ad alimentazione e attività sportiva.

Ciò che assume un valore particolarmente incoraggiante in questo studio è costituito dalla rilevazione che del gruppo B (enhanced counseling) facevano parte 362 persone che erano portatori del gene APOE4, fattore geneticamente predisponente alla malattia di Alzheimer. Per quanto ciò possa sembrare paradossale, proprio in questi soggetti sono stati registrati i risultati migliori.

Lo stile di vita può contrastare la predisposizione genetica all'Alzheimer

Ciò ha indotto i ricercatori a concludere che, seppure gli effetti benefici di un idoneo stile di vita potrebbero essere vanificati in quei soggetti contraddistinti da rischio genetico per la demenza, ciò tuttavia sarebbe efficacemente contrastato dalla adozione di interventi di maggiore intensità costituiti da attività fisica ed esercizio cognitivo non disgiunti da una rigorosa osservanza del regime dietetico enunciato prima.

Sulla scorta di questi risultati, questo modello di intervento verrà ora adottato e testato nell’iniziativa World Wide Finger allo scopo di verificare in differenti popolazioni, caratterizzate da una varietà di background geografici e culturali per consentirci di strutturare strategie globali di prevenzione della demenza.

[1] I risultati sono stati pubblicati il 25 Gennaio 2018 su JAMA Neurology.


Autore

maurocolangelo
Dr. Mauro Colangelo Neurologo, Neurochirurgo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1972 presso Università Napoli.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Napoli tesserino n° 11151.

8 commenti

#1
Specialista deceduto
Dr. Giovanni Migliaccio

Credo che qualsiasi studio seriamente condotto con rigoroso criterio scientifico, può dare il proprio contributo, piccolo o grande che sia, alla scoperta di farmaci e/o strategie terapeutiche innovative.
Lo studio che hai citato, pubblicato sulla prodigiosa rivista, è senz'altro di eccellenza scientifica e deve far ben sperare.
Non vorrei apparire presuntuoso, ma resto scettico su qualsiasi tipo di alimento che possa avere validità terapeutica per questa o un'altra patologia.
Sicuramente alimentarsi con cibi genuini come sono quelli della dieta mediterranea, certamente fare attività fisica, sono ottime abitudini per una vita sana sotto molti aspetti, ma che possano prevenire o preservare da qualsiasi malattia, mi si perdoni, ma non sono "scientificamente" convinto.

#2
Dr. Mauro Colangelo
Dr. Mauro Colangelo

Grazie del commento Giovanni. Freud in una lettera ad Eugen Bleuler scrisse che la possibilità di curare la nevrosi d'ansia con il lungo procedimento dell'analisi, un giorno non lontano, sarebbe stata soppiantata dall'uso di una pillola di maggiore efficacia e di più rapido effetto. Nel 1913 era tutto quello che la medicina del tempo poteva offrire.

#3
Specialista deceduto
Dr. Giovanni Migliaccio

Si certo! Freud aveva ragione, in parte. Oggi ci sono farmaci che aiutano a limitare la sofferenza delle nevrosi, ma la psicoanalisi (condotta da persone di altissima competenza ed esperienza) è del tutto valida.
Che la carbonara, le melanzane, le zuccchine possano avere capacità terapeutica (magari in base al Gruppo sanguigno !!!) non hanno consistenza scientifica.
Con ciò non voglio negare la serietà di tali studi, se seri sono come sembra, ma sai che purtroppo ci sono bufale scientifiche, non solo in Italia.

#4
Dr. Michele Piccolo
Dr. Michele Piccolo

leggo con piacere l'interesse per gli effetti del cambiamento di stile di vita sulla salute; con altrettanto piacere spero di dare un utile contributo segnalando un argomento su cui riflettere. A mio parere, è necessario pensare ad un nuovo modo di relazionarsi con i pazienti considerandoli espressione del contesto socioambientale e culturale in cui vivono (in armonia con l'eziologia plurifattoriale delle patologie di cui parliamo). Per l'appunto suggerisco di pensare a nuove modalità in cui non si diano solo consigli ma s'instauri una relazione di cura che aiuti il paziente a scegliere le modalità più adatte per cambiare stile di vita. Mi rendo conto che in tal contesto diviene parimenti importante attivarsi, come medici e cittadini, nel facilitare i percorsi di cambiamento culturale protesi verso la promozione della salute. Se è vero che il SSN ha un compito di advocacy, sono curioso del punto di vista di tutti.

#5
Ex utente
Ex utente

http://www.24orenews.it/salute-a-benessere/salute/19049-l%E2%80%99ozono-%E2%80%9Ccura%E2%80%9D-la-mente-ricerca-a-brescia

Buongiorno Dr. Mauro Colangelo, mi scusi se insisto ma apprezzerei un suo stimato parere al riguardo.
Da pochi giorni, nell'Ospedale Fatebenefratelli di Brescia è iniziata una Cura della Malattia di Alzheimer utilizzando l'Ossigeno-Ozono Terapia, il Medico che ha proposto questa Cura pensa che i Pazienti affetti dall'Alzheimer potranno trarne beneficio.
E allora dobbiamo chiederci: quale è il meccanismo di azione dell'Ossigeno-Ozono Terapia tramite il quale ai Pazienti ritornerà in parte la Memoria e la Cognitività?
Dottor Colangelo, in alcune occasioni l'ho già scritto e chiedo scusa per le ripetizioni, ma penso sia necessario indicare ancora quello che ho capito svolgendo una ricerca sulle cause e cure delle malattie degenerative.
L'incremento stabile dell'Ossigeno Disciolto Paramagnetico nel sangue, e, a questo proposito Dr. Colangelo, consenta di ripetere che il paramagnetismo dell'Ossigeno Disciolto non è ancora studiato in Medicina, quindi, l'incremento dell'O2 determina un'aumento dell'energia elettrochimica irradiata nel sangue dal paramagnetismo dell'Ossigeno, producendo una Maggiore Attività Bioelettrica Cerebrale, attivando contemporaneamente l'Automatismo Neurofisiologico che produce la NEUROGENESI, la crescita di Nuove Cellule del Cervello, consentendo in questo modo la Regressione della Malattia di Alzheimer.
Chiaramente, per avere efficacia le autoemotrasfusioni con aggiunta di Ossigeno-Ozono devono essere in un numero sufficiente per aumentare stabilmente la Pressione Parziale di Ossigeno Disciolto i cui livelli sono indicati dalla pO2 rilevabili con la emogasanalisi arteriosa.

Ringraziando per la cortese attenzione Dr. Mauro Colangelo comunico i più Cordiali Saluti.
Pino Fronzi

#6
Dr. Antonio Ferraloro
Dr. Antonio Ferraloro

Avevo letto lo studio pubblicato dall'amico Mauro Colangelo, è molto interessante.
Ringrazio il Collega per averlo pubblicato su questo sito di divulgazione medico-scientifica.

#7
Dr. Mauro Colangelo
Dr. Mauro Colangelo

Ti ringrazio Antonio del gentile commento e ringrazio anche il Collega Piccolo con cui condivido l'obbligo morale per noi medici di farci portavoce presso i pazienti che a noi si affidano di ogni istanza di cambiamento nello stile di vita che può incidere nella salvaguardia della salute.

#8
Dr. Mauro Colangelo
Dr. Mauro Colangelo

Gentile Sig. Fronzi, La ringrazio per la sua assidua e cortese attenzione ai miei blog.

Commenti degli utenti: aperti!
Commenti dei professionisti: aperti!

Per aggiungere il tuo commento esegui il login

Non hai un account? Registrati ora gratuitamente!

Guarda anche alzheimer 

Vuoi ricevere aggiornamenti in Neurologia?

Inserisci nome, email e iscriviti:

* Autorizzo il trattamento dei miei dati da parte di Medicitalia s.r.l. per finalità di marketing telefonico e/o a mezzo posta elettronica o ordinaria, compresi l'invio di materiale pubblicitario, la vendita diretta e lo svolgimento di indagini di mercato.

Cliccando su iscriviti acconsento al trattamento dei dati personali come da privacy policy del sito.

Altro su "Malattia di Alzheimer"