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I Neurologi affrontano le ripercussioni del Covid-19

Dr. Mauro ColangeloData pubblicazione: 03 giugno 2021

Annebbiamento mentale, disfunzione cognitiva e cefalea sono solo alcuni dei sintomi delle manifestazioni che caratterizzano le sequele post-acute della SARS COVID-2, note comunemente come lungo-COVID e denominate anche con l’acronimo PASC (Post-Acute Sequelae of SARS COVID-2) dal National Institutes of Health (USA).

Greg Vanichkachorn della Mayo ClinicRochester, Minnesota, ha pubblicato il lavoro “Post COVID-19 Syndrome (Long Haul Syndrome): Description of a Multidisciplinary Clinic at the Mayo Clinic and Characteristics of the Initial Patient Cohort”, che descrive i postumi rilevati in una serie di pazienti dopo l’infezione da Covid-19.

PASC: le conseguenze post-acute del Covid-19

Per PASC si intende quindi un insieme di sintomi che persistono da molte settimane a mesi dopo la guarigione dall’infezione iniziale: i dati accumulati dall’inizio della pandemia suggeriscono che ne sarebbe colpita 1 persona su 3, per cui secondo Ralph Sacco, Chair of Neurology alla Miller School of Medicine University of Miami, Florida, è in progressiva crescita il numero di pazienti che richiede visite neurologiche successivamente alla Covid-19.

Nella coorte dei 100 pazienti dello studio di Vanichkachorn, (dell’età media di 45 anni, 68% di sesso femminile) la durata media dei disturbi è stata di 93 giorni successivamente all’infezione, consistenti in una sindrome poli-sintomatica e multi-sistemica che includeva spesso sintomi neurologici.

Nella maggioranza dei casi (75%) non vi era stata ospedalizzazione per Covid-19 e in moltissimi casi l’infezione acuta era stata caratterizzata da sintomi molto modesti oppure era decorsa in maniera asintomatica. I sintomi più frequenti sono stati rappresentati da astenia (80%), disturbi respiratori (59%) e sintomi neurologici (59%) seguiti da riduzione del potenziale cognitivo (34%), disturbi del sonno e sintomi mentali costituiti da depressione e/o ansia.

Oltre un terzo dei pazienti riferiva difficoltà nell’esecuzione delle attività di base della vita quotidiana. Solamente 1 paziente su 3 era stato in grado di riprendere la precedente attività lavorativa nel momento in cui è stato condotto questo studio. Nella quasi totalità dei pazienti, a dispetto dei sintomi debilitanti, le indagini di laboratorio o strumentali erano normali o non-diagnostici. Per molti pazienti è stata necessaria terapia fisica od occupazionale e riabilitazione psichica, condotta in modalità di telemedicina oppure face-to-face.

Come già espresso nella news Covid-19 e sue conseguenze sul cervello il 33.6% (95% CI, 11.17 – 34.07) dei pazienti affetti da Covid-19 nei primi 6 mesi dopo la risoluzione dell’infezione presenta sequele neurologiche, il cui meccanismo resta ancora da chiarire se sia principalmente sistemico oppure la conseguenza di un coinvolgimento indipendente del sistema nervoso.

Da un’indagine su dati internazionali, pubblicata il 21 Aprile 2021 da Hannah E. Davis su medRXiv, emerge che su 3.762 partecipanti 3.608 (96%) hanno lamentato sintomi di lungo-Covid oltre i 90 giorni e nel 65.2% per almeno 6 mesi. La popolazione più colpita dal PASC è prevalentemente costituita da donne di età media (78.9%; 31% di età 40 – 49 anni; 25.0% 50 – 59 anni). Valori analoghi sono risultati nello studio della Mayo Clinic (donne di 45 ± 14.2 anni) con durata dei sintomi post-COVID intorno ai 3 mesi (94.4 ± 65 giorni); di questi pazienti il 75% non era stato previamente ospedalizzato.

Ralph Sacco, past president dell’American Academy of Neurology, osserva che il paziente in cui vi sia la persistenza di sintomi neurologici che interferiscono con la qualità della sua vita cerca l’aiuto dello specialista, che non sempre riesce con certezza ad individuare un piano terapeutico. Per questa ragione è necessario che sorgano, alla stregua di quanto è accaduto alla Mayo Clinic, numerosi sistemi di cura che focalizzino il lungo-COVID attraverso programmi multi-disciplinari, che offrano, in una cornice collaborativa di appropriate sub-specialità, consulti in presenza o attraverso video telemedicina miranti a migliorare i sintomi ed a recuperare le funzioni e le attitudini psico-sociali per facilitare il reintegro nella vita lavorativa.

Fonti:

Autore

maurocolangelo
Dr. Mauro Colangelo Neurologo, Neurochirurgo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1972 presso Università Napoli.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Napoli tesserino n° 11151.

4 commenti

#1
Utente 510XXX
Utente 510XXX

Dott. Colangelo grazie per il suo nuovo Articolo su un argomento che ormai occupa spazi e tempi del quotidiano. La sintomatologia che Lei descrive, manifestata nei pazienti che hanno avuto il covid, la vivo giornalmente nell'ambito della mia attività professionale, constatando le differenze comportamentali di persone a me note già da anni. È veramente"disarmante" vedere come, persone attive, gioviali, di spirito libero, siano, senza saper darsi e dare una spiegazione, improvvisamente spente e, quasi,al limite dell' asocialità. Speriamo solo che gli approfondimenti riescano,al più presto, a trovare la "giusta" e definitiva soluzione a questa piaga sociale. Grazie ancora per il suo importantissimo contributo.

#2
Dr. Mauro Colangelo
Dr. Mauro Colangelo

La ringrazio per l'assiduo interesse per le news che pubblico e per il suo cortese apprezzamento.

#3
Dr. Vincenzo Rossi
Dr. Vincenzo Rossi

Articolo sintetico ed aggiornato!!!Sarebbe interessante un approfondimento sulla terapia anche dopo l'esperienza personale del collega di Codogno che su se stesso ha segnalato una buona risposta su alcuni sintomi con l-arginina e vitamina C liposomiale,risultati che sembrano essere confermati da uno studio condotto dall'IRCCS san Raffaele di Roma in particolare sulla performance fisica.

#4
Dr. Mauro Colangelo
Dr. Mauro Colangelo

Grazie caro Enzo del tuo commento a cui, ad ulteriore conferma di quanto hai comunicato, aggiungo che personalmente anche io tratto i pazienti che lamentano disturbi tipo PASC con un prodotto che contiene L-arginina e cianocobalamina.
Un caro abbraccio

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