Cibo violento

Dr. Alessandro ScuottoData pubblicazione: 13 novembre 2015Ultimo aggiornamento: 18 novembre 2015

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La letteratura scientifica suggerisce una stretta correlazione tra esposizione mediatica e sovrappeso/obesità nell'infanzia e nell'adolescenza poiché queste comunicazioni hanno la capacità di influenzare il processo di percezione dell'immagine corporea nei giovani, contribuendo così allo sviluppo di disordini alimentari.

La relazione con il cibo, dotato di un elevato valore simbolico (identificazione, appartenenza alle tradizioni, scambio sociale), è un elemento di strutturazione delle attitudini personali e può risultare intimamente deformata.

Nella attuale "società dei consumi", fondata sui principi di efficienza e produttività, dove si conferisce importanza all'esibizione del corpo più che all'esperienza con il corpo, la pubblicità gioca un ruolo cospicuo poiché influenza profondamente le abitudini alimentari dei giovani consumatori - facile bersaglio in virtù della loro elevata ricettività - pilotando le loro scelte e provocando significative modificazioni del comportamento alimentare.

 

Fonte:

Fabio Gabrielli, Andrea Carta, Pamela Fogliaro, Alessandro Scuotto. Violent food: anthropologyof eating disorders in the technical age. New Medicine 2015; s,78-80.

Autore

alessandro.scuotto
Dr. Alessandro Scuotto Gastroenterologo, Perfezionato in medicine non convenzionali, Dietologo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1983 presso Università Napoli.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Como tesserino n° 5803.

8 commenti

#5
Dr.ssa Valeria Randone
Dr.ssa Valeria Randone

Ciao Alesandro,
molto interessante e ricco di spunti di riflesisone questo tuo articolo.
Penso che del "valore simbolico" dei cibo non se ne interessi più nessuno e, soprattutto, dell'importanza dei "pasti condivisi" in famiglia, sana abitudine ormai smarrita....

Tempo addietro ho scritto questo articolo sull'importanza dei pasti condivisi e mi ero ripromessa di scrivere ancora su questo tema, ma la carestia di tempo è ormai una costante...
Un caro saluto e buon we.
Valeria

https://www.medicitalia.it/minforma/psicologia/2167-i-pasti-in-famiglia-proteggono-i-minori-dai-disturbi-del-comportamento-alimentari-e-non.html

#6
Utente 769XXX
Utente 769XXX

ed anche del comportamento "alcolico"...spesso si parla delle pubblicità di bevande alla frutta che, in realtà, sono dei veri e propri cocktail alcolici, organizzate nella regia, nella scelta dei protagonisti e dei colori, come specifiche per un certo giovanissimo target...

ma questo articolo mi riporta alla mente un episodio successo quando ero alle elementari, oggi ho 36 anni...a quei tempi si comunicava ancora tra bambini e compagni di scuola, non c'erano gli smartphone ed il maledetto facebook. ma forse non era poi così diverso da oggi, cambia solo il mezzo...ricordo che una bambina salì per qualche motivo su una sedia e questa si ruppe, probabilmente perché già danneggiata...tutti a ridere ed a prenderla in giro perché, leggermente sovrappeso, sarebbe stata responsabile di quel danno...da quel momento iniziò per lei una discesa fatta di diete, dimagrimenti e attività fisica forsennata, andata avanti per diversi anni...

#7
Dr. Alessandro Scuotto
Dr. Alessandro Scuotto

Valeria, grazie per il tuo contributo.
Il tuo articolo linkato pone in una sua parte un accento importante sul bullismo.
E' un argomento richiamato anche dalla replica dell'utente 76936.
Allego -a questo proposto - il link alla traduzione italiana di una intervista di una nota cantautrice canadese, nella quale il problema emerge con chiarezza: "Per discutere in modo derisorio del grasso senza discutere dei nostri sentimenti e traumi e del nostro senso di disconnessione dalla nostra anima, noi stessi, e l’un l’altro, ci si concentra sull’effetto e non sulla causa. Questa svista perpetua l’auto-abuso che alimenta questo e molti altri disturbi e dipendenze."
http://scioglilingue.blogspot.it/2015/07/alanis-morissette-il-mio-rapporto-con.html

#8
Dr.ssa Valeria Randone
Dr.ssa Valeria Randone

Ciao Alessandro,
grazie a te per l'ospitalità e per questo interessantissimo scambio.
Oggi, sembra essere obbligatorio essere perfetti, omologati ed omologabili.
Tutti belli, "magri", vestiti allo stesso modo, con gli stessi cellulari - costosi e visibili - ecc...
Il diverso, il timido, il riservato, la taglia 44/46 non è ben accetta.
Il cibo, soprattutto per un adolescente magari in sovrappeso, diventa il suo peggior nemico, ed allo stesso tempo, il suo miglior amico/surrogato.
Diventa una madre calorosa, un amico disponibile, un amore presente, un compagno di viaggio, una consolazione, ed ancora, un utero caldo nel quale rifugiarsi in un momento di solitudine e di difficoltà, e così via.
Attorno ai disturbi del comportamento oro alimentare, ruota tanta sofferenza, un malessere profondo, tanta inquietudine ed un "vuoto affettivo" enorme.
Spesso è più una "fame d'amore", che di cibo...
C'è un legame sottile tra cibo ed amore, affettività e sfera relazionale/sessuale, bullismo ed autostima.
Il cibo e la fame nervosa ed emotiva - secondo me- sono metafore di espressioni emozionali complesse e profonde, sono manifestazioni di esperienze eccessive e destruenti, per un corpo estremamente fragile ed una psiche compromessa e sofferente; questo ci obbliga ad una disamina su più livelli, al fine di garantire un approccio poliedrico e con più professionisti per poter aiutare i nostri pazienti.
Pranzare e cenare con i nostri figli, nel tentativo di restituire quel valore simbolico al "pasto condiviso", credo sia già un primo traguardo da poter raggiungere, nel tentativo di restituire al cibo il suo significato di nutrimento per il corpo e per l'anima.

Un caro saluto.

Valeria

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