La primavera corrente anno ho avuto un dolore alla spalla destra

Sono una donna di 42 anni. Circa 5 anni fa ho avuto una protusione ( bilaterale ) alla cervicale c6-c7 non operabile, con conseguente dolore al braccio sinistro. Dopo la cura farmacologica di antinfiammatori, cortisone e terapie, sembrava tutto passato. Ho continuato la mia vita come prima. Come segretaria di uno studio legale, lavoro al computer circa 4 - 6 ore al giorno, e spesso con la forza delle braccia sollevare e mettere al loro posto grossi faldoni.
Durante la primavera corrente anno ho avuto un dolore alla spalla destra. Facendo palestra correttiva ho creduto che quel dolore fosse una semplice contrattura alla spalla. Il dolore andava e veniva fino a quando nel mese di giugno, girandomi nel letto ( usando la forza del collo e testa ) ho sentito un grandissimo dolore al collo e braccio destro, tre dita della mano destra di colpo hanno perso sensibilità ed il braccio completamente la forza. Dal referto della risonanza si evince: ridotta la fisiologica lordosi cervicale; leggermente ridotti gli spazi intersomatici e gli spazi subaracnoidei. A livello c6/c7 ernia discale mediana con compressione del midollo spinale. Leggermente ridotto il diametro del canale spinale; non alterazioni di segnale a carico del midollo e del rachide cervicale.
Il neurochiurgo insiste per l'operazione.
All'inizio il braccio destro non aveva completamente forza. Adesso è più forte ma il muscolo del tricipide è inesistente, tra un braccio e l'altro c'è una differenza di circa 3 cm., le tre dita della mano destra sono ancora insensibili. Tutti i giorni accuso mal di testa, diverse volte ho forti capogiri.
Ad oggi ho smesso tutte le attività fisiche, continuo a lavorare, ma dopo qualche ora al computer incomincio ad avere bruciore al collo ed alle spalle.
Poichè contraria per paura all'operazione, vorrei sapere a quale rischio vado incontro. Cosa mi consigliate fare? Grazie anticipatamente per avermi risposto.
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Dr. Giovanni Migliaccio Neurochirurgo 13,7k 398 94
Gentile signora,
dovrebbe farLe più paura "perdere" il braccio, cioè la sua funzionalità, che l'intervento il quale, in mani esperte, ha rischio pressochè zero.
Ovviamente senza visitarLa e senza vedere le immagini non posso confermare la necessità dell'intervento chirurgico, di cui, però, intuisco l'indicazione, leggendo quanto Lei riporta del referto.

Non operando ( e se i sintomi che riferisce sono in nesso di causa con quanto evidenziato alla RM) il rischio è che la continua compressione sulle radici nervose che si ditribuiscono all'arto superiore, potrà procurare una forte riduzione della forza che poi si potrà tradurre in impossibilità a muoverlo adeguatamente.

Per quanto riguarda i rischi chirurgici, essi sono quasi zero, ma, gentile signora, ogni cosa a questo mondo ha un rischio: prendere un aereo, andare in auto, in treno, in nave, attraversare la strada ecc., ma ciò non ci impedisce di fare queste cose.

Disponibile per eventuali ulteriori chiarimenti, La saluto cordialmente
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dopo
Utente
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Gentilissimo Dott. Migliaccio
La ringrazio vivamente per la prontezza della sua risposta e sopratutto per i suoi consigli.
Oltre ad essere un buon neurochirugo deve essere anche un ottimo psicologo in quanto ha già capito le mie paure.
Comunque il braccio destro ha riacquistato un pò di forza rispetto a qualche mese fa. Ho paura ad usare dei pesetti per potenziarlo un pò, non vorrei peggiorare la situazione.
Vorrei temporeggiare ancora un pò.
Mi permetto chiederLe se ci sono dei farmaci che possono riassorbire la sostanza acquosa dell'ernia.
La ringrazio anticipatamente.
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Dr. Giovanni Migliaccio Neurochirurgo 13,7k 398 94
Gentile signora,
ammesso che esistano dei farmaci che facciano "riassorbire la sostanza acquosa dell'ernia" (sarebbe più esatto dire del disco), questi farmaci non dovrebbero mai essere usati.
Infatti il disco è sano e funzionale proprio per il suo contenuto d'acqua.
Quando si verifica la sua fuoriuscita, (erniare= venir fuori) il disco erniato è disidratato e quindi è una massa inerte che va rimossa se è a rischio di instabilità della colonna vertebrale o di compromettere la funzionalità degli arti.

Con cordialità

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