Utente 502XXX
Buongiorno. Sono una donna di 50. Dallo scorso anno ho un problema di perdite improvvise di coscienza della durata di pochi istanti, immediatamente precedute da flash luminosi e sensazione di "corrente" in testa, durante i quali urlo per lo spavento, anche volta riuscendo a bloccare lo svenimento. La ripresa è rapida e non lascia strascichi, e resta il ricordo dei momenti che precedono la sincope. Questi attacchi avvengono in svariate circostanze: mentre compio qualche movimento (torsione del busto, del collo, quando sto per sedermi), oppure quando sono semplicemente in piedi ( una volta è accaduto quando ero seduta davanti al computer), ma anche da stesa nel letto, girando il collo o il busto.
Dopo un po' di tempo dai primi due attacchi ho cominciato ad avere vertigini tali da non riuscire a spostarmi più autonomamente.
Dagli esami effettuati in ospedale (elettroencefalogramma, tac, angio-tac, risonanza magnetica, oltre agli esami chimici, del cuore, otorino) non è stato riscontrato nulla di anomalo. Dall'angio-tac è risultato che la mia vertebrale destra è di dimensione filiforme, ma tale debolezza, a detta dei medici, viene compensata dal sistema. Dagli esami relativi al cuore, è stato rilevato soltanto un blocco di branca sinistra.
La diagnosi con cui sono stata dimessa è quella di attacchi di panico, con prescrizione di Xanax. Lo psichiatra che mi ha visitata, però, non era concorde, per cui mi ha detto di ridurre gradualmente l'assunzione del farmaco, fino a sospendere.
Il problema, però, è che dopo una diminuzione consistente degli attacchi nel periodo invernale, questi sono aumentati progressivamente nel corso della primavera, associandosi alla sindrome vertiginosa e a un forte fastidio e senso di panico all'esposizione della piena luce solare. In conseguenza di tutto ciò, sono allertata da più di un mese.
Ho notato che gli attacchi si manifestano con più probabilità con l'assunzione di sostanze stimolanti (té, caffè, prodotti cosmetici alle alghe), oppure dopo un pasto con piatti elaborati.
Mi è stato consigliato di effettuare un elettroencefalogramma con privazione di sonno per rilevare eventuali anomalie riconducibili all'epilessia, nel dubbio che l'elettroencefalogramma e la risonanza e tac dello scorso anno non siano state in grado di rilevare.
La mia domanda è: quest'ultima ipotesi è possibile? Potrebbe trattarsi di epilessia?
Grazie a chi vorrà rispondermi.

[#1] dopo  
Dr. Mauro Colangelo

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Gentile Utente,
l'epilessia tardiva che, fortunatamente come nel caso suo, non è secondaria a lesioni encefaliche RM-evidenti, può presentare qualche difficoltà alla diagnosi. Se sono state escluse cause cardiogene all'origine di queste manifestazioni, onestamente anch'io avrei difficoltà ad etichettarle come episodi di natura psico-somatica. Per questa ragione, Le consiglierei di insistere con una ulteriore prova diagnostica elettroencefalografica.
Se vuole, ne riferisca l'esito.
Cordialmente
Dott. Mauro Colangelo, Neurochirurgo/Neurologo
maurocolang@gmail.com
www.colangeloneurologo.it

[#2] dopo  
Utente 502XXX

La ringrazio molto. Non appena effettuerò l'esame provvederò a riferirLe l'esito.