Utente 356XXX
Gentili dottori, sono un ragazzo di 24 anni che da due anni soffre di violenti attacchi di panico che si verificano saltuariamente in periodi di forte stress. Premetto che ho già fissato un appuntamento con un psichiatra e che porgerò anche a lui queste domande durante la visita.
Fino ad oggi ho cercato sempre di gestire invano questi violente crisi poiché mi sono sempre rifiutato di prendere psicofarmaci dati i loro rilevanti effetti collaterali. In particolare temo per la mia memoria e capacità cognitive che sono essenziali per svolgere il lavoro per il quale sto studiando: il commercialista. Le mie domande sono le seguenti:
1. E' vero che gli attacchi di panico possono essere trattati al momento con i betabloccanti?

Chiedo questo poiché un famoso psichiatra in un intervista su youtube diceva questo.

2. I betabloccanti possono causare anch'essi deficit di memoria?

Su internet non è molto chiaro. Alcune pagine non elencano tale effetto fra quelli avversi, altre invece si. Altre dicono che contrastano addirittura l'insorgenza di alzheimer e demenza, altre che la favoriscono.

Un'altra cosa che non mi è chiara è se il deficit di memoria annoverato fra gli effetti avversi delle benzodiazepine ed eventualmente dei betabloccanti siano permanenti o reversibili.

Concludo col dire che sono pienamente consapevole che gli attacchi di panico non si curano con i farmaci. La mia unica esigenza per il momento è quella di cercare un'alternativa alle benzodiazepine per attenuare i forti malesseri fisici dovuti ai violenti attacchi quali tachicardia, mancanza di fiato, nausea, oppressione al petto ecc.
Cercherò ovviamente di superarli poi con sedute di psicoterapia.

p.s. in questi due anni non mi sono mai rivolto a psichiatri per timore che mi prescrivessero psicofarmaci

[#1] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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"Concludo col dire che sono pienamente consapevole che gli attacchi di panico non si curano con i farmaci. "

E questo è invece clamorosamente falso, non so da dove può aver tratto quest'idea.

"p.s. in questi due anni non mi sono mai rivolto a psichiatri per timore che mi prescrivessero psicofarmaci"

Cosa del tutto insensata, perché gli psicofarmaci li ha presi, soltanto che ha preso quelli che il suo disturbo la spinge a prendere, e per una funzione che cerca senza curarsi del resto, cioè quella acuta. Tanto è vero che la soluzione sarebbe cercare un'alternativa alla cura dell'attacco acuto, ovvero la cosa più inutile del mondo.
Inoltre, se sa che glieli avrebbe prescritti, vuol dire che sa che si cura così, senza magari avere un'idea di come funziona.

Vada da uno psichiatra e se mai si faccia dare una cura per il panico, visto che è anche una delle cure più consolidate.
Dr.Matteo Pacini
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[#2] dopo  
Utente 356XXX

Mi scusi dottore ma con tutto il rispetto trovo la sua risposta del tutto inappropriata. In primis perché lei non ha risposto alle mie domande e in secundis perché fatico a comprendere il senso sottostante le sue risposte. Pertanto cercherò di spiegarmi meglio.
Io cerco un'alternativa agli psicofarmaci per la cura della fase acuta è vero. Perché purtroppo le sensazioni che io provo sono terribili e il mio unico scopo nel momento in cui le provo è quello di trovare un sollievo al mio malessere. Ciò non significa che non mi voglio curare del resto perché ho appunto fissato un appuntamento con un suo collega.
Quando dico che gli attacchi non si curano con i farmaci è perché consultando varie pagine ho letto che i farmaci sono solo sintomatici e che sempre gli attacchi vanno curati con sedute di psicoterapia volti ad individuare le cause e le misure più adeguate. In particolare ho letto di terapia cognitivo-comportamentale o qualcosa del genere.
Non capisco anche quando osa dire che io abbia preso psicofarmaci quando le posso garantire che non ne ho preso uno in vita mia.

Spero che questa risposta non venga interpretata male, non ho alcuna intenzione di mancarle di rispetto.

Le chiedo gentilmente se può rispondermi alle domande concernenti i betabloccanti ed effetti collaterali precedentemente inoltrate

Cordiali saluti

[#3] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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"Quando dico che gli attacchi non si curano con i farmaci è perché consultando varie pagine ho letto che i farmaci sono solo sintomatici e che sempre gli attacchi vanno curati con sedute di psicoterapia volti ad individuare le cause e le misure più adeguate. "

Ecco, mi riferivo a questo: è una sciocchezza tecnica. Non è così, neanche sfumatamente.

Per questo dicevo che l'impostazione sua è quella di chi soffre di panico, e si orienta (è orientato) dal disturbo che lo guida, verso soluzioni che si fondano sul timore dei farmaci, tranne quelli per la fase acuta, e si concentrano su cosa prendere in caso di attacco.

Come poi possa aver concluso, consultando materiale sul panico, che si cura con la psicoterapia e non con farmaci, è cosa strana, perché essendo un disturbo diffuso è anche abbastanza noto come si cura, si cura anche bene.

D'altronde se Lei pone una domanda su basi completamente stravolte, è necessario ricominciare dagli errori di fondo, altrimenti non si andrà fuori tema, ma si va proprio fuori dalle basi.
Dr.Matteo Pacini
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[#4] dopo  
Utente 356XXX

Quindi in definitiva, lei mi sta dicendo che gli attacchi di panico si curano meramente mediante l'utilizzo di psicofarmaci?

[#5] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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Il disturbo di panico per la precisione, non gli attacchi in sé, ma insomma penso che stiamo dicendo la stessa cosa.
E' uno di quei tipici disturbi che si ha la sua terapia farmacologica standard di riferimento, e anche da qualche decennio.
Dr.Matteo Pacini
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[#6] dopo  
Utente 356XXX

E questa terapia farmacologica consisterebbe nell'assunzione di benzodiazepine e antidepressivi? E soprattutto lei mi conferma che queste a lungo andare possono causare deficit di memoria?

[#7] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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Benzodiazepine a volte, specie all'inizio, ma non necessariamente. Gli altri farmaci antipanico rientrano nella categoria farmaceutica "antidepressivi", il che non indica che uno abbia la depressione, è solo un'etichetta che così è rimasta.

Deficit di memoria ? Le benzodiazepine, a seconda della dose e dello stato di tolleranza, tendono a farlo. Gli antidepressivi ogni tanto, ma dipenda da quale ed in modo diverso, compatibile comunque con le normali attività.
Dr.Matteo Pacini
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[#8] dopo  
Utente 356XXX

Ma questi deficit di memoria sono reversibili con la sospensione della terapia? O tendono ad essere permanenti?

Mi perdoni se la disturbo ultimamente

[#9] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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Lei si sta preoccupando di deficit ma presumo non abbia idea di cosa siano, sembra più il timore di chissà quale danno permanente. Si tratta di tutt'altro.
Dr.Matteo Pacini
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[#10] dopo  
Utente 356XXX

Scusi dottore ma perché lei deve sempre tergiversare...lo fa perché non è in grado di rispondermi o perché non vuole?
Le sto dicendo che sono restio ad intraprendere una terapia farmacologia per timore di questi effetti collaterali di cui si sente parlare.
Ho chiesto chiarimenti su questo forum ma lei non fa altro che ampliare i miei dubbi.
Del resto mi sembra del tutto normale avere questi timori. Perché iniziare una cura che possa risolvere un problema e causarne altri?

Con tutto il rispetto credo di sapere da un punto di vista generico...cosa sia un deficit di memoria.....non serve certo una laurea in medicina

[#11] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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Ho capito che è restio, ma è una condotta priva di logica. Lei sta già assumendo farmaci che possono dare effetti sulla memoria, in realtà la sua paura non segue una logica diversa da quella del disturbo di cui soffre. Accetta la terapia acuta, ha paure e ritrosie sull'altra, perché è focalizzato sull'attacco.

E ancora insiste a ragionare sulle cose di cui ha paura come fossero elementi da valutare come reali.

No, si sbaglia, deficit di memoria vuol dire tutto e nulla. Stiamo qui a parlarne perché ha paura, e dopo che ha già preso farmaci che la danno, o chiede di farmaci che potrebbero darne. La questione è tutta diversa: lei sta pensando seriamente ad una alternativa per l'attacco, e sta evitando di curare il disturbo, cioè si fa andar bene un'ipotesi che va dietro alle sue paure e alle priorità ansiose della malattia, e la stessa malattia la tiene lontano dalle soluzioni migliori.

Altro che tergiversare, cerco di risponderle in maniera costruttiva. Quindi smetta di offendere.

Il consulto può finire qui direi.
Dr.Matteo Pacini
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