Utente 211XXX
Buona sera, avrei bisogno di capire una cosa. Tre anni fa sono stata in cura per una depressione, con citalopram e xanax; dopo un anno dalla fine del disturbo ho smesso il trattamento..e tutto sembrava andare bene. L'autunno scorso una ricaduta che sembrava leggera...e da un mese nuova ricaduta.. Da una settimana ho iniziato nuovamente la cura farmacologica, ma per ora non vedo grossi cambiamenti. La domanda è questa: le ricadutae sono inevitabili e saranno sempre presenti? Cioè devo conviverci per sempre? O si arriva a guarire del tutto? Grazie mille in anticipo.

[#1] dopo  
Dr. Vassilis Martiadis

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Gentile utente,
chi ha vissuto un episodio depressivo ha un rischio maggiore di sviluppare un nuovo episodio rispetto alla popolazione generale. Il numero degli episodi aumenta proporzionalmente il rischio di nuovi episodi. Per ridurre il più possibile il rischio è necessario praticare la terapia farmacologica per diversi mesi (12-24) dopo la risoluzione di un singolo episodio. Ne parli con il suo specialista.
Cordiali saluti
Dott. Vassilis Martiadis
Psichiatra e Psicoterapeuta
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[#2] dopo  
Dr. Francesco Corasaniti

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Attenda i risultati dei tempi di risposta. Per inquadrare meglio la sua condizione clinicae rispondere alle domande da lei poste è necessario che venga posta una diagnosi clinica specifica dallo specialista a cui si è rivolto.
Dr. FRANCESCO CORASANITI

[#3] dopo  
Utente 211XXX

Grazie mille ad entrambi. Ne parlerò con la psichiatra...ma speravo in una risposta diversa da parte vostra. Non voglio vivere con questa paura. Basta un niente e non ho più la forza di scendere dal letto. Fa paura...perché non ne ho il controllo. Ed è come se ogni volta io abbia meno forza per affrontare la vita. Grazie ancora.

[#4] dopo  
Dr. Vassilis Martiadis

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Gentile utente,
l'episodio depressivo in atto è quasi sempre percepito come il peggiore della vita. Se si effettua le terapie adeguate il rischio di un nuovo può essere ridotto, ma al momento, purtroppo, non può essere annullato. Intraprendere rapidamente le cure efficaci può abbreviare il tempo necessario alla risposta clinica. La sua paura è comprensibile, ma non trova un reale fondamento poichè l'episodio depressivo è, in buona parte dei casi, di durata limitata e ben responsivo alle terapie farmacologiche.
Cordiali saluti
Dott. Vassilis Martiadis
Psichiatra e Psicoterapeuta
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[#5] dopo  
Dr. Gianmaria Benedetti

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Occorre tener conto anche che la 'depressione' è una modalità umana di rispondere a certe situazioni. Sentimenti depressivi sono considerati normali, in certe situazioni, come il lutto, le delusioni, i fallimenti, ecc., anche se c'è la tendenza crescente a considerare ogni comportamento e ogni sentimento 'sgradevole' come una 'malattia' e a cercarvi una facile soluzione nelle pillole.
Anche certe situazioni ambientali, personali ecc, e certi passaggi difficili nella vita possono accompagnarsi a sentimenti tipici della depressione, oltre che magari a comportamenti problematici col cibo o con altre cose.
Per cui può valer la pena fare il punto sulla situazione generale, per poi vedere le possibili vie d'uscita. E' diffusamente riconosciuto che è importante anche affrontare gli aspetti psicologici, in senso lato, cioè anche relazionale, ambientale, delle situazioni di depressione e/o disturbi della sfera alimentare.
Cordialmente
Dr. Gianmaria Benedetti

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[#6] dopo  
Utente 211XXX

Grazie ancora per le risposte. Cosa si può fare per accelerare il processo di guarigione? Ci sono cibi o comportamenti che possono aiutare? Lo chiedo perché la dottoressa che mi ha in cura è bloccata a letto e non me la sento di disturbarla per niente...solo che voglio togliermi di dosso questo mantello pesante..ilprima possibile..cerco di combattere l'apatia, la tristezza e le lacrime..ma non è che ci stia riuscendo poi tanto bene. Grazie.

[#7] dopo  
Dr. Gianmaria Benedetti

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Nell'altro consulto di qualche mese fa Lei chiedeva "un trucco" per evitare le difficoltà della scelta.
Ho l'impressione che anche questa volta lei chieda una specie di viatico per saltare le difficoltà e arrivare subito all'altra sponda senza fatica. Forse il suo sistema non è utile.
Apatia tristezza e lacrime sono per così dire le manifestazioni della fatica, o meglio della rinuncia a fare fatica per 'guadare il fiume': le paure e i sintomi sono come i bambini che hanno paura dei tuoni, quando si sentono il fulmine è già caduto...
Potrebbe provare a guardare un po' meglio in che situazione è e descrivercelo: non tanto i sintomi, quanto la situazione della sua vita in questo periodo. Probabilmente deve affrontare un po' di più le difficoltà, e farsi aiutare a trovare il modo e la strada.
Cordialmente
Dr. Gianmaria Benedetti

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[#8] dopo  
Utente 211XXX

Non è che cerco una scorciatoia...non voglio più stare male. Non credo ci sia nulla di strano. Non ha senso capire, non serve a nulla..lo so che sono in una fase per così dire..confusa..ma non voglio dover aspettare e capire. Voglio solo stare bene, serenamente, sorridente. Voglio avere una speranza non dico per il futuro ma almeno per la settimana prossima e non trascinarmi avanti giorno dopo giorno come un verme strisciante. Per questo chiedevo se c'è qualcosa di pratico che possa fare per aiutare l'efficacia del farmaco, per questo non voglio aspettare.

[#9] dopo  
Dr. Gianmaria Benedetti

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Il problema è che fra il 'volere' una cosa e realizzarla, c'è di mezzo un lavoro, a volte faticoso. Posso essere d'accordo che 'capire non serve a nulla', di per sè, anche perchè spesso 'capiamo' quello che ci fa comodo. 'Star male' è una condizione in cui 'non volerlo' probabilmente fa stare ancor più male.
Credo che il problema sia la fatica. E' comunque una fatica, sopportare, scegliere, ecc, (e anche una responsabilità) ma, se uno 'si allena', spesso la fatica diminuisce, ed anzi magari l'attività diventa interessante e piacevole.
Purtroppo la magia ha fatto il suo tempo: tutti vorremmo soluzioni magiche, ottenere tutto e subito, senza fatica, ma probabilmente accettare di fare fatica è il modo migliore di imparare a vivere.
Dr. Gianmaria Benedetti

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[#10] dopo  
Utente 211XXX

Quindi me la devo mettere via? Accettare la fatica di vivere e basta? Ma che vita è? È da quando avevo due giorni di vita che lotto...all'inizio solo per respirare. Per sopravvivere..poi per tutto. Ora per non morire dentro. Ma se mi dice che devo accettarlo e basta...che senso ha?

[#11] dopo  
Dr. Gianmaria Benedetti

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Non dicevo quello. Le parole si possono interpretare in molti modi....
E' un po' come camminare: se non è allenata, dopo un po' la fatica le sembra insopportabile. Se si allena camminare non le sarà più di peso e magari scoprirà un sacco di cose che se sta ferma a casa non può conoscere. Ho l'impressione che lei stia ferma ad aspettare che le cose si mettano a posto per loro conto, con qualche trucco magico o qualche pozione miracolosa. Temo che in questo modo sia finita in un vicolo cieco. Le consiglierei di cercare di uscirne. Magari trovando anche un aiuto a farlo.

Riguardando gli ultimi post, io l'avevo invitata a descrivere la sua situazione, per allargare il campo, lei finora non lo ha fatto, forse perchè i suoi vissuti e le sue proteste le chiudono un po' la visuale.
Lei parla di "verme strisciante" e di "morire dentro". Temo che sia la percezione che ha stando appunto chiusa dentro. Dove è o si è rinchiusa?
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[#12] dopo  
Utente 211XXX

Non lo so. So solo che ho 34 anni e non ho uno scopo, un obiettivo davanti. Sono stata troppo presa in questi anni a cercare di convincermi di essere come gli altri, di non essere di serie B, che non mi sono accorta del tempo che passava e della verità che rifiutavo di vedere. So solo che nonostante ci provi con tutta me stessa non riesco a fidarmi ed affidarmi ad una persona..e questo mi lascia vuota, sola e diversa. So anche che sono stanca di guardarmi allo specchio e provare disgusto per quello che vedo. Con la terapia ho imparato a far uscire i sentimenti, ad usare meno la razionalità, ad ascoltarmi.prima negavo tutto, ma il tappo funzionava. Mettiamola così: aver ripercorso la mia vita è stato come aprire il vaso di pandora. Le cicatrici che ci sono, sia fisiche che nell'anima, non fanno altro che continuare a ricordarmi la verità, e anno dopo anno sono sempre più dolorose. Il bello è che appena scendo dal letto torno ad essere la persona sorridente, simpatica e disponibile che tutti conoscono. Questo riesco ancora a farlo. Mi ha chiesto del mio vissuto. Se glielo racconto...non ci credo nemmeno io ...insomma devo esserne responsabile in qualche modo...e questo mi riporta a quello che vedo allo specchio..

[#13] dopo  
Dr. Gianmaria Benedetti

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Ha valutato la possibilità di una terapia di gruppo? Alcuni spunti in quello che ha scritto (la sua immagine allo specchio, scendere o non scendere dal letto/prigione, ecc) potrebbero suggerirla.

Capisco che ha fatto una psicoterapia individuale. L'ha interrotta?
La 'verità' mi sembra una parola grossa, di solito molto adatta ad essere usata per scopi diversi...
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[#14] dopo  
Utente 211XXX

Tecnicamente ero in fase finale..ma adesso non ne sono sicura..solo che è un fallimento dover tornare e dire..di nuovo male. La verità a cui faccio riferimento è quella vocina che mi ripete che non merito la felicità, che non raggiungero' mai la serenità..perché faccio schifo. In questo periodo è tutto più forte..il fatto stesso che sia tornata la depressione..è la conferma che non posso avere una vita "normale". La verità è che sono adulta da poco..ma le mie spalle hanno già portato troppi pesi..non ne voglio altri..non ce la faccio davvero più. Perché? Perchè non posso cancellarmi? Respirare fino in fondo senza ansia, senza paura. So che ci vuole un po' di pazienza, poi i farmaci faranno effetto e tutto migliorerà..mi perdoni il linguaggio..ma suona tanto come una presa per il ...

[#15] dopo  
Dr. Gianmaria Benedetti

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Non ho assolutamente intenzione di prenderla in giro, se intende questo.
Spero anzi che scrivere qui possa aiutarla, anche se le cose che scrive sono molto 'pesanti', come dice lei. Chissà perchè quella 'vocina' sembra voler rovinare la sua vita, quasi ispirarle pensieri neri. Come se avesse emesso un giudizio inappellabile.
Ha qualcuno cui rivolgersi in questi momenti? Abita in famiglia? Può riprendere contatto con la o il terapeuta? Anche se c'è stata un'interruzione, forse può riprendere contatto.
E' molto dura con se stessa. Torna spesso nelle sue parole il giudizio di "fare schifo"... (un altro giudizio). E' questo che dicevo una falsa 'verità'. Forse è questa che non ce la fa più a sopportare, e vorrebbe 'cancellarsi ... ', liberarsi come di una condanna. Credo che debba 'rivedere' la condanna, e specialmente non cadere nella trappola di metterla in atto lei stessa
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[#16] dopo  
Utente 211XXX

Gent.mo, non era riferita a lei quella frase, assolutamente. Mi serve più di quello che avrei potuto immaginare scrivere qua e leggere le sue risposte.. Quando sto così non voglio nessuno vicino. Nessuno deve vedermi, il nero, i miei punti deboli. Sicuramente non mi deve vedere la famiglia..riuscirebbero in qualche modo ad approfittarne. Gli amici..nessuno sa veramente tutto di me..alcuni sanno delle parti ma nessuno sa tutto...o meglio, solo un amico..che è di nuovo in fase delirante..quindi ben più zoppo di me, e che semmai ha bisogno di essere sostenuto. Vivo da sola, ma in casa sono tranquilla..dentro questa casa ho io il controllo. Dice che sono troppo severa. Non è vero. Sono realistica. Non so come spiegarglielo..si vede e basta.

[#17] dopo  
Dr. Gianmaria Benedetti

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Sono contento che trovi utile questo scambio. Un'utilità di internet è che si può comunicare anche se in quel momento non si sopporta la vicinanza di nessuno.
Non dico che le cose che vede non siano 'reali', però può darsi che se le vedesse in un altra persona avrebbe un 'giudizio' meno severo (come mi sembra con il suo amico).
Lei sembra non perdonarsi certe cose, punti neri, che magari sono anche vere, ma che potrebbero essere giudicate meno severamente. E' un giudice troppo severo di se stessa (è un problema diffuso, così diventiamo i peggiori nemici di noi stessi) : certo forse non è priva di 'colpe', ma uno dovrebbe sperare nella 'clemenza della corte' e nelle 'circostanze attenuanti' e non essere condannato alla pena capitale...
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[#18] dopo  
Utente 211XXX

Forse è arrivato il momento che le racconti qualcosa di me. Sono nata in sette mesi, particolare che è stato sottovalutato fai medici, ma dopo due giorni sono finita in terapia intensiva restandoci fino ai 6 mesi. Poi fino ai 4 anni era un continuo fuori e dentro gli ospedali, cure a casa..ricordo soprattutto le serie infinite di iniezioni di pennicilina e le febbri altissime, che mi facevano bruciare..in quel periodo sono iniziati gli abusi di mio padre e le esplorazioni di mio cugino. Poi andavo all'asilo, dove la suora puniva instancabilmente i miei comportamenti diversi. Quasi tutti i pranzi restavo chiusa nella sala a vedere i bambini che giocavano fuori..ma io ero sempre in punizione..perché ero cattiva o come mi ripeteva sempre questa suora..io ero una schifosa e cattiva e dovevo vergognarmi..e lo diceva davanti a tutti perché dovevano sentire tutti e starmi distante. Mia madre? Lei diceva che questa educazione mi fortificava..diceva che i dolori alle parti intime erano causati dal sapone era per quello che ero sempre irritata. Poi sono arrivata alle medie, dove ho cercato aiuto..a modo mio certo, in un tema sul suicidio e sulla vita. Sono stata convocata dai professori e mi è stato detto che non dovevo dire queste cose, non io con la splendida famiglia che avevo, che non si fa. Bene. Lesson two capita. Arrivo al liceo e sono un casino dietro l'altro..fumo, bevo, non studio, cerco di parlare a mia madre, di nuovo..e lei mi guarda e dice:ho capito, non occorre che aggiungi altro.mi illudo...poi mi dice..hai conosciuto uno ci sei andata a letto e adesso sei incinta..avevo 15anni..le ho solo detto che io non ero una puttana..e ho chiuso. Ho fatto scelte sbagliate con gli uomini, motivo per cui ora non ne voglio uno vicino. Ho fatto un incidente..grosso..che mi ha lasciato addosso delle cicatrici..sul viso, come un marchio visibile a tutti..a 22 anni ho comprato casa e vivo da sola..finalmente a casa mia. Alti e bassi lavorativi, si bassi che alti in verità..però c'è e va già bene così. Però. Ho esaurito la vita. Non ne ho più.

[#19] dopo  
Dr. Gianmaria Benedetti

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La sua storia. Aveva già accennato qualcosa nell'altro consulto.
Rischia che la sua storia sia una 'lettera scarlatta' (ha letto il libro?, di Hawthorne - o simile) che lei porta con sè come un marchio d'infamia. Forse vive così anche le cicatrici dell'incidente... (ci sono possibilità di chirurgia estetica?)
E' una storia di adulti dannosi, incapaci e vili.
Ma lei è cresciuta ed ha avuto una evoluzione NORMALE, nonostante tutto, non è diventata handicappata, nè autistica, nè incapace di lavorare o o di avere relazioni sociali o di comunicare, come dimostra anche qui.

Mi sa che deve rinunciare al suo' marchio d'infamia' che, per qualche motivo, non vuole lasciare, quasi ci si fosse attaccata: purtroppo a volte ci si attacca alle cose negative, quasi in un rapporto sadomasochistico, una sindrome di Stoccolma, qualcosa cui non si vuole rinunciare come se fossero una parte essenziale della personalità, qualcosa che rende 'eccezionali', anche se in negativo. Sempre un blasone è, quasi di nobiltà negativa, demoniaca.
Ma è probabile che possa invece rinunciarci e toglierlo di mezzo come una cosa di scarsa importanza, che le impedisce solo andare avanti e di trovare un suo posto di persona normale..
E' come una sanguisuga che le 'esaurisce la vita', come dice. Ma può staccarla da sè, non ne ha bisogno.
E' possibile che abbia bisogno di aiuto, per farlo, ma può tornare dallo/a psicoterapeuta, probabilmente. Ne vale la pena.
Dr. Gianmaria Benedetti

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[#20] dopo  
Utente 211XXX

Lei ha ragione, su tutta la linea. Ma chi sono io senza il marchio? Lo so che è stupido come pensiero..ma io devo aver sbagliato qualcosa.. Una volta, in un momento di grossa difficoltà mi sono ritrovata con il coltello in mano, volevo farla finita..eppure mi sono bloccata pensando che se l'avessi fatto tutti avrebbero visto quello che mi sarebbe uscito..e avrebbero provato disgusto. Mi dice che sono normale...ma non riesco a crederle...mi dispiace... Le faccio una domanda: vivere è cadere, rialzarsi, cadere di nuovo e poi rimettersi in piedi, giusto? Chi mi conosce ammira di me la positività..il fatto che cerco sempre il lato positivo delle cose, lo trovo e lo condivido. Bene. È questa la presa in giro di cui le scrivevo. Si nasce di serie A o serie B. Punto. Ho passavo mesi vivendo come se il mio passato fosse una coperta che mi ero finalmente tolta di dosso..ma il risultato è stato il primo episodio depressivo. Non sono una persona che vive nel passato, a parte questi scritti ovviamente, continuo a ripetermi che voglio vedere la vita, che la Vita è bella..ma non la mia. Se penso al futuro ho il vuoto totale, non riesco a vedermi più in la di qualche mese..un anno al massimo. Come devo fare? Ha ragione , ripeto. Ma come faccio se l'unica cosa che spero quando mi rilasso è di non svegliarmi la mattina? Ripetermi che sono come tutti gli altri, che ho le stesse possibilità?

[#21] dopo  
Dr. Gianmaria Benedetti

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"Ma chi sono io senza il marchio?"
Mi sembra la domanda fondamentale, e quello di conoscersi un ottimo obiettivo. Finora la vista le è stata impedita dal 'marchio', immagine negativa, e forse da una falsa immagine di sè, esteriore, quasi la faccia opposta del marchio, che è riuscita a presentare agli altri, ma che sente falsa. Entrambe sono false, maschere, una negativa e una positiva, ma lei crede che quella del marchio sia 'vera' e in qualche modo non riesce a rinunciarci, anche se è arrivata forse a volerla distruggere uccidendo anche se stessa, per farlo, come purtroppo fa spesso chi si suicida, alla "muoia Sansone con tutti i filistei", confondendo sè e il 'nemico'...
Serie A o serie B sono propaganda, false teorie, così come rischiano di essere pubblicità e propaganda anche le frasi su "la vita è bella" (ma non l'omonimo film di Benigni, che invece mi sembra molto 'vero'...) e il ripetersi frasi fatte a mo' di slogan (e prese in giro, come diceva...).
Vivere è faticoso, sicuramente, ma quella di conoscere ( e imparare a sopportare) la 'verità', o meglio cercare di farlo senza farsi ingannare troppo dalle immagini false che dilagano ovunque, è un'ottima ragione per vivere, a mio parere.
Dr. Gianmaria Benedetti

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[#22] dopo  
Utente 211XXX

Ma cosa vuol dire vivere senza maschera? Significa essere senza un'identità, senza protezione. Come si fa a non farsi ferire? Pensavo di dover arrivare a togliere la maschera negativa ed indossare sempre la positiva...finchè questa si sarebbe fusa con il mio viso e sarebbe diventata parte integrante e indissolubile di me.. Sbaglio? Il concetto stesso di chi sono io..lei lo sa? Lei è in grado di definirsi completamente? E questo non la mette in ansia?

[#23] dopo  
Dr. Gianmaria Benedetti

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Rischiamo di diventare un po' troppo 'letterari', mi sa... (non si offenda, è una trappola anche questa in cui bisogna cercare di non cadere)
Si potrebbe fare la sceneggiatura di un film, se poi avesse successo non guasterebbe...

La maschera è come un'impalcatura di una casa: può servire per fare dei lavori, ma se si lascia troppo a lungo uno dimentica com'è la casa e resta solo l'impalcatura. E non è questa che regge la casa, bensì è la sua struttura interna che lo fa. Bisogna rinunciare alle stampelle, a un certo punto, altrimenti i muscoli e lo scheletro non riprendono le loro funzioni e la loro forza. Finisce altrimenti che uno non sa più se è paralizzato per qualche reale lesione o ha perso la capacità di reggersi e muoversi per non uso delle proprie capacità.

Penso comunque che potremmo cominciare a pensare che la nostra chiacchierata non potrà andare avanti ancora per molto, per i limiti di questo spazio. Le propongo di diradare le risposte per qualche giorno ancora, e poi di interromperle, gradatamente. Magari per riprendere la sua psicoterapia individuale ( o farne una di gruppo...)
Cordialmente
Dr. Gianmaria Benedetti

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[#24] dopo  
Utente 211XXX

Ha ragione. Mi scusi. La ringrazio per il supporto di questi giorni. Mi ha permesso di avere un angolo di sicurezza in cui sfogarmi. Appena la psicoterapeuta si sarà ripresa la chiamerò...so che è stupido..tanto..però ho paura.

[#25] dopo  
Dr. Gianmaria Benedetti

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Scusarla di che?
Non ho detto di chiudere qui. Solo di diradare le risposte e pensare che a un certo punto si finirà. Ma potrà dare degli aggiornamenti, magari.

Anche all'inizio del consulto parlava di paura, mi sembra, nell'altro consulto è addirittura nel titolo.
Beh, avere paura e molto normale, non patologico, nè stupido. E' anche il sentimento che spinge a chiedere aiuto, a uscire dal rifugio/trappola in cui a volte uno si chiude.
Dr. Gianmaria Benedetti

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[#26] dopo  
Utente 211XXX

C'è un altro problema che devo affrontare..che per me è grande e di cui, per ovvi motivi non posso parlare. Riguarda l'amico con problemi. Il rapporto che ho con lui è molto forte. In questo periodo di difficoltà vive a casa mia. Circa 5 anni fa ha avuto un crollo psichico pesante, non mi chieda la diagnosi esatta, comunque ad un certo punto ha iniziato a delirare..era convinto che qualcuno volesse uccidermi..e che l'unica soluzione fosse che il suo psichiatra mi aprisse la testa e mi 'operasse'il cervello (lui diceva che mi avrebbe fatto una magia) ad un certo punto è diventato violento e per fortuna ha intrapreso le cure con diligenza, seguendo in tutto le prescrizioni mediche. Le prime due settimane sono state un incubo..perché non si sapeva se j terapia fosse giusta..le dico solo che sotto consiglio dello psichiatra io dormivo in una camera con terrazzo per poter scappare nel caso si fosse presentato di notte..e tenevo un coltello sotto il cuscino.. Però tutto si è fortunatamente risolto..lui stava bene...fino a qualche giorno fa..in cui mi ha confessato che p pensieri sono tornati..stavolta non mi deve più fare nulla..sono fantasie che non mi toccano..però ho paura lo stesso. Ha già ripreso la terapia e va meglio..ma non so come fare. Gli devo tanto, veramente. Sarà che in questo momento è ancora tutto nero..(ma quanto ci mette il citalopram..) ma non so davvero come fare. L'ansia sale..invece di placarsi..e i pensieri negativi continuano a bussare con insistenza.

[#27] dopo  
Dr. Gianmaria Benedetti

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Non mi sembra ben chiaro (nemmeno a Lei), come siano i rapporti con questa persona: gli deve molto, ma nelle circostanze si sente anche molto in pericolo... Capisco che non sappia come fare.
Cerchi di chiarire a se stessa la sua situazione e i suoi sentimenti, cercando di distinguerli, riconoscenza, attaccamento, amore, ...?, e cercando di non fare troppa confusione dati gli altri sentimenti forse piuttosto confusi che Lei si porta dietro...
Dr. Gianmaria Benedetti

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[#28] dopo  
Utente 211XXX

Ho chiaro quello che provo per lui. È un voler bene grandissimo...ma non è amore. Mi sento in debito con lui..e per questo non posso lasciarlo da solo in questo momento di difficoltà. Anche se mi pesa, non lo nego.. Ma sono assolutamente divisa su quello che devo fare. Poi penso che tanto io una famiglia normale non me la farò..quindi inutile farsene un problema. Ma perché non mi calmo? Perché sto ancora male? Ho un vortice di ansia e qualcos'altro che non riesco a definire che continua a muoversi nel petto..e che cavolo..

[#29] dopo  
Dr. Gianmaria Benedetti

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"Poi penso che tanto io una famiglia normale non me la farò.."

Ecco che viene fuori il sabotatore... E' anche sottilemente seduttivo perchè dice "che vale faticare, darsi pena, non serve a nulla..."

I religiosi lo impersonificano nel diavolo, Collodi lo ha impersonato in Lucignolo che travia Pinocchio, ognuno lo può chiamare come vuole, ma mette bastoni fra le ruote di continuo e uno deve conoscerlo per difendersi meglio...
Dr. Gianmaria Benedetti

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[#30] dopo  
Utente 211XXX

Quindi? Non capisco. Il sabotatore sono io, cosa vuol dire che devo conoscerlo meglio?

[#31] dopo  
Dr. Gianmaria Benedetti

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Non è così semplice, e può darsi che 'io' sia la cosa più complicata da conoscere e da 'guidare'...
Comunque l'utilità è di tenere sotto il controllo le attività sabotatrici e minimizzare i danni. Il mondo è già abbastanza difficile da dover avere anche chi 'rema contro' in casa...
Cordialmente
Dr. Gianmaria Benedetti

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[#32] dopo  
Utente 211XXX

La ringrazio infinitamente per l'aiuto di questi giorni. Ma perché questo scambio di pensieri mi sta aumentando l'ansia e la paura? Sono tre le notti che passano insonni in una sorta di dejavù...con il cuore a mille e gli occhi sbarrati.Non ha senso..

[#33] dopo  
Dr. Gianmaria Benedetti

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Non lo so, ma ho il sospetto che possa essere il pensiero della fine di questo scambio che la preoccupa, e di ritrovarsi sola con tutte le cose di cui si è parlato. Però mi sembra ha in programma di tornare dalla psicoterapeuta, che le raccomando caldamente.
Questo spazio comunque resta aperto, pur con i suoi limiti.
Dr. Gianmaria Benedetti

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[#34] dopo  
Utente 211XXX

Grazie ancora. Torno là fuori. Mi scusi per il disturbo.

[#35] dopo  
Dr. Gianmaria Benedetti

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Non è un disturbo.
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[#36] dopo  
Utente 211XXX

Buona sera..mi scuso per la fuga..ma non avevo lucidità. La depressione è sotto controllo. Ho chiamato la psicoterapeuta che purtroppo non può seguirmi perché ancora a letto con problemi alla schiena. Anche il mio amico si è nettamente ripreso. Però di notte non riesco a dormire perché appena chiudo gli occhi mi si ingigantisce in respiro e l'ansia stringe cuore e gola...allora li riapro e mi calmo. Vorrei sparire..semplicemente smettere di vivere.

[#37] dopo  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Gentile utente,

la sua situazione attuale non può essere ulteriormente procrastinata con l'alibi che discute in questi spazi la sua situazione.

Il Servizio si propone come orientamento ma il successivo passo deve essere quello di contattare uno specialista di persona.

Se non vi è disponibilità nelle figure che ha contattato precedentemente deve necessariamente prendere contatto con altri specialisti che possano trattare i suoi disturbi globalmente, anche con terapie farmacologiche e con la psicoterapia.

La appropriatezza sul trattamento da praticare è unicamente valutabile attraverso una visita diretta e non in altri modi.

E' chiaro, anche dall'enorme numero di risposte, che è presente un problema.

La invito a contattare uno specialista al più presto, in quanto ha già atteso troppo.
Dr. Francesco Saverio Ruggiero
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[#38] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Sta evitando di andare dal medico. Perché ?
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[#39] dopo  
Dr. Gianmaria Benedetti

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Sono d'accordo con i colleghi che la invitano a rivolgersi a qualcuno, perchè questo spazio non può sostituire il rapporto diretto col medico o lo psicologo.

Noto nelle sue parole che fra la 'realtà' che descrive a occhi aperti e quella che vede quando li chiude c'è una grossa differenza.... ( "la depressione sotto controllo, il suo amico si è ripreso", però se chiude gli occhi le viene il panico...)
E' in pericolo oppure no? E dove è il pericolo?

Mi sembra che le sue ultime parole dicono che sente un grave pericolo, che forse viene 'mascherato' o controllato quando ha gli occhi aperti. Quando uno si sente in pericolo non riesce a dormire...

Forse la psicoterapeuta può indicarle dove rivolgersi se lei ancora non può...
Dr. Gianmaria Benedetti

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[#40] dopo  
Utente 211XXX

Non capisco, sinceramente, le vostre risposte. Sto aspettando la psicoterapeuta, mi conosce, andare da un'altro mi sembra solo complicato. È vero, ho atteso prima di ricontattarla...ma dover tornare, aver bisogno ancora, è la dimostrazione che sto fallendo su tutta la linea..non riesco a vivere senza aiuto.. E anche se può sembrare stupido..ho paura che lei mi veda come un lavoro mal riuscito. E ne sia delusa. Non intendevo sostituire il percorso terapeutico con questo spazio..lo percepivo come un sostegno di emergenza fino al ritorno in psicoterapia..mi scuso se ho abusato di questo spazio, non era davvero mia intenzione.

[#41] dopo  
Dr. Gianmaria Benedetti

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Non credo che debba scusarsi (almeno a mio avviso)
"Abusato" mi sembra una parola grossa..., come lo sono "fallimento", "lavoro mal riuscito"... l'auto-rimprovero "non riesco a vivere senza aiuto"...
Si era accennato alla fine di questo scambio, che forse Le riesce difficile. D'altronde era in fase finale anche nella psicoterapia, mi sembra.
Non è raro che ci siano 'ritorni di fiamma' in questa fase, non significano automaticamente "fallimento", ma solo che lavoro da fare ce n'è sempre, e la fatica a volte può sembrare troppa. Uno si era abituato ad andare in tandem e si ritrova a pedalare da solo: è certo più faticoso, ma si tratta, a mio avviso, di resistenza e allenamento.
Cordialmente
Dr. Gianmaria Benedetti

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[#42] dopo  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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"lo percepivo come un sostegno di emergenza fino al ritorno in psicoterapia"

lo ha percepito e mal interpretato in quanto lo spazio serve a dare indirizzamento verso trattamenti dal vivo e non viceversa.

Se il suo terapeuta le può dare dei tempi certi di guarigione dal mal di schiena ben venga, diversamente necessariamente deve cambiare terapeuta.
Dr. Francesco Saverio Ruggiero
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[#43] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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No. Dover tornare è la dimostrazione che probabilmente la cura è durata troppo poco, rispetto al tipo di disturbo che deve tenere a bada o estinguere nel tempo.

Non capisco dove stia il suo fallimento. Lei ha il potere di farsi curare, ma non quello di non avere i sintomi né quello di guarire da sola, né quello di sforzarsi o ritardare le ricadute, né tantomeno quello di evitarle.
Questa visione fallimentare spesso è sintomo stesso di depressione come autocritica automatica su qualsiasi aspetto, oppure indica il fatto che non ha ben inquadrato la natura del disturbo come cerebrale, per cui lo ritiene governabile attraverso non meglio specificate risorse psichiche.
Dr.Matteo Pacini
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[#44] dopo  
Utente 211XXX

Grazie a tutti. Dovrei riprendere la terapia da gennaio, quindi manca solo un mese. La terapia durava da anni..quindi non credo possa essere durata poco. Probabilmente devo solo imparare a convivere con l'ansia e con le paure. Per quanto riguarda la natura cerebrale del disturbo..non vedo come altro possa essere definito...devo solo capire come 'padroneggiare' le situazioni. Alla fine credo che questo sia la chiave di tutto. Capire come gestire le emozioni. Il fallimento è la semplice costatazione che non riesco a vivere...normalmente, che non riesco a respirare a fondo, che non riesco a raggiungere i miei obiettivi, che non sono nemmeno capace di far passare due giorni senza che una lacrima scenda...

[#45] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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Ha detto che la cura inizia tre anni fa, e dopo un anno di benessere la sospende. Di recente sta di nuovo male. Quindi in tutto sarà durata un paio d'anni o anche meno, giusto ?
Dr.Matteo Pacini
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[#46] dopo  
Utente 211XXX

La cura farmacologica l'ho iniziata tre anni fa e l'ho interrotta dopo uno.. Ma la psicoterapia l'ho iniziata dieci anni fa.

[#47] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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Psicoterapia di che tipo e per che diagnosi ? Lei faceva riferimento ad una depressione risalente a tre anni fa.
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[#48] dopo  
Dr. Gianmaria Benedetti

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Mi sento quasi in colpa di averla abbandonata....

"Probabilmente devo solo imparare a convivere con l'ansia e con le paure. ....devo solo capire come 'padroneggiare' le situazioni. Alla fine credo che questo sia la chiave di tutto. Capire come gestire le emozioni. "

Certo, si pone degli obiettivi che forse rendono inevitabili i fallimenti. Quelli che "padroneggiano le situazioni", sono i 'superuomini', mi sa... (che poi hanno sempre un "marchio", un punto debole, un tallone d'Achille.) E se cercasse più semplicemente di lasciarsi vivere, invece che imporsi richieste o imprese impossibili?


"Il fallimento è la semplice costatazione che non riesco a vivere...normalmente, che non riesco a respirare a fondo, che non riesco a raggiungere i miei obiettivi, che non sono nemmeno capace di far passare due giorni senza che una lacrima scenda..."

Qualcuno diceva che "porsi degli obiettivi" a volte è il modo migliore per rovinarsi la vita. Forse gli "obiettivi" sono solo come la meta in un viaggio: il pretesto per partire, ma poi è il viaggio in sè la cosa più importante. In termini più pomposi si chiama "eterogenesi dei fini", credo...
Cordialmente
Dr. Gianmaria Benedetti

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[#49] dopo  
Utente 211XXX

Dieci anni fa andai in terapia per attacchi di panico. Dopo un anno smisi perché non riuscivo più a parlare con questa. Convinta di essere a posto non mi preoccupai di cercare un sostituto. Dopo un anno iniziarono nuovamente degli stati ansiosi che peggiorarono velocemente fino a delle situazioni imbarazzanti (io che mi chiudevo in bagno a casa di amici e ci restavo un ora, disperata e incapace di alzarmi da terra..). Andai quindi dall'attuale terapeuta e iniziai il percorso di rielaborazione del mio passato. Poi tre anni fa un crollo su tutta la linea mi ha portato allo stato depressivo di cui parlavo all'inizio. Non mi sono mai informata sul tipo di terapia, non mi è mai interessato.. Per lei dr Benedetti, non ci pensi nemmeno.. È vero che a volte è il percorso la parte più bella del viaggio..ma un'idea uno ce l'ha di dove vuol andare. Gli obiettivi sono fondamentali anche per crescere e migliorarsi. Mi dice di lasciarmi vivere...è proprio quello che non riesco a fare. Non riesco a vivere situazioni dove non ho io il controllo. Non riesco nemmeno a fare sci, nemmeno il fondo perché quando arrivano le discese mi prende il panico..

[#50] dopo  
Dr. Gianmaria Benedetti

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In effetti anche nelle discese del fondo occorre lasciarsi andare, ma uno può farle anche derapando o togliendosi gli sci. E poi ci sono le ciaspole, ecc ecc.

Quanto ai periodi di terapia che Lei ha fatto, io vedo questi interventi come le spinte che si danno ai ciclisti al giro d'Italia... In certe salite servono, poi nel piano o in discesa non servono più.... Magari alla salita successiva possono essere di nuovo necessarie. Non c'è la proibizione di farsi spingere, di avere un aiuto. Interventi ben dosati al momento giusto possono servire a superare quella salita, poi si vedrà... Nessuno prevede il futuro.
Così come si va dal medico quando c'è un'influenza, non vedo motivo di vergogna di andare per un aiuto da qualcuno di cui lei abbia fiducia. Non è un fallimento nè per Lei nè per il terapeuta, penso.
Dr. Gianmaria Benedetti

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[#51] dopo  
Utente 211XXX

Non vede cosa ci sia di male a farsi aiutare... Detto così sembra logico e naturale..a ben pensarci il 90% delle cose che dite voi sembrano avere una logica inattaccabile...però quando si applica tutto alla vita reale...mmh sfugge tutto. Non stiamo parlando di un qualsiasi disturbo, di un mal di denti o altro..stiamo parlando dell'incapacità di riuscire a vivere da soli. Io so solo che ultimamente di notte devo scegliere se dormire o respirare..perché finchè non sono completamente sfinita non dormo. Lo so che devo avere pazienza..che devo dare tempo ai farmaci di fare effetto, che a breve riprenderò la terapia e le cose si sistemeranno..ma per quanto? E perché ritornano?

[#52] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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Bisognerebbe che facesse una terapia antipanico efficace. Quel che descrive non ha attinenza con il trattamento di questo disturbo. Nessun passato da rielaborare, non risulta essere questo il tipo di terapia in un disturbo di panico. Si capirebbe di più sapendo come ufficialmente questa tecnica si chiama. Una cura durata anni in cui il problema resta non si capisce su che base sia proseguita. Le terapie devono avere una tempistica ragionevole per stabilirne l'efficacia o inefficacia. Inoltre la psicoterapia non consiste nel "parlare" o trovarsi bene a parlare con una persona, sono strumenti di sollecitazione cerebrale, devono avere un loro funzionamento.
Dr.Matteo Pacini
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[#53] dopo  
Dr. Gianmaria Benedetti

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"di notte devo scegliere se dormire o respirare." Descriva meglio la situazione, se vuole.
Dr. Gianmaria Benedetti

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[#54] dopo  
Utente 211XXX

Dr Pacini, non ho ben compreso il suo commento. Gli attacchi di panico sono spariti, e il percorso di questi anni è stato notevole. Inoltre quando chiedevo alla dottoressa se fossero normali questi ritorni di ansia, mi ha sempre tranquillizzato, ripetendomi come ognuno abbia i suoi tempi..senza contare che non è stato un processo lineare..io rifiutavo ( ed in parte lo rifiuto ancor oggi) il mio vissuto..come se rifiutando di guardarlo questo non ci fosse mai stato.. È vero d'altra parte che non è normale una ricaduta..ma io separo ( sbaglio??) il percorso fatto finora dagli episodi depressivi di questi ultimi anni. Dr Benedetti, quello che intendevo dire è che la situazione che si crea di notte è pesante...se chiudo gli occhi per dormire arriva un'onda di ansia dal cuore e dai polmoni che mi toglie completamente il respiro e mi costringe ad aprirli velocemente per non stare male. Dopo tre respiri la situazione si normalizza...però così non dormo..mi addormento solo quando sono così stanca da crollare direttamente. Ricorda molto un incubo che ho avuto per anni da bambina tutte le notti: una nebbia che aumentava fino ad entrami nel corpo e mi soffocava ma non riuscivo ad urlare..anche perché non c'era nessuno..solo io e la nebbia..e mi svegliavo che stavo davvero soffocando, per cui mi dovevo calmare e riprendere il controllo del respiro. Ecco...la sensazione di soffocamento è la stessa..ma adesso so che se tengo gli occhi aperti non succede nulla.

[#55] dopo  
Dr. Gianmaria Benedetti

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"adesso so che se tengo gli occhi aperti non succede nulla"
Sembre che l'"incubo" si sia trasformato in sensazione fisica e Lei ha trovato il modo di tenerlo a bada. Ma a scapito del sonno. Anche i bambini spesso hanno difficoltà a dormire (molti genitori scrivono per questo), e spesso lo fanno solo quando "crollano", come dice lei. Per loro si capisce spesso che è un problema di separazione, di distacco dalla madre, che magari non manifestano qundo vengono portati al nido o all'asilo, ma la sera nell'andare a letto. A rendere difficile il distacco spesso è l'ambivalenza, la presenza anche di odio, oltre che di amore, per la figura di riferimento (la madre), e il bambino teme forse, addormentandosi, di vederla trasformata in una strega, come nelle fiabe. Per cui resiste a passare nell'altro mondo, del sonno.
Le fiabe, quelle vecchie, tradizionali, sedimento della psicologia dei popoli, parlando di queste cose in termini comprensibili ai bambini, li aiutano a sostenere le paure.
A mo' di consiglio paradossale, anche lei dovrebbe farsi raccontare delle fiabe, all'addormentamento??? Tutti abbiamo 'parti infantili' dentro di noi che ci condizionano,il problema è come farle crescere o almeno toglierle dalla sala comandi...
Dr. Gianmaria Benedetti

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[#56] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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Mi riferisco semplicemente al fatto che ha detto che da un mese sta di nuovo male, definendo questo come ricaduta. Che sia ricaduta di panico o ricaduta depressiva, ha bisogno di una cura che le risolva la ricaduta e ne prevenga di nuove, visto che tendono a ricorrere. Il disturbo va visto soprattutto nel suo andamento nel tempo, altrimenti si rischia di separarlo in svariate diagnosi che sembrano ciascuna un problema a se stante. Soprattutto in termini di strategia terapeutica, questo invece non ha senso.
Dr.Matteo Pacini
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[#57] dopo  
Utente 211XXX

Ok. Dr Pacini, ho capito quello che intendeva e infatti tornerò in terapia proprio per cercare di risolvere una volta per tutte. Dr Benedetti...lei ha centrato Il bersaglio..a volte, in questi momenti sempre, è come se non fossi la persona adulta di oggi..ma c'è la bambina piccola che ha paura, che cerca un rifugio protetto e sicuro..e non lo trova.. E non so dove scappare. Allora cerco di ignorare queste sensazioni...ma basta abbassare la guardia un attimo che l'ansia arriva. Vorrei tanto lasciarmi andare con serenità...come succede quando ci si sente protetti, che si rilassano tutti i muscoli e la tensione cala..ma non funziona così..ma il fiato quand'é che lo si può tirare davvero?

[#58] dopo  
Dr. Gianmaria Benedetti

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Non si devono eliminare i bambini..., ma magari non bisogna lasciarli mettere a guidare la macchina,e invece bisogna trovargli il posto giusto E questo tocca agli adulti. Forse questo vuol dire "non abbassare la guardia" (appunto come non si deve abbassare l'attenzione ai bambini) e non si può "lasciarsi andare", almeno se prima non si è trovato un altro adulto a darci il cambio alla guida.... Questo vale credo sia per le famiglie, che per le scuole, che per gli individui... Gli adulti di turno devono garantire le funzioni cui sono deputati e di cui sono responsabili... Possono tirare il fiato quando "smontano", cosa che dipende dai 'turni', dall'organizzazione, dalle situazioni...
Dr. Gianmaria Benedetti

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[#59] dopo  
Utente 211XXX

Non ho capito sinceramente...

[#60] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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Non so se si riferiva alla mia precisazione. Intendo dire che una malattia può manifestarsi in periodi diversi con insiemi di sintomi diversi che si possono classificare come ansiosi, depressivi, insonnia, nervosismo o altro. Il problema è di capire che andamento ha questa malattia e prevenirne lo sviluppo nel tempo, e in questo esistono terapie che non agiscono in maniera diretta a seconda del sintomo del momento. Anche lo stesso antidepressivo non va inteso come un farmaco che corregge in tempo reale l'umore depresso.
Dr.Matteo Pacini
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[#61] dopo  
Utente 211XXX

Dr Pacini, grazie per la precisazione...ma il commento era riferito all'ultimo post del dr. Benedetti. Comunque confesso che mi ha stupito l'ultima sua affermazione. Ho sempre pensato che gli antidepressivi servissero a migliorare e controllare l'umore per permettere di procedere con la psicoterapia, ma comunque servissero per un risultato immediato. In ogni caso grazie mille per la sua cortesia.

[#62] dopo  
Dr. Gianmaria Benedetti

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Cos'è che non ha capito?
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[#63] dopo  
Utente 211XXX

"Non si devono eliminare i bambini..., ma magari non bisogna lasciarli mettere a guidare la macchina,e invece bisogna trovargli il posto giusto" E qual'è questo posto?
"Forse questo vuol dire "non abbassare la guardia" (appunto come non si deve abbassare l'attenzione ai bambini) e non si può "lasciarsi andare", almeno se prima non si è trovato un altro adulto a darci il cambio alla guida...."
Questo proprio non l'ho capito...io mi riferivo ad non percepire la differenza tra la me adulta e bambina...chi è che mi dovrebbe guidare? A chi è che dovrei affidare il comando????
" Questo vale credo sia per le famiglie, che per le scuole, che per gli individui... Gli adulti di turno devono garantire le funzioni cui sono deputati e di cui sono responsabili... Possono tirare il fiato quando "smontano", cosa che dipende dai 'turni', dall'organizzazione, dalle situazioni..."" Giustissimo...ma ripeto, il discorso fila se il bambino è nostro figlio/nipote o qualcuno affidatoci..o semplicemente un bambino...ma non se è dentro di noi.
Una delle cose che per me è stata più difficile fare in questi anni anni è stato proprio ascoltare quella parte di me che continuavo a seppellire e a zittire...poi per superare i ricordi, diciamo brutti, l'ho ascoltata...bene..ma adesso se sto male esce la paura vista attraverso le emozioni della bambina..che sono dannatamente forti e potenti...e li si inceppa tutto, perchè non riesco a ricondurre tutto alla logica. Una delle cose che la psicoterapeuta mi ha sempre ripetuto è che io non riesco ad accogliere qusta parte bambina di me...ma non capisco, giuro, cosa voglia dire....

[#64] dopo  
Dr. Gianmaria Benedetti

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Vede che aveva capito, invece, solo che rifiutava di capire.

Anche il bambino "dentro di noi" deve essere guidato dalla parte adulta della personalità, e non lasciargli prendere il potere, esattamente come i bambini 'fuori'.

Oggi la nostra società ha in gran parte perso la capacità di allevare i suoi bambini: lo vediamo se confrontiamo ( negli ambulatori asl) le famiglie autoctone con quelle immigrate. I 'nostri' bambini non hanno più limiti e regole e sono sempre più insicuri e disturbati. Molti bambini immigrati si rivelano 'ben educati' come eravamo noi trenta - quarant'anni fa.
I nostri bambini invece - sia esterni che interni - non sono più abituati a sentirsi dire di no, a non avere tutti i desideri realizzati, a fare fatica per ottenere risultati ecc. Spesso sanno solo lamentarsi e i genitori li appoggiano e danno la colpa ad altri.... Lo stesso capita ai trenta - quarantenni di oggi, le cui parti infantili ipertrofiche non sono abituate alla fatica ai limiti e alle regole ( e all'educazione e al rispetto). Le parti adulte non sanno mettere limiti e regole e resistere e guidare la baracca, e lasciano spesso prevalere le parti infantili.
L'effetto è la quantità di ' attacchi di panico' e di crisi depressive, variamente manifestate, cioè crisi di paura di non farcela, che sono aumentate enormemente negli ultimi decenni. Prima gli psichiatri non si occupavano neanche di questi problemi, che venivano considerati 'minori', nevrotici, cioè quasi normali.
Sono cresciuti insieme problemi edcativi e incapacità di resistere alla fatica e un'offerta (molto remunerativa) di medicine per non pensare, per non sentire paura e fatica e ansia, ecc.
Mi scusi la 'predica', mi dirà che c'entra con lei.
C'entra, perchè l'alternativa che chiede è quella di usare di più la parte adulta della personalità per affrontare la vita, che non è mai stata particolarmente facile, se guardiamo la storia dietro di noi. Forse anzi non è mai stata facile come oggi, e invece le paure le ansie e la ricerca di pillole anti-problemi è diventata spasmodica, e la capacità di sopportazione nulla.
Questo non vuol dire 'eliminare i bambini', appunto, o le nostre parti bambine, ma metterle nel posto giusto, che è quello da bambini -di dietro, e non al volante- e imparare la regola fondamentale, che è quella che comandano i grandi. Ascoltare le parti infantili non vuol dire lasciarle comandare...
Dr. Gianmaria Benedetti

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[#65] dopo  
Utente 211XXX

No...non ci sono. Concordo ed ho capito l'ultima frase..ma il resto non ci sta proprio. Anzi. Posso garantirle che sono ampiamente stata educata con ferrea disciplina e che di certo non ho avuto spazi in cui la famiglia o la scuola mi abbiano lasciato senza controllo...davvero, semmai il contrario. È esattamente per questo che non capisco perché non controllo la mia parte bambina nelle paure, perché scappa alla mia capacità di gestione. È vero altresi che questo è forse il primo momento in cui mi sento tranquilla..e quindi? Non cerco, non l'ho mai fatto, la via più breve, la scorciatoia...i trucchi che chiedevo all'inizio si riferivano più a delle lezioni...per capire se c'erano altri metodi o simili..ma non volevano essere una richiesta di fuga dal percorso da compiere

[#66] dopo  
Dr. Gianmaria Benedetti

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I "perchè" a volte sono delle trappole... come quando appunto i bambini passano periodi in cui chiedono perchè a ripetizione, che fanno sfibrare gli adulti che vogliono rispondere e spiegare... A ogni risposta segue un altro perchè...
Forse 'perchè' così mantengono il contatto con l'adulto che in quel momento li sta ascoltando: lo tengono agganciato con i loro perchè, cercano di non lasciarlo andare... Come il bambino che aveva paura del buio nell'addormentarsi: "se uno parla c'è la luce" (citato da Freud).
Sopportare il distacco e la solitudine forse è imparare a 'parlare' con se stessi (senza subissarsi di 'perchè', meglio usare tutti gli strumenti, cioè i sei W come dicono gli inglesi: Why, When, Who, Where, What and hoW: con quello che manca sono i sette pilastri della saggezza)
Senza esagerare, altrimenti si cominciano a sentire le "voci"... :>)
Cordialmente
Dr. Gianmaria Benedetti

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[#67] dopo  
Utente 211XXX

Grazie mille dr. Benedetti, soprattutto per la sua disponibilità e pazienza. Non sapevo davvero dove sbattere la testa...grazie per il cuscino! Gredo che la mini-me...complici le feste, abbia voluto farsi sentire un po' di più. E' sempre difficile il S. Natale perchè si deve fingere tanto con la famiglia e ci si rende conto che così facendo si tradisce il significato più profondo della Festa..... e si realizza ogni anno che babbo natale non fa sparire certe cose...ma pazienza, passa in fretta per fortuna.
Le auguro di cuore un felice e sereno Natale.
Cordialmente
F.

[#68] dopo  
Dr. Gianmaria Benedetti

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Grazie, anche a Lei

dr GBenedetti
Dr. Gianmaria Benedetti

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[#69] dopo  
Utente 211XXX

Eccomi di nuovo qua... Oggi dopo veramente tanto tempo ho avuto un attacco di panico.. Sto bene, la mia situazione generale è notevolmente migliorata.. Eppure sta aumentando notevolmente la distanza tra quello che sono e quello che sento.

[#70] dopo  
Dr. Gianmaria Benedetti

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Ora è Lei che è difficile da capire....
Dr. Gianmaria Benedetti

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[#71] dopo  
Utente 211XXX


Gent.mo, intendevo dire che c'è un abisso tra come mi sento e come invece sto ''nella realtà''.
Ho ricevuto conferma del passaggio a contratto a tempo indeterminato, di una futura gratifica, di un miglioramento professionale, con gli amici non è andata mai così bene...mai come in questo periodo mi rendo conto di essere stimata e benvoluta.
Eppure quando sono a letto, quando abbasso le spalle...e come se mi sgonfiassi.. non sono triste, ma fosse per me non scenderei mai dal letto, non vorrei mai affrontare la giornata che ho davanti. Ieri ho dormito 12 ore di fila....e come ho scritto...per la prima volta dopo davvero tanto tempo ho avuto un attacco di panico. So che può sembrare stupido......tanto tanto tanto...poi metterlo nero su bianco è ancora peggio.......ma ho paura, ho la sensazione che siccome le cose stanno andando bene....devo finire...sono arrivata alla fine del mio ciclo vitale. E non voglio.

[#72] dopo  
Dr. Gianmaria Benedetti

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Peggio che una maledizione di una divinità invidiosa, come la strega della bella addormentata... Se la realtà esterna va bene Lei deve scontarlo con la sua vita. Sembra che deva 'pagare' i suoi successi, come per placare una persona gelosa e invidiosa, che vuole che lei muoia se le cose le vanno bene....

Cosa è stato questo cosiddetto 'attacco di panico'? che dice di aver avuto?
Dr. Gianmaria Benedetti

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[#73] dopo  
Utente 211XXX

Semplicemente è partito giovedì nel pomeriggio a casa..non mi sentivo bene..inquieta, irrequieta...sono uscita con un'amico a fare giro , ma dopo dieci minuti l'ansia ha continuato a salire e stringere il cuore. E da lì è partito il terrore di essere sul punto di morire, che stavo per avere un attacco di cuore o similare...ho provato a togliermi di dosso il giaccone, ad aprire il colletto per avere più aria...ma iniziava a girare tutto e avevo continuamente caldo e freddo. Volevo solo tornare al sicuro a casa..il mio amico mi ha accompagnato a casa, ho preso un prazeneper calmarmi un pochino ed è gradualmente migliorato.
Odio prendere prazene o xanax...se sono semplici attacchi d' ansia non prendo mai nulla....ma stavolta non riuscivo a riprendere il controllo. E la cosa più stupida è che oltread aver paura di svenire e morire...avevo paura (lo so, lo so, lo so che è davvero stupido) che se fossi morta poi mi avrebbero fatto l'autopsia e avrebbero scoperto che dentro io sono marcia.....lo so che non ha assolutamente senso logico...ma quando mi capita non c'è verso di ragionare con lucidità.

[#74] dopo  
Dr. Gianmaria Benedetti

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Come spesso succede, la sua descrizione dello stato di panico che l'ha presa è come se fosse una foto col teleobiettivo: si vede solo il primo piano e non si vede niente del contorno, uno potrebbe essere in mare o in montagna o in città, non si vede niente. Stessa cosa per l'episodio: non si vede niente del 'contorno', uno è tutto preso solo dall'ansia e da come si manifesta e non bada ad altro. E' utile allargare la focale, in quest'ottica, mettere il grandangolo, cercare di cogliere il contorno e spesso si capisce meglio la situazione. Come quando c'è un'alluvione improvvisa: in realtà se ne possono cogliere i motivi da tanti fattori esterni al luogo dell'alluvione, i fattori meteorologici, lo stato dei fiumi, del territorio. e si può intervenire per migliorare le cose e prevenirle.

Nella sua descrizione il focus forse deve comprendere quello cui accenna soltanto: "...pomeriggio a casa..non mi sentivo bene..inquieta, irrequieta..." bisognerebbe allargare la visuale su quella situazione, che corrisponde forse a un temporale che stava avvicinandosi e poi si è scatenato...
E' uscita con un amico a fare un giro... Non è servito, anzi, Quasi avesse violato un tabù ...
Dr. Gianmaria Benedetti

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[#75] dopo  
Utente 211XXX

Tre giorni che cerco di capire, ma nessun risultato... Non è successo nulla quel pomeriggio, ero sdraiata sul divano, ma non avevo nessun motivo di ansia, nessun pensiero, nessuna preoccupazione. E poi, piano piano è partito tutto. In realtà sa qual'è la domanda che mi danna l'anima ultimamente? Qual'è il prezzo da pagare per questo periodo di calma?

[#76] dopo  
Dr. Gianmaria Benedetti

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Le consiglio di non "cercare di capire" , semmai cercare di "vedere".
Spesso non vediamo le cose che sono davanti a noi, se le vedessimo, "capiremmo" meglio senza sforzarci. In realtà il terapeuta spesso può vederedel le cose che il paziente non riesce, proprio per la differenza dei punti di osservazione.
L'ultima sua frase uno spunto lo dà: Sembra avere un timore di dover pagare una pena per il fatto di aver avuto un periodo migliore. Quasi l'avesse rubato, e ora si aspettasse di essere presa. La crisi potrebbe avere il valore di una autopunizione per la sua colpa di stare meglio (grave trasgressione?...), quasi per evitare punizioni più temute...
Dr. Gianmaria Benedetti

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[#77] dopo  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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E' proprio difficile rivolgersi ad uno psichaitra di persona?
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[#78] dopo  
Utente 211XXX

Dr. Ruggiero, come già spiegato questo mese riprenderò i contatti, almeno spero, con la psicoterapeuta che mi ha seguito...in caso contrario mi rivolgerò comunque ad un altro specialista.....ed ho già ricontattato la psichiatra che mi segue per la parte farmacologica visto che comunque non si è risolto tutto come l'altra volta. Sto solo attendendo che mi richiamino per fissare gli appuntamenti.
Non credevo ci fosse nulla di male nello scambio di pensieri con il dr. Benedetti.

Dr. Benedetti, la ringrazio nuovamente per la disponibilità datami in questo mese.
" La crisi potrebbe avere il valore di una autopunizione per la sua colpa di stare meglio (grave trasgressione?...), quasi per evitare punizioni più temute... "
Ne sono consapevole. Così come mi accorgo che le due cose sono dierttamente proporzionali. Alll'aumentare del benessere corrisponde un sensibile aumento dell'ansia.
Come posso interrompere il meccanismo e perchè ciò accada lo posso scoprire solo tramite colloqui diretti, lo so.
L'unica cosa che mi viene in mente in questo momento è la corrispondenza tra il fatto che come da piccola ho pagato il fatto di ribellarmi, di cercare di alzre la testa o di autodifendermi...così ho paura per quello che accadrà adesso, che sto gestendo al vita, anchelavorativamente, punto i piedi, mi sostengo e non mi lascio sopraffare.
I miei periodi di "tranquillità" non interiore ma...diciamo col mondo esterno... sono coincisi con i periodi in cui mi sono sempre sottomessa, in cui non rispettavo me stessa, i miei bisogni, le mie necessità o i miei desideri. E ora che lo faccio? Se qualcosa/qualcuno mi dovesse ri-sottomettere...vorrebbe dire che non ci sono speranze...però non sapere se succederà..è come avere un grosso vuoto davanti...un buco nero..cosa c'è dall'altra parte?

[#79] dopo  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Non c'e' nulla di male nello scambio di pensieri fino a quando restano tali e non si attribuiscono aspettative di "accoglimento" che non possono essere soddisfatte.
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[#80] dopo  
Dr. Gianmaria Benedetti

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Gentile signora: io faccio consulti on line, sia qui che altrove, come può vedere sulla mia pagina, con lo scopo di aiutare le persone che lo chiedono a charirsi un po' le idee. Non vedo pertanto niente di male in questi scambi, se la possono aiutare.
E' abbastanza comune, a mio avviso, nelle situazioni di ansia con attacchi acuti, trovare un conflitto fra desideri che la persona sente, riguardo all'organizzazione della sua vita e alla sua evoluzione e proibizioni che più o meno consapevolmente scattano creando blocchi e inibizioni.
Ne abbiamo un esempio anche proprio qui
La sua frase: "Come posso interrompere il meccanismo e perchè ciò accada lo posso scoprire solo tramite colloqui diretti, lo so." sembra dello stesso registro. Mi spiego: di fronte a una posizione contraria e che tende a proibire una sua attività, lei anticipa con una specie di inibizione e auto.rinuncia, , in cui prende pari pari la proibizione e se la ripropone da sè... Oltretutto quella frase è solo un luogo comune, come tutte le proibizioni, sono solo un'espressione di una 'autorità', non di una 'Verità', anche se spesso vengono spacciate per tali, come vediamo ovunque ci sono questioni di potere e di autorità. Il semaforo rosso dice solo che non si può passare, non pretende di dire altre verità.
Ovviamente non c'è nulla di polemico in questa mia analisi vs il dr Ruggiero.
Mi sembra solo che il piccolo bisticcio sia utile a chiarirle un suo conflitto interiore che forse fa scattare autoproibizioni e autopunizioni quando teme di violare qualche tabù.
Può essere utile cercare di capire quali sono le proibizioni che vorrebbe violare ma non può, e capire se sono motivate o legate a sue convinzioni non adeguate, probabilmente irrazionali e infantili.
Dr. Gianmaria Benedetti

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[#81] dopo  
Utente 211XXX

Dr. Ruggiero, sono ben consapevole dei limiti e soprattutto della natura dei pensieri che possono avvenire in questo spazio...tutto ben lontano dall'efficacia di una psicoterapia!
Dr. Benedetti....mi perdoni....non ci ho capito assolutamente nulla.

[#82] dopo  
Dr. Gianmaria Benedetti

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Sì, forse si accavallano più cose e rischiamo di farLa diventare strabica, come Arlecchino servitore di due padroni, o come un povero essere umano che religioni diverse cercano di accaparrarsi...
Dr. Gianmaria Benedetti

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[#83] dopo  
Utente 211XXX

Quindi? Mi scusi ma non ho davvero capito ne il primo ne il successivo post.

[#84] dopo  
Dr. Gianmaria Benedetti

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Forse si è creato un ingorgo che ha disturbato lo 'scambio di pensieri', come Lei giustamente l'ha chiamato. Vediamo se si può andare avanti.
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[#85] dopo  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Pur essendo lei stessa consapevole del limite del mezzo continua ad utilizzarlo come se fosse reale, probabilmente stimolata da chi per primo dovrebbe limitarlo.

Dato che, comunque, il suo scambio dura da parecchio tempo, se non ha ricevuto gli appuntamenti che attendeva sarebbe il caso di cercare appuntamenti con altri professionisti che possano riceverla in più breve tempo e così tentare di risolvere insieme a lei le problematiche che la preoccupano.
Dr. Francesco Saverio Ruggiero
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[#86] dopo  
Dr. Gianmaria Benedetti

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Credo che, anche per chiarimento dell'utente, a questo punto sia necessario un intervento dello staff che dica se il consulto viola limiti e regole stabilite del sito o se può proseguire.
Dr. Gianmaria Benedetti

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[#87] dopo  
Utente 211XXX

Gent.mi..
Dr. Ruggiero, da una parte capisco la sua posizione, ma non credo ci fosse nulla di male, sbagliato o controproducente nello scambio tra me e il dr. Benedetti. Come già espresso sono consapevole di dove sono e di cosa sto facendo e non intendevo in alcun modo sostituire la figura delllo specialistacon questo spazio on line.
Dr. Benedetti, non posso che far altro che ribadirle il mio grazie per la disponibilità, la pazienza e la cortesia dimostrata in questo periodo. E' comunque riuscito a farmi vedere alcune cose sotto nuova luce, cose di cui sicuramente discuterò quando reintaprenderò il percorso terapeutico.
Spero vivamente di non aver creato nessun problema, non era davvero mia intenzione...
Un grazie davvero di cuore.
F.

[#88] dopo  
Dr. Gianmaria Benedetti

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Non si preoccupi, Lei non ha creato nessun problema.
Restando a disposizione,
cordialmente,
Dr. Gianmaria Benedetti

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[#89] dopo  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Non ha creato nessun problema.

Ho solo ribadito l'utilità di una visita diretta nel suo interesse.
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[#90] dopo  
Utente 211XXX

Sul ponte sventola bandiera bianca...

[#91] dopo  
Dr. Gianmaria Benedetti

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Faccia una richiesta un po' più 'elaborata', per favore.
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[#92] dopo  
Utente 211XXX

mi scuso. ma mi arrendo. non voglio più lottare...forse sono io che non sono normale...sicuramente è così. Adesso la sera prendo del trittico che mi aiuta ad addormentarmi, effettivamente funziona. Ma la voglia di vivere si sta allontanando sempre di più. E' come se osservassi tutto dall'esterno, come se io fossi un fantoccio che si muove secondo non meglio precisate regole.

[#93] dopo  
Dr. Gianmaria Benedetti

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Succede in certi periodi. Bisogna resistere e aspettare che passi. E' tornata dallo psichiatra o psicoterapeuta?
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[#94] dopo  
Utente 211XXX

Certo. È la psichiatra che mi ha prescritto il trittico la sera. E anche dalla psicoterapeuta. Ma è la prima volta che non voglio andarci..non serve. Vorrei solo stare in pace a letto. Non è vero. Ho avuto un principio di attacco di panico...quando si ha la sensazione di essere sul punto di morire...ci speravo tanto..e invece eccomi qua. Di solito mi rilasso e mi calmo leggendo o navigando sul web. E invece nessun effetto.. Nemmeno una camminata in montagna è servita...volevo solo tornare a casa per starmene a letto. Ho paura...le sembrerà tanto stupido, ma ho paura di arrivare ad un punto di non ritorno..perché sarebbe una beffa mollare adesso...

[#95] dopo  
Utente 211XXX

Davvero, non so cosa stia accadendo...IO NON VOGLIO DOVER VIVERE. Non voglio aria nei polmoni, non voglio vedere o sentire, ne' piangere o ridere, mangiare o dormire. Cerco un'assenza di stimoli assoluta..una pace che speravo di raggiungere..ma non c'è...ma non ho coraggio.

[#96] dopo  
Dr. Gianmaria Benedetti

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E' una trappola, forse è importante saperlo. Come se lei fosse ipnotizzata e attirata a farsi mordere dal cobra...
Deve parlarne con qualcuno, per farsi aiutare a uscire, con psicoterapeuta e psichiatra innanzitutto. Con un amico, col medico del pronto soccorso, se necessario.
Ricordi che non è la sua vera volontà, in quei momenti, ma che è sotto l'influenza come di un rapitore, di qualcuno che vuole il suo male e non il suo bene. E' vero che è "dentro di Lei", questo qualcuno perverso, ma non è lei stessa. O almeno Lei non è solo questo: è anche la vittima, che rischia di non farcela più e di allearsi al carnefice.
In caso di bisogno, chiami anche la guardia medica.
Dr. Gianmaria Benedetti

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[#97] dopo  
Utente 211XXX

mi scuso per gli ultimi post. Lo so che passano questi momenti...ci vuole solo un po' di pazienza. Lei dice di parlarne con qualcuno...ma non è così semplice. In primis con gli amici, perchè non arrivano a capire fino in fondo..perchè poi si preoccupano e basta, ma con le loro considerazioni...e dovrei spiegare troppe cose e non voglio. Ovvio che ne parlerò in terapia....ma non ha idea di quantomi verogni a fare questi discorsi de visu. Mi sento una povera idiota che spara un casino di cazzate che semplicemente non ha le palle per andare avanti.( mi scusi per la scurrilità). Mi sembra una colpa aggiuntiva confessare questo desiderio...come se mi sporcasse l'anima...e poi parlarne lo rende più reale, più possibile.
Lei ha detto: ""E' vero che è "dentro di Lei", questo qualcuno perverso, ma non è lei stessa. O almeno Lei non è solo questo: è anche la vittima, che rischia di non farcela più e di allearsi al carnefice."" E' il concetto di vittima attiva, vero? E' così brutto e fastidioso...perchè ti da delle responsabilità...quando vorresti non vederle affatto.
E poi cosa dovrei dire ad un medico? Guardi...arrivo a sera e cerco di non respirare..e mi dimentico inconsciamente di farlo? ma siccome poi respiro vorrei trovare il modo per smettere per sempre?
Non sente come suona tutto irreale..stupido...ridicolo?

[#98] dopo  
Dr. Gianmaria Benedetti

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Quello della "responsabilità" forse è un aspetto importante. Non come 'colpa', ma come 'assumersi la responsabilità di un compito', che è tipicamente una funzione adulta. In effetti nè il 'carnefice' nè il 'bambino-vittima' possono prendersi responsabilità di 'guidare la barca' evitando gli scogli e se l'adulto si distrae o viene indotto a lasciare il suo posto poi finisce come al Giglio....
Fare la vittima - anche della 'Depressione' - non so se attiva o meno, è un modo appunto di non prendersi la responsabilità di spalare la neve davanti a casa sua, protestando perchè non lo fa il sindaco o la protezione civile, la mamma, insomma, perchè la povera bambina non ce la fa....
Dr. Gianmaria Benedetti

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[#99] dopo  
Utente 211XXX

Ho anticipato l'incontro con la psicoterapeuta...perchè così non va bene.
Posso scriverlo qui, visto che non vedo nessuno negli occhi e nessuno mi vede? Ma è così sbagliato desiderare di smettere di vivere? In passato questo desiderio era legato a momenti di profonda rabbia o vergogna....adesso mi sembra solo la cosa più logica e naturale. Sono credente, so che è profondamente sbagliato...però basta. Quando arriva il momento proprio buio..è come se il mio corpo si rifiutasse di vivere ed è la mia testa che dice...No respira!. E giuro...non capisco perchè.

[#100] dopo  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Siccome ha fatto anche una visita psichiatrica, quale e' stata la conclusione? Cosa le e' stato prescritto? A quali dosaggi? Quando e' previsto il controllo?
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[#101] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

"Posso scriverlo qui, visto che non vedo nessuno negli occhi e nessuno mi vede? "

Può scriverlo ma non ha senso. Certe cose è inutile dirle virtualmente. Deve riferirle al suo medico, il quale comunque non si occupa di giusto o sbagliato, per cui inutile porgli una domanda esistenziale. Lei gli pone un problema di partenza, e lui ci lavora nella misura in cui Lei glielo ha posto.

Visto che c'è un pensiero del genere, e non ha modo di essere visto subito da chi la conosce, si faccia vedere in urgenza presso il più vicino pronto soccorso.
Dr.Matteo Pacini
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[#102] dopo  
Dr. Gianmaria Benedetti

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Mettiamola così: io penso che tutti reggiamo una parte di peso comune della vita, che è distribuito su tutti. Se ci sottraiamo, lasciamo il peso che portavamo noi ad altri, specie ai familiari e conoscenti, cui aggraviamo la fatica. A volte il peso ricade su persone che possono non essere in grado di resistere e che ne possono avere la vita segnata. Come diceva Lei, è una responsabilità. A mio parere non siamo liberi e legittimati a una scelta simile, nemmeno in condizioni estreme.
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[#103] dopo  
Utente 211XXX

Dr Ruggiero, la diagnosi resta quella di depressione, prendo elopram 30mg al mattino e trittico 50mg la sera. Una data di controllo non c'è, se cambia qualcosa mando un msg alla psichiatra e nel caso ci vediamo. Dr Pacini, davvero esagerato l'invito ad andare al pronto soccorso...la parte razionale c'è...e poi già lunedì vedrò la psicoterapeuta. Dr Benedetti, ha una sua logica quello che dice..ma è anche vero che non avendo figli..grossi vuoti non resterebbero.. Comunque io so che non farei mai nulla di pratico...troppa paura..è che mi spaventa averlo come pensiero costante, soprattutto di notte. Tutto qua. ...ho paura di dimenticarmi di respirare.. E di non riuscire a venirne fuori.

[#104] dopo  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Credo che le sia stato spiegato che il funzionamento della terapia richiede un periodo di circa 3-4 settimane, dopodiche' potra' avere dei miglioramenti sintomatologici evidenti.

Prima di allora, i sintomi potrebbero presentare anche un peggioramento dell'ansia.

Probabilmente la scelta di Elopram rispetto ad altri antidepressivi e' stata fatta per evitare l'uso di altri farmaci, e può considerarsi una scelta formalmente corretta.

Deve solo avere la pazienza di attendere.

Per quel che attiene alla risposta del collega Pacini, essa è corretta nel considerare che qualora effettivamente lei si senta male può ricorrere alle cure dirette di un pronto soccorso dove possono essere prospettate possibilità di cura per l'urgenza, qualora essa dovesse presentarsi.

Dal fatto che ha anticipato la seduta con lo psicoterapeuta si evince una certa aspettativa "magica" o "immediata" dalla seduta stessa.
La psicoterapia non ha questo tipo di funzionamento ed è quindi probabile che non trarrà un giovamento a lungo termine dalla seduta e ciò potrebbe essere più frustrante della situazione attuale.
Purtroppo, la psicoterapia non ha il potere che le sta attribuendo.
Dr. Francesco Saverio Ruggiero
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[#105] dopo  
Utente 211XXX

Gent.mo, grazie per la risposta..solo che elopram lo prendo da tre mesi..trittico invece da una ventina di giorni. Può essere che il trittico mi stia dando degli effetti collaterali che coprono ed annullano l'efficacia dell'elopram?

[#106] dopo  
Dr. Gianmaria Benedetti

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Non credo che Le serva , se non per distrarsi, forse....., di occuparsi degli effetti dei farmaci. Le consiglio di 'delegarli' al suo psichiatra.
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[#107] dopo  
Utente 211XXX

Dr. Benedetti, lo so...ma davvero non mi riesco più a capire...una causa esterna renderebbe tutto meno brutto.

[#108] dopo  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Il trittico teoricamente non puo' annullare gli effetti dell'elopram.

E' probabile che il fatto di essere andata nuovamente a visita possa avere, in qualche modo, stimolato l'idea di una gestione di malattia che non riesce a fare da sola.

In realtà la gestione della patologia, qualunque essa sia, non solo quella psichiatrica, non può essere fatta dal solo paziente ma deve essere supportata sempre da chi ha studiato la materia medica e/o psicologica, in modo da poter intervenire prontamente nel migliore dei modi.


Dr. Francesco Saverio Ruggiero
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[#109] dopo  
Dr. Gianmaria Benedetti

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Lei rischia di affezionarsi alla parte di fare la vittima, che le permette di lamentarsi, ma alla fine la fa avvitare nel suo buco... Se smette di fare la vittima, smette anche di alimentare la parte del carnefice... Deve uscire dal copione, lei rischia di essere sul palcoscenico a continuare la solita rappresentazione.
Sta un po' facendo lo stesso anche qui, e noi rischiamo di fare gli spettatori che applaudono o fischiano e la inducono a continuare la scena, magari drammatizzandola di più.
Non è un rimprovero, ma un'immagine della situazione dal mio punto di osservazione.
Non credo che le sia utile che io continui a risponderle. Questo sito ha troppo "pubblico", e forse alimenta la sua difficoltà, anche se è anonima.
Cordialmente


Dr. Gianmaria Benedetti

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[#110] dopo  
Utente 211XXX

Capisco e ringrazio nuovamente tutti per la disponibilità e la pazienza avuta. Grazie mille di cuore. F.

[#111] dopo  
Utente 211XXX

Buona sera...chiedo scusa in anticipo se invio un altro msg...ma davvero non capisco.. Ho alzato il dosaggio del farmaco antidepressivo, sono andata nuovamente dalla psicoterapeuta...eppure non ne do fuori, anzi. Entrambe le dottoresse mi dicono di avere pazienza... Ma cosa deve succedere per trovare pace?

[#112] dopo  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Solitamente la risposta ad una aumento posologico impiega circa due settimane ed oltre, variando secondo le caratteristiche del paziente che assume la terapia.

E' probabile che ponga una aspettativa eccessiva sulla risposta al farmaco che, invece, potrebbe non avvenire nei tempi e nei modi che lei immagina, soprattutto perchè é passato un tempo lungo dall'inizio dei nuovi sintomi alla visita.

E' quindi corretto attendere secondo le indicazioni che le sono state date. Passato il tempo di valutazione saranno le sue curanti a provvedere ad una variazione qualora i risultati dell'aumento non siano quelli attesi.
Dr. Francesco Saverio Ruggiero
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[#113] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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Ha alzato il dosaggio ma non capisco entro quanto si attendeva le variazioni ? Immediatamente ?

Nelle settimane seguenti, non da subito e non un po' da subito.
Dr.Matteo Pacini
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[#114] dopo  
Utente 211XXX

Gent.mi. Con la psichiatra ho l'accordo di monitorare l'andamento ogni dieci giorni...questo è il tempo in cui si attendeva un netto miglioramento..visto che non c'è stato mi ha ulteriormente aumentato il dosaggio.. Nell'episodio precedente il miglioramento era stato chiaro, veloce ed evidente. Questa volta non solo non va così..ma mi sembra di non vederci la fine. C'è il rischio di non guarire?

[#115] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Questa tempistica è probabilmente pensata per darLe la sicurezza di un contatto periodico con il medico. Per valutare le variazioni è bene attendere almeno un mese. I miglioramenti veloci capitano, ma non sono importanti per giudicare se la cura va bene.
Dr.Matteo Pacini
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