Orientamento per disturbi comportamentali

Mio fratello, 33 anni, parla, ride, e si arrabbia da solo. Questo è accompagnato dal bisogno irrefrenabile di muoversi, camminando spesso intorno ad un tavolo o, comunque, in circolo in una stanza; guarda nel vuoto (spesso in direzioni opposte al camminamento, o guarda al cielo); dimenando molto le braccia e colpendo con un pugno dentro il palmo dell'altra sua mano, al punto da aver dato origine a una notevole callosità sulle nocche (a volte con sanguinamento); quando è costretto a stare fermo (all'impiedi) si dondola sulle gambe; se costretto a stare seduto muove le gambe divaricando e riavvicinando le ginocchia ritmicamente...
In alcuni periodi ha attacchi di tosse (definita nervosa dal medico di famiglia) associata a conati di vomito ed ha “tic” o manifestazioni ulteriori modificatesi o alternatesi nel tempo (quali battere le dita sul tavolo per tutto il tempo del pasto, tenere il pugno chiuso di una mano con il pollice inserito tra l'indice e il medio, camminare con il pugno chiuso di una mano sempre posizionato all'altezza dello stomaco e dondolando, invece, l'altro braccio che lascia disteso)...Ha orari e alimentazione squilibrati: legge moltissimo, spesso fino all'alba, si alza all'ora di pranzo facendo una colazione notevole per poi, poco dopo, pranzare divorando grandi quantità di pasta (soprattutto) e durante il giorno, nel suo muoversi continuamente mangia molto pane o quel che trova in casa.
è come isolato dal mondo esterno, si fatica a comunicare con lui... bisogna cercare la sua attenzione che è spesso limitata a un breve lasso di tempo e comunque recepita come un disturbo, che manifesta rispondendo infastidito e sfuggendo o si altera fino a diventare rosso in viso e mordendosi le labbra per trattenere la rabbia.
è molto intelligente (si è laureato con 110) ma ha questi comportamenti da anni.
A me (di un anno minore) questi problemi sono sembrati evidenti sin dall'età dei suoi 10-11 anni (anche se erano molto meno manifesti), sono peggiorati quando ha iniziato il liceo e poi, ancora, con l'università e con il grave lutto per la morte di nostra madre ma ricordo che i miei genitori parlavano di lui da bambino come “un bambino sempre nervoso”. Purtroppo non ha cura di sé e si sta isolando dalla vita sociale che, fino a qualche anno fa conduceva, seguendo addirittura un impegno nella politica. A modo suo è riuscito a parlare dei disagi che ha iniziato a notare da sé. Con notevole fatica, sono arrivata a convincerlo ad avere un colloquio con una sociologa o psicologa conoscente (mentre lui conclude a priori che nessuno potrebbe aiutarlo). Anche se aveva accettato la proposta del colloquio informale, ha cercato di rimandarlo fino a rinunciare. Vorrei capire in che ambito può essere inquadrato il suo problema, capirlo meglio io, per riuscire a preparami ad affrontarlo con lui e, vi chiedo se, secondo voi, sia inutile cercare di convincerlo ad affrontarlo dovendo, invece, organizzare una visita o colloquio “forzato”?
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Dr. Francesco Saverio Ruggiero Psichiatra, Psicoterapeuta 41k 1k 63
Gentile utente,

sarebbe il caso di indirizzarlo verso uno psichiatra per capire meglio l'entità del problema e la presenza di condizioni che andrebbero inquadrate in modo appropriato.

Se il disagio nasce da suo fratello lui stesso sentirà il bisogno di farsi visitare, ma, visto il suo scetticismo, sarebbe il caso di andare direttamente da un'unica figura piuttosto che creare strade con "colloqui informali".

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Utente
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Gentile Dott. Ruggiero,
La ringrazio per la risposta. Sono convinta anche io dell'inutilità del colloquio informale ma quello è stato l'unico tentativo accettabile da mio fratello che poteva essere un passo per "rompere la sua cortina di ferro"...La speranza era che accettasse di più le parole di una figura esterna, comunque professionale e meno contestabili rispetto alle indicazioni di parenti/amici. Tentativo comunque non concretizzato.
Per questo apprezzo la Sua indicazione chiara verso un consulto psichiatrico.
Speravo, comunque, in qualche indicazione generale sull'inquadramento del problema dato che non riesco a definire questi disturbi e ad immaginarne i possibili trattamenti (e non tento neppure essendo ignorante in materia) . Ancor meno conosco gli approcci corretti da stabilire con una persona che, ad oggi, non sente alcun bisogno di sottoporsi a delle visite o l'iter da seguire per come è strutturato questo "ramo specialistico" all'interno delle strutture pubbliche.
Capisco comunque la Sua prudenza...
Cordiali Saluti.