Utente 243XXX
Buongiorno, ho 58 anni, nel 2008 dopo aver assistito mia madre per un tumore che la portata alla morte, ho iniziato ad avere stati ansiosi e depressivi che sono stati diagnosticati tramite colloqui e test di Rorschach:
.......""Dai test non emergono elementi significativi sotto il profilo psicopatologico a carico del pensiero formale e dell'ideazione.
La paziente presenta un adeguato funzionamento dei meccanismi di adattamento alla realtà oggettivi e non evidenzia alterazioni sul piano percettivo e ideativo,nè distorsioni nell'interazione con la realtà esterna.
Le problematiche più significative della paziente sono polarizzate sulla sfera affettiva, connotata da elementi conflittuali associati alla relazione con le figure parentelari e soprattutto al controllo e alla gestione della sfera emotiva.Di fronte a sollecitazioni affettive pregnanti si osservano intense reazioni a carattere ansioso e l'attivazione di meccanismi di rimozione e di inibizione della vita emozionale con la conseguente deflessione del tono dell'umore in senso depressivo. Sotto il profilo psicodiagnostico, tali elementi riflettono un'organizzazione nevrotica della personalita, connotata prevalentemente da uno stato depressivo ansioso a carattere reattivo, attentuato dalle recenti vicende luttuose familiari......""
Conseguentemente a questa diagnosi ho deciso di sottopormi a psicoterapia di carattere cognitivo comportamentale ( che sembrava avesse risolto il problema ansioso- depressivo) per circa un anno e mezzo.
Ora i sintomi si sono ripresentati con attacchi di ansia che mi procurano tremori, palpitazioni , nausee e testa vuota/instabile. Dopo i soliti accertamenti diagnostici (ipocondria ma penso giustificata?) con risultati tutti negativi ho intrapreso nuovamente la terapia psicologica ma mi sono stati prescritti anche dei farmaci: zolotoft 25mg al giorno e Rivotril 0,5 mg mattina e sera.
Ora Le chiedo un parere : devo tentare nuovamente l'approccio psicologico non assumendo i farmaci o ritiene a questo punto necessario il piano terapeutico che mi è stato consigliato. Vorrei evitare la dipendenza che queste medicine possono dare.
La ringrazio.

[#1]  
Dr. Vito Fabio Paternò

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Salve, se uno psichiatra ha ritenuto utile prescriverle questa terapia, ritengo debba farla.
Concordo con la terapia che le è stata prescritta, e credo che l'aiuterà. Non tema le "dipendenze", la cura dovrà essere monitorata dal medico e quando starà meglio, il dottore l'aiuterà a scalarla e sospenderla.
Cordialmente
Dott. Vito Fabio Paternò

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[#2] dopo  
Utente 243XXX

La ringrazio per la Sua sollecita risposta. Riprenderò quindi il percorso psicologio e le cure farmaceutiche prescrittemi sperando, questa volta, di risolvere il mio problema che in questo momento mi procura disagi sia fisici che psicologici che non mi permettono di apprezzare quanto nella vita di positivo io già abbia.
Mi fà molto arrabbiare il fatto di non dare una giustificazione a questi disagi in quanto la mia vita quotidiana (apparentemente) non dà nessuna motivazione a questi malesseri: non desidero altro rispetto a quello che in questo momento ho, sono una persona che è soddisfatta di ciò che ha conquistato, e la famiglia e gli affetti sono la cosa più importante che ho e mi danno soddisfazioni.
E allora ??????.
Mi perdoni lo sfogo.
Buona e serena giornata.

[#3]  
Dr. Gianmaria Benedetti

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Gentile signora
alcuni aspetti che lei riporta mi sembrano degni di maggior attenzione di quanto forse hanno avuto, in particolare::

".. il mio problema che in questo momento mi procura disagi sia fisici che psicologici che non mi permettono di apprezzare quanto nella vita di positivo io già abbia.
Mi fà molto arrabbiare il fatto di non dare una giustificazione a questi disagi in quanto la mia vita quotidiana (apparentemente) non dà nessuna motivazione..."

Credo che forse molto sta in quell' "apparentemente" . Lei stessa sembra si ponga dei dubbi, che forse riguardano l'esperienza in qualche misura traumatica dell'assistenza a sua madre morente, che potrebbe aver determinato un'esperienza di lutto complicato e non ancora superato, anche alla luce della fase di vita in cui sta entrando.

Inoltre il test di Rorschach che riporta rileva: "Le problematiche più significative della paziente sono polarizzate sulla sfera affettiva, connotata da elementi conflittuali associati alla relazione con le figure parentelari e soprattutto al controllo e alla gestione della sfera emotiva. Di fronte a sollecitazioni affettive pregnanti si osservano intense reazioni a carattere ansioso e l'attivazione di meccanismi di rimozione e di inibizione della vita emozionale con la conseguente deflessione del tono dell'umore in senso depressivo". Questo concorderebbe con il suo "apparentemente" nel segnalare la presenza di aspetti problematici a livello affettivo/ emotivo non sufficientemente gestitie tenuti in disparte.

Gli elementi segnalati mi fanno pensare che forse potrebbe valer la pena di non occuparsi solo dei sintomi, ma anche della sua situazione personale ed evolutiva retrostante, che forse è stata destabilizzata da quell'evento. Per questo tipo di problematica potrebbe forse essere indicato un lavoro psicoterapico ad orientamento psicodinamico che potrebbero aiutarla a ritrovare un equilibrio adeguato a questa fase della vita.
Cordialmente
Dr. Gianmaria Benedetti

http://neuropsic.altervista.org/drupal/

[#4] dopo  
Utente 243XXX

Ringrazio entrambi per l'attenzione che mi avete dedicato.
Certamente il lutto e prima ancora la forte esperienza emotiva di assistenza mi ha provato. Credevo, dopo tre anni dall'evento, di aver metabolizzato emotivamente quanto ho dovuto affrontare. Ma il forte attaccamente alla persona persa mi ha destabilizzato, mancandomi un punto di riferimento veramente importante nella mia vita.
Sto già affrontando un percorso psicoterapico cognitivo comportamentale per uscire da questo stato . Spero con tutta me stessa di riuscire a ritrovare la serenità e l'equilibrio per continuare ad apprezzare quanto la vita ha ancora da regalarmi.

Cordialmente.

[#5] dopo  
Utente 243XXX

Buongiorno
dopo un anno di terapia con rivotril e zoloft ho cercato insieme al medico che mi segue di eliminare i farmaci anche in funzione di un benessere mentale e fisico che " sembrava riacquisito". Ho sospeso quindi gradualmente le gocce di Rivotril ed ora sto assumendo solo Zoloft. Ieri mattina però si è scatenata nuovamente una crisi di panico che non mi sarei mai aspettata .......E' possibile che la sospensione del Rivotril possa dare questi effetti e se sì devo resistere a questa situazione, passerà con il tempo questo disagio o è meglio riprendere il farmaco sospeso?.
Grazie.

[#6] dopo  
Utente 243XXX

Buongiorno, volevo segnalare anche un sintomo che si sta verificando in questi ultimi giorni; una sensazione di bruciore ai palmi delle mani. Può essere causata dalla mancata assunzione del Rivotril? o da una ricaduta nello stato di ansia .E' anche vero che ultimamente la salute di mio marito mi ha preoccupata e che a settembre diventerò nonna. Queste due cose mi hanno un pò destabilizzato anche se la prima si stà risolvendo e la seconda dovrebbe essere una evento positivo.
Quindi.....???
Mi sapete giustificare questo attacco di ansia/panico che mi ha fortemente demoralizzato?.
Grazie ancora.