Utente 282XXX
Non mi è perfettamente chiara la differenza tra le due tipologie di disturbo. Ho cercato di informarmi leggendo articoli su internet, ma non hanno dissipato i miei dubbi. Potreste gentilmente chiarirmi le idee?

[#1] dopo  
Dr. Vassilis Martiadis

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La differenza fonadamentale sta nella intensità delle manifestazioni di eccitazione ed euforia. Nel tipo I raggiungono una intensità molto elevata ed eclatante e vengono definite manifestazioni o episdoi maniacali. Nel tipo II invece, le manifestazioni sono piu sfumate ed attenuate e vengono definite ipomaniacali.
Per ulteriori approfondimenti può leggere lo speciale salute: Tutto sul disturbo bipolare
https://www.medicitalia.it/salute/Disturbo-bipolare

Cordiali saluti
Dott. Vassilis Martiadis
Psichiatra e Psicoterapeuta
www.psichiatranapoli.it

[#2] dopo  
Utente 282XXX

La ringrazio per il chiarimento semplice ed essenziale. In effetti era ciò che pensavo, ma alcune cose lette su internet mi avevano fuorviato.

Ne approfitto per chiederle altre delucidazioni. La mia psichiatra mi ha diagnosticato un disturbo bipolare, ma non ha specificato quale (e alle mie richieste di precisazioni risponde che ancora non vuole darmene). Ovviamente non mi aspetto che lei si sostituisca al mio curante, ma sono assillata dai dubbi e vorrei capirne di più su ciò che mi succede.

A 16 anni ho avuto un episodio depressivo maggiore durante il quale ho lasciato la scuola e ho pensato al suicidio (arrivandoci molto vicino). A salvarmi è stato il fatto che il giorno dopo averci provato sono stata catapultata in una fase totalmente diversa, di umore euforico, che nel giro di poco tempo è andata ad aumentare. Ero allegra, dinamica, espansiva, piena di idee che si susseguivano l'una dietro l'altra, mi sentivo onnipotente ed efficace, raccoglievo successi in qualsiasi campo come se mi riuscisse naturale e senza sforzo essere sempre al top. Questa fase è durata parecchi mesi, anche se col senno di poi non so dire se fosse intervallata da stati misti. È seguito un breve periodo di serenità, dopo il quale sono schizzata di nuovo in una fase di felicità estrema. Per circa tre anni ho continuato a intervallare momenti up, momenti normali e momenti di depressione passeggera, ma prevalevano quelli up. Poi ho avuto un altro episodio di depressione maggiore durato circa 6 mesi, è seguita una lunga fase che definirei mista, e poi un intervallo altrettanto lungo che non saprei come catalogare, in quanto i sintomi erano diversi da quelli finora sperimentati e forse ascrivibili a una diversa tipologia di disturbo (probabilmente borderline). Da sei mesi a questa parte sono caduta di nuovo in un episodio di depressione maggiore, forse peggiore di quelli mai avuti finora. La mia vita, già paralizzata da tempo, ha cominciato a sprofondare. Ho comportamenti autolesionistici e mi sono rivolta al dsm perché ero sull'orlo del suicidio.

Nonostante mi sia documentata, continuo a non capire su quale versante ricade il mio disturbo, se bipolare di tipo I o di tipo II.
Non capisco neanche in che stato mi trovi adesso, perché io mi definisco depressa, mentre la psichiatra dice che ho fasi euforiche di cui non mi accorgo nemmeno. Su internet leggo che la fase maniacale o ipomaniacale può manifestarsi anche con irritabilità e irascibilità, entrambi tratti che riconosco di avere esponenzialmente. Solo che non mi sento né euforica né felice quando sono irascibile. È come se fosse una reazione alternata al pianto, al comportamento autolesionistico e ai pensieri di suicidio.

Sono realmente malata? Finora pensavo sì di avere un problema, ma non un disturbo serio. Tutto questo mi confonde e il fatto che la psichiatra non voglia parlarmene apertamente è frustrante.

[#3] dopo  
Dr. Vassilis Martiadis

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Gentile utente,
ai fini del suo stato psichico non ha alcuna importanza far rientrare i suoi disagi in un numero: I oppure II. E' importante che sia chiaro a lei e al suo specialista, che il problema va affrontato nella maniera adeguata, con gli opportuni interventi terapeutici. Pertanto, il mio consiglio è quello di non fossilizzarsi sul voler necessariamente raggiungere una chiarezza sui due numeri, leggendo, rileggendo e cercando una autodiagnosi che è sempre foriera di equivoci. Ne parli apertamente con il suo specialista che, quando avrà le idee chiare, non avrà alcuna difficoltà a condividerle con lei.
Cordiali saluti
Dott. Vassilis Martiadis
Psichiatra e Psicoterapeuta
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