Utente 359XXX
Gentili dottori,
sono un paziente in cura da uno psichiatra da più di un anno, affetto da un disturbo di ansia generalizzata.
Brevemente espongo il mio "quadro clinico": è dall'età di 18-19 anni che manifesto sintomi legati alla paura di perdere il controllo delle mie azioni (es. paura di buttarmi sotto un treno in transito, di bere detersivo o assumere qualche sostanza letale, di buttarmi da un terrazzo ecc.). Questi pensieri nefasti, che sebbene non fossero invalidanti al 100% erano comunque estremamente fastidiosi e assillanti (ad esempio, facevo un'enorme fatica ad aspettare il treno sui binari), hanno pian piano eroso la qualità della mia vita nel corso degli anni e hanno così determinato uno stato fisiologico di allerta permanente, che ha raggiunto il suo acme quando ho compiuto i 25 anni.
In quel periodo della mia vita, avevo tali difficoltà nel compiere le cose più semplici della vita quotidiana (come mangiare e dormire ad esempio) che ho deciso finalmente di rivolgermi prima a una psicoterapista (con risultati, a dir la verità, piuttosto insoddisfacenti) e successivamente, a 27 anni circa, allo psichiatra dal quale sono attualmente in cura. Questa escalation mi ha anche portato a partorire pensieri suicidiari (per fortuna mai messi in pratica), tale era la mia prostrazione fisica e mentale: insomma, mi sembrava di avere imboccato un tunnel buio senza alcuna possibilità d'uscita.
Tuttavia, da quando un anno fa mi sono rivolto allo psichiatra che mi prescrisse il Cymbalta 60 mg una volta al dì, la mia vita è cambiata in meglio tanto che, nel giro di qualche mese, il dosaggio è passato da 60 a 30 mg/giorno.
Il resto è storia di questi giorni. I miei progressi sono stati così evidenti che lo specialista mi ha consigliato di interrompere la cura qualche giorno fa, purtroppo in concomitanza con la fine dolorosa di una relazione di 5 anni con la mia ormai ex ragazza ... Il problema è che si stanno ripresentando gli stessi sintomi di estremo malessere (tachicardia, innapetenza, irrequietezza, insonnia ecc.) che non provavo da molti mesi a questa parte. Sono quindi particolarmente deluso e perplesso perchè mi sembra che i progressi da me compiuti in questi mesi sembra siano "svaniti" nel giro di pochi giorni.
Rivolgo dunque le seguenti domande:
1- questo attuale malessere è da imputare agli effetti collaterali dovuti alla sospensione di Cymbalta 30 mg o sono una riproposizione del disturbo psichiatrico, particolarmente "potente" quando mi trovo a fronteggiare situazioni particolarmente stressanti (tipo la fine di una relazione importante)?
2- E' possibile pensare di vivere un giorno senza l'aiuto del farmaco?
3- In base alle info da voi raccolte, è possibile tracciare un profilo psicologico più preciso del sottoscritto? Soffro davvero di disturbo di ansia generalizzata o c'è dell'altro?
Perdonate la prolissità, ma ci tenevo a spiegare nei minimi dettagli la mia situazione.
Ringrazio per la disponibilità e porgo cordiali saluti.

[#1]  
Dr. Vassilis Martiadis

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1. É possibile che le manifestazioni descritte siano legate alla sospensione del farmaco. In questo caso dovrebbero tendere a regredire per scomparire completamente nell'arco di alcuni giorni.
2. Le terapie a lungo termine devono essere decise dallo specialista in base a determinate caratteristiche cliniche e di risposta alla terapia. La regola é in genere l'interruzione della terapia dopo un periodo di trattamento adeguato.
3. Pensa davvero che da poche righe si possa tracciare un profilo psicologico più preciso rispetto a quello che può fare uno specialista che la segue da mesi? Troppo buono nei nostri confronti.
Cordiali saluti
Dott. Vassilis Martiadis
Psichiatra e Psicoterapeuta
www.psichiatranapoli.it

[#2] dopo  
Utente 359XXX

Gentile dottore,
La ringrazio per il Suo consulto puntuale e soprattutto utile.
La volevo aggiornare circa la mia situazione attuale, ora che sono passati 10 giorni senza prendere il Cymbalta 30 mg: pur avendo avuto un netto miglioramento in termini di umore e morale, manifesto purtroppo ancora irrequietezza e inappetenza.
Dopo questo tempo, tutto ciò è normale o sarebbe meglio riprendere la cura?
Grazie per la disponibilità.

[#3]  
Dr. Vassilis Martiadis

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Siamo ancora nei tempi in cui é possibile sperimentare sintomi correlati alla sospensione. Se già si é avuto un miglioramento, questo dovrebbe estendersi anche agli altri aspetti nel corso dei prossimi giorni. Se così non fosse ne aggiorni il suo specialista.
Cordiali saluti
Dott. Vassilis Martiadis
Psichiatra e Psicoterapeuta
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[#4] dopo  
Utente 359XXX

Grazie mille dott. Martiadis...Le auguro una buona serata e La ringrazio per la tempestività con la quale mi ha risposto.
Se qualcosa dovesse andare storto nella prossima settimana, contatterò immediatamente il mio medico curante.
Cordiali saluti

[#5] dopo  
Utente 359XXX

Grazie mille dottore...Le auguro una buona serata e La ringrazio per la tempestività con la quale mi ha risposto.
Se qualcosa dovesse andare storto nella prossima settimana, contatterò immediatamente il mio medico curante.
Cordiali saluti

[#6] dopo  
Utente 359XXX

Grazie mille dott. Martiadis,
torno a scriverLe dopo un po' di tempo perchè negli ultimi tempi ci sono state alcune novità, purtroppo negative.
Da quando ho interrotto la terapia, come Le dicevo, già manifestavo alcuni sintomi fastidiosi che, seppure non fossero di altissima intensità, mi creavano un certo disagio.
In questi giorni purtroppo, in concomitanza con l'inizio di un nuovo lavoro, ho manifestato una fortissima ansia con una tachicardia a livelli parossistici che mi ha impedito di chiudere occhio per 4 notti consecutive: inutile dirLe che la mia vita è tornata ad essere un inferno.
Nel frattempo, su consiglio (tardivo) del mio terapeuta, ho tamponato la situazione tornando ad assumere 60 mg al giorno anche se finora non hanno prodotto l'effetto desiderato.
Le chiedo quindi:
1) in quanto tempo potrò tornare a un livello di qualità della vita accettabile?
2) le cause della ansia generalizzata normalmente sono organiche? Ultimamente mi sto arrovellando sul perchè io sia affetto da questo disturbo.
3) Crede che la meditazione e il pensiero positivo possano essere d'aiuto oppure la ricerca verso il benessere a tutti i costi possa nuocere alla lunga? E' quindi preferibile prendere atto dei propri limiti senza il tentativo di migliorarsi?
4) In generale, che cosa può consigliare a un soggetto fortemente ansioso come me, che vive ogni situazione nuova con un'apprensione e un'angoscia fuori dal comune?

Molto schiettamente, scrivo a Lei perchè mi ispira più fiducia del mio terapeuta.
La ringrazio per la sua disponibilità.
Buona serata

[#7]  
Dr. Vassilis Martiadis

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1) generalmente occorrono alcune settimane per sperimentare gli effetti positivi dell'aumento del dosaggio del farmaco.
2) l'ansia ha una genesi multifattoriale: esiste una predisposizione genetica, esistono fattori legati alla personalità, esistono fattori biologici, esistono fattori ambientali. Il tutto é miscelato in maniera diversa e con peso diverso per ogni singola persona
3) molti studi scientifici dimostrano la validità di alcune tecniche di meditazione nel dare sollievo a condizioni di ansia. Sarebbe auspicabile che un percorso di psicoterapia, insieme alla terapia farmacologica, possa contribuire a risolvere il disturbo o quantomeno a renderlo meno invasivo
4) consiglio di affidarsi allo specialista e di seguirne i consigli, sia dal punto di vista psicologico che dal punto di vista psicoterapico.
Cordiali saluti
Dott. Vassilis Martiadis
Psichiatra e Psicoterapeuta
www.psichiatranapoli.it