Utente 381XXX
Salve, sono un ragazzo di 27 anni e da circa 45 giorni mi trovo in uno stato di confusione mentale, stanchezza e forte difficoltà a svegliarmi al mattino, forti capogiri principalmente al risveglio, un grosso calo della memoria di lavoro (ad esempio faccio per andare in cucina a prendere da mangiare e mi ritrovo in bagno), faccio grande difficoltà ad essere presente e mi sembra di agire in automatico mentre la mente divaga su altri pensieri e mi imbambolo spesso. Oltre a questo non "sento" il tempo, ricordo tutti gli avvenimenti della mia vita ma l'ultimo mese e mezzo non lo percepisco, non sento continuità del tempo e ieri mi sembra un ricordo lontano, faccio anche fatica a orientarmi nella settimana e nella giornata, che sia domenica, mercoledì, pomeriggio o mattina è identico. Anche le cose che prima facevo con facilità mi appaiono ora complesse, anche guidare mi risulta a volte difficoltoso come se ci fossero troppi input da gestire e trovo difficoltà a prendere decisioni e non mi sento più io. A livello fisico ho notato fascicolazioni, gli occhi diventano rossi con facilità ed una leggera anisocoria che non credo ci fosse prima. Circa 6 anni fa mi hanno diagnosticato un artrite reumatoide sieronegativa, in quanto ho avuto episodi di dolori e gonfiori alle ginocchia rispondenti ai fans. Ora non sono seguito da un reumatologo e non seguo terapie in quanto i gonfiori non si presentano e assumo oki nel caso compaia dolore alle articolazioni. Da allora ho notato anche una leggera miopia, sono anche spesso stanco e necessito di tanto riposo per recuperare, nonostante ciò a volte gli attacchi di stanchezza sono veramente forti tanto da riuscire a fatica a continuare ciò che sto facendo. Periodi in cui mi sentivo più stanco e meno presente del solito li ho già avuti negli ultimi 5/6 anni ma non ci ho dato tanto peso, visto anche una visita neurologica nella norma, è stato imputato solamente ad un po' di stress. Ora invece i sintomi sono di ben altra identità, quindi ho approfondito la questione con RMN encefalo, EEC, esami del sangue e della tiroide e visita neurologica, con i risultati tutto nella norma (apparte cisti del setto pellucido che ormai ho da anni e dicono che sia asintomatica). Il medico di base perciò mi ha inviato da uno psichiatra, che mi ha prescritto degli psicofarmaci dicendo che ho una situazione di stress/depressione/ansia, ma vedendo la mia perplessità nell'iniziare la terapia mi disse di pensarci 2 settimane e valutare un'eventuale psicoterapia. Il punto è che non mi sento assolutamente depresso e voglio il più possibile evitare gli psicofarmaci, sono stato stato da uno psicoterapeuta e ho appena iniziato la psicoterapia ma sento che sono sulla strada sbagliata. E' possibile che la depressione crei tutti questi sintomi? Prima di archiviare il tutto come psicosomatico non sarebbe il caso di effettuare altri accertamenti? Ho notato per esempio che tutti i miei sintomi sono sovrapponibili alla CFS.
Grazie in anticipo, saluti.

[#1]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

La diagnosi psichiatrica non significa archiviare, ma fare una diagnosi con relativa cura. Non vorrei che esprimendo perplessità alla fine le si dicesse di fare una cura, anzi aspettare, anzi no e farne un'altra, il tutto verso un percorso che la riporta al punto di partenza, cioè non aver concluso niente con lo stesso disturbo.
Non sentirsi depresso non so di preciso cosa voglia dire per Lei, ma la diagnosi non è chiara, quindi potrebbe per l'appunto non essere una depressione ma una diagnosi psichiatrica diversa, di tipo ansioso per esempio.
Il medico non ha prescritto "degli psicofarmaci", ma dei farmaci con un nome preciso.
Per adesso sta considerando la diagnosi come se fosse un "nulla", tanto è vero che prosegue con ipotesi non meglio precisate di un "qualcosa", ma questo è un aspetto del problema temo.
Dr.Matteo Pacini
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[#2] dopo  
Utente 381XXX

Intanto la ringrazio per la pronta risposta, forse ho sbagliato termine dicendo "archiviare", il fatto è che non ci sono esami specifici che provino la presenza di un disturbo di tipo psicologico, per questo per fare una diagnosi di questo tipo si va per esclusione di patologie con sintomi simili. La domanda è se abbiamo escluso proprio tutto, visto che io ho una patologia autoimmune, e malattie di questo tipo danno sintomi simili (CFS per esempio). Ho chiesto la diagnosi allo psichiatra e mi ha solo detto "qua c'è stress, depressione e ansia", sulla base di ciò mi ha prescritto una terapia "un po' per tutto", credo fosse un SSRI ma non so di preciso quale non essendo in possesso della ricetta. Con non mi sento depresso intendo non giù di morale, non è un periodo difficile e sono sempre attivo. Non sono ipocondriaco, anzi tendo a procrastinare le visite di solito, sono più un tipo da "aspettiamo, passera da solo". L'unica paura che ho è il prendere farmaci di quel tipo.
Grazie, saluti.

[#3]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Ci sono dei criteri clinici, sui quali sono state fatte prove di affidabilità. Cioè tutti riconoscono la stessa cosa quando dicono che il paziente è, per esempio "rallentato".
Escludere tutto è un vicolo cieco, perché o si sa cosa escludere, o tutto non arriva mai, anche perché poi uno ricomincia a ripetere gli esami perché potrebbe nel frattempo essersi reso evidente qualcosa che non lo era, etc, e così all'infinito.
La diagnosi così espressa fa capire solo che siamo nell'ambito psichiatrico e che i sintomi sono di tipo ansioso-depressivo, ma niente di più preciso.
Un SSRI torna come prescrizione.

Non so perché abbia paura di prendere farmaci "di questo tipo", non saprei di che tipo si immagina che siano. Dovrebbero essere del tipo che la fanno stare meglio.
Dr.Matteo Pacini
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[#4] dopo  
Utente 381XXX

Buonasera,

La ringrazio intanto per la risposta, pensandoci meglio in questi giorni sono arrivato alla conclusione che si, potrebbe essere effettivamente vero che i miei disturbi abbiano origine psichica, se ripenso al mio umore nel periodo prima dell'esordio dei sintomi e gli sbalzi del mio stato emotivo che ho in questo periodo, combacia con la diagnosi. Tuttavia la mia paura dell'iniziare la terapia con SSRI rimane. Ora non sto bene, ma gli effetti collaterali che danno non sono da poco, sopratutto se diventano irreversibili (PSSD ad esempio). Non sono poche le testimonianze di ex assuntori, che non sono più tornati come prima nella sfera sessuale e nel provare emozioni. E' controproducente cercare di uscirne senza iniziare la terapia? Dopo quello che ho letto da persone che ne hanno fatto uso voglio evitare il più possibile questi farmaci.
Grazie, saluti.

[#5]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Lei ha un medico e una prescrizione. Frasi del tipo "voglio evitare il più possibile i farmaci" non eprimono niente se non un timore. Un timore che peraltro le persone non tendono ad avere quando assumono farmaci per altre malattie, fondamentalmente perché le "vedono" come esistenti, e non come indefinite. L'origine delle malattie psichiatriche non è psichica, è cerebrale.
Dr.Matteo Pacini
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[#6] dopo  
Utente 381XXX

Salve,

Si ovviamente è un timore che mi spinge a cercare di evitare più possibile i farmaci, non tutti, ma gli SSRI. Chi non ne avrebbe leggendo cosa è successo a persone che li hanno assunti? La mia domanda era se fosse controproducente non iniziare la terapia farmacologica, ma bensì cercare di uscirne in altri modi, ad esempio con la psicoterapia o attendendo una possibile regressione spontanea dei sintomi.
Grazie ancora.

[#7]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Lei rimane libero di decidere, ma il modo in cui legge le informazioni che trova è tutt'altro che scontato. Lei dà una lettura parziale, allarmistica e alla fine scontata rispetto alla condizione in cui è, che c'entra poco con una logica curativa.

Dopo di che, per giustificare questa posizione inventa altre strade, che non valuta in maniera curativa, o logica, ma solo per esclusione.
Dr.Matteo Pacini
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