Utente 423XXX
Salve vorrei avere un chiarimento rispetto un articolo molto interessante che ho letto su questo sito riguardo le cure per la depressione. Ho sofferto di una depressione molto grave dai 30 ai 38 anni. Diversi ricoveri, anche diversi tentativi di suicidio. Ho fatto anche terapia elettroconvulsiva senza risultati. Dopo anni ho cominciato a stare molto meglio quando ho cominciato ad assumere il Cipralex in associazione a Depakin e Lamictal. Ormai sono 4 anni che seguo questa terapia e sembro completamente ristabilito. Sento il mio cervello rinato, vivace, attento,capace al contrario di prima. Oltre questo da 2 anni e più ho intrapreso un percorso psicoterapeutico che mi ha portato ulteriore giovamento. La mia domanda è questa. Sappiamo che la depressione è scatenata dalla scarsa presenza di alcuni neurotrasmettitori e che i farmaci servono a ristabilire un livello normale. E nel vostro articolo c'è scritto che la cura deve essere lunga per far in modo che il cervello si ristabilisca e torni a funzionare normalmente. Ma possiamo dire che la depressione è simile al diabete di tipo II come trattamento? Ovvero che i farmaci vanno presi costantemente per mantenere il livello di zuccheri adeguato nel sangue in un caso ed i neurotrasmettitori sufficienti nell'altro? In base a questa analogia però si giunge alla conclusione che dal diabete non si guarisce mentre dalla depressione si arriva ad un punto in cui la cura deve finire. Ma è giusto che finisca o per evitare ricadute e che questi neurotrasmettitori scarseggino di nuovo una volta tolti i farmaci è meglio continuare la cura per tutta la vita come si fa con il diabete? Se i farmaci non fanno male e si sta bene perchè interromperli rischiando ricadute che possono essere addirittura peggiori e maggiormente resistenti magari agli stessi farmaci che si prendevano prima?
grazie

[#1] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Dalle cure che riporta, il suo disturbo non è una depressione, ma un disturbo bipolare.

Il discorso della "carenza" non va inteso come si intenderebbe una carenza alimentare, per cui è un po' diverso il discorso. Oltre questo, il fatto che le cure ristabiliscano un equilibrio di neurotrasmettitori, questo vale un po' per tutto ma non dice granché, è un discorso generico.
Dr.Matteo Pacini
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[#2] dopo  
Utente 423XXX

Mi perdoni ma la sua risposta è poco chiara. La mia domanda ha poco a che fare con la mia diagnosi che ha una storia le assicuro molto complicata. Nella mia famiglia ci sono stati diversi casi di depressione e la mia stessa fu scambiata per disturbo bipolare a causa di un periodo di eccitamento dovuto al primo trattamento con antidepressivi che erano probabilmente a dosaggio troppo elevato. Nonostante questo stò continuando quel tipo di terapia perchè stò bene così e non voglio cambiare nulla. La mia domanda era questa. Assumiamo che una persona sia affetta da depressione. Perchè dopo una cura con antidepressivi anche molto lunga la cura va interrotta ? Non sarebbe meglio continuarla visto che in molti casi ci sono probabilità di ricadute? Oppure dopo una cura adeguata il sistema di neurotrasmettitori può tornare ad essere completamente normale senza rischi di ricadute? Perchè solo questo giustificherebbe la sospensione della terapia.

[#3] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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"a causa di un periodo di eccitamento dovuto al primo trattamento con antidepressivi "

Appunto, quindi disturbo bipolare, e infatti la cura torna con questo.

Il resto è un discorso generale sul fatto che una cura modifichi in maniera permanente il sistema, così da eliminare il rischio di ricadute. Non lo fa purtroppo, anche se forse tende a farlo nelle cure di lunga durata. Una cura lunga dopo un primo episodio riduce il rischio di ricaduta, ma questo significa che qualcuno ha misurato questo rischio, e che non era zero.

Però ripeto, c'entra eccome la diagnosi, perché se ragiona su una malattia invece che su un'altra non ha senso. Anche rispetto al tipo di medicinale che previene le ricadute.
Dr.Matteo Pacini
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[#4] dopo  
Utente 423XXX

Quindi se la cura anche se prolungata non modifica il sistema permanentemente perchè c'è bisogno di interromperla? Nel disturbo bipolare si tende a dire che probabilmente la terapia andrà presa per tutta la vita per evitare ricadute. Perchè invece nel caso della depressione si parla di cure che anche se molto lunghe poi vengono sospese? Non sarebbe il caso di assumere costantemente la terapia anche in questo caso visto che le ricadute sono tutt'altro che improbabili? Dicono che i farmaci sono sicuri e che se non danno effetti collaterali fastidiosi si possono prendere tranquillamente anche per molti anni. Forse non è così? Prenderli per tutta la vita potrebbe portare a delle conseguenze?

[#5] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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Per due ordini di motivi.
Il primo è che inizialmente si tende anche a verificare se le cure servano o meno, altrimenti si darebbero per sempre senza però sapere se alla fine vale la pena.
Il secondo è che culturalmente si tende a pensare che in realtà quando uno sta meglio è tutto finito, o che sarà merito anche della cura, ma soprattutto del resto, scambiando in questo modo gli effetti per la causa del miglioramento (tipo: sto meglio perché esco e mi diverto; anziché sto bene, quindi esco e mi diverto).
Tutt'oggi lo sforzo nel convincere le persone a proseguire le cure a lungo è arduo, molti le interrompono presto, e ricadono, e questo poi di fatto peggiora anche il potere curativo vero delle terapie.
Non è solo nella depressione o nel disturbo bipolare, anche nelle tossicodipendenze è così.
Dr.Matteo Pacini
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[#6] dopo  
Utente 423XXX

Quindi se una persona non ha questa tendenza che la porta ad interrompere la terapia pensando di essere guarita e perciò di non averne più bisogno ma al contrario è perfettamente consapevole che è proprio grazie alla cura che sta meglio si sentirebbe di dire che la terapia può essere presa per tutta la vita senza conseguenze? Lo consiglierebbe ad una persona con un passato grave come il mio (come descritto nel mio primo messaggio)?

[#7] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Non posso darLe consigli sul suo caso, in linea generale è ovvio che uno dei criteri per consigliare una cura lunga, a tempo indefinito è il fatto di aver avuto più ricadute, magari una familiarità per la stessa sindrome, e di essere invece stata meglio con le cure.
Dr.Matteo Pacini
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