Utente 322XXX
Sono molti anni che convivo con un'ansia aspecifica con somatizzazioni e crisi acute sfocianti in dap.
Determinato a trovare una cura intorno ai 28 anni sono stato dal primo specialista. Mi prescrisse una cura a base di Paroxetina. L'ho seguita - fra alti e bassi ed una interruzione - per circa 6/7 anni. Non potendo svolgere una psicoterapia per ragioni lavorative (sono stabilmente impiegato all'estero), ho iniziato a leggere molto. In libreria ho trovato libri del dottor Raffaele Morelli. Mi sono sembrati - a prescindere dal tratto medico - molto interessanti ed utili per dare un senso ai miei disturbi.
In particolare mi hanno introdotto a due parole: accettazione e superare. Leggendo, cercando di metabolizzare quando appreso, vista la persistenza dei sintomi quasi fossero un tratto della personalita', ho chiesto consulto al medico di famiglia (vista l'impossibilita' di contattare lo stesso specialista) la Paroxetina.
Forte delle letture e di una nuova consapevolezza sono riuscito a stare senza medicinali, solo EN al bisogno, circa 3 anni. Tensioni a livello familiare, lavorativo, mi hanno lentamente fatto scivolare nei sintomi esplosi poi in una nuova crisi di ansia con attacchi di panico reiterati proprio quando ero in vacanza in Sardegna. Le sensazioni erano conosciute ma nonostante cio' mi sono ritrovato impotente nel tentare di gestirle. Cura tampone al pronto soccorso a base di ansioltici e nuovo appuntamento con lo specialista. Per l'ansia aspecifica, con somatizzazioni, mi e' stato prescritto nuovamente Cipralex 10mg. Lo sto prendendo regolarmente e dopo un periodo di circa un mese a 5mg sono passato a 10mg. Adesso sono ad un mese a 10mg (compresse).
Il medicinale dovrebbe avere il suo effetto. Chiedo a voi, aldila' dei medicinali, quanto l'accettazione - l'erudizione al tema specifico dell'ansia generalizza - puo' essere utile alla remissione dei disturbi?
C'e' speranza che farmacologia e presa piena coscienza del problema si possa vivere in serenita'? Ho capito che l'ansia ed i disturbi non sono un nemico o qualcosa di estraneo a noi ma come interpretarli per dare un senso/continuita' al quotidiano?
In sostanza quanto l'ansia generalizzata si puo' veramente accettare al fine stesso di superarla, con i propri mezzi? Una malattia si combatte con le medicine ma l'ansia quella aspecifica come si supera? Puo' bastare un giorno benedetto, la consapevolezza ed accettazione?
Grazie.

[#1]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Il problema è che la consapevolezza dovrebbe spingere a curarsi in modo appropriato, non è che conoscendo la malattia allora si può gestire.

Le terapie validate sono le uniche che possono stabilire un miglioramento effettivo e duraturo.


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[#2] dopo  
Utente 322XXX

Su codesto punto nessun dubbio. Il problema sorge quando si e’ all’estero.
La terapia farmalogica la si ottiene, come mel mio caso.
Fare psicoterapia (in inglese) e’ piu’ difficile. Fattibile. Io l’ho trovata inutile perche’ la mia professionista mi si diceva di accettare il disagio, distogliere la mente etc. puntando a depressione o pensieri rimuginanti che non ho. Inoltre in inglese, vuoi anche per padronanza del linguaggio, si e’ meno chiari nel spiegarsi e nel comprendere.
Quello che mi diceva era riva letta, sentita e risentita: di scrivere i pensieri e le sensazioni, risolvere i conflitti familiari (problem solving).
La mia sensazione di ansia’ e’ aspecifica, come mancanza di rilassarsi. Una sensazione come se fosse un taglio della personalita’.
Arrivando a posizioni di manager, non e’ che questa ansia mi totalmente abbia penalizzato, ma il consumo psicofisico e’ notevole!
Cosa consiglierebbe a chi risiede all’estero, non per piacere ma per obblighi lavorativi? Come praticare protocolli terapeutici validati in questa situazione?
Grazie.

[#3]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Non è detto che la psicoterapia sia applicabile sempre e comunque ed in ogni caso è sempre operatore dipendente.

Una terapia farmacologica ben impostata consente di avere miglioramenti clinici rilevabili.

Sta tentando di razionalizzare il tutto evadendo dalla terapia appropriata.
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[#4] dopo  
Utente 322XXX

Gentile dottor Ruggiero,

seguendo le sue indicazioni sono riuscito a mettermi in contatto con lo specialista in Italia.
E’ stato il primo che mi ha seguito tanti anni fa.
Spiegati i disagi mi ha consigliato:

1. aumentare dose Cipralex da 10 a 20mg / salendo a 15gg per 10gg
2. effettuare un esame QTc
3. assolutamente sconsigliato di interrompere il cipralex per utilizzo di Xanax XR al bisogno.(come consigliato dal medico di famiglia)

Nel primo caso perché a suo parere (per sintomatologie ansia aspecifica) 10mg non sono sufficienti per constatare miglioramenti apprezzabili;

Nel secondo caso mi ha avvertito di possibili complicanze cardiovascolari, non dimostrate, nell’utilizzo del medicinale.

Mi ha altrettanto segnalato che nella sua esperienza non ha mai incontrato casi di pazienti costretti ad abbandonare il medicinale per i suddetti motivi.

Cosa ne pensa ?

[#5]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Anche io nella mia esperienza non ho mai avuto problemi con i prodotti.

Il Ministero indica l'obbligatorietà del controllo cardiologico periodico per l'allungamento del QTc, pertanto è giusto che il controllo sia indicato ed effettuato.
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[#6] dopo  
Utente 322XXX

Grazie. A fronte di questo "rischio" non sarebbe indicato optare per un altro farmaco, quale la Paroxetina?

Oppure e' da ritenersi che l'Escitalopram sia maggiormente indicato per i disturbi di ansia aspecifica.

Nel mio caso, il Cipralex mi venne prescritto da uno specialista all'estero il quale mi illustrava il farmaco "piu' moderno, maggiormente efficace nella remissione degli stati ansiosi ed sicuro".

La domanda e' forse scontata: si va per tentativi, a tentoni, o c'e' realmente una rispondenza fra tipo farmaco scelto dal professionista rispetto ai disturbi lamentati?

Mi pare sul tema non ci sia molta chiarezza.

[#7] dopo  
Utente 322XXX

Grazie della risposta :D