Utente 503XXX
Gentili dottori,
ho da farvi una domanda inusuale cui non so se potrete rispondere. Sono in cura con litio per un disturbo bipolare ed ho un bambino. Finora non mi sono mai posta il problema dello stigma, ne ho parlato in famiglia, con il medico di famiglia, vado al CSM, prendo il litio in farmacia, sono stata sincera persino alla visita periodica col medico del lavoro e col datore di lavoro, per aggiustare i turni in modo da avere orari regolari. Ora però mi viene il dubbio di aver sbagliato. Non vorrei averlo condannato al ruolo di "figlio della matta", a sentirsi meno degli altri laddove invece il fatto che io mi curi ci rende più forti come famiglia. Il fatto di andare dallo psichiatra mi assicura di non essere matta, ma questo la gente non lo capisce, pensa che la malattia mentale sia imperscutabile e incurabile.
Nella vostra esperienza nel lungo periodo è meglio dirlo o non dirlo?
Grazie

[#1]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Ognuno deve sentirsi libero di esprimere o meno la propria condizione.

Sino ad ora lo avrebbe detto nei luoghi opportuni per cui non è sbandierato ai quattro venti.

Come per le altre malattie, esse non si vanno a raccontare in giro come una medaglia da tenere sul petto.


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[#2] dopo  
Utente 503XXX

La ringrazio per la risposta. D'altronde ho avuto modo di notare che le persone con qualsiasi disabilità sono oggetto di discriminazione e giudizi nati dall'ignoranza. Mi reputo quasi fortunata che la mia non si veda.

[#3]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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E' preferibile che sappia discernere come e quando dire di essere affetta da una patologia, non deve dimostrare nulla a nessuno e non deve dare spiegazioni di nessun tipo.
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[#4] dopo  
Utente 503XXX

Grazie dottore, in questo forse può aiutarmi la psicoterapia. Ciò che temo invece sono gli scompensi e la conseguente impulsività.