Che cosa dovrei fare?

Buona sera.
Sono una studentessa di Medicina fuori corso che 3 anni fa si è rivolta al counseling universitario per poi essere indirizzata all'ambulatorio ospedaliero.
Qualche giorno fa ho avuto appuntamento con la psichiatra: in tale occasione mi sono sentita "trattata male" (ma non nel vero senso della parola... mi sono sentita più rifiutata).
Il problema che mi ha portato a rivolgermi al counseling è stato il blocco con gli esami (Sto finendo ora quelli del 3 anno: in 2 anni ho dato solo 2 esami) in concomitanza con problemi familiari (con mio padre).
A giugno avevo ripreso un po' i ritmi ed ero finalmente riuscita a presentarmi all'esame: nonostante non lo abbia passato, ero comunque molto felice.
Due giorni dopo l'esame ho avuto una discussione con mio padre nella quale ovviamente lui mi ha rinfacciato l'università (il fatto che non sono e non sarò all'altezza dell'università e delle mie compagne che si sono già laureate).
Oltre a ciò devo stare dietro a diverse faccende in casa: portare mia madre a fare le visite mediche (mio padre e mio fratello se ne fregano), fare diverse pratiche per i miei,... E appena mi prendo due giorni per me dove mi dedico ai miei hobby (volontariato in ambulanza, ripetizioni, ect), mi vengono rinfacciati continuamente: secondo mio padre io perso tempo in queste cose (quando faccio notare che in realtà faccio molto altro per loro, lui mi dice che i miei hobby sono solo perdita di tempo).
Queste tre settimane ho avuto tali problemi e ovviamente non ho aperto libro.
Alla psichiatra ho riferito di aver deciso di non andare all'esame e provarne un altro il 28: a questo punto lei mi ha risposto che ormai è da molto tempo che parliamo delle solite cose e forse dovrei smettere di raccontarmi una bugia e prendere atto che forse non è la mia strada (magari dovrei accettare di fare un altro lavoro).
A me è venuto un nodo alla gola e non sono riuscita a risponderle... purtroppo mi sono sentita "accoltellare" perchè alla fin fine mi ha detto le stesse cose che mi dice mio padre: il problema è che io non voglio mollare.
E' vero che in queste settimane non ho studiato, ma non l'ho fatto perchè non avevo l'umore per farlo... purtroppo sto male dopo i litigi e tendenzialmente tendo a dormire molto perchè sto male (probabilmente dormo per non pensare)... ma non riesco a dirlo alla psichiatra perchè mi sento come una bambina che fa i capricci.
Sono uscita dallo studio e, una volta salita in auto, sono scoppiata in lacrime per il nervoso.
Quello che non riesco a capire è se lei pensi realmente ciò che ha detto, se sono io a travisare le sue parole (ovvero rivedo nelle sue parole ciò che dice mio padre) o se sia una sua strategia per farmi reagire o se si sia stufata di vedermi (quest'ultimo dubbio mi sorge dal fatto che lei mi ha chiesto cosa volessi che lei facesse e se aveva senso continuare)?
Tornata a casa ero molto arrabbiata e avevo voglia di scriverle un messaggio per spiegarle meglio la situazione ma ho desistito.
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Dr. Francesco Saverio Ruggiero Psichiatra, Psicoterapeuta 34,7k 839 50
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Dr. Matteo Pacini Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico delle dipendenze 35,9k 877 226
Ma in tutto ciò, sul piano medico, è stata fatta una qualche diagnosi e indicata una terapia ? Sta seguendo una psicoterapia, e se sì di che tipo ?

Dr.Matteo Pacini
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Utente
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Buon giorno Dr. Pacini e Dr. Ruggiero,
come quesito diagnostico sulle impegnative viene scritto "sindrome ansiosa-depressiva" ma, in realtà, non abbiamo mai parlato della diagnosi. C'è stato solo un giorno nel quale abbiamo discusso di cosa pensavano (la psichiatra e la specializzanda) in seguito al fatto che io avevo riferito si essermi sentita offesa/arrabbiata dopo la seduta precedente. Secondo loro i tratti ossessivi non sono sufficienti a chiarire la problematica: secondo loro io non do gli esami (mi autosaboto) perchè non voglio trovarmi nella situazione in cui sono io che devo mantenere i miei e mio fratello (mio padre continua a chiedermi soldi e, secondo me, avrebbe voluto che io lavorassi in modo tale che lui smettesse).
Il problema è che non riesco a capire perchè reagisco in tale modo: probabilmente tengo troppo alle parole di mio padre (anche se provo continua rabbia nei suoi confronti).
A giugno ero riuscita a riprendere ad andare in università ed ero riuscita a presentarmi all'esame (anche se sapevo che non l'avrei passato): dopo due giorni dall'esame ho discusso con mio padre e sono ricaduta di nuovo nell'incubo (ho dormito due giorni interi ... poi mi sono ripresa ma sono stata impegnata con i miei e con la cagnolina).

Quindi sono due le domande che mi pongo:
1) cosa sbaglio? (non riesco a capire come uscire da questo circolo vizioso)
2) Quello che non riesco a capire è se lei pensi realmente ciò che ha detto, se sono io a travisare le sue parole (ovvero rivedo nelle sue parole ciò che dice mio padre) o se sia una sua strategia per farmi reagire o se si sia stufata di vedermi (quest'ultimo dubbio mi sorge dal fatto che lei mi ha chiesto cosa volessi che lei facesse e se aveva senso continuare)? (mi riferisco all'ultimo colloquio con la psichiatra)

Grazie mille.
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Dr. Matteo Pacini Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico delle dipendenze 35,9k 877 226
Il punto 2 mi pare irrilevante, mica può diventare il centro del problema un commento di una persona che è poi banale. Ovvero: inutile continuare a parlare di ciò che non cambia. Però mi chiedevo a livello terapeutico quale sia quindi la strada.
A parte riferire al medico il problema, poi che tipo di indicazioni riceve ?

Dr.Matteo Pacini
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Utente
Utente
Mi scusi, non riesco a capire cosa intenda con "Il punto 2 mi pare irrilevante, mica può diventare il centro del problema un commento di una persona che è poi banale. Ovvero: inutile continuare a parlare di ciò che non cambia.".

Attualmente sono in terapia con fluoxetina 20 mg/die (precedentemente assumevo sertralina 200 mg/die --> sostituita con fluoxetina in seguito a ricomparsa di abbuffate).
Non so dirle che tipo di psicoterapia sto seguendo.

La psichiatra consiglia di stare il più lontano dall'ambito familiare in modo tale da evitare gli scontri, di imparare a dire no (cosa che non riesco a fare x colpa dei sensi di colpa e per il "ricatto" a livello economico visto che mi mantengono loro (io cerco di pesare il meno possibile con ripetizioni, lavoretti) e di concentrarmi sulla mia vita.
Detto così è molto semplice ma metterlo in pratica meno: dopo che sto svariato tempo lontano ho nostalgia di casa (non della situazione: ogni volta spero che sia diverso o che la situazione migliori), fregarmene della situazione in casa non è semplice perchè in parte mi sento in colpa (non voglio lasciare mia madre in quella situazione: lei tralascia la sua salute, si è lasciata andare e io non voglio ritrovarmi nella situazione di 3 anni fa con lei ricoverata e io che devo gestire il tutto). Oltre a tutto ciò, non sopporto i continui rinfacciamenti di mio padre per due soldi e questo mi porta a cercare lavoro e, quindi, avere meno tempo per studiare: solo che preferisco lavorare e non dover chiedere soldi a lui (che mi fa sentire sempre una "merda" ... mi scusi).
La psichiatra dice che è un cane che si morde la coda e questo lo sò.

Da ieri notte mi sono messa sui libri e sto cercando di preparare l'esame di medicina legale/lavoro per il 28 ... ma ho la testa fissa sul fatto che mio padre non mi vuole pagare l'affitto (ieri in macchina mi ha detto invece di non preoccuparmi)... non posso fidarmi delle sue parole e questo mi lascia questo stato d'ansia su quello che potrà succedere o non potrà succedere.
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Dr. Matteo Pacini Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico delle dipendenze 35,9k 877 226
" Oltre a tutto ciò, non sopporto i continui rinfacciamenti di mio padre per due soldi e questo mi porta a cercare lavoro e, quindi, avere meno tempo per studiare"

No, questo non torna. Lei ha detto chiaramente che ha un blocco sullo studio, adesso prova a dargli una spiegazione giustificante, ma non è questo il punto.

Parla di abbuffate: quindi c'era anche un problema di bulimia ?

Dr.Matteo Pacini
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Il blocco con lo studio penso di averlo in parte risolto... fino a due anni fa appena mi mettevo sui libri iniziavo a stare male (avere palpitazioni, fame d'aria, mal di testa), non riuscivo più ad andare in università o a vedere i compagni di corso (in generale mi ero rinchiusa in casa).
Ora questa fase lo superata... ora sono nella fase in cui cerco di mettermi a studiare ma a volte faccio altro per scappare da quello che dovrei fare (non so se per paura di ritrovarmi di nuovo ad un fallimento o se per paura di provare di nuovo quelle sensazioni: so che facendo così vado a finire proprio in quella situazione... ma sul momento posticipare mi tranquillizza).
Quando parlo di perdere tempo causa lavoro non intendo che sia la causa diretta. Le faccio un esempio di quello che è successo stamane (le riporto una parte del diario che la psichiatra mi ha consigliato di fare):
10.50 Schemi med.legale (consenso informato).
11.45 Pausa + risposta mails.
12.13 Telefonata padre (mi chiama perchè mio fratello sta facendo la domanda di borsa di studio: vuole che lo chiami per aiutarlo --> rispondo che se mi chiama lo aiuto, altrimenti lo deve lasciar fare da solo + colgo occasione per sbolognare la questione del green pass: dico a mio padre di andare in farmacia a stamparlo --> evito di riprendere in mano ora la questione spid x la terza volta).
12.18 Schemi med.legale (consenso informato).
12.23 Telefonata fratello (mi chiede cosa deve mettere in anno di corso (primo anno o anni successivi al primo --> rispondo primo anno --> ma non accetta la risposta: mi dice che se non prende la borsa di studio è colpa mia perchè secondo lui dovrebbe mettere anni successivi al primo --> allora gli dico di non consegnare la domanda e aspettare lunedi x contattare l'ente: ovviamente lui non vuole contattarli --> risponde con tono non adeguato: io gli dico di cambiare tono --> cosa vuole da me? --> ripeto il tutto a mia madre --> fratello chiude telefonata: sono nervosa x il fatto che oltre a chiedere aiuto si pone nella situazione di dare ordini e lavarsene le mani --> non dovrei arrabbiarmi?).
12.40 Schemi med.legale (consenso informato).
12.45 Telefonata fratello (risolto un problema sorge un altro: la domanda richiedere se esistono precedenti immatricolazioni --> non sa se inserire l'immatricolazione di biotecnologie o meno --> mi chiede di aspettare: io gli faccio notare che non mi ha interrotto nuovamente dallo studio e chiedo di parlare con mia madre --> lui chiude la telefonata dopo che gli ho detto di provare a compilare tutto e di chiamarmi solo alla fine (non x ogni singolo dubbio: a questo punto mi conviene mettermi a compilarla). Questo mi mette ansia perchè stravolge il mio piano giornaliero e mi porta ad avere paura di non terminare per la scadenza e, quindi, cambiare piano: infatti ora ho paura di non riuscire nell'impresa.
12.56 Schemi med.legale (consenso informato).
13.20 Telefonata madre (mi chiede perchè sono nervosa e non voglio aiutare mio fratello --> le rispondo che non ho le risposte x tutto: mio fratello deve chiamare l'ente di Messina se vuole certezze --> le faccio notare che mi hanno interrotto più volte: lei mi risponde rinfacciandomi il fatto che io mi comporto così solo se è un membro della famiglia a chiamarmi --> se fossero state le amiche avrei risposto con tranquillità e sarei rimasta al telefono con loro e ha chiuso la telefonata --> ciò mi ha ferito e alla fine sono scoppiata in lacrime).
13.30 Schemi med.legale (consenso informato).
13.37 Pausa pranzo.

La psichiatra non mi ha mai parlato di bulimia (mi ha detto che dovremo parlare dell'alimentazione ma non lo abbiamo ancora fatto). Negli ultimi anni ho perso e ripreso peso continuamente: ma al netto sto aumentando. Non posso andare avanti a prendere peso (attualmente 110 kg per 1.58 m): ho elevata familiarità per DM di tipo II e cardiopatie.
Tre anni fa avevo perso 13 kg in 2 mesi e mezzo per poi riprenderli con interessi in due mesi, quest'estate ne avevo persi 7 e ne ho ripresi sempre con interessi.
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Dr. Matteo Pacini Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico delle dipendenze 35,9k 877 226
Stiamo parlando di blocco nello studio intendendo il dare esami, ovviamente. Sul versante familiare, personalmente nel racconto mi sfugge perché dovrebbe rispondere Lei a domande tipo che anno di corso (non sa l'anno di corso?), mentre è evidente che sì, telefonate a ripetizione...a cui però risponde.
Il termine "abbuffate" si usa nella bulimia, e in effetti la fluoxetina sere, ma non a quella dose, per la bulimia. Quindi non saprei allora in che senso è data, forse per contenere l'aumento dell'appetito associato alla depressione...ma vi è una diagnosi di depressione ?

Dr.Matteo Pacini
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Utente
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Purtroppo non abbiamo mai parlato di diagnosi e io non mi sono mai permessa di chiedere.

"mi sfugge perché dovrebbe rispondere Lei a domande tipo che anno di corso (non sa l'anno di corso?)" ... me lo chiedo anche io! Il problema è che i miei sono abituati che per ogni cosa devono chiedere a me e la stessa cosa succede con mio fratello che è cresciuto abituato a questa cosa.
Io personalmente non ce la faccio più... e odio che mi venga rinfacciata qualsiasi cosa faccia per me e non per loro.
Per il blocco nel dare gli esami non so a cosa sia dovuto: l'unica cosa che so è che mi mette molta ansia che ci siano tante persone in aula... e preferisco gli scritti agli orali.

Per l'alimentazione (e il sonno) ne avremmo dovuto parlare la volta precedente ma non lo abbiamo fatto: semplicemente ci sono periodi in cui potrei mangiare anche le piastrelle di casa e altri periodi in cui non tocco praticamente cibo.
Una cosa che ho notato ultimamente sono i continui dolori all'addome (come morse e crampi).
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Dr. Matteo Pacini Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico delle dipendenze 35,9k 877 226
La situazione, forse, si è arenata su cure che consentono un sollievo relativo da alcuni sintomi, ma che non producono la correzione di altri aspetti. Mi chiedo se questa sia una posizione che il medico ritiene definitiva per qualche motivo oppure si pensa di provare cure di altro tipo.

Dr.Matteo Pacini
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Utente
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Buon giorno Dr.
Non saprei... purtroppo non riesco a capire.
Anche perchè inizio solo ora a riuscire a parlare più apertamente in seduta anche se persiste la sensazione di lamentarmi di cose stupide (esistono cose più gravi).
Trovo molto più semplice scrivere che parlare.

La ringrazio molto per la sua disponibilità. Questo colloquio scritto con lei mi ha permesso di tranquillizzarmi un po': purtroppo il prossimo appuntamento è ancora lontano e avevo bisogno di parlare con qualcuno. Grazie mille.

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