Problema di fiducia. ho detto troppe bugie e ora non riesco a rimediare
Buonasera, vi scrivo perché sto attraversando dei momenti molto difficili con il mio partner.
Stiamo insieme da 2 anni e in tutto questo tempo gli ho mentito su molte cose.
Di base ho affrontato delle mie situazioni personali molto difficili nell'arco di questi due anni: sono stata mandata via ingiustamente e all'improvviso da un contesto (tossico) di cui facevo parte assiduamente da 12 anni, ho perso tutte le mie amicizie, compreso il mio ormai ex migliore amico con il quale avevo un forte legame.
Inoltre, ho problemi a trovare lavoro nel mio settore e quando ho lavorato per dei mesi, non è andata bene perché ero molto stanca e sopraffatta.
E ho avuto anche problemi con la gestione di un impegno che mi ha portata ogni weekend a partire per un'altra città per seguire un importante corso accademico.
In tutto ciò, venivo da una situazione già di mio non facile: ero molto magra, avevo sviluppato un disturbo alimentare per il quale avevo il terrore di essere allergica agli alimenti, e man mano ho iniziato, più di 2 anni fa, a toglierne sempre di più, fino a perdere 10 kg.
In aggiunta, avevo molto timore di allontanarmi da casa e ho un "cordone" con la mia famiglia che non riesco a togliere (ho quasi 38 anni e vivo con i miei).
Il mio partner si è preso molta cura di tutte le mie sofferenze e i miei limiti, cercando di aiutarmi a risolvere tutto, ma nell'arco di questi 2 anni le cose sono state affrontate con molta sofferenza.
Lo contrastavo di continuo, non riuscivo a vedere quello che stava facendo per me, e ogni volta che voleva intervenire, io mi "difendevo" o difendevo quello che lui "contestava" per il mio bene.
L'anno scorso succede che un mio ex (che mi aveva fatto ghosting) mi contatta e io gli rispondo.
Da lì ogni tanto ci sentiamo, ma non dico nulla al mio ragazzo, che poi dopo 9 mesi lo scopre.
Da lì abbiamo trascorso dei mesi infernali, che non si sono conclusi perché da poco ha scoperto che anche un altro mio ex (che risale a più si 10 anni fa) mi contattava ogni tanto e io ci chiacchieravo, anche se a volte ho parlato male del mio ragazzo, dicendo che le cose erano complicate tra noi.
Ovviamente ho chiuso ogni comunicazione con entrambi.
Mi dispiace che il mio ragazzo non riesca a capire, giustamente, che per me non c'era alcuna cattiva intenzione, anzi.
Mi sentivo molto sola per tutto quello che era successo, mi sentivo messa molto sotto pressione per le cose che avrei dovuto affrontare e la pressione di una persona accanto a me che voleva costruire (e anche io volevo) ma che non ha potuto perché io avevo davvero troppe cose da risolvere.
Sono una persona molto insicura e so anche che ho bisogno di validazione continua, anche dagli ex, che mi hanno fatto sentire di scarso valore, che è come in realtà mi sento in generale.
Oggi lui non si fida nemmeno un po' di me, e mi ha detto che mi sta accanto guardando solo i miei bisogni, togliendo i suoi e quelli della relazione... ma non è quello che voglio.
Come faccio a non essere più così?
Stiamo insieme da 2 anni e in tutto questo tempo gli ho mentito su molte cose.
Di base ho affrontato delle mie situazioni personali molto difficili nell'arco di questi due anni: sono stata mandata via ingiustamente e all'improvviso da un contesto (tossico) di cui facevo parte assiduamente da 12 anni, ho perso tutte le mie amicizie, compreso il mio ormai ex migliore amico con il quale avevo un forte legame.
Inoltre, ho problemi a trovare lavoro nel mio settore e quando ho lavorato per dei mesi, non è andata bene perché ero molto stanca e sopraffatta.
E ho avuto anche problemi con la gestione di un impegno che mi ha portata ogni weekend a partire per un'altra città per seguire un importante corso accademico.
In tutto ciò, venivo da una situazione già di mio non facile: ero molto magra, avevo sviluppato un disturbo alimentare per il quale avevo il terrore di essere allergica agli alimenti, e man mano ho iniziato, più di 2 anni fa, a toglierne sempre di più, fino a perdere 10 kg.
In aggiunta, avevo molto timore di allontanarmi da casa e ho un "cordone" con la mia famiglia che non riesco a togliere (ho quasi 38 anni e vivo con i miei).
Il mio partner si è preso molta cura di tutte le mie sofferenze e i miei limiti, cercando di aiutarmi a risolvere tutto, ma nell'arco di questi 2 anni le cose sono state affrontate con molta sofferenza.
Lo contrastavo di continuo, non riuscivo a vedere quello che stava facendo per me, e ogni volta che voleva intervenire, io mi "difendevo" o difendevo quello che lui "contestava" per il mio bene.
L'anno scorso succede che un mio ex (che mi aveva fatto ghosting) mi contatta e io gli rispondo.
Da lì ogni tanto ci sentiamo, ma non dico nulla al mio ragazzo, che poi dopo 9 mesi lo scopre.
Da lì abbiamo trascorso dei mesi infernali, che non si sono conclusi perché da poco ha scoperto che anche un altro mio ex (che risale a più si 10 anni fa) mi contattava ogni tanto e io ci chiacchieravo, anche se a volte ho parlato male del mio ragazzo, dicendo che le cose erano complicate tra noi.
Ovviamente ho chiuso ogni comunicazione con entrambi.
Mi dispiace che il mio ragazzo non riesca a capire, giustamente, che per me non c'era alcuna cattiva intenzione, anzi.
Mi sentivo molto sola per tutto quello che era successo, mi sentivo messa molto sotto pressione per le cose che avrei dovuto affrontare e la pressione di una persona accanto a me che voleva costruire (e anche io volevo) ma che non ha potuto perché io avevo davvero troppe cose da risolvere.
Sono una persona molto insicura e so anche che ho bisogno di validazione continua, anche dagli ex, che mi hanno fatto sentire di scarso valore, che è come in realtà mi sento in generale.
Oggi lui non si fida nemmeno un po' di me, e mi ha detto che mi sta accanto guardando solo i miei bisogni, togliendo i suoi e quelli della relazione... ma non è quello che voglio.
Come faccio a non essere più così?
Buonasera,
da quello che racconti emerge una sofferenza molto profonda e protratta nel tempo, che non riguarda solo la relazione ma la tua storia personale recente: perdite importanti, instabilità lavorativa, difficoltà emotive, fragilità legate all’autostima e al senso di valore personale.
Le bugie e i contatti con gli ex non sembrano nascere da cattiva intenzione, ma da un forte bisogno di rassicurazione, conferme e contenimento emotivo in un momento in cui ti sentivi sola, fragile e sotto pressione. Questo però non annulla l’impatto che hanno avuto sulla fiducia del tuo partner, che ora è comprensibilmente ferita.
Alla domanda come faccio a non essere più così? , la risposta onesta è:
non si cambia solo con la volontà o con il senso di colpa, ma lavorando sulle cause profonde:
la tua insicurezza, il bisogno costante di validazione esterna, la difficoltà a reggere il vuoto, la solitudine e il conflitto, il timore di perdere l’altro e, insieme, di perdere te stessa.
In questo momento il nodo centrale non è salvare la relazione a tutti i costi , ma ricostruire una base più solida dentro di te. Senza questo, anche le migliori intenzioni rischiano di ripetere gli stessi schemi.
Per quanto riguarda la coppia: la fiducia non si recupera con spiegazioni o giustificazioni, ma con coerenza nel tempo, trasparenza e, soprattutto, con un cambiamento reale che l’altro possa osservare, non solo ascoltare. Allo stesso tempo, è importante chiederti se sei davvero nelle condizioni emotive di sostenere una relazione paritaria, in cui non siano sacrificati i bisogni di uno dei due.
Un percorso psicologico individuale (se non è già in corso) può aiutarti a:
capire perché cerchi conferme proprio da chi ti ha ferita, rafforzare l’autostima, imparare a stare nella relazione senza annullarti né difenderti costantemente.
Non sei sbagliata , ma sei in difficoltà. E le difficoltà, per essere superate, vanno affrontate con strumenti adeguati e tempo, non con autoaccuse o promesse immediate.
Cordiali saluti.
da quello che racconti emerge una sofferenza molto profonda e protratta nel tempo, che non riguarda solo la relazione ma la tua storia personale recente: perdite importanti, instabilità lavorativa, difficoltà emotive, fragilità legate all’autostima e al senso di valore personale.
Le bugie e i contatti con gli ex non sembrano nascere da cattiva intenzione, ma da un forte bisogno di rassicurazione, conferme e contenimento emotivo in un momento in cui ti sentivi sola, fragile e sotto pressione. Questo però non annulla l’impatto che hanno avuto sulla fiducia del tuo partner, che ora è comprensibilmente ferita.
Alla domanda come faccio a non essere più così? , la risposta onesta è:
non si cambia solo con la volontà o con il senso di colpa, ma lavorando sulle cause profonde:
la tua insicurezza, il bisogno costante di validazione esterna, la difficoltà a reggere il vuoto, la solitudine e il conflitto, il timore di perdere l’altro e, insieme, di perdere te stessa.
In questo momento il nodo centrale non è salvare la relazione a tutti i costi , ma ricostruire una base più solida dentro di te. Senza questo, anche le migliori intenzioni rischiano di ripetere gli stessi schemi.
Per quanto riguarda la coppia: la fiducia non si recupera con spiegazioni o giustificazioni, ma con coerenza nel tempo, trasparenza e, soprattutto, con un cambiamento reale che l’altro possa osservare, non solo ascoltare. Allo stesso tempo, è importante chiederti se sei davvero nelle condizioni emotive di sostenere una relazione paritaria, in cui non siano sacrificati i bisogni di uno dei due.
Un percorso psicologico individuale (se non è già in corso) può aiutarti a:
capire perché cerchi conferme proprio da chi ti ha ferita, rafforzare l’autostima, imparare a stare nella relazione senza annullarti né difenderti costantemente.
Non sei sbagliata , ma sei in difficoltà. E le difficoltà, per essere superate, vanno affrontate con strumenti adeguati e tempo, non con autoaccuse o promesse immediate.
Cordiali saluti.
Dr. Vincenzo Capretto, psicologo.
Ricevo a Roma e on line.
www.vincenzocapretto.com
3356314941
Utente
Buongiorno Dottore, grazie per la risposta. Mi risuona tutto quello che ha scritto... Avrei una marea di cose da raccontare, mi rendo conto che per iscritto è difficile. Per quanto riguarda la terapia, ho cambiato già 3 terapeuti perché in sostanza mentivo anche a loro, edulcorando le situazioni o sminuendole perché temevo anche il loro giudizio, paradossalmente. Tra una settimana avrò un incontro con una psichiatra, che spero andrà bene, ma mi fa stare molto male anche il fatto di non essere riuscita a frenare l' istinto di mentire addirittura ad una persona che non ha alcun motivo per giudicarmi, come il terapeuta, dove avrei dovuto trovare invece un momento di sfogo vero, reale, senza alcuna paura. Non è stato così e mi sento prigioniera di questa cosa. E ora il mio rapporto con il mio compagno è molto compromesso, anche per il fatto che non riesco a mettere confini con le cose della mia vita che mi fanno soffrire. Nella mia famiglia siamo tutti con molte inibizioni, ansie, e siamo tutti molto evitanti, a partire dai miei genitori che hanno sempre avuto un rapporto molto conflittuale, e io negli anni ho sempre cercato di fare da mediatrice, mettendo i miei sentimenti da parte. E ora che sto cercando di mettere dei confini, non li riesco mai a mantenere perché provo un forte senso di colpa, causato anche dal comportamento in particolare di mia madre che sembra risentire di questo mio tentativo di cambiamento, non capendo cosa mi sta succedendo. Anche rispetto al mio disturbo alimentare, l'unica persona che si è dedicata anima e corpo è stato il mio compagno. A casa ho detto di cosa soffrivo, ma i tentativi di superare il problema insieme, con il loro supporto, sono stati pochi e poco efficaci. È vero che hanno tanti pensieri (mio fratello sta avendo problemi di ludopatia, quindi i miei sono ossessionati da ciò che gli accade, e anche io ne soffro tanto), ma ciò non toglie che anche io sto avendo forti difficoltà e sofferenze. E inoltre ho combattuto e combatto molto con la loro diffidenza, che hanno trasmesso anche a me. Ad esempio, mia mamma ha un giudizio molto negativo degli uomini, prova diffidenza verso tutti, e infatti io ho vissuto tutto il rapporto con il mio compagno sempre con un sottofondo diffidente, e non mi ci sono affidata mai, pensando sempre che in qualche modo avrei sofferto. E anche questo ha influenzato molto la mia vita in generale. Ora che sto tentando di fare delle cose, tutto ciò non viene capito e mi ritrovo con un fortissimo senso di colpa sia verso la mia famiglia che verso il mio compagno, che soffre insieme a me. Sto provando talmente tanta rabbia e frustrazione nei miei riguardi che mi sta capitando spesso di pensare di farmi del male, spesso mi mordo il braccio fino a farmi malissimo e spesso nei momenti di crisi ho paura di poter fare dei gesti anche estremi, ne ho il terrore.
Buongiorno,
grazie per aver scritto con tanta sincerità. Da quello che racconti emerge una sofferenza molto profonda e antica, e il fatto che tu riesca oggi a darle parole non è un fallimento, ma un segnale importante di consapevolezza.
Il tema della menzogna, da come lo descrivi, non sembra legato a cattiveria o manipolazione, ma a una strategia di sopravvivenza che hai imparato presto: proteggerti dal giudizio, dal conflitto, dal rischio di perdere l’altro. Se sei cresciuta in un contesto dove i confini erano fragili, il senso di colpa forte e tu hai spesso messo da parte te stessa per tenere insieme gli altri, è comprensibile che oggi dire tutta la verità ti faccia sentire esposta e in pericolo. Questo non ti rende sbagliata: rende coerente la tua storia.
Il fatto che tu abbia fatto fatica a essere autentica anche in terapia non significa che non sei capace di curarti , ma che il timore del giudizio è ancora molto attivo. È proprio questo, però, uno dei nodi centrali da affrontare, e l’incontro con la psichiatra può essere un passaggio importante se vissuto con l’idea di portare anche questa difficoltà, senza edulcorarla.
Rispetto al tuo compagno, sembra che oggi tu sia schiacciata tra due poli: il bisogno di appoggio e la paura di affidarti davvero. Questo tira e molla logora entrambi, ma non perché tu non voglia cambiare, bensì perché stai cercando di farlo mentre porti addosso sensi di colpa enormi verso la tua famiglia, verso di lui e verso te stessa. Mettere confini, quando sei stata per anni una mediatrice emotiva, può far sentire cattivi , anche se in realtà è un atto di tutela.
Mi fermo un attimo su ciò che scrivi alla fine, perché è importante: il fatto che tu stia avendo pensieri di farti del male, che ti mordi fino a farti male e che temi di poter compiere gesti estremi va preso sul serio. Non come colpa, ma come segnale che il livello di sofferenza è molto alto. In questi momenti non è qualcosa da gestire da sola. Parlane apertamente con la psichiatra al prossimo incontro e, se senti che l’impulso aumenta o diventa difficile da controllare, chiedi aiuto immediato: contattare il tuo medico, recarti al pronto soccorso o chiamare un servizio di emergenza è un atto di cura, non una sconfitta.
Vorrei lasciarti con un messaggio chiaro:
non sei rotta , non sei una cattiva compagna né una figlia sbagliata. Sei una persona che ha imparato a sopravvivere mettendo sé stessa all’ultimo posto, e ora sta pagando il prezzo di quella strategia. Il lavoro che ti aspetta non è diventare qualcun’altra, ma imparare, poco alla volta, a non tradirti più per paura di perdere gli altri.
Hai già iniziato a muoverti chiedendo aiuto. Continua a farlo, ma fallo anche quando ti vergogni di più: è lì che c’è il nodo da sciogliere.
Un caloroso abbraccio.
grazie per aver scritto con tanta sincerità. Da quello che racconti emerge una sofferenza molto profonda e antica, e il fatto che tu riesca oggi a darle parole non è un fallimento, ma un segnale importante di consapevolezza.
Il tema della menzogna, da come lo descrivi, non sembra legato a cattiveria o manipolazione, ma a una strategia di sopravvivenza che hai imparato presto: proteggerti dal giudizio, dal conflitto, dal rischio di perdere l’altro. Se sei cresciuta in un contesto dove i confini erano fragili, il senso di colpa forte e tu hai spesso messo da parte te stessa per tenere insieme gli altri, è comprensibile che oggi dire tutta la verità ti faccia sentire esposta e in pericolo. Questo non ti rende sbagliata: rende coerente la tua storia.
Il fatto che tu abbia fatto fatica a essere autentica anche in terapia non significa che non sei capace di curarti , ma che il timore del giudizio è ancora molto attivo. È proprio questo, però, uno dei nodi centrali da affrontare, e l’incontro con la psichiatra può essere un passaggio importante se vissuto con l’idea di portare anche questa difficoltà, senza edulcorarla.
Rispetto al tuo compagno, sembra che oggi tu sia schiacciata tra due poli: il bisogno di appoggio e la paura di affidarti davvero. Questo tira e molla logora entrambi, ma non perché tu non voglia cambiare, bensì perché stai cercando di farlo mentre porti addosso sensi di colpa enormi verso la tua famiglia, verso di lui e verso te stessa. Mettere confini, quando sei stata per anni una mediatrice emotiva, può far sentire cattivi , anche se in realtà è un atto di tutela.
Mi fermo un attimo su ciò che scrivi alla fine, perché è importante: il fatto che tu stia avendo pensieri di farti del male, che ti mordi fino a farti male e che temi di poter compiere gesti estremi va preso sul serio. Non come colpa, ma come segnale che il livello di sofferenza è molto alto. In questi momenti non è qualcosa da gestire da sola. Parlane apertamente con la psichiatra al prossimo incontro e, se senti che l’impulso aumenta o diventa difficile da controllare, chiedi aiuto immediato: contattare il tuo medico, recarti al pronto soccorso o chiamare un servizio di emergenza è un atto di cura, non una sconfitta.
Vorrei lasciarti con un messaggio chiaro:
non sei rotta , non sei una cattiva compagna né una figlia sbagliata. Sei una persona che ha imparato a sopravvivere mettendo sé stessa all’ultimo posto, e ora sta pagando il prezzo di quella strategia. Il lavoro che ti aspetta non è diventare qualcun’altra, ma imparare, poco alla volta, a non tradirti più per paura di perdere gli altri.
Hai già iniziato a muoverti chiedendo aiuto. Continua a farlo, ma fallo anche quando ti vergogni di più: è lì che c’è il nodo da sciogliere.
Un caloroso abbraccio.
Dr. Vincenzo Capretto, psicologo.
Ricevo a Roma e on line.
www.vincenzocapretto.com
3356314941
Utente
Buonasera Dottore, ritorno qui, nella speranza che Lei possa darmi ancora qualche consiglio sulla mia situazione. Le Sue parole sono state importanti in quel momento, ma ad oggi vivo ancora una situazione che man mano sembra peggiorare sempre di più. Sono andata all'incontro con la psichiatra, la quale mi ha detto che non ho bisogno di un percorso con lei ma con una psicoterapeuta che mi ha consigliato, farò anche il test della personalità sotto suo consiglio.
In questo lasso di tempo, con le feste di Natale nel mezzo, la situazione nei miei rapporti è peggiorata, la mia famiglia e il mio compagno sono in conflitto aperto e io, che vorrei porre fine a tutto ciò, mi barcameno tra sensi di colpa e la difficoltà nell'affrontare la situazione per quella che è, perché richiederebbe una serie di azioni forti da parte mia. In sostanza, dato che la mia famiglia mi ha visto spesso litigare con il mio compagno, non accetta questa cosa e attribuisce la responsabilità del mio malessere a lui. Io ho provato a spiegare che non è così in tantissimi discorsi, ma non ho ottenuto risultati, se non dei generici "si, abbiamo capito che lui ti ha aiutata tanto, però non si fa così, anche lui dovrebbe rivedere le sue posizioni"... detto da chi l'ha profondamente criticato spesso, nell'arco di questi due anni che stiamo insieme.
Il mio compagno lamenta molto il fatto che la mia famiglia ha atteggiamenti controllanti su di me, cosa che è stata confermata anche dalla psichiatra e dalla mia nuova psicoterapeuta (con la quale ho appena iniziato il percorso). Il 21 dicembre mi sono diplomata in un'accademia a Bologna, è successo che mio padre mi ha chiesto il numero del treno di ritorno e io gli ho risposto, nonostante il mio compagno mi abbia fattto notare che quello era un atteggiamento di controllo. io l'ho giustificato dicendo che a mio padre piace seguire i treni (ex ferroviere, tra l'altro), ma lui ha insistito con la questione del controllo, cosa che anche la psicoterapeuta mi ha confermato. Ho fatto notare questo atteggiamento a casa, insieme ad altri (tipo mia sorella che mi vede online dopo un litigio con il mio compagno e mi chiede se sto parlando con lui, facendomi capire che aveva controllato il mio stato, o un'altra mia sorella che mi chiede perché non visualizzo i messaggi). Questo tipo di atteggiamento ha portato a non trascorrere nessun giorno delle feste natalizie a casa mia, perché il mio compagno si è sempre sentito giudicato dalla mia famiglia. Lui ha anche fatto dei regali per loro, che io ho portato a casa, ma nessuno di loro li ha aperti, ritenendola una grave mancanza di rispetto. Ora si stanno appigliando molto su questa storia del natale mancato, ma la verità è che non accettano che io stia cercando di cambiare, dicendo che sono un'ingrata per quello che sto facendo (mantenere un punto con tutti loro, non sento le mie sorelle praticamente mai se non mi contattano loro e se lo fanno sono fredda. In particolare con mia sorella minore con la quale c'era un rapporto strettissimo, ma ho litigato con lei e non ci stiamo sentendo più se non quando mi scrive lei). Ieri mi ha scritto mia sorella per dirmi che mia mamma ha avuto una notizia su un epitelioma, cosa della quale non sapevo ancora nulla, ma mi ha scritto un messaggio senza spiegarmi altro, dicendo soltanto "alla fine ha un tumore non benigno". Io le ho risposto che avrei chiamato mia mamma, ma poi il mio compagno, dopo il mio racconto, si è risentito del fatto che non mi sono arrabbiata con mia sorella per avermi dato una notizia del genere con tutta questa superficialità. E questo è sintomo di poca considerazione di me stessa, che è la stessa cosa che mi ha portato a mentirgli. Abbiamo passato tutta la serata/nottata a discutere perché cercavo di spiegargli che ho badato al contenuto del messaggio, ma lui sostiene che invece il mio fosse un tentativo di proteggere quel poco che resta del mio rapporto con mia sorella. Sono molto stanca, e sono al punto che non so più cosa è vero o falso dentro di me. So cosa è giusto, ma ho mille dubbi e non riesco ad affrontare le cose come dovrei, perché sono dolorose.
Non so se sono stata chiara, forse no, ma sono molto provata
In questo lasso di tempo, con le feste di Natale nel mezzo, la situazione nei miei rapporti è peggiorata, la mia famiglia e il mio compagno sono in conflitto aperto e io, che vorrei porre fine a tutto ciò, mi barcameno tra sensi di colpa e la difficoltà nell'affrontare la situazione per quella che è, perché richiederebbe una serie di azioni forti da parte mia. In sostanza, dato che la mia famiglia mi ha visto spesso litigare con il mio compagno, non accetta questa cosa e attribuisce la responsabilità del mio malessere a lui. Io ho provato a spiegare che non è così in tantissimi discorsi, ma non ho ottenuto risultati, se non dei generici "si, abbiamo capito che lui ti ha aiutata tanto, però non si fa così, anche lui dovrebbe rivedere le sue posizioni"... detto da chi l'ha profondamente criticato spesso, nell'arco di questi due anni che stiamo insieme.
Il mio compagno lamenta molto il fatto che la mia famiglia ha atteggiamenti controllanti su di me, cosa che è stata confermata anche dalla psichiatra e dalla mia nuova psicoterapeuta (con la quale ho appena iniziato il percorso). Il 21 dicembre mi sono diplomata in un'accademia a Bologna, è successo che mio padre mi ha chiesto il numero del treno di ritorno e io gli ho risposto, nonostante il mio compagno mi abbia fattto notare che quello era un atteggiamento di controllo. io l'ho giustificato dicendo che a mio padre piace seguire i treni (ex ferroviere, tra l'altro), ma lui ha insistito con la questione del controllo, cosa che anche la psicoterapeuta mi ha confermato. Ho fatto notare questo atteggiamento a casa, insieme ad altri (tipo mia sorella che mi vede online dopo un litigio con il mio compagno e mi chiede se sto parlando con lui, facendomi capire che aveva controllato il mio stato, o un'altra mia sorella che mi chiede perché non visualizzo i messaggi). Questo tipo di atteggiamento ha portato a non trascorrere nessun giorno delle feste natalizie a casa mia, perché il mio compagno si è sempre sentito giudicato dalla mia famiglia. Lui ha anche fatto dei regali per loro, che io ho portato a casa, ma nessuno di loro li ha aperti, ritenendola una grave mancanza di rispetto. Ora si stanno appigliando molto su questa storia del natale mancato, ma la verità è che non accettano che io stia cercando di cambiare, dicendo che sono un'ingrata per quello che sto facendo (mantenere un punto con tutti loro, non sento le mie sorelle praticamente mai se non mi contattano loro e se lo fanno sono fredda. In particolare con mia sorella minore con la quale c'era un rapporto strettissimo, ma ho litigato con lei e non ci stiamo sentendo più se non quando mi scrive lei). Ieri mi ha scritto mia sorella per dirmi che mia mamma ha avuto una notizia su un epitelioma, cosa della quale non sapevo ancora nulla, ma mi ha scritto un messaggio senza spiegarmi altro, dicendo soltanto "alla fine ha un tumore non benigno". Io le ho risposto che avrei chiamato mia mamma, ma poi il mio compagno, dopo il mio racconto, si è risentito del fatto che non mi sono arrabbiata con mia sorella per avermi dato una notizia del genere con tutta questa superficialità. E questo è sintomo di poca considerazione di me stessa, che è la stessa cosa che mi ha portato a mentirgli. Abbiamo passato tutta la serata/nottata a discutere perché cercavo di spiegargli che ho badato al contenuto del messaggio, ma lui sostiene che invece il mio fosse un tentativo di proteggere quel poco che resta del mio rapporto con mia sorella. Sono molto stanca, e sono al punto che non so più cosa è vero o falso dentro di me. So cosa è giusto, ma ho mille dubbi e non riesco ad affrontare le cose come dovrei, perché sono dolorose.
Non so se sono stata chiara, forse no, ma sono molto provata
Buonasera,
si sente quanto tu sia stanca e quanto in questo momento tutto sembri confuso e doloroso. Quando più relazioni importanti entrano in tensione nello stesso periodo, e mentre si sta cercando di cambiare qualcosa di sé, è normale sentirsi disorientati e sovraccarichi.
Vorrei essere molto chiaro su un punto importante: ora hai già fatto un passo fondamentale, che è affidarti a professionisti in presenza, una psichiatra e una nuova psicoterapeuta. Questo è l’aspetto centrale da tenere fermo. In questa fase è importante che tu possa usare quello spazio per portare ciò che vivi, senza cercare di capire o risolvere tutto da sola, e senza dover decidere immediatamente chi ha ragione o chi ha torto .
Le difficoltà che descrivi nei rapporti familiari e di coppia emergono qui attraverso il tuo vissuto, che è legittimo, ma è proprio nel lavoro terapeutico che potranno essere comprese con più calma, continuità e profondità. Cercare ora di prendere posizioni definitive o di agire azioni forti rischierebbe di aumentare la pressione su di te, più che aiutarti.
Quando dici di non sapere più cosa è vero o falso dentro di te, non stai descrivendo una mancanza di lucidità, ma un momento di grande fatica emotiva. In questi momenti la cosa più utile non è forzarti a essere diversa, ma reggere, restare nel percorso, e portare in terapia anche i dubbi, il senso di colpa, la rabbia e la confusione così come sono.
Il cambiamento richiede tempo, e spesso passa da fasi in cui tutto sembra peggiorare prima di trovare un nuovo equilibrio. Per questo ora il mio invito è a fidarti del percorso che hai iniziato e a usare quello spazio come riferimento principale, senza sovraccaricarti di ulteriori interpretazioni (credimi ora non ne hai proprio bisogno).
Sei molto provata, ed è comprensibile. Non sei chiamata a sistemare tutto adesso. Un passo alla volta, con l’aiuto giusto, è la direzione più rispettosa per te.
Un caro saluto.
si sente quanto tu sia stanca e quanto in questo momento tutto sembri confuso e doloroso. Quando più relazioni importanti entrano in tensione nello stesso periodo, e mentre si sta cercando di cambiare qualcosa di sé, è normale sentirsi disorientati e sovraccarichi.
Vorrei essere molto chiaro su un punto importante: ora hai già fatto un passo fondamentale, che è affidarti a professionisti in presenza, una psichiatra e una nuova psicoterapeuta. Questo è l’aspetto centrale da tenere fermo. In questa fase è importante che tu possa usare quello spazio per portare ciò che vivi, senza cercare di capire o risolvere tutto da sola, e senza dover decidere immediatamente chi ha ragione o chi ha torto .
Le difficoltà che descrivi nei rapporti familiari e di coppia emergono qui attraverso il tuo vissuto, che è legittimo, ma è proprio nel lavoro terapeutico che potranno essere comprese con più calma, continuità e profondità. Cercare ora di prendere posizioni definitive o di agire azioni forti rischierebbe di aumentare la pressione su di te, più che aiutarti.
Quando dici di non sapere più cosa è vero o falso dentro di te, non stai descrivendo una mancanza di lucidità, ma un momento di grande fatica emotiva. In questi momenti la cosa più utile non è forzarti a essere diversa, ma reggere, restare nel percorso, e portare in terapia anche i dubbi, il senso di colpa, la rabbia e la confusione così come sono.
Il cambiamento richiede tempo, e spesso passa da fasi in cui tutto sembra peggiorare prima di trovare un nuovo equilibrio. Per questo ora il mio invito è a fidarti del percorso che hai iniziato e a usare quello spazio come riferimento principale, senza sovraccaricarti di ulteriori interpretazioni (credimi ora non ne hai proprio bisogno).
Sei molto provata, ed è comprensibile. Non sei chiamata a sistemare tutto adesso. Un passo alla volta, con l’aiuto giusto, è la direzione più rispettosa per te.
Un caro saluto.
Dr. Vincenzo Capretto, psicologo.
Ricevo a Roma e on line.
www.vincenzocapretto.com
3356314941
👍🏻La Dr.ssa Potenza concorda con la risposta.
Questo consulto ha ricevuto 5 risposte e 386 visite dal 12/12/2025.
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