Sento che il mio compagno non è pienamente svincolato dalla famiglia di origine
Buongiorno,
posto questo consulto perchè non so se le mie sensazioni siano legittime o se io stia reagendo in modo eccessivo.
Io e il mio ragazzo viviamo insieme da 4 anni e stiamo insieme da 10.
Abbiamo 32 anni.
Non abbiamo nè vogliamo figli.
Lui continua a mantenere con la sua famiglia contatti frequenti e io percepisco che loro rimangono per lui la famiglia principale e non sento che per lui la famiglia siamo io e lui.
Lui dice che sono io ad avere problemi con la figura genitoriale e che lui è sì legato ai genitori ma non in modo patologico.
Credo di aver capito che quello che mi dà fastidio è anche che il legame stretto che ha con la sua famiglia me lo fa percepire molto figlio e poco uomo.
Lui va in media 2 volte a settimana a casa dei genitori a cena quando c è la partita di calcio, tornando spesso a mezzanotte o giù di lì.
In più in media 1 volta a settimana pranza col padre che lavora vicino casa nostra e il mio ragazzo lavora in smart.
Un paio di volte al mese andiamo insieme a cena dalla sorella che ha due bimbi piccoli e sempre una o due volte al mese la domenica andiamo a pranzo dai genitori con anche la sorella.
A volte però la sorella, quando il compagno di lei è fuori, invita il mio ragazzo da solo, specificando che io non sono inclusa.
Lui prima a volte andava e ora no, anche perchè ne abbiamo parlato e si è reso conto che non è corretto invitarlo senza di me a meno che non ci sia una ragione particolare.
In più lui spesso usa quelli che per me sono pretesti per passare a casa dei genitori: una volta doveva vedersi con un suo amico e casa dei genitori era di passaggio e si è fermato lì prima di andare, pur essendo andato a cena da loro due giorni prima.
A volte va a lavorare da casa dei genitori: una volta dopo una visita medica invece che tornare a casa nostra si e' portato il PC ed è andato a lavorare da casa dei genitori perché piu vicina.
Se io esco con le amiche spesso lui va a cena dai genitori, con qualche pretesto, ad es perché deve aiutarli col cellulare.
Inoltre se ha bisogno di fare qualcosa di pratico, ad es pulire la catena della moto, si rivolge come prima cosa al padre.
Io da parte mia voglio bene ai miei ma non sento questa necessità di vederli così spesso e li vedo una o due volte al mese, quasi sempre anche con il mio ragazzo perché la maggior parte delle volte si tratta di compleanni o feste a cui siamo invitati entrambi.
Non sento un problema con i miei genitori, li sento regolarmente ma quando ho qualcosa da raccontare, non come regola pre imposta.
Negli anni inoltre diverse volte sono stati fatti commenti sgradevoli su di me in pubblico dalla madre e dalla sorella, sul fatto che lui doveva lasciarmi perchè non voglio figli, ignorando che anche lui non ne vuole.
Lui non mi ha mai difeso pubblicamente, sostenendo di parlarci in privato, e credo di non averlo mai accettato.
Inoltre spesso i suoi vogliono dargli soldi e, anche se lui dice che non ne ha bisogno, loro fanno ugualmente il bonifico.
posto questo consulto perchè non so se le mie sensazioni siano legittime o se io stia reagendo in modo eccessivo.
Io e il mio ragazzo viviamo insieme da 4 anni e stiamo insieme da 10.
Abbiamo 32 anni.
Non abbiamo nè vogliamo figli.
Lui continua a mantenere con la sua famiglia contatti frequenti e io percepisco che loro rimangono per lui la famiglia principale e non sento che per lui la famiglia siamo io e lui.
Lui dice che sono io ad avere problemi con la figura genitoriale e che lui è sì legato ai genitori ma non in modo patologico.
Credo di aver capito che quello che mi dà fastidio è anche che il legame stretto che ha con la sua famiglia me lo fa percepire molto figlio e poco uomo.
Lui va in media 2 volte a settimana a casa dei genitori a cena quando c è la partita di calcio, tornando spesso a mezzanotte o giù di lì.
In più in media 1 volta a settimana pranza col padre che lavora vicino casa nostra e il mio ragazzo lavora in smart.
Un paio di volte al mese andiamo insieme a cena dalla sorella che ha due bimbi piccoli e sempre una o due volte al mese la domenica andiamo a pranzo dai genitori con anche la sorella.
A volte però la sorella, quando il compagno di lei è fuori, invita il mio ragazzo da solo, specificando che io non sono inclusa.
Lui prima a volte andava e ora no, anche perchè ne abbiamo parlato e si è reso conto che non è corretto invitarlo senza di me a meno che non ci sia una ragione particolare.
In più lui spesso usa quelli che per me sono pretesti per passare a casa dei genitori: una volta doveva vedersi con un suo amico e casa dei genitori era di passaggio e si è fermato lì prima di andare, pur essendo andato a cena da loro due giorni prima.
A volte va a lavorare da casa dei genitori: una volta dopo una visita medica invece che tornare a casa nostra si e' portato il PC ed è andato a lavorare da casa dei genitori perché piu vicina.
Se io esco con le amiche spesso lui va a cena dai genitori, con qualche pretesto, ad es perché deve aiutarli col cellulare.
Inoltre se ha bisogno di fare qualcosa di pratico, ad es pulire la catena della moto, si rivolge come prima cosa al padre.
Io da parte mia voglio bene ai miei ma non sento questa necessità di vederli così spesso e li vedo una o due volte al mese, quasi sempre anche con il mio ragazzo perché la maggior parte delle volte si tratta di compleanni o feste a cui siamo invitati entrambi.
Non sento un problema con i miei genitori, li sento regolarmente ma quando ho qualcosa da raccontare, non come regola pre imposta.
Negli anni inoltre diverse volte sono stati fatti commenti sgradevoli su di me in pubblico dalla madre e dalla sorella, sul fatto che lui doveva lasciarmi perchè non voglio figli, ignorando che anche lui non ne vuole.
Lui non mi ha mai difeso pubblicamente, sostenendo di parlarci in privato, e credo di non averlo mai accettato.
Inoltre spesso i suoi vogliono dargli soldi e, anche se lui dice che non ne ha bisogno, loro fanno ugualmente il bonifico.
Gentile utente,
le sensazioni sono legittime, non si preoccupi di esagerare, questo è il suo spazio d'ascolto: dalle sue parole non leggo una reazione eccessiva , ma piuttosto il campanello d'allarme di un disagio molto comune in tante coppie e che non va ignorato. Bene che su questo vi confrontiate.
A mio avviso, il punto centrale della situazione non è tanto la quantità di contatti che il compagno ha con la sua famiglia, quanto piuttosto il significato che questi contatti assumono per lei. Funzioniamo così. Lei percepisce che il legame primario di riferimento, quello che dà identità e priorità emotiva, rimane la famiglia d’origine, mentre non sente che la vostra coppia sia davvero il suo centro . Questo tipo di percezione, soprattutto dopo dieci anni di relazione e quattro di convivenza, può mettere in discussione il senso di sicurezza e progettualità condivisa.
È importante anche ciò lei dice rispetto all'immagine di lui: il fatto che lei lo senta molto figlio e poco uomo è un pensiero molto forte, deciso, un desiderio di vederlo più autonomo, più posizionato come partner adulto, capace di mettere dei confini. Ciò detto non vuole essere una critica al suo affetto verso i genitori, nè al desiderio di mantenere una continuità nei rapporti con la famiglia d'origine, ma una richiesta implicita di maturità relazionale all’interno della coppia. L'incapacità di "staccarsi" dalla propria famiglia è spesso causa della rottura di molte relazioni, se non si affronta im modo maturo l'argomento per un'evoluzione ulteriore, in positivo, della coppia.
Mi ha colpita molto del suo racconto un aspetto delicato e se vogliamo meritevole di riflessione ancor più della frequenza delle visite: riguarda le mancate prese di posizione pubbliche quando lei è stata oggetto di commenti svalutanti o invasivi da parte della madre e della sorella. Al di là del fatto che le parole possono ferire già di per sè, in questo caso leggo un doppio dolore, legato non solo a ciò che è stato detto, ma soprattutto al sentirti non tutelata, difesa, in secondo piano. Il fatto che lui preferisca parlarne in privato può essere per lui una strategia di gestione volta ad evitare conflitti con la famiglia d'origine, ma per lei diventa un’esperienza tutt'altro che gradevole di solitudine e di mancato riconoscimento del suo ruolo.
Infine, il tema del denaro e dell’aiuto pratico fomenta ancor più una percezione di dipendenza, o non volontà di distacco, materiale, ma anche simbolica: come se il passaggio pieno a una posizione adulta e paritaria nella coppia non fosse ancora del tutto compiuto.
Un tema centrale e fondamentale da considerare non credo sia tanto stabilire chi abbia ragione o se il suo legame con i genitori sia patologico o meno, ma capire se i vostri bisogni di coppia sono oggi allineati. Lei vorrebbe una coppia più autonoma; lui, forse, non ha ancora pienamente messo a fuoco cosa significhi per lui separarsi emotivamente senza sentirsi in colpa o perdere il legame.
Un lavoro utile, individuale o di coppia, potrebbe aiutarti a chiarire meglio quali sono i confini non negoziabili e a capire se e come questo rapporto può evolvere in una direzione che la faccia sentire scelta, riconosciuta e al centro.
Cordialità
le sensazioni sono legittime, non si preoccupi di esagerare, questo è il suo spazio d'ascolto: dalle sue parole non leggo una reazione eccessiva , ma piuttosto il campanello d'allarme di un disagio molto comune in tante coppie e che non va ignorato. Bene che su questo vi confrontiate.
A mio avviso, il punto centrale della situazione non è tanto la quantità di contatti che il compagno ha con la sua famiglia, quanto piuttosto il significato che questi contatti assumono per lei. Funzioniamo così. Lei percepisce che il legame primario di riferimento, quello che dà identità e priorità emotiva, rimane la famiglia d’origine, mentre non sente che la vostra coppia sia davvero il suo centro . Questo tipo di percezione, soprattutto dopo dieci anni di relazione e quattro di convivenza, può mettere in discussione il senso di sicurezza e progettualità condivisa.
È importante anche ciò lei dice rispetto all'immagine di lui: il fatto che lei lo senta molto figlio e poco uomo è un pensiero molto forte, deciso, un desiderio di vederlo più autonomo, più posizionato come partner adulto, capace di mettere dei confini. Ciò detto non vuole essere una critica al suo affetto verso i genitori, nè al desiderio di mantenere una continuità nei rapporti con la famiglia d'origine, ma una richiesta implicita di maturità relazionale all’interno della coppia. L'incapacità di "staccarsi" dalla propria famiglia è spesso causa della rottura di molte relazioni, se non si affronta im modo maturo l'argomento per un'evoluzione ulteriore, in positivo, della coppia.
Mi ha colpita molto del suo racconto un aspetto delicato e se vogliamo meritevole di riflessione ancor più della frequenza delle visite: riguarda le mancate prese di posizione pubbliche quando lei è stata oggetto di commenti svalutanti o invasivi da parte della madre e della sorella. Al di là del fatto che le parole possono ferire già di per sè, in questo caso leggo un doppio dolore, legato non solo a ciò che è stato detto, ma soprattutto al sentirti non tutelata, difesa, in secondo piano. Il fatto che lui preferisca parlarne in privato può essere per lui una strategia di gestione volta ad evitare conflitti con la famiglia d'origine, ma per lei diventa un’esperienza tutt'altro che gradevole di solitudine e di mancato riconoscimento del suo ruolo.
Infine, il tema del denaro e dell’aiuto pratico fomenta ancor più una percezione di dipendenza, o non volontà di distacco, materiale, ma anche simbolica: come se il passaggio pieno a una posizione adulta e paritaria nella coppia non fosse ancora del tutto compiuto.
Un tema centrale e fondamentale da considerare non credo sia tanto stabilire chi abbia ragione o se il suo legame con i genitori sia patologico o meno, ma capire se i vostri bisogni di coppia sono oggi allineati. Lei vorrebbe una coppia più autonoma; lui, forse, non ha ancora pienamente messo a fuoco cosa significhi per lui separarsi emotivamente senza sentirsi in colpa o perdere il legame.
Un lavoro utile, individuale o di coppia, potrebbe aiutarti a chiarire meglio quali sono i confini non negoziabili e a capire se e come questo rapporto può evolvere in una direzione che la faccia sentire scelta, riconosciuta e al centro.
Cordialità
Questo consulto ha ricevuto 1 risposte e 2 visite dal 02/01/2026.
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