Gestire un familiare tossico/violento in azienda: come fare?

Mi trovo a vivere una situazione grave in famiglia e nel contempo nel lavoro.
Abbiamo una piccola attività; due anni fa mia moglie ha deciso di inserire nella nostra attività il figlio adulto di mia moglie (sposato) che ha problemi importanti x un trauma che ha avuto da piccolo (almeno penso che derivi anche da quello).
Dopo diversi tentativi di inserirlo in una azienda.

Il suo ingresso e’ stato devastante con comportamenti del tutto inadeguati ad un posto di lavoro: voler comandare senza avere un minimo esperienza di nulla.
Alla fine ha scatenato la guerra interna tentando di portare dalla sua parte i dipendenti contro di ma.
Mia moglie non ha la forza di gestirlo.
Immaginatevi la situazione.
Qualcuno mi ha riferito che lo hanno visto drogarsi.

Mi domando: quale può essere il comportamento da tenere in una simile situazione considerato anche che arriva alla violenza, minacciando.
Vi ringrazio molto se mi aiutate con parere ma vi assicuro e’ veramente dura!! !
Psicologo attivo dal 2025 al 2026
Psicologo
Gentile utente,
leggendo anche i consulti che ha richiesto in precedenza, sembra ripetersi uno schema di difficoltà nella sfera famigliare, peraltro in una escalation che definirei preoccupante da quanto ci descrive oggi.
Mi chiedo se, nel frattempo, ha provato a sentire un professionista per esporre queste problematiche ed eventualmente intraprendere un percorso strutturato che la supporti nella gestione di stress, ansia, e di dinamiche famigliari complesse.
Non vi sono altre soluzioni purtroppo.
Nel frattempo, cerchi almeno di mettere dei limiti e di parlare in modo chiaro con sua moglie di ciò che è e non è tollerabile.
Le chiacchiere le lasci chiacchiere.
Cordialità.
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Dr. Alessandro Raggi Psicologo, Psicoterapeuta 487 14
Gentile utente,
da quanto descrive, la situazione che sta vivendo non è più riconducibile soltanto a una dinamica familiare o a una difficoltà emotiva individuale, ma ha assunto in modo evidente una dimensione lavorativa, organizzativa e potenzialmente legale.

Quando in un contesto aziendale compaiono comportamenti aggressivi, minacciosi, destabilizzanti per i dipendenti e per la gestione dell’impresa, piccola o grade che sia, la questione esce dall’ambito della psicologia clinica e richiede interventi formali e strutturati, a tutela dell’azienda e delle persone che vi lavorano.
In concreto:
è necessario fare riferimento al consulente del lavoro o a un avvocato giuslavorista, per chiarire ruolo, mansioni, limiti, responsabilità e le eventuali sanzioni previste dal contratto o dalla normativa vigente;

- se vi sono episodi di violenza, minacce o uso di sostanze sul luogo di lavoro, questi aspetti non sono gestibili psicologicamente , ma vanno affrontati con strumenti giuridici e di tutela, anche per evitare responsabilità indirette;

- il fatto che si tratti di un familiare non può giustificare l’assenza di regole chiare né l’esposizione dell’azienda a un rischio continuo.

Sul piano personale e familiare, un supporto psicologico può certamente aiutarla a reggere lo stress, a chiarire la posizione con sua moglie e a non restare isolato emotivamente. Tuttavia è importante essere chiari: la psicologia non sostituisce le decisioni lavoristiche né risolve problemi di natura legale o organizzativa.

Tenere separati i piani (familiare, psicologico, lavorativo e giuridico) è la condizione minima per evitare un ulteriore deterioramento della situazione.
Ciò sarà molto utile anche al suo familiare che si troverà (finalmente) a fare i conti con la realtà.
Cordiali saluti

Dr. Alessandro Raggi
psicoterapeuta psicoanalista
www.psicheanima.it

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