Relazione sofferta: lasciarlo nonostante l'amore?
Buona sera, dopo quattro anni mi trovo ad affrontare una scelta molto sofferta: lasciare il mio ragazzo.
Nonostante il forte amore che provo per lui, non sono più felice nella relazione e ho iniziato a soffrire di ansia e depressione.
Non so se questo malessere derivi dalla relazione o da problematiche personali, per questo chiedo un’opinione esperta sulla conclusione a cui sono arrivata dopo molte riflessioni.
Io e il mio ragazzo proveniamo da contesti familiari molto diversi.
La sua famiglia è semplice, con genitori emotivamente assenti (non per mancanza d’affetto, ma per modalità relazionali limitate).
Vivono alla giornata, hanno scarse capacità di riflessione e spesso sembrano dipendere da lui, come se fosse lui a doversi fare carico di loro.
La mia famiglia, al contrario, è sempre stata una base di attaccamento sicura: genitori presenti, stimolanti, che mi hanno guidata nello studio e nel lavoro.
A causa di queste differenze, non sono mai riuscita a instaurare un buon rapporto con la sua famiglia.
Lui, invece, si è completamente orientato verso me e la mia famiglia, vedendoci come un punto di riferimento.
Quando ci siamo conosciuti non aveva interessi chiari né nello studio né nel lavoro; col tempo ha seguito i consigli dei miei genitori, cambiando lavori e iniziando l’università.
Oggi è insegnante come me e studia grazie al loro supporto, ma ho la sensazione che si tratti più di un’emulazione che di una scelta autentica: spesso non è motivato né interessato.
Anche le sue amicizie sono cambiate: ha lasciato persone senza obiettivi per crearne altre più affini al suo percorso.
Lui dice che io l’ho aiutato a capire chi è, ma io ho sempre dubitato che il suo sia vero amore.
Ho spesso percepito che non ami davvero la mia personalità, ma aspetti legati al ruolo che ho avuto: quella forte, stabile, di riferimento.
Temo che, non avendo avuto una base sicura, abbia proiettato su di me e sulla mia famiglia un bisogno di attaccamento più che un amore autentico.
È una persona che ha bisogno costante di stare in relazione, si adatta molto all’ambiente e alle persone, senza senso critico o aspettative.
Ho spesso pensato che chiunque, al mio posto, con lo stesso atteggiamento, avrebbe potuto essere facilmente sostituita.
Questo pensiero è rafforzato da alcuni comportamenti: ricerche di altre ragazze sui social, bugie e chiamate nascoste con colleghe (anche se innocue), episodi che si sono ripetuti nonostante il mio dolore.
Inoltre, ha sempre fatto gesti solo su richiesta: regali, attenzioni o parole solo se sollecitati, mai spontanei.
Mi sono spesso sentita data per scontata, a fronte di un forte attaccamento e molta gelosia.
Infine, credo che a causa della sua storia familiare gli manchi una reale comprensione dei propri sentimenti e di quelli altrui.
Oggi mi sento completamente consumata da questa relazione.
Non posso fargliene una colpa ma neanche pensare che questo sia accettabile
Nonostante il forte amore che provo per lui, non sono più felice nella relazione e ho iniziato a soffrire di ansia e depressione.
Non so se questo malessere derivi dalla relazione o da problematiche personali, per questo chiedo un’opinione esperta sulla conclusione a cui sono arrivata dopo molte riflessioni.
Io e il mio ragazzo proveniamo da contesti familiari molto diversi.
La sua famiglia è semplice, con genitori emotivamente assenti (non per mancanza d’affetto, ma per modalità relazionali limitate).
Vivono alla giornata, hanno scarse capacità di riflessione e spesso sembrano dipendere da lui, come se fosse lui a doversi fare carico di loro.
La mia famiglia, al contrario, è sempre stata una base di attaccamento sicura: genitori presenti, stimolanti, che mi hanno guidata nello studio e nel lavoro.
A causa di queste differenze, non sono mai riuscita a instaurare un buon rapporto con la sua famiglia.
Lui, invece, si è completamente orientato verso me e la mia famiglia, vedendoci come un punto di riferimento.
Quando ci siamo conosciuti non aveva interessi chiari né nello studio né nel lavoro; col tempo ha seguito i consigli dei miei genitori, cambiando lavori e iniziando l’università.
Oggi è insegnante come me e studia grazie al loro supporto, ma ho la sensazione che si tratti più di un’emulazione che di una scelta autentica: spesso non è motivato né interessato.
Anche le sue amicizie sono cambiate: ha lasciato persone senza obiettivi per crearne altre più affini al suo percorso.
Lui dice che io l’ho aiutato a capire chi è, ma io ho sempre dubitato che il suo sia vero amore.
Ho spesso percepito che non ami davvero la mia personalità, ma aspetti legati al ruolo che ho avuto: quella forte, stabile, di riferimento.
Temo che, non avendo avuto una base sicura, abbia proiettato su di me e sulla mia famiglia un bisogno di attaccamento più che un amore autentico.
È una persona che ha bisogno costante di stare in relazione, si adatta molto all’ambiente e alle persone, senza senso critico o aspettative.
Ho spesso pensato che chiunque, al mio posto, con lo stesso atteggiamento, avrebbe potuto essere facilmente sostituita.
Questo pensiero è rafforzato da alcuni comportamenti: ricerche di altre ragazze sui social, bugie e chiamate nascoste con colleghe (anche se innocue), episodi che si sono ripetuti nonostante il mio dolore.
Inoltre, ha sempre fatto gesti solo su richiesta: regali, attenzioni o parole solo se sollecitati, mai spontanei.
Mi sono spesso sentita data per scontata, a fronte di un forte attaccamento e molta gelosia.
Infine, credo che a causa della sua storia familiare gli manchi una reale comprensione dei propri sentimenti e di quelli altrui.
Oggi mi sento completamente consumata da questa relazione.
Non posso fargliene una colpa ma neanche pensare che questo sia accettabile
Gentile utente,
Il suo precedente consulto qui nell'area di psicologia risale a due anni fa e presentava le stesse tematiche di oggi. Tra il resto ci diceva che il 90% di comportamenti di lui "Le dà sui nervi", che "però lui riesce a farLa sentire calma".
Nel frattempo, lei è giunta quasi al termine del corso di studi per la laurea in psicologia.
La Collega che allora le rispose le suggeriva un percorso di psicoterapia. Nel consulto di oggi manca la conferma che il suggerimento è stato accolto e che successivamente Lei ha chiesta aiuto psicologico.
Oggi ci dice però che:
"Oggi mi sento completamente consumata da questa relazione."
Saggiamente lei non ci chiede consigli o pareri, se non l'interrogativo contenuto nel titolo al quale ovviamente non possiamo fornire risposta: la vita è sua.
I nostri sarebbero unicamente discorsi senza una reale possibilità di aiuto, quell'aiuto che va chiesto in presenza. Ma ben prima che le situazioni ci consumino.
Molti molti auguri per la sua vita.
Saluti cordiali.
dott. Brunialti
Il suo precedente consulto qui nell'area di psicologia risale a due anni fa e presentava le stesse tematiche di oggi. Tra il resto ci diceva che il 90% di comportamenti di lui "Le dà sui nervi", che "però lui riesce a farLa sentire calma".
Nel frattempo, lei è giunta quasi al termine del corso di studi per la laurea in psicologia.
La Collega che allora le rispose le suggeriva un percorso di psicoterapia. Nel consulto di oggi manca la conferma che il suggerimento è stato accolto e che successivamente Lei ha chiesta aiuto psicologico.
Oggi ci dice però che:
"Oggi mi sento completamente consumata da questa relazione."
Saggiamente lei non ci chiede consigli o pareri, se non l'interrogativo contenuto nel titolo al quale ovviamente non possiamo fornire risposta: la vita è sua.
I nostri sarebbero unicamente discorsi senza una reale possibilità di aiuto, quell'aiuto che va chiesto in presenza. Ma ben prima che le situazioni ci consumino.
Molti molti auguri per la sua vita.
Saluti cordiali.
dott. Brunialti
Dr. Carla Maria BRUNIALTI
Psicoterapeuta, Sessuologa clinica, Psicologa europea.
https://www.centrobrunialtipsy.it/
Questo consulto ha ricevuto 1 risposte e 3 visite dal 07/01/2026.
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