Come gestire genitori con standard igienici diversi?
Gentili dottori.
Premetto di avere tanta confusione in testa, quindi non sarà chiara la mia domanda forse.
Nel 2020, all'età di 21 anni, inizio un lavoro che mi porta a stare tanto in hotel, a condividere la camera con altre coetanee.
Mi rendo conto (o mi viene anche fatto rendere conto) che le mie abitudini di igiene sono diverse.
Non parlo della doccia.
Mi riferisco proprio a essere puliti in generale.
È come se per me scoppiasse una bolla, la bolla nella quale sono cresciuta.
Mi rendo conto che i miei genitori non siano mai stati delle persone troppo pulite, o comunque non secondo gli standard attuali.
Faccio un esempio, un mercoledì di questo anno mio padre (65 anni) mi dice che avrebbe dovuto usare lui il bagno perché non si lavava da sabato, che per lui essendo in pensione non è necessario lavarsi così spesso.
Oppure durante le estati che ormai sono troppo calde, suda sotto le ascelle e fa odore, e si sciacqua solo con acqua corrente senza usare sapone.
Il problema è che su di lui, credo forse anche per l'età, comunque si sente.
Ricordo inoltre che una volta notai della polvere sotto il letto di mia madre, andai via due settimane per lavoro e al ritorno c'era il triplo della polvere.
Purtroppo c'è sempre polvere in giro, se viene fatto notare in tono gentile, vanno su di giri dicendo che loro sono puliti, che gli altri sono fissati con la pulizia.
Per me è un disagio il pensiero che all'improvviso possa arrivare qualcuno in casa e trovare casa in maniera indecente.
Per non parlare di ieri.
Ho detto a mia madre che il piumone è già stato messo da un mese e mezzo e che non può essere tenuto fino a fine inverno.
Lei mi ha detto che il piumone non può sporcarsi.
Oppure una volta ho comprato delle mutande e le ho detto che avrei dovuto lavarle, e lei mi fa che non aveva senso perché nessuno le aveva messe.
Io purtroppo non ce la faccio più, non posso ancora andarmene di casa.
Mi fanno schifo, mi fa schifo quando vado nelle case altrui ed è tutto perfettamente pulito.
Il parlare è inutile, se la prendono dicendo "guarda quello che fai tu".
Poi quando mia madre percepiwce che ho pulito, va addirittura lo stesso giorno a rifare lei le cose, come se le desse fastidio.
Non avete idea di quanta polvere ci sia in giro in questa casa a volte.
Premetto di avere tanta confusione in testa, quindi non sarà chiara la mia domanda forse.
Nel 2020, all'età di 21 anni, inizio un lavoro che mi porta a stare tanto in hotel, a condividere la camera con altre coetanee.
Mi rendo conto (o mi viene anche fatto rendere conto) che le mie abitudini di igiene sono diverse.
Non parlo della doccia.
Mi riferisco proprio a essere puliti in generale.
È come se per me scoppiasse una bolla, la bolla nella quale sono cresciuta.
Mi rendo conto che i miei genitori non siano mai stati delle persone troppo pulite, o comunque non secondo gli standard attuali.
Faccio un esempio, un mercoledì di questo anno mio padre (65 anni) mi dice che avrebbe dovuto usare lui il bagno perché non si lavava da sabato, che per lui essendo in pensione non è necessario lavarsi così spesso.
Oppure durante le estati che ormai sono troppo calde, suda sotto le ascelle e fa odore, e si sciacqua solo con acqua corrente senza usare sapone.
Il problema è che su di lui, credo forse anche per l'età, comunque si sente.
Ricordo inoltre che una volta notai della polvere sotto il letto di mia madre, andai via due settimane per lavoro e al ritorno c'era il triplo della polvere.
Purtroppo c'è sempre polvere in giro, se viene fatto notare in tono gentile, vanno su di giri dicendo che loro sono puliti, che gli altri sono fissati con la pulizia.
Per me è un disagio il pensiero che all'improvviso possa arrivare qualcuno in casa e trovare casa in maniera indecente.
Per non parlare di ieri.
Ho detto a mia madre che il piumone è già stato messo da un mese e mezzo e che non può essere tenuto fino a fine inverno.
Lei mi ha detto che il piumone non può sporcarsi.
Oppure una volta ho comprato delle mutande e le ho detto che avrei dovuto lavarle, e lei mi fa che non aveva senso perché nessuno le aveva messe.
Io purtroppo non ce la faccio più, non posso ancora andarmene di casa.
Mi fanno schifo, mi fa schifo quando vado nelle case altrui ed è tutto perfettamente pulito.
Il parlare è inutile, se la prendono dicendo "guarda quello che fai tu".
Poi quando mia madre percepiwce che ho pulito, va addirittura lo stesso giorno a rifare lei le cose, come se le desse fastidio.
Non avete idea di quanta polvere ci sia in giro in questa casa a volte.
Gentile utente,
gestire genitori con abitudini igieniche diverse è difficile, soprattutto quando si vive ancora in casa e non si ha possibilità di scelta. Il disagio che descrive non nasce da una fissazione , ma dal sentirsi costretta a convivere ogni giorno con comportamenti che per lei oggi sono diventati inaccettabili.
La prima cosa utile è distinguere due piani: quello del confronto e quello della convivenza. Il confronto, da come racconta, non porta risultati e anzi aumenta la tensione. Questo non significa darle torto, ma prendere atto che su questo tema i suoi genitori non sembrano disponibili a mettersi in discussione.
Per questo, la gestione passa più dalla tutela personale che dal cambiamento dell’altro: curare uno spazio che senta suo, tenere separate le sue cose, ridurre le discussioni su pulizia e igiene. Non è arrendersi, è evitare che il disagio diventi una lotta quotidiana.
Una domanda che può aiutare a orientarsi è:
in questo momento posso fare qualcosa per stare meglio io, senza aspettarmi che loro cambino?
Finché non potrà andare via di casa, l’obiettivo realistico è rendere la convivenza più sostenibile, proteggendo i suoi confini e riconoscendo che ciò che prova ha un senso.
Un cordiale saluto.
gestire genitori con abitudini igieniche diverse è difficile, soprattutto quando si vive ancora in casa e non si ha possibilità di scelta. Il disagio che descrive non nasce da una fissazione , ma dal sentirsi costretta a convivere ogni giorno con comportamenti che per lei oggi sono diventati inaccettabili.
La prima cosa utile è distinguere due piani: quello del confronto e quello della convivenza. Il confronto, da come racconta, non porta risultati e anzi aumenta la tensione. Questo non significa darle torto, ma prendere atto che su questo tema i suoi genitori non sembrano disponibili a mettersi in discussione.
Per questo, la gestione passa più dalla tutela personale che dal cambiamento dell’altro: curare uno spazio che senta suo, tenere separate le sue cose, ridurre le discussioni su pulizia e igiene. Non è arrendersi, è evitare che il disagio diventi una lotta quotidiana.
Una domanda che può aiutare a orientarsi è:
in questo momento posso fare qualcosa per stare meglio io, senza aspettarmi che loro cambino?
Finché non potrà andare via di casa, l’obiettivo realistico è rendere la convivenza più sostenibile, proteggendo i suoi confini e riconoscendo che ciò che prova ha un senso.
Un cordiale saluto.
Dr. Vincenzo Capretto, psicologo.
Ricevo a Roma e on line.
www.vincenzocapretto.com
3356314941
Gentile utente,
da quello che descrive non emerge tanto un problema di igiene in senso clinico, quanto un conflitto di codici familiari e generazionali che oggi per lei è diventato intollerabile.
I suoi genitori non presentano segnali di incuria patologica, ma modalità di gestione della casa e del corpo che appartengono a un’altra epoca e a un’altra cultura domestica. Lei, attraverso il lavoro e la vita fuori casa, ha interiorizzato standard diversi. Questo scarto non è negoziabile con il dialogo, perché non riguarda singoli comportamenti, ma un’idea di normalità.
Il disagio che prova fino al disgusto segnala soprattutto un bisogno di separazione che al momento non può essere agito. In questa fase, continuare a discutere o a correggere i genitori rischia solo di aumentare la tensione e di farla sentire ancora più prigioniera.
La psicologia qui non serve a farli cambiare , ma eventualmente a aiutarla a tollerare temporaneamente una convivenza che non sente più come sua, in attesa di poter costruire uno spazio autonomo. Il problema non è la polvere, ma il fatto che quella casa non le corrisponde più.
Un cordiale saluto.
da quello che descrive non emerge tanto un problema di igiene in senso clinico, quanto un conflitto di codici familiari e generazionali che oggi per lei è diventato intollerabile.
I suoi genitori non presentano segnali di incuria patologica, ma modalità di gestione della casa e del corpo che appartengono a un’altra epoca e a un’altra cultura domestica. Lei, attraverso il lavoro e la vita fuori casa, ha interiorizzato standard diversi. Questo scarto non è negoziabile con il dialogo, perché non riguarda singoli comportamenti, ma un’idea di normalità.
Il disagio che prova fino al disgusto segnala soprattutto un bisogno di separazione che al momento non può essere agito. In questa fase, continuare a discutere o a correggere i genitori rischia solo di aumentare la tensione e di farla sentire ancora più prigioniera.
La psicologia qui non serve a farli cambiare , ma eventualmente a aiutarla a tollerare temporaneamente una convivenza che non sente più come sua, in attesa di poter costruire uno spazio autonomo. Il problema non è la polvere, ma il fatto che quella casa non le corrisponde più.
Un cordiale saluto.
Dr. Alessandro Raggi
psicoterapeuta psicoanalista
www.psicheanima.it
Questo consulto ha ricevuto 2 risposte e 24 visite dal 11/01/2026.
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