Perdita amici: sempre io a soffrire, forse sbaglio io?
E tutta la vita che perdo amici che pensavo fossero importanti senza un motivo, senza una spiegazione.
Per la gente un amico è solo una persona da usare per paura di rimanere soli e poi gettare via come una scarpa vecchia quando non serve più a niente.
E’ così come mi sento.
Usato e buttato via.
Senza un motivo, senza una spiegazione, non hanno avuto neanche il coraggio di dirmelo in faccia, sono scappati e basta.
Come se anni in cui siamo stati ottimi amici non contassero più niente, è stato solo tempo perso.
Quando nella tua vita questa cosa capita due o tre volte puoi pensare di essere stato sfortunato e di aver incontrato le persone sbagliate, ma quando questa è la regola della tua vita mi chiedo se non sia io a sbagliare qualcosa, ma per quanto ci penso non riesco ad immaginare cosa.
Inizio a pensare che la gente non prova il sentimento dell’amicizia o perlomeno lo percepisca in maniera molto diversa da me.
Inizio a pensare che la gente è solo disperata, ha paura di stare da sola e allora cerca qualcuno da usare per passare un pomeriggio o una serata in compagnia per poi abbandonarlo se non ne ha più bisogno.
Ma hanno mai provato affetto per me?
Hanno mai provato amicizia?
Mi hanno mai voluto bene?
O se al posto mio c’era un altra persona da usare per loro sarebbe stata la stessa identica cosa?
Forse la nostra amicizia è stata solo una grande menzogna.
Forse il sentimento dell’amicizia c’era solo da parte mia.
Hanno pensato solo a se stessi.
Alla fine sono sempre io che subisco le scelte incomprensibili degli altri e ci sto male per questo.
E’ sempre la stessa storia che si ripete).
Io sono sempre quello che rimane indietro, da solo, a raccogliere i cocci.
Sono sempre quello che alla fine paga le scelte incomprensibili degli altri.
Mai nessuno che si sia mai chiesto se ci sarei rimasto male, se ne avrei sofferto, o magari se avevo bisogno di qualcosa.
Sono solo egoisti egocentrici ossessionati da se stessi, dai loro problemi reali e immaginari, persone completamente inutili.
Penso di essere sempre stato con loro molto disponibile (a volte anche troppo), ho sempre cercato di accontentarli, gli ho fatto diversi favori, a volte gli ho offerto delle cene perché alcuni di loro versavano in condizioni economiche non eccezionali, penso di averli aiutati e sopportati nei momenti difficili come ho sempre pensato fosse mio dovere fare e alla fine pensate che mi abbiano ringraziato?
NO.
Quando hanno pensato che non servivo più mi hanno sbattuto il telefono in faccia senza avere il coraggio delle loro azioni e senza avere il coraggio di darmi una spiegazione.
Sono arrabbiato, deluso e amareggiato.
Dopo anni che ci frequentavamo pensavo di aver costruito qualcosa di importante con loro, pensavo di avergli dimostrato qualcosa e pensavo di meritarmi un atteggiamento diverso.
Con loro ho solo perso tempo, per me sarebbe stato meglio non conoscerli.
Sono state l’ennesime persone completamente inutili che mi sono lasciato alle spalle (purtroppo).
Per la gente un amico è solo una persona da usare per paura di rimanere soli e poi gettare via come una scarpa vecchia quando non serve più a niente.
E’ così come mi sento.
Usato e buttato via.
Senza un motivo, senza una spiegazione, non hanno avuto neanche il coraggio di dirmelo in faccia, sono scappati e basta.
Come se anni in cui siamo stati ottimi amici non contassero più niente, è stato solo tempo perso.
Quando nella tua vita questa cosa capita due o tre volte puoi pensare di essere stato sfortunato e di aver incontrato le persone sbagliate, ma quando questa è la regola della tua vita mi chiedo se non sia io a sbagliare qualcosa, ma per quanto ci penso non riesco ad immaginare cosa.
Inizio a pensare che la gente non prova il sentimento dell’amicizia o perlomeno lo percepisca in maniera molto diversa da me.
Inizio a pensare che la gente è solo disperata, ha paura di stare da sola e allora cerca qualcuno da usare per passare un pomeriggio o una serata in compagnia per poi abbandonarlo se non ne ha più bisogno.
Ma hanno mai provato affetto per me?
Hanno mai provato amicizia?
Mi hanno mai voluto bene?
O se al posto mio c’era un altra persona da usare per loro sarebbe stata la stessa identica cosa?
Forse la nostra amicizia è stata solo una grande menzogna.
Forse il sentimento dell’amicizia c’era solo da parte mia.
Hanno pensato solo a se stessi.
Alla fine sono sempre io che subisco le scelte incomprensibili degli altri e ci sto male per questo.
E’ sempre la stessa storia che si ripete).
Io sono sempre quello che rimane indietro, da solo, a raccogliere i cocci.
Sono sempre quello che alla fine paga le scelte incomprensibili degli altri.
Mai nessuno che si sia mai chiesto se ci sarei rimasto male, se ne avrei sofferto, o magari se avevo bisogno di qualcosa.
Sono solo egoisti egocentrici ossessionati da se stessi, dai loro problemi reali e immaginari, persone completamente inutili.
Penso di essere sempre stato con loro molto disponibile (a volte anche troppo), ho sempre cercato di accontentarli, gli ho fatto diversi favori, a volte gli ho offerto delle cene perché alcuni di loro versavano in condizioni economiche non eccezionali, penso di averli aiutati e sopportati nei momenti difficili come ho sempre pensato fosse mio dovere fare e alla fine pensate che mi abbiano ringraziato?
NO.
Quando hanno pensato che non servivo più mi hanno sbattuto il telefono in faccia senza avere il coraggio delle loro azioni e senza avere il coraggio di darmi una spiegazione.
Sono arrabbiato, deluso e amareggiato.
Dopo anni che ci frequentavamo pensavo di aver costruito qualcosa di importante con loro, pensavo di avergli dimostrato qualcosa e pensavo di meritarmi un atteggiamento diverso.
Con loro ho solo perso tempo, per me sarebbe stato meglio non conoscerli.
Sono state l’ennesime persone completamente inutili che mi sono lasciato alle spalle (purtroppo).
Gentile utente,
si sente quanto dolore e quanta rabbia ci siano nelle sue parole. Essere lasciati senza spiegazioni, dopo anni di legami che per lei erano importanti, fa sentire scartati, invisibili, come se nulla di ciò che si è dato avesse avuto valore. Questo sentimento di essere usato e buttato via è profondamente ferente, ed è comprensibile che oggi lei si senta amareggiato e stanco.
Quando esperienze simili si ripetono più volte, è quasi inevitabile iniziare a dubitare di sé e a chiedersi se ci sia qualcosa che non va. Ma attenzione: il fatto che lei soffra così tanto per la perdita delle amicizie dice anche che lei all’amicizia crede davvero, che investe, che si lega, che dà. Questo non è un difetto. Diventa doloroso quando il dare è molto più del ricevere e quando i confini non sono chiari.
Dalle sue parole emerge che spesso si è messo molto a disposizione, forse anche oltre misura: favori, presenza costante, aiuti concreti. A volte, senza volerlo, questo può creare relazioni sbilanciate, in cui l’altro si abitua a ricevere ma non sente la stessa responsabilità affettiva. Non perché lei non valga, ma perché non tutti vivono l’amicizia con la stessa intensità e lo stesso senso di reciprocità.
La rabbia che sente ora è comprensibile, ma rischia di trasformarsi in una conclusione molto dura: le persone sono tutte uguali , l’amicizia è una menzogna . Sono pensieri che nascono dal dolore, non necessariamente dalla realtà. Se restano così, però, rischiano di isolarla ancora di più e di farle perdere fiducia anche in legami futuri che potrebbero essere diversi.
Forse oggi il punto non è capire se gli altri le abbiano voluto bene davvero , ma chiedersi come proteggere se stesso: come dare senza annullarsi, come riconoscere prima quando una relazione è a senso unico, come tollerare che non tutte le persone siano capaci dello stesso livello di profondità affettiva.
Questa sofferenza merita ascolto, non solo qui. Parlare con un professionista può aiutarla a rimettere ordine tra rabbia, delusione e bisogno di legami veri, senza trasformare queste ferite in un giudizio definitivo su di sé o sugli altri.
Non è sbagliato sentire così. Ma non è nemmeno una condanna a restare solo. Prima di tutto, ora, è importante prendersi cura di chi è rimasto a raccogliere i cocci: lei.
Un caro saluto.
si sente quanto dolore e quanta rabbia ci siano nelle sue parole. Essere lasciati senza spiegazioni, dopo anni di legami che per lei erano importanti, fa sentire scartati, invisibili, come se nulla di ciò che si è dato avesse avuto valore. Questo sentimento di essere usato e buttato via è profondamente ferente, ed è comprensibile che oggi lei si senta amareggiato e stanco.
Quando esperienze simili si ripetono più volte, è quasi inevitabile iniziare a dubitare di sé e a chiedersi se ci sia qualcosa che non va. Ma attenzione: il fatto che lei soffra così tanto per la perdita delle amicizie dice anche che lei all’amicizia crede davvero, che investe, che si lega, che dà. Questo non è un difetto. Diventa doloroso quando il dare è molto più del ricevere e quando i confini non sono chiari.
Dalle sue parole emerge che spesso si è messo molto a disposizione, forse anche oltre misura: favori, presenza costante, aiuti concreti. A volte, senza volerlo, questo può creare relazioni sbilanciate, in cui l’altro si abitua a ricevere ma non sente la stessa responsabilità affettiva. Non perché lei non valga, ma perché non tutti vivono l’amicizia con la stessa intensità e lo stesso senso di reciprocità.
La rabbia che sente ora è comprensibile, ma rischia di trasformarsi in una conclusione molto dura: le persone sono tutte uguali , l’amicizia è una menzogna . Sono pensieri che nascono dal dolore, non necessariamente dalla realtà. Se restano così, però, rischiano di isolarla ancora di più e di farle perdere fiducia anche in legami futuri che potrebbero essere diversi.
Forse oggi il punto non è capire se gli altri le abbiano voluto bene davvero , ma chiedersi come proteggere se stesso: come dare senza annullarsi, come riconoscere prima quando una relazione è a senso unico, come tollerare che non tutte le persone siano capaci dello stesso livello di profondità affettiva.
Questa sofferenza merita ascolto, non solo qui. Parlare con un professionista può aiutarla a rimettere ordine tra rabbia, delusione e bisogno di legami veri, senza trasformare queste ferite in un giudizio definitivo su di sé o sugli altri.
Non è sbagliato sentire così. Ma non è nemmeno una condanna a restare solo. Prima di tutto, ora, è importante prendersi cura di chi è rimasto a raccogliere i cocci: lei.
Un caro saluto.
Dr. Vincenzo Capretto, psicologo.
Ricevo a Roma e on line.
www.vincenzocapretto.com
3356314941
👍🏻La Dr.ssa Potenza concorda con la risposta.
Gentile utente,
grazie di averci esposto una situazione nella quale si trovano molti e che merita attenzione.
Sono solidale con il dolore e l'amarezza che prova.
Utilizzerò le sue stesse parole per tentare di analizzare quello che sta vivendo, dividendolo per punti.
1. Lei scrive, a proposito di amici che spariscono da un momento all'altro senza spiegazioni e apparentemente senza motivo: "quando questa è la regola della tua vita mi chiedo se non sia io a sbagliare qualcosa, ma per quanto ci penso non riesco ad immaginare cosa".
Certamente se una situazione si ripete con costanza la persona che la vive è in qualche modo implicata; potremmo pensare a suoi difetti nella comunicazione, a sue scelte di relazioni sbagliate, a comportamenti irritanti o noiosi. La persona stessa ovviamente non ne è consapevole perché si tratta di abitudini eredo-familiari oppure prodotte da intenzioni diverse da quelle cha altri percepiscono, etc.
Ma dopo aver espresso la consapevolezza che forse è lei a sbagliare qualcosa, viene buttato via quest'inizio di analisi dall'osservazione seguente:
2. "Inizio a pensare che la gente non prova il sentimento dell’amicizia o perlomeno lo percepisca in maniera molto diversa da me".
Da qui in poi l'analisi che doveva rivolgere a sé stesso si sposta su questa entità informe che è "la gente", variamente colpevolizzata nei paragrafi che seguono, fino a concludere: "Sono solo egoisti egocentrici ossessionati da se stessi, dai loro problemi reali e immaginari, persone completamente inutili".
Qui si prospettano tre osservazioni:
- della gente in generale facciamo parte tutti, quindi perché mai lei si riterrebbe immune dai difetti degli altri?
- quelli che sono tutti egoisti etc., per quale ragione li ha costantemente scelti?
- ma soprattutto, dov'è finita la bella analisi dei suoi "errori" che doveva partire da lei stesso, e che ovviamente non si può fare da solo? Per vedere se la cravatta è annodata nel modo giusto lei si guarda allo specchio; e pensa che per valutare la natura simpatica o sgradevole dei suoi comportamenti automatici si possa affidare solo a sé?
Con i limiti di un consulto online, in cui di chi scrive sappiamo pochissimo e non possiamo rivolgere domande per chiarire, provo a notare qualcosa che emerge dal suo scritto.
1 La prima l'abbiamo già detta: lei sfugge all'osservazione di sé e moltiplica invece le critiche agli altri. Se lo fa nel corso di un'amicizia è probabile che sia disattento a quello che può far piacere o dispiacere all'altra persona; diciamo che potrebbe essere poco empatico.
2 Lei dichiara di essere stato con gli amici "molto disponibile (a volte anche troppo), ho sempre cercato di accontentarli, gli ho fatto diversi favori, a volte gli ho offerto delle cene perché alcuni di loro versavano in condizioni economiche non eccezionali".
Strana attitudine, se ci riflette: rendendosi "troppo disponibile" lei può aver assunto un ruolo da benefattore, mentre nell'amicizia lo scambio è alla pari. Ha addirittura offerto cene a chi versava in cattive acque, trattandoli un po' come si farebbe a Natale con un barbone...
3 Proprio qui abbiamo il vero punto oscuro della sua amicizia: lei li ha "aiutati e sopportati nei momenti difficili come ho sempre pensato fosse mio dovere fare e alla fine pensate che mi abbiano ringraziato? NO".
Ma valuta come un dovere offrire supporto ad un amico? E soprattutto, si aspetta un ringraziamento?
Valutando queste frasi si può pensare che lei per primo costruisca non un sincero scambio di affetti, ma un altarino su cui collocare il benefattore da una parte e il beneficato dall'altra.
Poniamo pure che lo faccia, come molti, nell'ipotesi illusoria che bisogna dare molto per essere amati, se i suoi "amici" hanno percepito tutto questo, si spiega la loro fuga.
Infatti lei scrive: "Quando hanno pensato che non servivo più mi hanno sbattuto il telefono in faccia senza avere il coraggio delle loro azioni e senza avere il coraggio di darmi una spiegazione".
Infatti non si costruisce nessuna amicizia sul vantaggio che se ne ricava; né su quello economico ma neppure su quello affettivo.
Lei conclude dicendo: "pensavo di avergli dimostrato qualcosa e pensavo di meritarmi un atteggiamento diverso".
Vede bene che questa sembra una partita doppia!
Però quando amaramente conclude: "per me sarebbe stato meglio non conoscerli. Sono state l’ennesime persone completamente inutili che mi sono lasciato alle spalle (purtroppo)", l'avverbio finale esprime la sua desolazione, l'attuale condizione di solitudine.
Nei limiti più volte segnalati di un consulto a distanza dirò che forse lei adesso percepisce, nel rimpianto, proprio quell'affetto, quella genuina, calda amicizia che nulla deve dimostrare e nulla deve ottenere, che nella frequentazione degli amici non ha trovato modo di manifestare.
Da questo momento di crisi potrebbe ricavare non amarezza, ma una nuova consapevolezza e una nuova disposizione, che le permetta di farsi nuovi amici e di riconquistare, se lo vorrà, molti degli antichi.
Auguri.
grazie di averci esposto una situazione nella quale si trovano molti e che merita attenzione.
Sono solidale con il dolore e l'amarezza che prova.
Utilizzerò le sue stesse parole per tentare di analizzare quello che sta vivendo, dividendolo per punti.
1. Lei scrive, a proposito di amici che spariscono da un momento all'altro senza spiegazioni e apparentemente senza motivo: "quando questa è la regola della tua vita mi chiedo se non sia io a sbagliare qualcosa, ma per quanto ci penso non riesco ad immaginare cosa".
Certamente se una situazione si ripete con costanza la persona che la vive è in qualche modo implicata; potremmo pensare a suoi difetti nella comunicazione, a sue scelte di relazioni sbagliate, a comportamenti irritanti o noiosi. La persona stessa ovviamente non ne è consapevole perché si tratta di abitudini eredo-familiari oppure prodotte da intenzioni diverse da quelle cha altri percepiscono, etc.
Ma dopo aver espresso la consapevolezza che forse è lei a sbagliare qualcosa, viene buttato via quest'inizio di analisi dall'osservazione seguente:
2. "Inizio a pensare che la gente non prova il sentimento dell’amicizia o perlomeno lo percepisca in maniera molto diversa da me".
Da qui in poi l'analisi che doveva rivolgere a sé stesso si sposta su questa entità informe che è "la gente", variamente colpevolizzata nei paragrafi che seguono, fino a concludere: "Sono solo egoisti egocentrici ossessionati da se stessi, dai loro problemi reali e immaginari, persone completamente inutili".
Qui si prospettano tre osservazioni:
- della gente in generale facciamo parte tutti, quindi perché mai lei si riterrebbe immune dai difetti degli altri?
- quelli che sono tutti egoisti etc., per quale ragione li ha costantemente scelti?
- ma soprattutto, dov'è finita la bella analisi dei suoi "errori" che doveva partire da lei stesso, e che ovviamente non si può fare da solo? Per vedere se la cravatta è annodata nel modo giusto lei si guarda allo specchio; e pensa che per valutare la natura simpatica o sgradevole dei suoi comportamenti automatici si possa affidare solo a sé?
Con i limiti di un consulto online, in cui di chi scrive sappiamo pochissimo e non possiamo rivolgere domande per chiarire, provo a notare qualcosa che emerge dal suo scritto.
1 La prima l'abbiamo già detta: lei sfugge all'osservazione di sé e moltiplica invece le critiche agli altri. Se lo fa nel corso di un'amicizia è probabile che sia disattento a quello che può far piacere o dispiacere all'altra persona; diciamo che potrebbe essere poco empatico.
2 Lei dichiara di essere stato con gli amici "molto disponibile (a volte anche troppo), ho sempre cercato di accontentarli, gli ho fatto diversi favori, a volte gli ho offerto delle cene perché alcuni di loro versavano in condizioni economiche non eccezionali".
Strana attitudine, se ci riflette: rendendosi "troppo disponibile" lei può aver assunto un ruolo da benefattore, mentre nell'amicizia lo scambio è alla pari. Ha addirittura offerto cene a chi versava in cattive acque, trattandoli un po' come si farebbe a Natale con un barbone...
3 Proprio qui abbiamo il vero punto oscuro della sua amicizia: lei li ha "aiutati e sopportati nei momenti difficili come ho sempre pensato fosse mio dovere fare e alla fine pensate che mi abbiano ringraziato? NO".
Ma valuta come un dovere offrire supporto ad un amico? E soprattutto, si aspetta un ringraziamento?
Valutando queste frasi si può pensare che lei per primo costruisca non un sincero scambio di affetti, ma un altarino su cui collocare il benefattore da una parte e il beneficato dall'altra.
Poniamo pure che lo faccia, come molti, nell'ipotesi illusoria che bisogna dare molto per essere amati, se i suoi "amici" hanno percepito tutto questo, si spiega la loro fuga.
Infatti lei scrive: "Quando hanno pensato che non servivo più mi hanno sbattuto il telefono in faccia senza avere il coraggio delle loro azioni e senza avere il coraggio di darmi una spiegazione".
Infatti non si costruisce nessuna amicizia sul vantaggio che se ne ricava; né su quello economico ma neppure su quello affettivo.
Lei conclude dicendo: "pensavo di avergli dimostrato qualcosa e pensavo di meritarmi un atteggiamento diverso".
Vede bene che questa sembra una partita doppia!
Però quando amaramente conclude: "per me sarebbe stato meglio non conoscerli. Sono state l’ennesime persone completamente inutili che mi sono lasciato alle spalle (purtroppo)", l'avverbio finale esprime la sua desolazione, l'attuale condizione di solitudine.
Nei limiti più volte segnalati di un consulto a distanza dirò che forse lei adesso percepisce, nel rimpianto, proprio quell'affetto, quella genuina, calda amicizia che nulla deve dimostrare e nulla deve ottenere, che nella frequentazione degli amici non ha trovato modo di manifestare.
Da questo momento di crisi potrebbe ricavare non amarezza, ma una nuova consapevolezza e una nuova disposizione, che le permetta di farsi nuovi amici e di riconquistare, se lo vorrà, molti degli antichi.
Auguri.
Prof.ssa Anna Potenza
Riceve in presenza e online
Primo consulto gratuito inviando documento d'identità a: gairos1971@gmail.com
Utente
Buonasera. Volevo ringraziarvi per le risposte solleciti. Parlare con voi mi è molto d'aiuto. A volte è difficile tenersi tutto dentro.
Sono d'accordo con il fatto che è difficile fare un analisi dei propri errori da solo ma più ci penso e più non riesco a capire quali possano essere stati. Comunque se c'è stato qualche mio atteggiamento che può essere stato frainteso avrebbero potuto semplicemente parlarne. Mi sarei comportato diversamente. Io non avevo nessun sentore che poteva esserci qualche problema. Siamo passati da "sei un grande amico" a.... niente in un attimo. Accidenti che cambiamento! Per assurdo sarei stato più felice se la nostra amicizia fosse finita con una bella litigata almeno ci sarebbe stato un motivo, invece così subisco sempre le decisioni degli altri senza un motivo, senza una spiegazione e senza poterci fare assolutamente niente. Sono costretto ad accettare che la nostra amicizia decennale sia finita senza un perchè e questo mi rende anche più difficile accettarlo. Anche se le mie parole sono scaturide dalla rabbia e dalla amarezza del momento penso che una parte di me gli vorrà sempre bene e penserò a loro con affetto anche se mi hanno profondamente deluso.
Per quanto riguarda le osservazioni della Dr.ssa Potenza che ringrazio mi sento di dover ribattere quando dice:
Ma valuta come un dovere offrire supporto ad un amico? E soprattutto, si aspetta un ringraziamento?
Si. Per me aiutare un amico è un dovere, altrimenti l'amicizia non ha senso. Se ho un amico in difficoltà è faccio finta di niente che senso avrebbe essergli amico?
No. Non mi aspettavo un ringraziamento. Se l'ho fatto è perchè mi faceva piacere farlo e mi ha fatto piacere poter essere utile. Il problema non è che non mi hanno ringraziato, il problema è che mi hanno fatto sentire come se fossi colpevole di qualcosa, come se dovessi chiedere scusa a qualcuno o se avessi fatto un torto a qualcuno. E molto diverso. E come se mi fossi risvegliato dopo anni in cui ho vissuto in un'illusione, dove non c'è mai stato niente di vero.
Per quanto riguarda le cene voglio precisare che le ho organizzate a casa mia perchè immagino che se le avessi pagate al ristorante qualcuno si sarebbe potuto sentire in soggezione. Comunque l'ho fatto per avere l'occasione di passare qualche serata piacevole insieme e pensavo facesse piacere a tutti come a me. Di certo non l'ho mai fatto pesare a nessuno ne ho mai detto che lo facevo per qualcuno.
Si. per me qualsiasi sentimento che sia d'amicizia o d'amore va dimostrato. Sarà che nella mia vita se le parole avessero avuto un valore ero miliardario e invece.... non lo sono! Tutti possono dire ti sono amico, a parole siamo tutti fenomeni, ma poi (e sembra una frase fatta) è nel momento del bisogno che si vedono i veri amici. Non ho mai pensato che una persona mi debba credere sulla parola.
Sono d'accordo con il fatto che è difficile fare un analisi dei propri errori da solo ma più ci penso e più non riesco a capire quali possano essere stati. Comunque se c'è stato qualche mio atteggiamento che può essere stato frainteso avrebbero potuto semplicemente parlarne. Mi sarei comportato diversamente. Io non avevo nessun sentore che poteva esserci qualche problema. Siamo passati da "sei un grande amico" a.... niente in un attimo. Accidenti che cambiamento! Per assurdo sarei stato più felice se la nostra amicizia fosse finita con una bella litigata almeno ci sarebbe stato un motivo, invece così subisco sempre le decisioni degli altri senza un motivo, senza una spiegazione e senza poterci fare assolutamente niente. Sono costretto ad accettare che la nostra amicizia decennale sia finita senza un perchè e questo mi rende anche più difficile accettarlo. Anche se le mie parole sono scaturide dalla rabbia e dalla amarezza del momento penso che una parte di me gli vorrà sempre bene e penserò a loro con affetto anche se mi hanno profondamente deluso.
Per quanto riguarda le osservazioni della Dr.ssa Potenza che ringrazio mi sento di dover ribattere quando dice:
Ma valuta come un dovere offrire supporto ad un amico? E soprattutto, si aspetta un ringraziamento?
Si. Per me aiutare un amico è un dovere, altrimenti l'amicizia non ha senso. Se ho un amico in difficoltà è faccio finta di niente che senso avrebbe essergli amico?
No. Non mi aspettavo un ringraziamento. Se l'ho fatto è perchè mi faceva piacere farlo e mi ha fatto piacere poter essere utile. Il problema non è che non mi hanno ringraziato, il problema è che mi hanno fatto sentire come se fossi colpevole di qualcosa, come se dovessi chiedere scusa a qualcuno o se avessi fatto un torto a qualcuno. E molto diverso. E come se mi fossi risvegliato dopo anni in cui ho vissuto in un'illusione, dove non c'è mai stato niente di vero.
Per quanto riguarda le cene voglio precisare che le ho organizzate a casa mia perchè immagino che se le avessi pagate al ristorante qualcuno si sarebbe potuto sentire in soggezione. Comunque l'ho fatto per avere l'occasione di passare qualche serata piacevole insieme e pensavo facesse piacere a tutti come a me. Di certo non l'ho mai fatto pesare a nessuno ne ho mai detto che lo facevo per qualcuno.
Si. per me qualsiasi sentimento che sia d'amicizia o d'amore va dimostrato. Sarà che nella mia vita se le parole avessero avuto un valore ero miliardario e invece.... non lo sono! Tutti possono dire ti sono amico, a parole siamo tutti fenomeni, ma poi (e sembra una frase fatta) è nel momento del bisogno che si vedono i veri amici. Non ho mai pensato che una persona mi debba credere sulla parola.
Questo consulto ha ricevuto 3 risposte e 90 visite dal 11/01/2026.
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