Perdita amici: sempre io a soffrire, forse sbaglio io?

E tutta la vita che perdo amici che pensavo fossero importanti senza un motivo, senza una spiegazione.
Per la gente un amico è solo una persona da usare per paura di rimanere soli e poi gettare via come una scarpa vecchia quando non serve più a niente.
E’ così come mi sento.
Usato e buttato via.
Senza un motivo, senza una spiegazione, non hanno avuto neanche il coraggio di dirmelo in faccia, sono scappati e basta.
Come se anni in cui siamo stati ottimi amici non contassero più niente, è stato solo tempo perso.
Quando nella tua vita questa cosa capita due o tre volte puoi pensare di essere stato sfortunato e di aver incontrato le persone sbagliate, ma quando questa è la regola della tua vita mi chiedo se non sia io a sbagliare qualcosa, ma per quanto ci penso non riesco ad immaginare cosa.
Inizio a pensare che la gente non prova il sentimento dell’amicizia o perlomeno lo percepisca in maniera molto diversa da me.
Inizio a pensare che la gente è solo disperata, ha paura di stare da sola e allora cerca qualcuno da usare per passare un pomeriggio o una serata in compagnia per poi abbandonarlo se non ne ha più bisogno.
Ma hanno mai provato affetto per me?
Hanno mai provato amicizia?
Mi hanno mai voluto bene?
O se al posto mio c’era un altra persona da usare per loro sarebbe stata la stessa identica cosa?
Forse la nostra amicizia è stata solo una grande menzogna.
Forse il sentimento dell’amicizia c’era solo da parte mia.
Hanno pensato solo a se stessi.
Alla fine sono sempre io che subisco le scelte incomprensibili degli altri e ci sto male per questo.
E’ sempre la stessa storia che si ripete).
Io sono sempre quello che rimane indietro, da solo, a raccogliere i cocci.
Sono sempre quello che alla fine paga le scelte incomprensibili degli altri.
Mai nessuno che si sia mai chiesto se ci sarei rimasto male, se ne avrei sofferto, o magari se avevo bisogno di qualcosa.
Sono solo egoisti egocentrici ossessionati da se stessi, dai loro problemi reali e immaginari, persone completamente inutili.
Penso di essere sempre stato con loro molto disponibile (a volte anche troppo), ho sempre cercato di accontentarli, gli ho fatto diversi favori, a volte gli ho offerto delle cene perché alcuni di loro versavano in condizioni economiche non eccezionali, penso di averli aiutati e sopportati nei momenti difficili come ho sempre pensato fosse mio dovere fare e alla fine pensate che mi abbiano ringraziato?
NO.
Quando hanno pensato che non servivo più mi hanno sbattuto il telefono in faccia senza avere il coraggio delle loro azioni e senza avere il coraggio di darmi una spiegazione.
Sono arrabbiato, deluso e amareggiato.
Dopo anni che ci frequentavamo pensavo di aver costruito qualcosa di importante con loro, pensavo di avergli dimostrato qualcosa e pensavo di meritarmi un atteggiamento diverso.
Con loro ho solo perso tempo, per me sarebbe stato meglio non conoscerli.
Sono state l’ennesime persone completamente inutili che mi sono lasciato alle spalle (purtroppo).
Dr. Vincenzo Capretto Psicologo 160 9
Gentile utente,
si sente quanto dolore e quanta rabbia ci siano nelle sue parole. Essere lasciati senza spiegazioni, dopo anni di legami che per lei erano importanti, fa sentire scartati, invisibili, come se nulla di ciò che si è dato avesse avuto valore. Questo sentimento di essere usato e buttato via è profondamente ferente, ed è comprensibile che oggi lei si senta amareggiato e stanco.

Quando esperienze simili si ripetono più volte, è quasi inevitabile iniziare a dubitare di sé e a chiedersi se ci sia qualcosa che non va. Ma attenzione: il fatto che lei soffra così tanto per la perdita delle amicizie dice anche che lei all’amicizia crede davvero, che investe, che si lega, che dà. Questo non è un difetto. Diventa doloroso quando il dare è molto più del ricevere e quando i confini non sono chiari.

Dalle sue parole emerge che spesso si è messo molto a disposizione, forse anche oltre misura: favori, presenza costante, aiuti concreti. A volte, senza volerlo, questo può creare relazioni sbilanciate, in cui l’altro si abitua a ricevere ma non sente la stessa responsabilità affettiva. Non perché lei non valga, ma perché non tutti vivono l’amicizia con la stessa intensità e lo stesso senso di reciprocità.

La rabbia che sente ora è comprensibile, ma rischia di trasformarsi in una conclusione molto dura: le persone sono tutte uguali , l’amicizia è una menzogna . Sono pensieri che nascono dal dolore, non necessariamente dalla realtà. Se restano così, però, rischiano di isolarla ancora di più e di farle perdere fiducia anche in legami futuri che potrebbero essere diversi.
Forse oggi il punto non è capire se gli altri le abbiano voluto bene davvero , ma chiedersi come proteggere se stesso: come dare senza annullarsi, come riconoscere prima quando una relazione è a senso unico, come tollerare che non tutte le persone siano capaci dello stesso livello di profondità affettiva.

Questa sofferenza merita ascolto, non solo qui. Parlare con un professionista può aiutarla a rimettere ordine tra rabbia, delusione e bisogno di legami veri, senza trasformare queste ferite in un giudizio definitivo su di sé o sugli altri.

Non è sbagliato sentire così. Ma non è nemmeno una condanna a restare solo. Prima di tutto, ora, è importante prendersi cura di chi è rimasto a raccogliere i cocci: lei.

Un caro saluto.

Dr. Vincenzo Capretto, psicologo.
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Dr.ssa Anna Potenza Psicologo 5k 207
Gentile utente,
grazie di averci esposto una situazione nella quale si trovano molti e che merita attenzione.
Sono solidale con il dolore e l'amarezza che prova.
Utilizzerò le sue stesse parole per tentare di analizzare quello che sta vivendo, dividendolo per punti.
1. Lei scrive, a proposito di amici che spariscono da un momento all'altro senza spiegazioni e apparentemente senza motivo: "quando questa è la regola della tua vita mi chiedo se non sia io a sbagliare qualcosa, ma per quanto ci penso non riesco ad immaginare cosa".
Certamente se una situazione si ripete con costanza la persona che la vive è in qualche modo implicata; potremmo pensare a suoi difetti nella comunicazione, a sue scelte di relazioni sbagliate, a comportamenti irritanti o noiosi. La persona stessa ovviamente non ne è consapevole perché si tratta di abitudini eredo-familiari oppure prodotte da intenzioni diverse da quelle cha altri percepiscono, etc.
Ma dopo aver espresso la consapevolezza che forse è lei a sbagliare qualcosa, viene buttato via quest'inizio di analisi dall'osservazione seguente:
2. "Inizio a pensare che la gente non prova il sentimento dell’amicizia o perlomeno lo percepisca in maniera molto diversa da me".
Da qui in poi l'analisi che doveva rivolgere a sé stesso si sposta su questa entità informe che è "la gente", variamente colpevolizzata nei paragrafi che seguono, fino a concludere: "Sono solo egoisti egocentrici ossessionati da se stessi, dai loro problemi reali e immaginari, persone completamente inutili".
Qui si prospettano tre osservazioni:
- della gente in generale facciamo parte tutti, quindi perché mai lei si riterrebbe immune dai difetti degli altri?
- quelli che sono tutti egoisti etc., per quale ragione li ha costantemente scelti?
- ma soprattutto, dov'è finita la bella analisi dei suoi "errori" che doveva partire da lei stesso, e che ovviamente non si può fare da solo? Per vedere se la cravatta è annodata nel modo giusto lei si guarda allo specchio; e pensa che per valutare la natura simpatica o sgradevole dei suoi comportamenti automatici si possa affidare solo a sé?
Con i limiti di un consulto online, in cui di chi scrive sappiamo pochissimo e non possiamo rivolgere domande per chiarire, provo a notare qualcosa che emerge dal suo scritto.
1 La prima l'abbiamo già detta: lei sfugge all'osservazione di sé e moltiplica invece le critiche agli altri. Se lo fa nel corso di un'amicizia è probabile che sia disattento a quello che può far piacere o dispiacere all'altra persona; diciamo che potrebbe essere poco empatico.
2 Lei dichiara di essere stato con gli amici "molto disponibile (a volte anche troppo), ho sempre cercato di accontentarli, gli ho fatto diversi favori, a volte gli ho offerto delle cene perché alcuni di loro versavano in condizioni economiche non eccezionali".
Strana attitudine, se ci riflette: rendendosi "troppo disponibile" lei può aver assunto un ruolo da benefattore, mentre nell'amicizia lo scambio è alla pari. Ha addirittura offerto cene a chi versava in cattive acque, trattandoli un po' come si farebbe a Natale con un barbone...
3 Proprio qui abbiamo il vero punto oscuro della sua amicizia: lei li ha "aiutati e sopportati nei momenti difficili come ho sempre pensato fosse mio dovere fare e alla fine pensate che mi abbiano ringraziato? NO".
Ma valuta come un dovere offrire supporto ad un amico? E soprattutto, si aspetta un ringraziamento?
Valutando queste frasi si può pensare che lei per primo costruisca non un sincero scambio di affetti, ma un altarino su cui collocare il benefattore da una parte e il beneficato dall'altra.
Poniamo pure che lo faccia, come molti, nell'ipotesi illusoria che bisogna dare molto per essere amati, se i suoi "amici" hanno percepito tutto questo, si spiega la loro fuga.
Infatti lei scrive: "Quando hanno pensato che non servivo più mi hanno sbattuto il telefono in faccia senza avere il coraggio delle loro azioni e senza avere il coraggio di darmi una spiegazione".
Infatti non si costruisce nessuna amicizia sul vantaggio che se ne ricava; né su quello economico ma neppure su quello affettivo.
Lei conclude dicendo: "pensavo di avergli dimostrato qualcosa e pensavo di meritarmi un atteggiamento diverso".
Vede bene che questa sembra una partita doppia!
Però quando amaramente conclude: "per me sarebbe stato meglio non conoscerli. Sono state l’ennesime persone completamente inutili che mi sono lasciato alle spalle (purtroppo)", l'avverbio finale esprime la sua desolazione, l'attuale condizione di solitudine.
Nei limiti più volte segnalati di un consulto a distanza dirò che forse lei adesso percepisce, nel rimpianto, proprio quell'affetto, quella genuina, calda amicizia che nulla deve dimostrare e nulla deve ottenere, che nella frequentazione degli amici non ha trovato modo di manifestare.
Da questo momento di crisi potrebbe ricavare non amarezza, ma una nuova consapevolezza e una nuova disposizione, che le permetta di farsi nuovi amici e di riconquistare, se lo vorrà, molti degli antichi.
Auguri.

Prof.ssa Anna Potenza
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Buonasera. Volevo ringraziarvi per le risposte solleciti. Parlare con voi mi è molto d'aiuto. A volte è difficile tenersi tutto dentro.
Sono d'accordo con il fatto che è difficile fare un analisi dei propri errori da solo ma più ci penso e più non riesco a capire quali possano essere stati. Comunque se c'è stato qualche mio atteggiamento che può essere stato frainteso avrebbero potuto semplicemente parlarne. Mi sarei comportato diversamente. Io non avevo nessun sentore che poteva esserci qualche problema. Siamo passati da "sei un grande amico" a.... niente in un attimo. Accidenti che cambiamento! Per assurdo sarei stato più felice se la nostra amicizia fosse finita con una bella litigata almeno ci sarebbe stato un motivo, invece così subisco sempre le decisioni degli altri senza un motivo, senza una spiegazione e senza poterci fare assolutamente niente. Sono costretto ad accettare che la nostra amicizia decennale sia finita senza un perchè e questo mi rende anche più difficile accettarlo. Anche se le mie parole sono scaturide dalla rabbia e dalla amarezza del momento penso che una parte di me gli vorrà sempre bene e penserò a loro con affetto anche se mi hanno profondamente deluso.
Per quanto riguarda le osservazioni della Dr.ssa Potenza che ringrazio mi sento di dover ribattere quando dice:
Ma valuta come un dovere offrire supporto ad un amico? E soprattutto, si aspetta un ringraziamento?
Si. Per me aiutare un amico è un dovere, altrimenti l'amicizia non ha senso. Se ho un amico in difficoltà è faccio finta di niente che senso avrebbe essergli amico?
No. Non mi aspettavo un ringraziamento. Se l'ho fatto è perchè mi faceva piacere farlo e mi ha fatto piacere poter essere utile. Il problema non è che non mi hanno ringraziato, il problema è che mi hanno fatto sentire come se fossi colpevole di qualcosa, come se dovessi chiedere scusa a qualcuno o se avessi fatto un torto a qualcuno. E molto diverso. E come se mi fossi risvegliato dopo anni in cui ho vissuto in un'illusione, dove non c'è mai stato niente di vero.
Per quanto riguarda le cene voglio precisare che le ho organizzate a casa mia perchè immagino che se le avessi pagate al ristorante qualcuno si sarebbe potuto sentire in soggezione. Comunque l'ho fatto per avere l'occasione di passare qualche serata piacevole insieme e pensavo facesse piacere a tutti come a me. Di certo non l'ho mai fatto pesare a nessuno ne ho mai detto che lo facevo per qualcuno.
Si. per me qualsiasi sentimento che sia d'amicizia o d'amore va dimostrato. Sarà che nella mia vita se le parole avessero avuto un valore ero miliardario e invece.... non lo sono! Tutti possono dire ti sono amico, a parole siamo tutti fenomeni, ma poi (e sembra una frase fatta) è nel momento del bisogno che si vedono i veri amici. Non ho mai pensato che una persona mi debba credere sulla parola.
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Dr. Vincenzo Capretto Psicologo 160 9
Gentile,

lei descrive bene quanto sia difficile accettare la fine di un’amicizia senza un perché . Quando non c’è una spiegazione, resta la sensazione di subire una decisione altrui e di non poter fare nulla, ed è questo che rende il distacco ancora più doloroso di una lite.

Rispetto a quello che dice sull’amicizia come dovere e sul dimostrare i sentimenti con i fatti, il suo punto di vista è chiaro e coerente: per lei voler bene significa esserci davvero. Il problema, però, sembra nascere quando questo modo di vivere il legame non è condiviso allo stesso modo dall’altra parte e non viene mai detto apertamente. In assenza di parole, è facile che resti addosso un senso di colpa confuso, come se avesse fatto qualcosa di sbagliato senza saperlo.

Una possibile risposta, anche se parziale, è che non sempre le relazioni finiscono per un errore preciso: a volte si interrompono perché le aspettative, i bisogni o la disponibilità emotiva cambiano, e chi se ne va non riesce o non vuole affrontare un confronto diretto. Questo non cancella ciò che c’è stato, né rende finto l’affetto che lei ha provato.

Forse la domanda utile, oggi, non è tanto che cosa ho sbagliato, ma:
quanto posso continuare a restare legato a una spiegazione che non mi è stata data?

Se questo senso di vuoto, di rabbia e di colpa dovesse continuare a pesare nel tempo, valutare un percorso di supporto potrebbe aiutarla a elaborare la perdita e a rimettere ordine in ciò che è rimasto sospeso. Non per trovare per forza un colpevole, ma per non restare bloccato in una chiusura che non ha avuto parole.

Un cordiale saluto.

Dr. Vincenzo Capretto, psicologo.
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Dr.ssa Marilena Mazzilli Psicologo 1
Gentile utente, comprendo la sua frustrazione per aver investito aspettandosi in cambio amicizia e compagnia senza averla ricevuta.
Lei non è sbagliato e non ha sbagliato.
La società odierna è molto complessa e frenetica, spesso le persone non si accorgono nemmeno di lasciare alle spalle dei contatti, di ferire i sentimenti di qualcuno.
Può capitare che ci siano amicizie che nascono e muoiono poiché il mantenimento delle stesse richiede impegno da entrambe le parti e non sempre questo è possibile.
Le amicizie vere e durature che si mantengono e che resistono alle differenze, alle distanze e al tempo sono molto rare.
Non è colpa sua né di nessuno in realtà, la vita complessa porta ogni persona a cambiare piani e programmi e ad inseguire problemi.
Non è detto nemmeno che siano "scomparsi" per qualcosa che lei ha detto o ha fatto ma semplicemente perché le loro vite li hanno portati altrove.
Potrebbe essere utile un percorso psicologico per aiutarla nel calibrare le relazioni e le reazioni alle problematiche che incontra, non perché lei abbia fatto qualcosa di sbagliato, ma per comprendere come gestire correttamente le aspettative per tutto ciò in cui investe tempo e risorse, in modo da non soffrire come le sta capitando.
Un caro saluto.
Dott.ssa Mazzilli Marilena

Dott.ssa Mazzilli Marilena
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Volevo ringraziarvi per il vostro aiuto. Parlare con voi è stato utile. A volte tenersi tutto dentro è pesante ma a volte è difficile trovare persone che ti stanno a sentire ed ho sempre la sensazione di disturbare. Penso che riuscirò a metabolizzare quello che è successo ed andare avanti. Come ho già detto non è la prima volta che accade. Conosco il mio carattere e penso che alla prima persona che conoscerò che mi piacerà e con cui triverò un'affinità mi ci affezionerò (come capita spesso) e spero che questa volta andrà meglio e se ho fatto degli errori di non commetterli più. Grazie.
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Dr.ssa Anna Potenza Psicologo 5k 207
Gentile utente,
grazie del suo apprezzamento.
Noi speriamo sempre che il nostro consulto sia utile a chi ci scrive e anche ad altri che ci leggono.
Proprio per questo, a vantaggio suo e degli altri lettori, devo sottolineare che gli errori nella comunicazione non possono essere individuati e risolti da soli.
Le ho fatto l'esempio del nodo della cravatta la cui corretta esecuzione si valuta allo specchio: ora lo "specchio" delle nostre modalità di relazione è il professionista che abbia competenza in questo settore.
Continuando ad agire senza questa valutazione esterna lei potrebbe continuare all'infinito e ripetere le stesse modalità di comportamento e a ricevere le stesse delusioni.
Per avere un'idea più precisa di ciò che le dico provi a leggere per intero un altro consulto presente su queste pagine, al link https://www.medicitalia.it/consulti/psicologia/1130583-interpretazione-del-comportamento-del-mio-ex.html
Ci faccia conoscere le sue riflessioni al riguardo, se le va.
Sinceri auguri.

Prof.ssa Anna Potenza
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Buonasera Dr.ssa Potenza.
Come mi ha suggerito ho letto quel consulto. Leggendo la vicenda di quella signora mi chiedo se si conoscevano o se avevano mai parlato. Sembra di vedere due sconosciuti che vanno a letto insieme. In parte penso di capire come si sente quella signora. Usata e buttata via quando non serviva più o dava fastidio, con la sgradevole sensazione di aver perso solo tempo e che la loro relazione sia stata solo una menzogna in cui non c’è mai stato niente di vero. Sotto questo aspetto forse siamo simili. Io penso che se incontrassi un perfetto sconosciuto che mi confida una cosa del genere mi verrebbe istintivo cercare di consolarlo. L’idea che quell’uomo con cui quella signora aveva una relazione reagisce in quel modo e poi sparisce mi fa rabbrividire. Non è un essere umano.... Secondo me l’ha solo usata per farsi qualche sveltina (mi scusi per la schiettezza).
La verità è che forse amicizia e amore sono solo parole. In pratica sono solo scatole vuote, dipende tutto da che sentimenti le riempi. Io posso dire ti amo ma di quali sentimenti, sensazioni, emozioni riempio quella parola? Cosa significa per me? Secondo me la percezione di quei sentimenti varia da persona a persona. A volte mi è capitato di sentire persone che chiamavano amico una persona conosciuta poco prima o che avevano visto solo un paio di volte. Io le chiamo conoscenze. Oltre tutto è importante che le persone che frequenti abbiano lo stesso obiettivo e la stessa visione delle cose. Nel mio caso costruire amicizie importanti che durassero nel tempo, nel caso della signora avere una relazione importante in cui ha investito tanto e magari farsi una famiglia. A volte penso che se si fosse più onesti e ci si parlasse molto di più tanti problemi non nascerebbero. Se io ho commesso qualche errore o se ho avuto qualche comportamento che poteva essere frainteso e il mio amico me ne avesse parlato mi sarei comportato diversamente, ci saremmo potuti spiegare, se dovevo gli avrei chiesto scusa. Avrei fatto tutto il possibile per difendere la nostra amicizia. E penso che sia stato lo stesso per quella signora. Invece sono passato all’improvviso da sei un grande amico ad essere sbattuto la porta in faccia senza un perché, senza una spiegazione, come se tutto quello che abbiamo passato insieme non contasse più niente. Gli ho telefonato e non mi ha risposto, gli ho mandato un messaggio e mi ha risposto in maniera seccata e telegrafica come se gli dessi fastidio. Ma sono convinto che chi sta più male per la nostra rottura sia io ma chi ci rimette di più è proprio lui. Proprio come quella signora, tolta l’amarezza del momento, credo che penserò al mio amico con affetto e un po di nostalgia. In fondo è una persona che ha fatto parte della mia vita e con cui ho passato bei momenti anche se poi non è servito a niente.
Queste mie osservazioni ovviamente riguardano il caso di persone sincere e oneste. Se poi hai la sfortuna di incontrare persone disoneste che ti sfruttano e ti ingannano (e ne esistono molte) l’unica cosa che puoi fare è accorgertene il prima possibile e scaricarle.
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Dr.ssa Anna Potenza Psicologo 5k 207
Gentile utente,
lei valuta con molta sensibilità la situazione della donna dell'altro consulto e in parte coglie anche il parallelo con la sua situazione, citando "la sgradevole sensazione di aver perso solo tempo e che la loro relazione sia stata solo una menzogna in cui non c’è mai stato niente di vero. Sotto questo aspetto forse siamo simili".
Tuttavia leggendo anche le risposte degli specialisti avrebbe potuto cogliere un altro punto in comune: a volte l'errore consiste nel rivolgere sistematicamente il nostro affetto a persone che in realtà non sono idonee e nemmeno disponibili.
Della signorina dell'altro consulto non sappiamo in quali termini avesse iniziato quella relazione e forse altre, con quali premesse e quali speranze. Non sappiamo nemmeno, per esempio, se l'uomo di cui ci parla fosse sposato.
A volte iniziamo una relazione, d'amore o d'amicizia sull'onda di un nostro forte bisogno interiore, senza chiederci se dall'altra parte possiamo trovare quello che cerchiamo.
Lei giustamente scrive: "A volte penso che se si fosse più onesti e ci si parlasse molto di più tanti problemi non nascerebbero".
Questo è vero. Forse anche con l'amico che recentemente le ha inflitto una ferita interiore così forte, un giorno potrà riaprire il dialogo, almeno per capire cosa ha pensato, cosa ha sentito l'altro.
Noi da qui sappiamo troppo poco. Si avverte in lei che ci scrive una forte resistenza a raccontare i fatti.
Vorrei suggerirle di fare un esercizio di Scrittura Espressiva: scrivere i fatti che hanno segnato la rottura con l'amico, le parole dette, e poi, a parte, le sue sensazioni, le sue emozioni, le sue riflessioni.
Per fare bene questo esercizio potrebbero occorrere giorni, e noterà, mentre scrive, che resiste moltissimo a dire e a ricordare i fatti nella loro linearità.
Questo esercizio alla fine potrebbe dirle qualcosa di lei stesso, e forse anche del suo amico, anche se ovviamente non può sostituire il contatto con un* psicolog* esperto nelle relazioni.
Buone cose.

Prof.ssa Anna Potenza
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Buonasera Dr.ssa Potenza.
In realtà non ho nessuna difficoltà a raccontare i fatti è che non saprei proprio cosa dire. Questo amico sono circa 20 anni che lo conosco. Per 20 anni l'ho considerato un buon amico, ci siamo frequentati e spesso mi sono confidato con lui. L'ultima volta che ci siamo visti abbiamo fatto una passeggiata, siamo andati a prendere un caffè e abbiamo parlato del più e del meno (niente di particolarmente importante). Quando ci siamo salutati era tutto a posto. Per un pò di giorni non l'ho sentito e quando gli ho telefonato mi ha detto in maniera seccata che per un po di tempo non ci saremmo potuti vedere senza darmi spiegazioni e attaccando il telefono. In seguito gli ho mandato dei messaggi su Whatsapp a cui non ha risposto, gli ho telefonato ancora e ha riattaccato il telefono. All'ultimo messaggio su Whatsapp che gli ho mandato in cui gli chiedevo come stava e se voleva che non lo disturbassi più mi ha risposto con un telegrafico e freddo "sto bene". Sinceramente non so che pensare e non so darmi una spiegazione.
Concordo pienamente con lei quando dice:
"A volte iniziamo una relazione, d'amore o d'amicizia sull'onda di un nostro forte bisogno interiore, senza chiederci se dall'altra parte possiamo trovare quello che cerchiamo."
Penso che potrei aver commesso lo stesso errore. Ma quando stai bene con delle persone, le frequenti da tanto tempo, ti fidi e ti confidi con loro a volte viene spontaneo pensare che i tuoi sentimenti siano condivisi. Dai per scontato che quello che provi tu lo provino anche loro come se fosse evidente.
Però a questo punto mi chiedo è possibile frequentare per 20 anni una persona e non affezionarsi?
E soprattutto perchè una persona dovrebbe frequentarmi per 20 anni se non gliene frega niente di me?
Purtroppo non so darmi una spiegazione e questo rende anche molto più difficile accettare la cosa. Sono costretto ad arrendermi, non posso fare niente e non so neanche perchè.
L'unica cosa che riesco a pensare è che fosse una persona disperata che aveva paura di stare da solo e gli serviva qualcuno da usare per perdere un po di tempo.
Ho anche pensato che forse qualche comune conoscenza avrebbe potuto raccontargli menzogne su di me e mettermi in cattiva luce anche se lo ritengo molto improbabile. Le nostre comuni conoscenze sono solo due. Uno di loro, anni fa, è scomparso proprio come lui, senza una spiegazione, e di lui non ho più saputo niente. Di questa persona mi è dispiaciuto ma non sono rimasto così sorpreso perchè era una persona che aveva seri problemi psicologici e fisici. L'altro è un mio carissimo amico che conosco da più anni di lui (è stato lui a presentarmelo) ed è come un fratello per me. Inoltre lui non è mai andato molto d'accordo con questa persona, sono diversi mesi che non lo sente e non avrebbe avuto nessun motivo per farlo.
Nell'augurarle buona serata colgo l'occasione per ringraziarla per la sua gentilezza e per la sua disponibilità.
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Dr.ssa Anna Potenza Psicologo 5k 207
Gentile utente,
ho riflettuto a lungo sulla sua ultima email.
Sapere che cosa ha pensato il suo amico è molto difficile perché non si può costringere nessuno a parlare, e meno che mai a dire la verità.
Lei fa l'ipotesi che qualcuno gli abbia riferito qualche pettegolezzo; questo è possibile, anche al di fuori delle vostre due uniche amicizie comuni.
E' possibile anche che nella vostra ultima conversazione lei abbia toccato un tasto doloroso per il suo amico, che sul momento non ha detto niente ma poi ripensandoci si è risentito; oppure al contrario può darsi che lei non abbia colto una richiesta che il suo amico le faceva, richiesta di aiuto economico o di vicinanza o di solidarietà.
Potrebbe darsi anche che lei abbia un modo di scherzare o di sminuire i problemi dell'altra persona che offende chi si trova in un momento di difficoltà; oppure che appaia cinico e sferzante verso ogni umana debolezza.
Il motivo per cui ho lungamente riflettuto su questa sua email è questo: nei suoi scritti lei appare pessimista ad oltranza e troppo sfiduciato verso il resto del mondo.
Ciò potrebbe essere alla radice del suo difficoltoso acquisire e conservare le amicizie.
Apprendiamo infatti da questa ultima email che il suo sconforto proviene dal defilarsi improvviso di un amico; ma lei aveva annunciato ben altro, all'inizio, scrivendo: "E tutta la vita che perdo amici che pensavo fossero importanti senza un motivo, senza una spiegazione", e aggiungeva: "Per la gente un amico è solo una persona da usare per paura di rimanere soli e poi gettare via come una scarpa vecchia quando non serve più a niente".
Questa visione catastrofico/pessimistica per cui alla perdita di un amico lei ricorda di averli perduti sempre e tutti può scoraggiare le persone, specie sulle lunghe distanze, in particolare quando invece hanno bisogno di un messaggio di speranza.
Inoltre di quest'ultimo amico ipotizza: "L'unica cosa che riesco a pensare è che fosse una persona disperata che aveva paura di stare da solo e gli serviva qualcuno da usare per perdere un po di tempo". E questo sarebbe durato per vent'anni?
Frasi pessimiste e pensieri malevoli verso il prossimo ci fanno guardare dagli altri senza benevolenza, con crescente esasperazione. Provi a coltivare una visione più tollerante e compassionevole degli esseri umani. Pensi che la compassione è considerata in psicologia un "sistema motivazionale", ossia un meccanismo mentale che orienta l'agire verso obiettivi fondamentali legati alla sopravvivenza, in particolare il perdono e l'accettazione di sé e degli altri.
Dalla compassione scaturisce la benevolenza, l'umorismo, il sorriso.
Guardi in rete il sito Compassionate mind Italia. Troverà che ci sono dei corsi in rete completamente gratuiti.
Io le faccio molti auguri. Se vuole ci tenga al corrente.

Prof.ssa Anna Potenza
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