Utente 205XXX
Salve,

ho 40 anni e fin da giovane soffro di attacchi di panico.

L'attacco di solito si manifesta nelle ore notturne, dalle 21.00 fino alle 02.00. Raramente mi è capitato un episodio durante il giorno.

La durata è breve, meno di 1 minuto.

In pratica mi succede che mentre sto facendo qualcosa, all'improvviso il mio pensiero si focalizza sulla morte e sul concetto di infinito. Di colpo avverto come un senso di dilatazione del tempo che improvvisamente diventa come un buco nero che mi assorbe, riesco quasi a visualizzare me come una particella microscopica di un qualcosa di gigantesco. Percepisco l'inutilità di tutto quello che mi circonda e la sensazione di non avere scampo, una sorta di presa di coscienza del fatto che è tutto perfettamente inutile. Non esiste un prima e un dopo, solo l'assurdità del fatto che in quel momento mi sembra sia perfettamente a fuoco: morirò, non so da dove vengo né dove vado. Spazio e tempo non hanno senso: se tutto ha un inizio cosa c'era prima dell'inizio. E il dopo? E' una sensazione agghiacciante. Ogni cosa perde senso e vengo sopraffatto da una disperazione totale che mi fa sembrare di poter impazzire da un momento all'altro. Penso "no, mi sta succedendo di nuovo".

A quel punto sento la necessità di scappare dal luogo nel quale mi trovo in quel momento, corro e cerco di uscire dalla mia casa. Più di una volta ho urlato aiuto, il cuore batte all'impazzata.

Preciso che durante questo episodio sono sempre perfettamente lucido e cosciente e capisco tutto quello che mi accade intorno. Poi dopo poco tempo mi riprendo ed avverto un tremore diffuso in tutto il corpo e senso di spossatezza. Ho il fiato corto, la testa vuota e sento la necessità di sdraiarmi per riprendermi. Se accade di notte, tempo qualche minuto e mi addormento subito.

Per diversi anni non avevo più avuto episodi di alcun genere. Poi è capitato solo di notte con dei risvegli sporadici. Ora la cosa è ripresa con una certa frequenza.

Di giorno potrei fare una doccia anche per ore ma se lo faccio di sera rischio lo scatenarsi di un attacco non appena chiudo il vetro del box. Lo stesso capita quando rientro a casa dal lavoro e mi cambio. Il solo fermarmi mi obbliga a pensare quanto ho descritto sopra ed allora devo correre e fare in fretta ciò che sto facendo per non rischiare di concentrarmi di nuovo sul pensiero che mi affligge: vita/morte, assurdità della dimensione spazio/tempo.

Non sento di avere paura della morte in quanto tale, non mi ritengo neanche una persona particolarmente ansiosa, è solo questa riflessione sul senso della vita che mi costringe spesso a provare un senso di follia rispetto alla vicenda umana in genere. A volte mi chiedo che senso abbia tutto quello che facciamo.

Spero di poter ricevere una risposta e dei suggerimenti su come comportarmi. Forse dovrei avvicinarmi ad un percorso di psicoterapia vincendo il pregiudizio misto a vergogna tipico in questi casi, credo.

Grazie per l'attenzione saluti.

[#1]  
147292

Cancellato nel 2016
"Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quïete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare."

"per poco il cor non si spaura": il cuore di Giacomo Leopardi, seduto dinanzi ad una siepe a ragionare sull'eternità, sull'infinità dello spazio e del tempo, ha un trasalimento, si perde, infinitamente piccolo a fronte dell'inconoscibile, dell'infinitamente grande.

Questo vale per lei, gentile utente, per me, per il grande Poeta di Recanati, e forse per l'umanità intera. Siamo piccoli esseri autocoscienti (almeno in parte!), gettati sulla Terra, con un pò di consapevolezza del nostro passato e l'assoluta certezza del futuro che tutti ci accomuna.

Certo, il pensiero della morte non è risolvibile con una semplice formula, con una parola "giusta" che ci dischiuda il mistero della mortalità e della nostra coscienza di ciò.

Ma...

Ha mai smesso di gustare un bel bicchiere di vino solo perchè sa che finirà? Ha mai rinunciato a corteggiare una bella ragazza perchè potrebbe dire di no? Una bella doccia calda ristora meno, se pensiamo che prima o poi dovremo uscire da sotto quel getto caldo ed avvolgente?

Non conosco le sue risposte, ognuno ha le proprie. Di certo, ognuno di noi modella i propri talismani, le proprie idee che lo confortano al pensiero del senso dell'effimero, della caducità delle nostre opere.

Eppure, molti uomini e donne, nella Storia dell'umanità, hanno tratto orgoglioso conforto proprio da questa idea: che quello che facciamo non è eterno; e questo ci rende grandi ed importanti, e dà valore ai nostri sforzi.

Un percorso di terapia può aiutarla a riflettere con maggiore serenità sui temi che propone; sappia che, se deciderà di condividere questi suoi pensieri e queste sue emozioni con uno/a psicoterapeuta, si troverà davanti un uomo o una donna capaci di ascoltarla, di aiutarla a pensare, ma che non hanno "formule magiche" per sconfiggere il Tempo o per sottrarci alla caducità.

Ma questo lei forse lo sapeva già; quello che può aiutarla è un percorso che l'aiuti a non "vivere da morto", per cercare di sfuggire all'idea della Morte stessa.

Cordialmente

[#2]  
Dr. Armando De Vincentiis

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gentile utente sembra che ormai l'arrivo della sera faccia scattare una sorta di condizionamento e ciò che le accade di giorno (segnali corporei) non hanno la stessa valenza perchè diversamente interpretati.
una psicoterapia le darebbe la possibilità di modificare il vissuto dei suoi stati e di interrompere quel circolo vizioso che la induce a vivere dei segni come segnali di avvio per l'attacco. Questi segnali non fanno altro che aumentare un fisiologico sistema di allerta (paura) che si autoalimenta.
qui il meccanismo cognitivo che vi è alla base
https://www.medicitalia.it/blog/psicologia/816-la-trappola-del-panico.html

saluti
Dr. Armando De Vincentiis
Psicologo-Psicoterapeuta
www.psicoterapiataranto.it
https://www.facebook.com/groups/316311005059257/?ref=bookmarks

[#3]  
Dr.ssa Flavia Massaro

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"Non sento di avere paura della morte in quanto tale, non mi ritengo neanche una persona particolarmente ansiosa, è solo questa riflessione sul senso della vita che mi costringe spesso a provare un senso di follia rispetto alla vicenda umana in genere. A volte mi chiedo che senso abbia tutto quello che facciamo."

Si tratta di riflessioni che prima o poi tutti si trovano ad affrontare, ma quello che è rilevante nel suo caso è che lei le vive con estrema ansia fino a sviluppare i sintomi tipici del panico.
Forse lei è una persona che razionalizza molto, e che teme quello che non può controllare, o forse le cause sono altre.
Ci ha detto che per un periodo questi episodi erano scomparsi e che di recente si sono ripresentati: è successo qualcosa nella sua vita, qualche cambiamento o fatto saliente, che può mettere in relazione temporale con l'andamento degli attacchi?
Dr.ssa Flavia Massaro, psicologa a Milano e Mariano C.se
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[#4]  
Dr.ssa Rossella Chiusolo

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Gentile utente,
a volte stati d'ansia sono causati da patologie di ordine medico come disturbi della tiroide o aritmie. Escluse cause mediche le consiglio di intrprendere una psicoterapia.
Lei scrive che la sera"il solo fermarmi mi obbliga a pensare ed allora devo correre e fare in fretta ciò che sto facendo". La invito a riprendere in mano la sua vita e affrontare questa riflessione sul senso della vita con una persona competente.

Cari saluti
Dr.ssa Rossella Chiusolo
www.psicologa-aprilia-albano.com
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[#5] dopo  
Utente 205XXX

Grazie a tutti per le risposte. Trovo un comune denominatore: la raccomandazione di intraprendere un percorso di psicoterapia e penso proprio che sia il caso di farlo.

Sono consapevole del fatto che questi miei pensieri siano assolutamente tipici ed abbiano fatto parte del vissuto di ogni essere umano almeno una volta.

E' la mia tendenza a non riuscire sempre a controllare questo stato emotivo che rende la cosa particolarmente stressante.

Quello che so è che gli episodi si ripropongono nel contesto di scenari che sembrano rispettare sempre un preciso schema: ora serale, momento di relax, solitudine nella stanza o ambiente in quel momento (anche se in casa ci sono mia mogli ed i miei che dormono) ed io lì che di colpo nel momento in cui la mente si abbandona a questi pensieri perdo il controllo.

Forse la solitudine del momento è un fattore importante perchè a volte mi è capitato di riflettere insieme ad amici o familiari su pensieri analoghi e mai è capitato che sfociassero in attacchi di panico.

Nessuno è a conoscenza di questo mio problema, neanche mia moglie anche se qualche volta mi sono svegliato nel cuore della notte urlando terrorizzato (non è capitato più di 5 volte in 10 anni di matrimonio).

Posso comunque confermare che non si tratta di semplice paura dell'ignoto o della morte ma di terrore allo stato puro.

Penso che comunque una possibile causa vada ricercata in un'insicurezza di fondo che potrebbe avere radici nel mio vissuto familiare da giovane: figlio di genitori separati, liti continue in casa (tra di loro), abbandono della casa da parte di mio padre, incertezza ...

Ho anche il sospetto che questo disturbo possa avere origine traumatica.

Premetto che non ho mai subito alcuna violenza in famiglia, tra infaNzia ed adolescenza mio padre mi ha dato in tutto 1 solo schiaffo e ricordo benissimo quando, oggi sorrido pensandoci.

Le violenze semmai furono di tipo psicologico anche se di tipo indiretto (i dissidi tra i miei genitori si riflettevano inevitabilmente su noi figli).

Però, ricordo perfettamente che più o meno all'età di 15 anni fui spettatore di un violentissimo litigio tra mia madre ed una delle mie sorelle che sfociò in una vera e propria collutazione fino a che non le trovai avventate l'una sull'altra tirandosi i capelli. Fu allora che toccai proprio il fondo, dovetti urlare con tutte le mie forze per farle separare e fu allora che sperimentai per la prima volta una sensazione terrificante, come la chiamano? depersonalizzazione credo?

E' passato tanto tempo, ora sono felicemente sposato e padre di 3 figli, la mia vita professionale mi appaga, faccio la libera professione (commercialista) con ottime soddisfazioni ed il denaro in casa è l'ultimo dei problemi.

Non ho particolari preoccupazioni o problemi che paiano insormontabili da affrontare tanto da generare ansie così forti.

Certo, ho anche pensato che il tutto potesse essere correlato all'impegno ed ai carichi intensi di lavoro e familiari (sono un padre/marito molto presente e questa cosa mi piace molto anche se è un impegno enorme sommato a quello di lavoro) ma è anche vero che ben prima che la mia vita lavorativa si intensificasse parecchio (con l'aggiunta poi della famiglia) soffrivo comunque di queste ansie, quindi penso che la causa vada ricercata nel passato ancora prima.

Mi sento bene e ritengo di essere abbastanza equilibrato rispetto alla media nazionale, di certo è il caso che comunque affronti questo mio problema e seguirò anche il consiglio della Dott.ssa Chiusolo sottoponendomi, d'accordo con il/la terapista, anche agli esami necessari ad accertare la presenza di eventuali cause fisiche/chimiche.

Aggiungo una cosa che ieri non ho precisato: quando si verifica un episodio di panico che come detto duta veramente poco 1 minuto al massimo 2 non di più seguito da spossatezza e tremori, mi sento meglio ma come svuotato, come se mi fossi liberato da un peso enorme. Nella mia ricerca di un perchè a volte ho volutamente provato a riprendere i pensieri angoscianti che qualche minuto prima hanno generato il mio stato d'ansia ed indovinate un pò? non succede proprio niente, anzi potrei sedermi con Leopardi a riscrivere l'Infinito senza provare la minima paura. Anche questa cosa ha sicuramente una spiegazione.

Ultima annotazione: quando sento che sto per lasciarmi andare e faccio in tempo a farlo, mi avvicino al letto di uno dei miei figli mentre dorme e gli prendo la mano. Non esiste medicina migliore e tutto di colpo riassume la dimensione giusta. Vado a letto e mi addormento in pochissimo tempo.

Grazie a tutti per i suggerimenti e le parole che mi hanno dato fiducia riguardo al mio problema che ora mi appare più ridimensionato rispetto a ieri e meno preoccupante. Ora vedo una soluzione che devo ricercare in me stesso.

Vi sarei grato se voleste aggiungere qualche commento in più se le informazioni che ho aggiunto hanno potuto suggerire qualcosa.

Saluti e complimenti a tutti per la bellissima iniziativa di questo sito.

Paolo

[#6] dopo  
Utente 205XXX

(anche se in casa ci sono mia mogli ed i miei che dormono)


scusate volevo dire mia moglie ed i miei 3 figli ... i miei non sono i genitori (ancora viventi ma stanno ognuno nella propria casa)

[#7]  
Dr.ssa Flavia Massaro

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Caro Paolo,

il suo lapsus mi sembra piuttosto significativo e probabilmente conferma il fatto che il problema è sorto in un'età decisamente precoce, forse quando suo padre era ancora in casa.

La sua sensazione di sollievo e liberazione che segue i singoli attacchi può significare che, giunto a sera, lei ha accumulato una discreta quantità di tensione che in questo modo trova sfogo e lei può così finalmente rilassarsi.

Quando prenderà contatto con uno psicologo avrà modo di approfondire la questione e lavorare per risolverla.
Se lo desidera ci aggiorni sugli sviluppi e ci faccia sapere come sta.
Dr.ssa Flavia Massaro, psicologa a Milano e Mariano C.se
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[#8]  
147292

Cancellato nel 2016
Gentile Paolo, vista la sua disponibilità all'introspezione, l'acutezza con cui ha notato ed osservato elementi invarianti che accomunano i momenti di ansia più intensi, la curiosità con cui sta "indagando" le sue difficoltà, penso che potrebbe davvero trarre beneficio da un percorso di terapia, a cui potrebbe apportare un contributo significativo a salvaguardia del suo benessere.

Può darsi che nella sua storia personale vi siano delle zone d'ombra che rappresentino fattori di vulnerabilità; consideri però che ogni disagio psichico vive nel presente, ed è nel presente che si affronta, anche quando coinvolge un passato difficile o doloroso.

Per cui, nel presente, i primi passi che ha fatto conducono verso un maggiore approfondimento.

Se lo desidera, ci tenga aggiornati; le allego il link di un articolo scritto a più mani per evidenziare alcune tra i più diffusi ed accreditati modelli di intervento psicoterapeutico:

https://www.medicitalia.it/minforma/psicoterapia/533-mini-guida-per-la-scelta-dell-orientamento-psicoterapeutico.html

Cordiali saluti

[#9] dopo  
Utente 205XXX

Gentili esperti.

Vi ringrazio per i suggerimenti e l'attenzione con cui avete letto le mie note.

Già è stato per me motivo di grande sollievo condividere questa cosa con voi, oggi per esempio non vedevo l'ora di rientrare a casa per leggere i vostri eventuali commenti.

Credo proprio che un serio e sereno percorso di analisi non potrà che giovare alla mia vita per risolvere questo problema e perchè no? imparare ad essere un pò meno razionale ogni tanto, come forse indirettamrente suggeriva la Dott.ssa Massaro. Questo è il guaio del lavorare un pò troppo con i numeri. Scherzo ovviamente.

Grazie di cuore a tutti. Vi auguro buon lavoro e non mancherò di tenervi informati.


Paolo