Utente 162XXX
Non ricordo più cosa significhi davvero la parola serenità. La sera fatico ad addormentarmi, spendo ore a rimuginare senza giungere a nulla.. La mattina mi sveglio già angosciata dai pensieri della sera precedente.. Non so bene perché scrivo qui, forse perché sono finalmente arrivata al limite ed il prossimo passo sarà parlare con qualcuno faccia a faccia, cosa che fino ad oggi ho evitato benché ne sentissi il bisogno. Per paura di provare e fallire, per la vergogna di non riuscire da sola.. Non so perché sto scrivendo qui né se servirà a qualcosa, ma male non potrà farmi.

Ho un rapporto con mio padre che definire pessimo è riduttivo. Finché sto a casa sua, riporto le sue parole, non solo devo fare quello che dice lui, ma anche pensare quello che dice lui. Me lo disse ormai diversi mesi fa per troncare una discussione su un argomento che nemmeno ricordo: lui aveva ragione, io torto. Mi disse che dovevo stare zitta e, al mio rifiuto, rincarò la dose dicendo che non valgo nulla, che posso studiare anche per tutta la vita ma che non sono e non sarò mai nulla. Urlava tanto che non riuscivo più nemmeno a sentire le mie stesse parole. La cosa si è ripetuta poco tempo fa e quando su richiesta di mia madre ho cercato di riappacificarmi nonostante non avessi colpe, mi sono sentita prendere di nuovo a male parole. Non ci sono più stata e lui dalle parole è passato ad altro: mi ha sputato addosso, mi ha afferrato i capelli, mi ha messo le mani al collo. Detesto mio padre, provo fastidio ogni volta che si avvicina a me, lo detesto per ciò che fa e dice a mia madre, ha maledetto spesso il giorno in cui l'ha incontrata, le ha detto che non l'ama più perché è diventata grassa, lo detesto per come tratta mio fratello.
Mia madre.. Non è il rapporto perfetto quello che ho con lei, ma le voglio bene e so che lei ha fatto tutto per noi, so che ci ama profondamente, davvero, con i fatti e con le parole. Mia madre è malata, l'abbiamo scoperto meno di un mese fa. Tumore al pancreas. Lunedì ha subito una duodenopancreasectomia e tutto pare sia andato per il meglio, ma so che non è finita qui, so che il percorso sarà lungo e difficile. E anche ora mio padre non riesce ad essere diverso: solo lui soffre, solo lui deve essere compreso, solo lui. Ed io, che sto cercando di convincermi che la mia disperazione non gioverà a mia madre e che la mia serenità non le farà male, sono una figlia degenere.
Ho il sospetto che lui la tradisca.. Forse sono solo prevenuta nei suoi confronti, ma il sospetto resta.. Non so cosa fare. Non è compito di un figlio fare il guardiano dei genitori, lo so bene, ma non posso comunque fare a meno di soffrire terribilmente per questo.
Ho deciso che, non appena la situazione con mamma migliorerà un poco, cercherò un lavoro. Per il mio benessere ho necessità di essere indipendente da lui, soprattutto economicamente, anche se questo significa rinunciare alla laurea per cui ho faticato tanto..

Avrei altro da dire, ma credo d'aver finito lo spazio..

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Dr.ssa Laura Rinella

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Gentile ragazza,
la situazione familiare che descrive è davvero difficile e complessa.
Ma nonostante lei sia partecipe di relazioni disfunzionali e causa di sofferenza, si rende conto che non è suo compito "fare da guardiano dei genitori", una consapevolezza importante.

<prossimo passo sarà parlare con qualcuno faccia a faccia, cosa che fino ad oggi ho evitato per paura di provare e fallire, per la vergogna di non riuscire da sola>.

La sua sofferenza ha bisogno di essere ascoltata, rivolgersi a noi è stato il primo passo.
E' opportuno che lei si rivolga in presenza ad uno psicologo, mettere in atto questa decisione non è segno di debolezza, ma di coraggio nell'affrontare ciò che è di ostacolo alla sua serenità e al suo benessere.

Molti auguri


Dr.ssa Laura Rinella
Psicologa Psicoterapeuta
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Dr.ssa Cristina Polese

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Gentile ragazza
il fatto che si rivolga a noi in questo momento può essere il segnale del fatto che ormai è giunta ad un punto in cui ha realmente bisogno di affrontare la sofferenza che si è sommata nella sua vita a causa del difficile rapporto con suo padre ed ora della malattia di sua madre. Come comprende lei stessa questo percorso può essere effettuato solo attraverso una psicoterapia che le possa consentire di esprimere e gestire tutte le emozioni che prova e trovare modalità più funzionali di gestione delle sue relazioni familiari. La aiuterà inoltre a prendere le importanti decisioni che riguardano il suo futuro come quella di cercare un lavoro e di continuare o meno il percorso di studi universitari.

un caro saluto
Dr.ssa Cristina Polese
Psicologa Psicoterapeuta

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