Stare male in famiglia. perchè?

Vivo fuori casa ormai da quasi dieci anni. Da circa due anni vivo da sola. Ho una situazione familiare un po' articolata: mia madre è una donna-bambina, mi ha avuto molto giovane, quando ero piccola i miei genitori litigavano molto fra loro e io prendevo le difese di mia madre. Anche per questo, con mio padre il rapporto era molto difficile, essenzialmente di scontro e da parte sua molto giudicante. Per mio padre ero immatura, per mia madre molto responsabile e intelligente. Anche se ero immatura, mio padre mi reputava la sua roccia e faceva affidamento su di me per il rapporto con i miei fratelli. Diciamo che ho avuto messaggi contraddittori e non lineari. Ho appunto una sorella ed un fratello più piccoli, quest'ultimo ha captato quasi tutte le attenzioni di mia madre per alcuni suoi problemi. Mio padre è morto per un incidente quando avevo circa venti anni. Ora io ho superato i trenta. Io sono stata l'introversa di famiglia, mia sorella l'estroversa con un sacco di amici. Io sono sempre stata la bruttina di famiglia, mia sorella quella bella. In tutto questo, negli anni ho recriminato molto per la storia che mi era stata imposta dalla mia famiglia, di aiuto in casa, responsabile, senza attenzioni per me e per i miei bisogni. I miei lamenti sono restati nell'indifferenza. Col tempo ho anche capito quanto egoista sia mia madre. Da piccola d'altro canto mi diceva che voleva più bene a mio padre che a me. Insomma in tutto questo il risultato è che quando passo poco tempo con i miei, reggo e mi fa anche piacere. Se, invece, trascorro giorno-notte qualche giorno, anche solo pochi giorni, due o tre, vado in depressione, perdo ogni fiducia in me stessa e perdo qualsiasi speranza di essere felice. E questo soprattutto se devo convivere con mia mamma e con mia sorella contemporaneamente Diversamente da quando ero più giovane, però non mi lamento, ma automaticamente mi taccio, evito di parlare se non pochissimo e comunque del più e del meno. Mi chiedo se abbia raggiunto una soluzione, quella appunto del distacco e del silenzio, anche se ovviamente in questo modo i rapporti si indeboliscono. Complessivamente inoltre ho l'impressione di fuggire la vita più che affontarla. Mi piacerebbe conoscere l'opinione di alcuni professionisti sulla mia situazione e su possibili strategie per affrontare la vita con meno paura. Ad esempio, anche se non gravi e molto sporadici, ho avuto qualche attacco di panico (circa due nell'arco di un anno comunque, rari quindi) Grazie
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Dr.ssa Laura Rinella Psicologo, Psicoterapeuta 6,3k 119 7
Gentile Utente,
sembra che con la sua famiglia abbia trovato una sorta di compromesso, ma forse non ancora la giusta distanza emotiva, tanto da non riuscire a vivere più serenamente il rapporto con loro e sentire presente il peso del passato nonostante sia fuori casa da molto tempo.

<Complessivamente inoltre ho l'impressione di fuggire la vita più che affontarla.>
cioè? Da cosa è supportata questa impressione? Cosa fa nella vita e come la vive nei suoi vari ambiti, lavoro, sociale, relazioni/affetti?
Quali le sue paure e la stima di sé a che livello si trova?

Dr.ssa Laura Rinella
Psicologa Psicoterapeuta
www.psicologiabenessereonline.it

[#2]
dopo
Utente
Utente
Gentile Dottoressa, La ringrazio molto per la Sua risposta.
Mi chiedo se e come io possa raggiungere allora una distanza emotiva.
Quanto alle Sue domande, diciamo che i miei rapporti con ragazzi sono sempre stati insoddisfacenti e da parecchio tempo (anni) ormai inesistenti.
Quanto agli amici, ho sempre fatto fatica. Ho comunque alcuni amici, ma per lo più impegnati e con figli. Esco poco e faccio fatica a creare nuovi rapporti. Mi capita anche di passare intere giornate a casa.
Sul fronte lavoro, ho svolto un lavoro molto impegnativo, ma da settembre inizierò un nuovo percorso che mi auguro più tranquillo e mi conceda più tempo per me. Forse non è il lavoro che era nei miei sogni, ma preferisco la tranquillità alla continua incertezza.
Infine, quanto alla stima per me, diciamo che è il mio tallone di achille, ne ho davvero poca, tendo molto a giudicarmi e severamente, con le persone faccio fatica ad espormi e preferisco non "scoprirmi" troppo.
Questo è quanto. Spero che le mie risposte possano aiutare a dare un'idea
Grazie
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Dr.ssa Laura Rinella Psicologo, Psicoterapeuta 6,3k 119 7
Se lei non si piace abbastanza, se non ha molta fiducia in sé, la sua vita sociale affettiva e relazionale ne soffre poiché tenderà a proteggersi, a non esporsi, per paura del giiudizio altrui.

Se la sua storia di vita da quanto ci racconta non le ha consentito di sviluppare un sufficiente autostima può imparare a scoprire risorse e potenzialità smarrite, così come può elaborare un passato familiare pesante che si fa vivo nel presente e ancora non le consente di sentirsi libera dai vissuti, dai ruoli, dai condizionamenti familiari.

Imparare a volersi bene, a risolvere i condizionamenti interiori che la trattengono in una vita che non sembra appagarla del tutto in particolare dal punto di vista affettivo e relazionale è possibile, lavorando su sé con l'aiuto di un nostro collega.

Ci ha mai pensato?
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dopo
Utente
Utente
Ci ho pensato e l'ho già fatto. Per parecchi anni e con professionisti diversi.
Ma nulla di che
Tutti si sono sempre limitati a dirmi ciò che anche Lei mi ha detto, ma nessuno mi ha spiegato come, neanche come indicazioni di massima
In realtà, sono giunta alla conclusione che l'osservazione di un professionista può aiutarti ad inquadrare la situazione, non a risolverla. E forse semplicemente certi vissuti di sè non si risolvono.
Comunque ormai non mi accontento di parole, ma ho bisogno di indicazioni e risposte concrete.
I tentativi passati hanno lasciato molte frustazioni e credo che anche queste siano causa del peggiorare del mio isolamento e della mia incapacità di vedere possibilità di miglioramento.
Anche con riguardo alla c.d. distanza emotiva, non ho capito quali sarebbero le strategie per raggiungerla. Solo che non c'è. Come d'altro canto credo sia anche normale trattandosi di famiglia
Grazie comunque
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Dr.ssa Valentina Nappo Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 90 24
Gentilissima,

è naturale sperimentare emozioni negative, come la tristezza o la rabbia, quando entra di nuovo in contatto con la sua famiglia: è il segnale che si sente chiamata a svolgere sempre lo stesso ruolo e le funzioni di sempre quando è con sua madre e che questa situazione non le sta più bene.

La soluzione, tuttavia, non è rimanere in silenzio o escludersi da sola, ma potersi riavvicinare ai suoi cari con l'atteggiamento comprensivo dell'adulto che sa che, per poter crescere veramente e differenziarsi dai genitori, deve poter accettare le sue radici così come sono, mettere da parte il giudizio (arma potentissima e mezzo per rimanere emotivamente attaccati ai propri genitori) e prendersi il buono che sicuramente c'è.

Resto a disposizione
Dr.ssa Valentina Nappo
Psicologa e psicoterapeuta
Terapia individuale, terapia di coppia, terapia familiare
Napoli Soccavo - Pompei - San Giuseppe Vesuviano
www.psicodialogando.com

Dr.ssa Valentina Nappo - Terapia individuale, di coppia e familiare a Napoli

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dopo
Utente
Utente
La ringrazio molto per la sua risposta. La prospettiva del giudizio è un'ottima chiave di lettura e anche di svolta di sguardo spero.
Grazie ancora
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Dr.ssa Angela Pileci Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 19,6k 493 45
Gentile Utente

Posso chiederle che tipo di lavoro psicologico ha fatto, se si tratta di una psicoterapia e di che tipo?
Non sono d accordo con lei sulle finalità di una psicoterapia perché la comprensione di molti aspetti va bene ma talvolta non è neppure necessaria per cambiare.
Inoltre ci sono forme di psicoterapia in cui viene precisamente indicato al pz.Che cosa fare e come risolvere il problema.

Dott.ssa Angela Pileci
Psicologa,Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale
Perfezionata in Sessuologia Clinica

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