Relazioni donne ansia

Gentili dottori,
sono un ragazzo di 24 anni con un passato relazionale molto insoddisfacente in ambito relazionale/sessuale (non ho ancora avuto rapporti/storie). Fino a non tanto tempo fa ero letteralmente bloccato, ma da un po' di tempo (un anno diciamo) mi sto sforzando di mettermi in gioco. Ed effettivamente son riuscito a "buttarmi" con qualcuna, ad aprirmi, a provare a manifestare affetto, a corteggiarle insomma, mi capita anche più spesso di iniziare a chiacchierare a caso con ragazze o donne (ad esempio con una barista, o ad un tavolino o all'università). Insomma: pur essendo un caso "grave", quantomeno ci sto provando, ho avuto qualche (rara) uscita con una ragazza, con una andai "vicino" al sesso, ma poi mi disse che correvo un po' troppo... Mi ritengo ancora insicuro a relazionarmi, perché non ho la sfacciataggine di alcuni amici più grandi o esperti, né risulto "brillante" quanto loro nell'approccio. Una cosa che ho notato però è che nonostante faccia ancora timidi tentativi mi sento come di continuo il "peso" di provarci. Mi spiego: se per esempio non mi scrivo con qualcuna per un po', o se una sera non mi son buttato con qualcuna, o cose del genere. O ancora, non mi danno vera soddisfazione le uscite di gruppo col solo fine di chiacchierare/conoscersi stando tra amici e basta (d'altro canto le uscite col solo fine di conoscere ragazze mi entusiasmano, ma mi mettono anche un po' ansia dovuta al fatto che non sono ancora abbastanza bravo e scaltro da provarci con una perfetta sconosciuta, magari per strada o in discoteca, ma ho bisogno di contesti più "rilassanti").
Inoltre se vedo che qualcuna sembra darmi attenzione o contraccambiare la mia attenzione d'istinto mi viene da buttarmi subito rischiando di rovinare tutto o fraintendere manifestazioni di gentilezza con manifestazioni d'affetto. Così facendo mi sembra che rischio di risultare un po' "pesante" e bisognoso (in effetti sento il peso della solitudine affettiva) e di bruciarmi quelle poche che non mi brucio perché mi relaziono "così così". Tendenzialmente, se una mi da attenzione, tendo ad affezionarmi subito. Non so se è un affetto ipocrita o vero (più che altro perché l'affetto vien fuori nelle cose più importanti secondo me...)
Sono consapevole che in realtà ho problemi più gravi dovuti ad un'autostima molto traballante in questo campo e schemi mentali sbagliati, e su questo sono seriamente intenzionato a intraprendere un percorso di aiuto con uno specialista. Nel mentre, cosa mi consigliereste di fare per gestire al meglio l'ansia nel relazionarmi? E' come se chiedessi troppo a me stesso e nel momento in cui mi faccio avanti e una non mette subito le mani avanti (cioé, non le da fastidio la mia compagnia) temo di rovinare tutto o di sembrare uno sfigato bisognoso.
Cosa consigliereste?
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Dr.ssa Franca Esposito Psicologo, Psicoterapeuta 7k 154
Gentile ragazzo, lei sembra porsi nei confronti dell'approccio con le ragazze in un modo troppo *schematico*. Si osserva troppo. Si critica. Vorrebbe avere delle verifiche. Una conoscenza non va vista come un compito di matematica o di informatica!
Un rapporto transita per il 99% su vie inconsce. Le pupille si dilatano, la pelle muta la temperatura, si acquisisce una postura diversa , il sorriso parla di se' perche' desidera comunicare all'altro qualcosa di intimo, di unico. E tutto questo avviene inconsapevolmente.
Se Lei continua a controllare tutto alla ragazza arrivera' il Suo impaccio! E non il Suo entusiasmo
Ci aveva mai pensato?

Dott.a FRANCA ESPOSITO, Roma
Psicoterap dinamic Albo Lazio 15132

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Dr.ssa Valeria Randone Psicologo, Sessuologo 17,4k 317 668
Gentile Utente,
Le avevamo già risposto in passato.

https://www.medicitalia.it/consulti/psicologia/501189-perdita-della-verginita.html

Ma evidentemente non ha seguito i nostri consigli.

Non trattasi di strategie seduttive da mettere in pratica ma della sua psiche e delle sue, possibili, problematiche da dover analizzare de visu e con un professionista, non ancora online.

Si perde davvero tanto proseguendo così, una vita senza amore è una vita a metà.

Cordialmente.
Dr.ssa Valeria Randone,perfezionata in sessuologia clinica.
https://www.valeriarandone.it

[#3]
dopo
Utente
Utente
Gentile Dr.ssa Valeria Randone,
non lo faccio apposta, ma, davvero, non riesco a capire bene cosa sta cercando di dirmi, cosa ritiene di sbagliato (o meglio, cosa non sto facendo). Ho letto le letture e i suoi post ma non riesco a capire il messaggio vero.
Io sto cercando di sciogliermi e di affrontare la paura, e ciò non basta. Problematiche di che tipo? Purtroppo rimanendo così generico il discorso non riesco a capire o fraintendo...
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Dr.ssa Valeria Randone Psicologo, Sessuologo 17,4k 317 668
Deve rivolgersi ad un professionista, de visu, non online.

Le letture non bastano, se c'è la paura e l'impaccio bisogna capire da dove partono e come curarle davvero.

Spero di essere stata più chiara.
[#5]
dopo
Utente
Utente
Ora sì.

Infatti è nel mio intento (per ora ho contattato, in un periodo certo non ottimale visto che siamo ad agosto...), sto partendo dalla lettura di un libro in modo da avere un punto di partenza quando ne parlerò.
In passato i consigli del precedente erano di provarci senza timore. Ed è quello che ho fatto/sto cercando di fare.
Lo so che "se non ami vivi a metà", ma non sto scegliendo volontariamente di perdermi tanto. Alla fine ho seguito anche i consigli dati da professionisti visti dal vivo...
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Dr.ssa Valeria Randone Psicologo, Sessuologo 17,4k 317 668
Sin dal 2014 ci scriveva chiedendoci se una escort potesse rapprsentare l'iniziazione alla vita sessuale, e tutti noi di concerto, le suggerivamo di andare oltre.

Si, è vero adesso siamo ad agosto, ma sono trascorsi ben 2 anni e forse più.
[#7]
dopo
Utente
Utente
sì, è vero.
Ma quando posi quel primo quesito pensavo che si sarebbe tutto risolto "iniziando a provarci" (cosa rafforzata dal fatto che chi mi seguiva diceva anch'egli così). A quel tempo non avevo nemmeno il coraggio di provarci con una ragazza.
Adesso sto capendo che non basta solo provarci.
Non so se mi spiego...

PS: Non lo scrivo come una sorta di "giustificazione", ma perché non è facilissimo capire cosa ho/avevo che non va/andava. In realtà son soddisfatto del lavoro che ho fatto, ma non ho ottenuto tutto quello che desideravo. Ora forse ho bisogno di un altro tipo di lavoro, come dice lei.

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