Paura, ansia e autocommiserazione

Gentili dottori

credo di "soffrire" a causa di uno stato di ansia generalizzata e permanente.
Non ho ansia legata a cose specifiche, per esempio la malattie. Ma neppure riguardo al parlare in pubblico, relazionarmi, confrontarmi. Anzi, a dir la verità, i miei interessi mi impegnano spesso in questo tipo di attività che affronto con disinvoltura.

La mia ansia è paura, terrore della vita. Temo il futuro perché in passato ho fatto grandi errori e ne faccio ancora, quindi ne farò ancora. Quest'ansia è diventata insonnia (a periodi). Ma anche controllo dell'alimentazione e dell'attività sportiva non dico a livelli preoccupanti, ma a livelli da atleta agonista, cosa che io non sono.

Faccio un lavoro che non mi piace, che è precario (il che accresce l'insoddisfazione), che forse avrei dovuto fare a 25 anni e non adesso, che non avrei mai voluto fare. Ho iniziato a fare un lavoro vero a 37 anni. Prima facevo lavori occasionali ma, soprattutto, facevo musica, a livelli quasi professionistici, e quello era tutto il mio mondo e i miei guadagni. Poi ho mollato tutto, improvvisamente, perché era una strada che non portava da nessuna parte.

La mia compagna con cui sto da 10 anni non ama la città in cui viviamo (estremo sud, nessuna opportunità per lei che si occupa di arte), e questo accresce il mio senso di instabilità poiché io non avrei ragione per andarmene e lei ha mille ragioni per andarsene. E lo farebbe se potesse.

Sono cresciuto in una famiglia borghese e convenzionale ma sono sempre stato anticonvenzionale e anticonformista, con grandi conflitti interni e contraddizioni.

La mia paura mi immobilizza, mi spinge a concentrarmi ossessivamente su cose elementari: "e stanotte dormirò?", "e oggi andrò in bagno?", "e avrò il tempo per allenarmi o la mia vita è solo lavoro, mangiare e dormire?".

Credo di essere irresponsabile, immaturo, poco pratico al sacrificio e con un debole per l'autocommiserazione.

Ho provato, per quanto possibile, di mettermi a nudo per poi porre una domanda:
- dato che oggettivamente vivo una vita limitata a causa della mia ansia/paura, è opportuno che io faccia psicoterapia o che invece raddrizzi le spalle (che umiliazione per un ginnasta!) e affronti la vita con tutte le sue difficoltà?

Ho paura di aggiungere alibi su alibi e non vorrei che la psicoterapia fosse un grande errore.

Grazie mille per la disponibilità.
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Dr. Monica Zoni Psicologo 164 13
Gentile signore,
rispondo in primis a ciò che scrive concludendo la Sua lettera:
"
"Ho provato, per quanto possibile, di mettermi a nudo per poi porre una domanda:
- dato che oggettivamente vivo una vita limitata a causa della mia ansia/paura, è opportuno che io faccia psicoterapia o che invece raddrizzi le spalle (che umiliazione per un ginnasta!) e affronti la vita con tutte le sue difficoltà?""

Io credo che Le possa essere utile una psicoterapia, dato che questa l'aiuterà anche ad affrontare la vita con tutte le sue difficoltà
E' vero che spesso,ognuno di noi, si trova a dover fronteggiare situazioni complicate, e proprio per questo dobbiamo imparare ad accettare il fatto che è impossibile vivere senza problemi.
E se si decide di affrontare una psicoterapia bisogna ricordarsi che il l' obiettivo non può essere quello di eliminare completamente l’ansia perché ciò è impossibile oltre che innaturale.
L'obiettivo dovrà essere quello di imparare a considerare l’ansia non più come un nemico da affrontare, bensì come un’utile risorsa per fronteggiare le situazioni difficili passando all’azione.
Buone cose

Dr. Monica Zoni, Psicologa clinica, Milano sud e Skype
zoni.monica@gmail.com cell. 3394939556

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dopo
Utente
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La ringrazio tanto per i consigli e per l'attenzione.

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