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Un cambiamento sospetto nella mia vita (di coppia)

Salve, vorrei un vostro parere, nei limiti del possibile, su una questione. Ho 25 anni. Il 2016 è stato un anno, per me, di cambiamenti, sia sul piano emotivo che su quello della realizzazione: ho sperimentato cose nuove e ottenuto delle grosse soddisfazioni professionali. Il tutto in un clima di serenità e gioia costanti. A inizio anno decido, con grande desiderio, di trasferirmi nella città in cui vive la mia fidanzata. Siamo cauti, non prendiamo casa insieme. Io, in realtà, lo desidero fortemente e mi sento pronto, ma non insisto, è meglio non bruciare le tappe, mi dico, le cose bisogna desiderarle davvero. Nella sostanza cambia poco: passiamo insieme il tempo che ritagliamo al lavoro, e stando insieme ci sentiamo completi e soddisfatti, anche nei piccoli cambiamenti della routine: è un bel po’ che ci amiamo, la fase dell’entusiasmo sta cedendo il posto a una fase nuova, della stabilità emotiva, che viviamo serenamente. Lei più di me. E' una relazione seria e piena di complicità, che corre verso un futuro comune. Solo che in primavera accade una cosa. Praticamente all’apice della felicità, e di seguito a una grande soddisfazione personale, mi capita una defaillance sessuale. Reagisco male e, in un certo senso, crollo. Con me crolla una serie di certezze, relative al rapporto e alla mia vita. Ci concediamo un weekend romantico perché lei vuole convincermi che tutto va bene, eppure quel weekend-a causa di una forte ansia da prestazione–è, per il mio umore, un mezzo disastro. Da allora osservo il mio rapporto come da un palchetto, giudicando e patendo per una crisi che non esiste. Tendo a evitare situazioni simili, cioè i viaggi e lo stare soli, che prima desideravo tantissimo, e mi convinco che niente vada più bene, che sia subentrato, visto che non desidero viaggiare insieme, un disinnamoramento a sorpresa. Questa situazione mi intristisce. Inutile dire che le certezze-ponderate in tempo di pace-per cui avevo deciso di trasferirmi nella sua città sono sparite, e con esse-questo è il vero nodo della questione-la forte voglia di stare insieme e di convivere. Poco tempo dopo sono tornato a casa mia,complice un’improvvisa nostalgia e voglia di fuga,dove il problema si è in gran parte risolto. Lei dice che mi convinco di cose irreali. Ora ho la stessa voglia di viaggiare,spostarmi,ma a volte metto i paletti-“Preferisco farlo da solo”-,mentre a volte cedo,mi sfido,e quando succede il rapporto vince. Se stiamo insieme,in effetti,stiamo bene: pur continuando a confutare, a valutare in maniera ossessiva(ci divertiamo? Ci amiamo come allora?), con lei sono felice. Eppure non mi lascia questo chiedermi costantemente perché ho fatto dietrofront, perché tendo ancora a evitare certe situazioni, a non desiderarle più come un tempo. Provo a rispondermi che forse è stato per paura. Ma paura di che? Cambiamento? Sofferenza? Felicità? Impegno? In ogni caso,questa paura ha cambiato me e le mie priorità,che vorrei indietro identiche a prima, con le mie sicurezze.
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Dr.ssa Angela Pileci Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 19,7k 495 46
Gentile Utente,

il problema lo ha creato lei che scrive: da una défaillance, che può capitare a chiunque e che può non avere alcun significato clinico, ecco cosa è accaduto:

"Da allora osservo il mio rapporto come da un palchetto, giudicando e patendo per una crisi che non esiste. Tendo a evitare situazioni simili, cioè i viaggi e lo stare soli"

Anziché osservare e monitorare che cosa succede, l'obiettivo è il piacere di stare con la Sua ragazza, divertirsi e stare bene.

Dal momento che è trascorso molto tempo, è probabile che si sia instaurata una dinamica ansiosa, che farebbe bene a vedere con uno psicologo psicoterapeuta per desensibilizzarla.

Cordiali saluti,

Dott.ssa Angela Pileci
Psicologa,Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale
Perfezionata in Sessuologia Clinica

[#2]
dopo
Utente
Utente
Gentile dott.ssa,
grazie per la sua risposta.
Quello che provoca il maggior disagio è proprio questa assenza di desiderio (non fisico a ben vedere, direi più "emotivo", "prospettivo") nei confronti della mia partner, che a me sembra provocato da un rimuginare ossessivo, o comunque da una sorta di timore. Mi spiego meglio: lei parla del piacere di stare con la mia ragazza, ma a eccezione dei momenti in cui mi scordo di pensare (davvero rari) questo piacere sembra essere scomparso, e senza piacere i momenti da condividere non mi sembrano desiderabili. Come quando vivi un trauma, non so, durante un volo e ti passa, ma in maniera fobica, la voglia di volare. Non so se mi sono spiegato. Il punto è che questa assenza di desiderio (non sessuale, ripeto), che sembra comparire a seconda dei luoghi e dei contesti in cui ci troviamo o progettiamo di trovarci, rischia di minare la mia relazione e di convincermi a interromperla, e sono quasi sicuro che sarebbe un errore.
Anzi, non mi va affatto.
Grazie.
[#3]
Dr. Giuseppe Santonocito Psicologo, Psicoterapeuta 14,9k 337 214
Al di là della drammatizzazione infusa nel suo racconto, quasi da romanzo, dall'ansia da prestazione sessuale si può uscire in tempi anche rapidi. Purché l'interessato sia disposto e motivato ad affrontare la propria paura e a risolverla, e a non viverla passivamente.

>>> Quello che provoca il maggior disagio è proprio questa assenza di desiderio (non fisico a ben vedere, direi più "emotivo", "prospettivo") nei confronti della mia partner, che a me sembra provocato da un rimuginare ossessivo, o comunque da una sorta di timore
>>>

È proprio così. Dove c'è paura non può esserci piacere.

L'ansioso in tema sessuale può farsi svanire il desiderio - fisico o emotivo - pur di non mettersi in condizioni di dover sperimentare eventualmente un'altra defaillance. È un fenomeno a cui assistiamo comunemente.

Dr. G. Santonocito, Psicologo | Specialista in Psicoterapia Breve Strategica
Consulti online e in presenza
www.giuseppesantonocito.com

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Dr.ssa Valeria Randone Psicologo, Sessuologo 17,4k 317 683
"capita una defaillance sessuale. "

"Quello che provoca il maggior disagio è proprio questa assenza di desiderio "

Gentile Utente,
Queste due affermazioni obbligano ad una diagnosi rigorosa.
Il calo del desiderio, o desiderio sessuale ipoattivo, si manifesta in mille modi, anche emotivi, come li chiama lei.

Può essere "causa o conseguenza"della vulnerabilità erettiva e può essere causa o conseguenza del suo stato ansioso.
Stesso discorso dicasi per la sua coppia.

L'osservazione della sua sessualità - che in sessuologia si chiama "spectatoring"- è la classica manifestazione dell'ansia da prestazione


Cordialmente.
Dr.ssa Valeria Randone,perfezionata in sessuologia clinica.
https://www.valeriarandone.it

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Dr.ssa Sabrina Camplone Psicologo, Psicoterapeuta 4,9k 86 103

"il maggior disagio è proprio questa assenza di desiderio (non fisico a ben vedere, direi più "emotivo", "prospettivo") nei confronti della mia partner, che a me sembra provocato da un rimuginare ossessivo"

Gent.le Utente,
premesso che sostituirei la parola "ossessivo" con eccessivo onde evitare precoci e fuorvianti autodiagnosi patologizzanti.
Io credo che la paura del cambiamento sia un aspetto significativo che merita di essere affrontato.
E' possibile che la scelta di cambiare città abbia alimentato delle aspettative che sono diventate "pressanti" e forse non pienamente consapevoli.
Il cambiamento che sembrava essere vissuto serenamente ha attivato un'inquietudine che è" esplosa" attraversi la défaillance ma paradossalmente potrebbe veicolare un disagio che non riguarda la sessualità.
Tuttavia questi sono solo spunti di riflessione da approfondire in un contesto adeguato, preferibilmente un colloquio di coppia con uno psicoterapeuta che vi aiuti ad identificare le criticità presenti nella progettualità che avete sviluppato finora insieme.

Dr.ssa SABRINA CAMPLONE
Psicologa-Psicoterapeuta Individuale e di Coppia a Pescara
www.psicologaapescara.it

[#6]
dopo
Utente
Utente
Grazie a tutti per le vostre risposte.
Ci tengo a specificare che il mio disagio non riguarda il circolo vizioso dell'ansia da prestazione sessuale, ma che da essa è scaturito (almeno a mia memoria) tutto il resto. E cioè: il monitoraggio di cui ho già scritto e il repentino distacco da certe dinamiche di coppia, alla base dell'entusiasmo di stare insieme. Purtroppo ad oggi non riesco a trovare una soluzione, perché vedo le altre coppie vivere serenamente quello che anche noi affrontavamo con entusiasmo (lo stare insieme e i progetti per il futuro) e mi sembra di non poterlo più recuperare. Ad ogni modo sono d'accordo con la dottoressa Camplone, secondo cui il cambiamento è un aspetto-chiave della vicenda: ho avuto in effetti una profonda nostalgia di casa, come scrivevo, ma le assicuro non imputabile all'insuccesso della mia convivenza, che invece funzionava bene. Mi spaventava molto l'idea di voltare pagina radicalmente (più nell'accezione geografica, di "definitivamente via da casa" che "definitivamente con la stessa persona", cosa che invece mi esaltava), ma questa paura almeno a livello conscio si è poi diradata. Solo che sembra aver compromesso tutto il resto.
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Dr. Giuseppe Santonocito Psicologo, Psicoterapeuta 14,9k 337 214
>>> Ci tengo a specificare che il mio disagio non riguarda il circolo vizioso dell'ansia da prestazione sessuale, ma che da essa è scaturito (almeno a mia memoria) tutto il resto. E cioè: il monitoraggio di cui ho già scritto e il repentino distacco da certe dinamiche di coppia, alla base dell'entusiasmo di stare insieme
>>>

Può provare a riformulare meglio? In cosa ciò sarebbe diverso da quanto ha affermato all'inizio:

>>> eppure quel weekend-a causa di una forte ansia da prestazione [...]
>>>

Per lei defaillance sessuale potrebbe essere stata causa o conseguenza del disinnamoramento?

[#8]
dopo
Utente
Utente
No, intendevo dire che l'episodio è stato isolato. Non si è quasi più ripetuto, e il mio disagio è passato dall'avere paura che si ripetesse una defaillance sessuale (per circa una settimana) a quella che potessi non amare più la mia ragazza, o che il mio rapporto fosse in crisi. Cioè, il mio malumore di quei giorni, dovuto alla paura dell'insuccesso sessuale, mi ha convinto che non stavamo bene insieme, instaurando una specie di circolo vizioso e rendendomi apparentemente non-desiderabili i momenti da trascorrere insieme.
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Dr.ssa Valeria Randone Psicologo, Sessuologo 17,4k 317 683
"dovuto alla paura dell'insuccesso sessuale, "

Cerchi in collega con cui lavorare.
Anche dai cicrcoli viziosi si può uscire.

Ha letto le letture?
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Dr. Giuseppe Santonocito Psicologo, Psicoterapeuta 14,9k 337 214
>>> il mio disagio è passato dall'avere paura che si ripetesse una defaillance sessuale (per circa una settimana) a quella che potessi non amare più la mia ragazza, o che il mio rapporto fosse in crisi
>>>

Bene, in tal caso potrebbe applicarsi proprio quanto le dicevo.

Spesso l'ansia non si esprime in modo evidente, plateale, e opera invece una specie di persuasione negativa e silenziosa sulla persona, sotto forma di autoinganno. La persona si racconta che tanto non vale la pena, che non si ama più o che non si ha più voglia di fare sesso. Ma alla base c'è una sensazione soffocata di paura che possa riaccadere l'evento tanto temuto.

In altre parole: non sempre ci si rende conto di avere paura. Pur di non sentirla, alcuni si inventano inconsapevolmente storie e sensazioni diverse, come se si trattasse di altro, ma che in realtà hanno sempre lo stesso scopo: mantenere lontani da ciò che si teme.

È la storia della volpe e l'uva:

https://www.medicitalia.it/blog/psicologia/2394-la-volpe-e-l-uva-autoinganni-e-dissonanza-cognitiva.html

Ora le è più chiaro?

Deve comunque cercare un aiuto di persona se intende uscirne velocemente, magari prima un consulto andrologico per escludere il resto, poi psicologico, cosa di cui probabilmente si tratta.

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dopo
Utente
Utente
Grazie a tutti, gentili e precisi.
E grazie, dottor Santonocito: rifletterò su quanto ha spiegato e seguirò il suo consiglio.

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