Neolaureata, ansia per il lavoro

Salve, sono una ragazza di 27 anni, da marzo di quest'anno ho una laurea magistrale in antropologia culturale presa con il massimo dei voti.
Sono dunque nel periodo di post laurea, anche se da marzo a ora ho fatto un tirocinio all'estero di tre mesi e ho lavorato un mese in un negozio vicino casa.
Una volta finite queste esperienze è iniziata l'ansia.
Mi sento vecchia, e senza competenze per il mondo del lavoro, nonostante nel mio CV ci siano varie esperienze come freelance, tirocini, corsi... sto cercando un lavoro o un altro stage per cambiare città e uscire dalla casa dei miei (negli ultimi 3 anni ho vissuto fuori per studiare), a breve ho un colloquio per un posto di dottorato... voi penserete che devo solo continuare, che ho delle opportunità, ma io non riesco a rimanere lucida, ogni giorno cerco di fare mille cose diverse per tenermi occupata e darmi l'illusione che mi tengo occupata e valgo qualcosa.
Ma lavoro male, non sono costante, sempre distratta e con un peso sullo stomaco costante perché mi sento in ansia, non mi sento competente e spesso passo ore a colpevolizzarmi per un periodo passato in cui per una mia forte insicurezza e timidezza mi sono isolata dai contatti sociali (a parte lo studio in triennale).
Mi sento inadatta, come se queste mie caratteristiche (da cui sono uscita molto a fatica) mi abbiano precluso delle possibilità (lavorative, sociali) che hanno avuto come conseguenza il fatto che io sia meno competente in molte cose rispetto agli altri.
E questa dinamica del paragonarmi agli altri mi tormenta, fino ad arrivare a sentirmi meglio se un mio coetaneo è in una situazione che io reputo peggiore della mia.
Praticamente una vipera... e so di sbagliare, che dovrei solo pensare a come vivo io, ma ho veramente paura di come andrà la mia vita, di non raggiungere obiettivi come una casa, o un lavoro stabile.
Ci sono momenti in cui mi dico: cavolo, a parte la ricerca accademica che è il tuo sogno hai saputo subito trovare un piano B "pratico" e hai già dei colloqui di lavoro fissati! E altri in cui mi dico: hai solo tirocini nel CV e esperienze da freelance, e hai 27 anni.
Dove vuoi andare?

Al momento non posso permettermi uno psicologo, anche se vorrei davvero un aiuto in questo senso.
Non parlo troppo con i miei amici perché non voglio stressarli, idem con i miei genitori, vorrei dare l'idea che sia tutto sotto controllo... ma a volte vedo tutto nero, senza possibilità, senza via d'uscita.
Momenti in cui mi sento vecchia, stupida e una disadattata che per anni si è crogiolata a casa.

Vi ringrazio anche solo per leggere il mio racconto.
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Dr. Ferdinando Toscano Psicologo 144 9
Gentile utente,
Ho letto il suo racconto e provo a darle la mia visione delle cose.
Si trova in una situazione di incertezza abbastanza tipica per chi, come lei, si è laureata da poco e si interfaccia con il bisogno di collocarsi lavorativamente.
L'università è sicuramente un limite, per certi versi. Per altri, però, è un limbo prezioso, rappresenta una sorta di guscio e finché si è dentro e lo si è senza particolari ritardi negli studi, condizione che legittima la presenza nel percorso accademico, in università lo studente trova una comfort zone ideale... La tempesta del "fuori" si avvicina sempre di più ma, intanto, il pergolato sotto al quale ripararsi c'è... E protegge.

A mio parere, aldilà delle vicende per così dire umorali, penso lei debba in fin dei conti scegliere definitivamente cosa fare, e farlo.
Lei parla di piani b e di colloqui di lavoro, e d'altro canto già dal consulto precedente ci dice che desidererebbe svolgere un percorso dottorale (se gli altri sono il piano b, mi viene da pensare che questo sia il piano a!).

Bene. Se così fosse, veda cosa deve fare per farsi prendere a un dottorato o comunque per vincere almeno una borsa di periodo più breve! Ne parla come il suo sogno, lo scrive lei, non lo scrivo io!

Costruisca un piano b (lo chiamiamo b-dott?) nel caso il singolo colloquio con l'ateneo di cui ci parla non dia gli esiti sperati... E veda che alla fine le persone competenti, e sufficientemente determinate, un posto di dottorato lo prendono!! (Anche se talvolta in atenei meno preferiti o all'estero, punto che valuterei se la sua passione accademica fosse davvero forte!).

Il resto, mi permetta, rischia di essere la miserevole-sega-mentale dell'aspirante dottorando. Una condizione che nel suo caso la fa pure gongolare sotto i baffi se gli altri sono messi peggio!
Ecco, non che sia il massimo, ma sia anche un po' indulgente con se stessa: a volte, quando si è un po' a terra, si pensano delle gran sciocchezze e può esser "normale" (seppur non bello!) cosi...

.... E ho parlato con l'aspirante dottoranda, eh!!!

Perché se invece parlo con la neodottoressa senza sogni accademici nel cassetto, l'invito sarebbe invece ad esplorare un po' meglio i propri interessi e cercare percorsi che, aldilà dei lavori da freelance e tirocini purtroppo di valore solo relativo in certi casi, le consentirebbero di passare con la maggior efficacia possibile da un sapere... grande obiettivo (nobile e penoso) del sistema accademico italiano... A un saper fare (!) compatibile coi suoi interessi e anche però le richieste del mercato (e in questo senso ogni percorso teorico-pratico a questo scopo andrebbe almeno vagliato!).

Insomma... Veda cosa deve fare per il dottorato se è questo cui punta... Sia indulgente con sé se si sente un po' stanca, se prende sonno mentre scrive un ipotetico progetto, e cose simili... D'altro canto, pur con indulgenza non molli... E faccia in modo che abbia un titolo per andare nella schiera degli accademici (seppure, specie agli inizi, questo ambiente sia ostico, antipatico e talvolta svalutante).

Un'ultima cosa: non le si vogliono fare conti in tasca, ma così come il malato in punta di infarto trova il modo di andare dal cardiologo... Così fa chi ha la testa veramente piena, se e solo se ha veramente voglia, per andare dallo psicologo!
Le possibilità di accesso a servizi di supporto e orientamento sono diverse, specie in età giovane.
Lasci questa questa scusa a casa e lasci pure la maschera di studentessa perfettina che non dà problemi a nessuno.
Sarà che non vuole tediare nessuno, ma parlarne con amici e famiglia, pur talvolta adattando il discorso all'interlocutore, non causerà un euro di danno. Ed è il comportamento dei forti.

Perdoni la franchezza, ma faccio affidamento alla sua intelligenza e, perché no, anche alle sue conoscenze da antropologa perché mi legga "normalmente" e pure però un po' tra le righe.

Resto a disposizione.
Un caro saluto

Dott. Ferdinando Toscano
Psicologo

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