Utente 276XXX
Gentili dottori,
mio padre, anni 57, presenta febbre dopo colica renale.
Il giorno 6 novembre, nel primo pomeriggio, dopo uno sforzo, ha presentato un forte dolore alla schiena/fianco sinistro, con forte pallore e sudorazione. Ho intuito che poteva trattarsi di colica renale e siamo andati dal nostro medico curante, che si trova vicinissimo a casa. Dal medico curante è iniziata a comparire anche nausea. Il medico curante, inizialmente pensava si trattasse di "colpo della strega, poi dopo mio suggerimento (non per prendermi il merito, ma mio padre era davvero sofferente e di colore pallido-verde) ha rivisitato mio padre e ha praticato una iniezione di Toradol, soluzione Schoum e consigliato una ecografia renale. Il dolore si era un po' attenuato. A casa, dopo aver bevuto la soluzione Schoum, ha avuto forti conati di vomiti ed il dolore è ricomparso e non riesce ad urinare (fa un pochino di urina ma torbida). Siamo andati al pronto soccorso, dove è stata praticata una flebo di antidolorifico ed altre due flebo per riempire la vescica.

È stata riscontrata leucocitosi, neutrofilia, linfopenia ed anemia.
L'ecografia renale ha evidenziato problemi al rene SN con
- idronefrosi di secondo grado e dilatazione delle vie escretrici
- probabili piccoli calcoli di 1mm nel contesto
poi
- uretere sn dilatato nel suo decorso lombare e nel tratto prevescicale
- presenza di piccolo calcolo endoureterale di 5mm allo sbocco papillare parzialmente ostruente
poi
- prostata ingrandita con volume di 63cc per iperplasia

È stato dimesso con queste indicazioni
- toradol al bisogno
- idratazione abbondante
- norfloxacina 400mg 2 volte al giorno
- consulenza urologica

Il giorno 7, mio padre, riferisce un indolenzimento alla schiena/fianco e zona pelvica, assume 10 gocce di toradol ed inizia l'antibiotico. Alla sera compare febbre attorno a 38°C per alcune ore e l'urina è abbondante, trasparente, forse con qualche residuo e di colore un pochino giallo/arancio.
Il giorno 8, il dolore è pressochè scomparso, ma ricompare febbre, dopo assunzione dell'antibiotico, che raggiunge i
38.7°C e si assesta attorno a 37.7°C. Durante la giornata emette urina evidentemente concentrata, poi, dopo aver bevuto di più, emette molta urina, limpida e di colore normale. Presenta anche qualche sintomo da raffreddamento.

L'appetito è un po' ridotto. Fa una leggera colazione, un leggero pranzo ma a causa della febbre non fa la cena.
Non pare abbia ancora espulso il calcolo.

Visto che la febbre mi preoccupa abbastanza, vorrei capire come sarebbe meglio procedere a questo punto e se la terapia è adeguata.

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Dr. Paolo Piana

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Gentile Signora,
la febbre è una delle più comuni complicazioni dell'ostruzione delle vie urinarie. Il piccolo calcolo di soli 5 mm è sceso senza farsi notare. ma purtroppo si è fermato nel punto più stretto del suo percorso, che è appunto lo sbocco dell'uretere in vescica. In questi casi l'atteggiamento degli specialisti non è ancora univoco, ma più frquentemente si ritiene che con un po' di pazienza e qualche cura di supporto calcoli fino a 6-7 mm possano essere espulsi spontaneamente. Tutto questo, ovviamente, salvo la comparsa di complicazioni che necessitino di indicazioni diverse. Senz'altro la comparsa di febbre impone la prescrizione di un antibiotico, ma questo non aiuta l'espulsione del calcolo. In questo nostro articolo viene spiegato nel dettaglio, sebbene in parole semplici quale sia, a nostro parere, l'atteggiamento da mantenere in queste situazioni, peraltro molto comuni:

https://www.medicitalia.it/minforma/urologia/1194-coliche-renali-trattare-sintomi-risolvere-problema.html

In pratica, ritengo che il caso debba essere rivalutato al più presto possibbile in sede specialistica per:
- eseguire esami di sangue per valutare la reale situazione infettiva (globuli bianchi, creatinina, PCR);
- eventuale prescrizione di farmaci che aiutino l'espulsione del calcolo (cortisone, alfa-litici)
- eventuali indicazioni ad eseguire un intervento endoscopico in urgenza relativa per rimuovere il calcolo (intervento di ben modesto impegno, considerando il vantaggio immediato ottenibile).
Si tenga anche conto del fatto che circostanze diverse potrebbero influenzare parecchio le decisioni, ad esempio la concomitanza della malattia diabetica.
Infine, non parrebbe questo il momento adatto a bere molta acqua. Il calcolo non viene mai espulso per la spinta dell'urina da tergo, ma per la compiacenza delle pareti dell'uretere. Caricando i reni, in questo momento, si rischia unicamente di accentuare il rischio di coliche.

Saluti
Dr. Paolo Piana
Responsabile Centro Calcolosi Renale A.O. U. Città della Salute e della Scienza - Torino
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