Chiamata alle armi della pace in difesa della Salute nazionale: la sfilata di camion dell’esercito in una Bergamo buia e silenziosa segna il punto di non ritorno nell’immaginario collettivo e quindi anche del mio.

 

Ora bisogna fare l’impossibile per rispondere all’emergenza dell’Italia, della Lombardia e di Bergamo in particolare.

  1. Cominciamo con l’Ospedale da Campo degli Alpini che è di stanza a Orio al Serio a pochissimi chilometri da Bergamo.

Il progetto prevede l’installazione di un “ospedale leggero”, senza posti di terapia intensiva alla Fiera di Bergamo.

"Prevediamo il dispiegamento di parte del nostro ospedale leggero – spiega Sergio Rizzini, direttore dell’ospedale da campo Ana – e di buona parte dell’ospedale maggiore, la più grande struttura sanitaria campale d’Europa".

Obiettivo, ospitare i pazienti che si avviano alla guarigione. Niente terapia intensiva.

"Per quella non può andare bene la tensostruttura. Invece ci saranno 2 ambulatori, un container con la radiologia e uno per le analisi. Installeremo 12 tende, ciascuna divisa in due stanze da 4 posti: in tutto 96 posti letto con ossigeno".

E poi 4 tensostrutture per i pazienti meno gravi, con 200 posti letto. Ogni giorno vi lavorerà un centinaio di persone.

I sopralluoghi sono stati completati in poche ore e giovedì mattina all’alba le penne nere volontarie e i genieri dell’Esercito avrebbero cominciato a montare l’ospedale da campo nella Fiera di Bergamo, la città martire del coronavirus.

Ma tutto sembra destinato a saltare: la direzione della Protezione civile della Lombardia ha chiesto di fermare i lavori. Con una motivazione drammatica: non ci sono medici per farlo funzionare.

Del resto, l'Esercito ha pochissimi medici e infermieri avendo subito, come il SSN, moltissimi tagli in questi ultimi anni.

 

  1. Ospedale Fiera di Milano. Prende forma il ‘miracolo milanese’, per adesso con un prototipo di quello che sarà, con letti ben distanziati, spogliatoi, bagni.

 

Va avanti il progetto sui 20 mila metri quadrati dei padiglioni 1 e 2 del Portello a Fieramilanocity, voluto dal presidenteAttilio Fontana e dall’assessore al welfare Giulio Gallera, frenato da inciampi e polemiche per il mancato supporto di mezzi e medici, da parte della Protezione Civile, senza il quale sembrava non si potesse partire.

Quello che si vede adesso è un prototipo di modulo ospedaliero predisposto da Nolostand, società del Gruppo Fiera Milano: una grande ‘scatola’ bianca di 30 metri per 6, con all’interno i letti e un lavandino, e poi spogliatoi spaziosi e bagni per uomini e donne e con docce.

Questi moduli/container, saranno appositamente attrezzati e capaci di ospitare fino a 10 pazienti ognuno, di cui 4 per la terapia intensiva e 6 per quella sub-intensiva, realizzando complessivamente quei circa 400 posti letto destinati alle cure dei pazienti coinvolti nell’emergenza Covid-19.

Con le donazioni private il nodo della mancanza di attrezzature sembra superato.

 

Ma il problema cruciale per entrambi è la mancanza di personale.

asportazione chirurgica della prostata

Per il primo, senza Terapia Intensiva, non servono anestesisti, ma pneumologi, infettivologi ed epidemiologi.
In estrema ratio qualunque medico di qualunque specialità può aiutare in un’emergenza estrema come quella attuale.

Allo stesso modo si possono trovare infermieri, tecnici e personale sanitario che, attualmente in pensione, sono disponibili ad impegnarsi a farlo partire. Bisogna richiamare, inoltre, in servizio tutti gli specializzandi, soprattutto quelli delle discipline internistiche, che, a causa della chiusura o riduzione dei loro reparti sono a casa oppure sotto-utilizzati.

Per il secondo servono necessariamente medici Anestesisti/Rianimatori e infermieri specializzati con esperienza nei Reparti Intensivi, Servizi di Emergenza/Urgenza e Sale Operatorie.

Qui non esistono alternative. Va richiesto il ritorno in servizio dalla pensione di tutti i medici e del personale con queste qualifiche.

Considerata l’età di questo personale, a maggior rischio, coloro che accetteranno firmeranno una liberatoria verso l’Amministrazione e avranno a tutela una Assicurazione speciale contro il rischio di malattia/morte. Direi che questo è il minimo che si può offrire, oltre allo stipendio, a chi ha già dato tutta la vita al SSN.

Inoltre, va superata ogni ultima resistenza ideologica e politica chiedendo a MSF Italia e Emergency e a tutte le ONG italiane di mettere a disposizione i loro medici, infermieri e personale tecnico che hanno un’esperienza enorme in teatri di guerra ed epidemie, utilissime in questo scenario.

Queste ONG hanno già dato, entrambe, la loro totale disponibilità.

Perché non utilizzarle prima di chiamare i medici cinesi e cubani che hanno già problemi enormi a casa loro?

Ma è ora di scendere uniti in campo subito e ora contro questo gigante invisibile che fa paura. David lo ha affrontato, vincendo, immortalato dal genio italiano di Michelangelo.

E tu? Sei disposta/o a collaborare?